Roberta ricattata (2002), p.2 – Roberta e l’assistente

Quando furono nell’ufficio di Franchi, lui chiuse la porta a chiave.
Quindi si volse verso Roberta, le si avvicinò, e allungò una mano,
lasciando scivolare il dito indice sui seni pieni e morbidi della
fanciulla. – Lei sa che io ho gli stessi diritti del professor
Mariani, vero?

– Si, professore, – rispose lei timidamente, gli occhi gia’ pieni di
lacrime.

Franchi la guardo’ severamente, e le diede un leggero schiaffo in
pieno volto. – Smetta di piangere. Non la sto costringendo; stiamo
cercando di venirle incontro. Ora tiri fuori quel grosso paio di
tette.

Roberta esito’ un istante, poi le sue mani andarono ai bottoni della
camicetta, e inizio’ a slacciarla. I suoi grossi seni erano gia’ fuori
dal reggiseno; Mariani non le aveva consentito di rimetterli nelle
coppe. Franchi sorrise, maneggiando i seni di Roberta con calma. Le
sue dita affondavano nella carne morbida; le prese i capezzoli e li
tiro’ e ruoto’. – Fidanzata, vacca? –

– Si, professore, – rispose ancora lei.

– Il suo ragazzo la frusta sulle tette?

Roberta arrossi’. – N… no professore… – mormoro’.

Franchi sorrise, e le schiaffeggio’ i seni, facendola gemere di
sorpresa e dolore. Le mammelle di Roberta sobbalzarono per lo
schiaffo, mentre una grossa lacrima le rigava la guancia.

– Se solo lo volessi, potrei sfilarmi la cintura e frustarle queste
grosse tette da vacca per tutto il pomeriggio. Si opporrebbe?

Roberta non sapeva cosa rispondere. – No… professore… – mormoro’
infine.

– Quindi, se vuole evitarlo, le consiglio di fare la brava bambina e
non creare problemi. Si slacci i pantaloni.

Obbediente, Roberta si slaccio’ i jeans, mostrando le mutandine di
pizzo bianco agli occhi viziosi dell’assistente. Franchi annui’ e la
condusse accanto alla sua scrivania. Le abbassņ i jeans fino alle
ginocchia, scoprendole le cosce. La fece appoggiare alla scrivania e
le allargo’ le cosce. Roberta arrossi’ fra le lacrime e abbasso’ lo
sguardo, ma Franchi la colpi’ con un nuovo ceffone sui seni nudi. –
Voglio che lei mi guardi, signorina.

– Si… professore… mi scusi… – mormoro’ lei debolmente, alzando
gli occhi. Franchi la fisso’ con un ghigno divertito, mentre la sua
mano si spostava tra le cosce di Roberta, e lentamente prendeva ad
accarezzarle la fessura attraverso le mutandine, col palmo della mano.
Roberta aveva le gambe spalancate, e la fessura aperta era deliziosa
al tatto.

Franchi le si avvicino’ di piu’. – Mi dia la lingua, – sibilo’,
avvicinandosi per baciarla. Roberta tento’ un debole – la prego… -,
ma un nuovo ceffone sulle mammelle nude vinse le sue esitazioni.
Rispose al bacio del disgustoso assistente, offrendogli la lingua,
mentre la mano di lui palpava il suo sesso lentamente. – Lei ha una
bella bocca, – disse il Franchi, – sono certo che lo succhia molto
bene. Ma io sono piu’ interessato alla sua fica.

Roberta senti’ che il Franchi le stava scostando il cavallo delle
mutandine. Senti’ la mano di lui sulla propria vagina nuda… senti’
che le dita del Franchi la penetravano lentamente. L’uomo sogghigno’,
fissandola negli occhi mentre infilava il dito indice e il medio nella
fessura di Roberta. – Le piace, vero? – le disse lui. Roberta sapeva
di doverlo compiacere. Con gli occhi gonfi di lacrime, annui’
debolmente, mentre le dita del Franchi si spingevano piu’ a fondo. –
S… si… – mormoro’, suo malgrado.

Lui le colpi’ ancora i seni, con la mano libera. – Quando si rivolge a
me, mi chiami”professore” o “professor Franchi”, puttana.

– Si… professor Franchi…. mi scusi… – mormoro’ lei.

Lui annui’ compiaciuto, e si ritrasse. – Si volti si pieghi sulla
scrivania, vacca.

Roberta si volse verso la scrivania di Franchi, e si piego’,
appoggiando il busto sulla superficie. In questo modo, offriva il culo
nudo all’uomo. Franchi sorrise, osservando le generose forme della
ragazza. Il fondoschiena di Roberta, rotondo e pieno, non era
sproporzionato rispetto ai suoi grossi seni. Franchi lo palpo’ con
calma, colpendolo piu’ volte con leggeri schiaffi, ai quali Roberta
rispondeva con deboli gemiti.

– Lei ha un bel culone da vacca, – le disse. – Agli uomini piace
sculacciarla come una maialina, vero? – La colpi’ ancora,
ripetutamente, con forza crescente. La carne giovane di Roberta
sobbalzava a ogni sculacciata. – S… si… professor Franchi –
mormoro’ lei.

Lui si chino’, e le abbasso’ pantaloni e mutandine fino alle caviglie,
sfilandoglieli. Quindi le fece capire, con una serie di schiaffi
all’interno delle cosce, di aprirsi di piu’. Roberta singhiozzava
disperata, i seni nudi schiacciati contro la scrivania, la vagina e le
natiche a disposizione del suo tormentatore. La mano di Franchi torno’
a palparle la vagina aperta, da dietro. L’uomo massaggiava le grandi
labbra, le infilava le dita dentro, le tirava i peli.

– Ora, Roberta, voglio sentirle dire che vuole il mio cazzo. Anzi, mi
dica che e’ una vacca da monta e ha bisogno di essere riempita di
sperma.

Roberta piangeva. Non poteva dire quelle cose… – La prego… –
singhiozzo’.

– Vuoi che mi sfili la cintura, e la faccia assaggiare a questo bel
culone? – disse lui. – O forse preferisce sentire la cinghia sulla
fica?

– N… no professore la prego…

Franchi non rispose, aspettando. Roberta si morse le labbra, chiuse
gli occhi. – Sono… sono una vacca da monta… – singhiozzo’, – ho…
bisogno di essere riempita di sperma… professore…

– Lo immaginavo, – disse Franchi, – la frusta e’ l’unico linguaggio
che le vacche come lei capiscono.

Si slaccio’ i pantaloni con calma. Roberta senti’ il rumore della zip
e rimase in attesa, piangendo in silenzio. Franchi appoggio’ il
membro, duro e gonfio, sulla vagina aperta della studentessa. Il
glande si fece strada fra le grandi labbra. Roberta gemette, sentendo
le dimensioni notevoli del membro che stava per violentarla. Il
Franchi le afferro’ le natiche carnose e spinse lentamente,
introducendosi dentro di lei. Lo spinse in profondita’, e si fermo’,
schiaffeggiando le natiche della sua vittima. – Mi faccia sentire come
lo vuole. Mi masturbi con la fica.

Roberta ormai era disperata, e in potere di quell’uomo odioso. Strinse
il membro di Franchi nella vagina, e fece ondeggiare i fianchi,
facendolo scivolare avanti e indietro dentro di lei. Il Franchi la
teneva saldamente per le natiche, gemendo per il piacere che la
giovane vagina di Roberta gli procurava. Inizio’ a muovere le anche,
fottendola con vigore. Roberta sentiva il membro del Franchi
penetrarla a fondo, e i seni nudi che strisciavano sulla scrivania a
ogni spinta. Quello che le stava accadendo sembrava un terribile
incubo, ma tutto cio’ che poteva fare era piangere sommessamente e
prendere il membro del Franchi obbediente.

Dopo un tempo che le parve interminabile, senti’ che Franchi si
avvicinava all’orgasmo. L’uomo diede due ulteriori spinte, e poi lo
sfilo’. Ansimando, l’uomo inizio’ a venire, schizzando abbondantemente
sulla fica ancora aperta di Roberta. La ragazza senti’ i fiotti di
seme caldo che le bagnavano la grandi labbra e l’interno della vagina,
colandole giu’ per le cosce nude. L’uomo schizzo’ ripetutamente,
quindi si avvicino’ alla scrivania e la afferro’ per i capelli,
facendole volgere il viso verso di lui.

– Me lo pulisca con cura, con la lingua, – le intimo’.

Roberta, senza osare fiatare, inizio’ a leccare il membro ancora
turgido del Franchi. L’uomo sorrise soddisfatto guardando l’attraente
studentessa che usava la lingua sul suo membro, ripulendolo con cura.
Istintivamente, Roberta porto’ una mano al proprio sesso per fermare
il seme che le stava colando giu’ per le cosce, ma lui la fermo’ con
una violenta pacca sul culo nudo. – Ferma, vacca. Le vacche non si
vergognano a essere sporche di sborra.

L’uomo si ricompose, richiudendosi la patta. – Si alzi, si rimetta
mutandine e pantaloni, e se ne vada, signorina, – le disse,
freddamente. – Avvertiro’ il professor Mariani che si e’ meritata quel
voto di cui ha tanto bisogno.

Roberta si tiro’ su, asciugandosi le lacrime col dorso della mano.
Senza osare ripulirsi, indosso’ le mutandine e i jeans, rimise i seni
nelle coppe del reggiseno, e si riallaccio’ la camicetta. Il Franchi
non la guardava neppure piu’; si era seduto alla sua scrivania e stava
leggendo qualche sua carta. Ignoro’ completamente la ragazza
piangente. Roberta fini’ di vestirsi.

– Mi ringrazi per quello che ha avuto e vada, – disse Franchi.

– Grazie, professore… – mormoro’ lei.

– Non voglio un generico grazie. Mi ringrazi per quello che ha avuto
nella fica e sulla fica. E usi le parole giuste, non termini da
educanda. Potrei ancora ripensarci.

Roberta arrossì, asciugandosi nuovamente le lacrime. – Grazie… per
avermi dato… il suo cazzo… e la sua sborra…

Si sentiva degradata come la peggiore delle prostitute. Franchi fece
un ghigno, e un cenno con la mano per dire che andava bene. Roberta
prese la sua borsa e si avvio’ fuori dall’ufficio.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s