Roberta ricattata (2002), p.3 – Il ricatto di Lorenzo

Nei giorni successivi, Roberta cerco’ di dimenticare l’accaduto. Il
suo nome era comparso nell’elenco dei promossi all’esame di Calcolo, e
cio’ rendeva finalmente possibile fissare la data della discussione
della sua tesi.

Una settimana dopo il suo incontro con Mariani e Franchi, Roberta fu
fermata in un corridoio dell’Universita’ da Lorenzo e Gianni, due
studenti con i quali aveva studiato diverse volte.
– Abbiamo notato che il tuo nome e’ riapparso nella lista dei promossi
a Calcolo, – disse Lorenzo. – Hanno ritrovato il verbale, – rispose
lei, dissimulando l’imbarazzo. Lorenzo sorrise, scambiando uno sguardo
con Gianni. – Ne dubito, – disse. – Abbiamo noi il tuo verbale,
insieme ai nostri e a tutti quelli degli altri che hanno dato l’esame
quel giorno.

Roberta scosse il capo, stupita. – Avete rubato i verbali?

– Esatto. Ma il tuo e’ riapparso. – Lo sguardo di Lorenzo scese al
seno di Roberta. – E credo di sapere cosa possa aver convinto il
Mariani a rifarlo.

– Cosa vuoi dire? – fece lei, arrossendo.

Lorenzo scosse il capo con disapprovazione. – Ti sei messa in un
guaio, – le disse, – questo è il tipo di cose per cui si viene espulsi
dall’università. E pensare che ti stavi quasi laureando. – Roberta lo
guardò senza dir nulla. – Non puoi dimostrare nulla, – disse.

– Davvero? – rispose Lorenzo. – Se qualcuno ritrovasse i verbali
originali, verrebbero consegnati al rettore. Cosa penserebbe del tuo
doppio verbale, Roberta?

La ragazza ammutoli’, abbassando lo sguardo. – Cosa… vuoi… per
darmi quell’originale? – chiese, in un sussurro.

– Oh, molte cose, – fece Lorenzo, sogghignando. – Se farai la brava e
obbedirai agli ordini miei e di Gianni, la cosa non verra’ mai fuori,
e ti ridaremo il verbale.

– Io non… – cerco’ di protestare lei, ma Lorenzo non la lascio’
finire. – Seguici, – disse.

I due ragazzi si avviarono per il corridoio. Roberta esito’ un
istante, ma sapeva di non avere scelta. Li segui’ verso un’ala
dell’Universita’ di recente costruzione, in cui non si tenevano ancora
corsi. I due entrarono nel bagno degli uomini, facendole cenno di
entrare anche lei. Non appena furono dentro, Lorenzo chiuse la porta a
chiave, e si volto’ verso Roberta.

– Quelle tettone me lo fanno diventare sempre duro, Roberta, – disse
freddamente, – ma tu le nascondi troppo. Scopriti le poppe, ora. O
domani il tuo verbale sara’ sulla scrivania del rettore.

La ragazza arrossi’. Inizio’ a slacciarsi i bottoni. Come era successo
nell’ufficio del Mariani e del Franchi, dovette aprirsi la camicetta e
tirare fuori i grossi seni dalle coppe del reggiseno. I due ragazzi
fecero un mugolio di approvazione. – Ci sara’ molto da divertirsi, –
disse Gianni. Roberta fece per coprirsi, ma Lorenzo la fermo’, facendo
cenno di no col dito.

– D’ora in poi, – disse Lorenzo, – dovrai venire in universita’ senza
reggiseno. Indosserai camicie o magliette bianche. Voglio che tutti
abbiano modo di vedere bene queste belle tettone. – Accarezzo’ la
guancia di Roberta, che ascoltava in silenzio, gli occhi bassi, umidi
di lacrime. – Se ti sorprenderò in università vestita in qualche altro
modo, sarà la tua fine. E’ tutto chiaro, puttana?

Roberta tremava. Annuì debolmente.

– Molto bene. Ora, ci sono alcune regole che sarai tenuta a
rispettare, altrimenti il nostro accordo cadra’. Come prima cosa,
quando sei sola con me o Gianni non devi mai indossare mutandine. E’
chiaro?

Roberta annui’. Lorenzo annui’. – Bene. Toglile subito, allora.

Le mani tremanti di Roberta andarono alla zip dei suoi jeans,
slacciandola lentamente. Lorenzo e Gianni, mentre la guardavano
spogliarsi, si slacciarono i pantaloni a loro volta, tirando fuori i
membri e iniziando a masturbarsi lentamente, per meglio godersi lo
spettacolo. Roberta, tenendo gli occhi bassi, dovette togliersi scarpe
e jeans.

– Ti vergogni, eh? – la stuzzico’ Lorenzo. – Via le mutandine,
puttana.

Roberta obbedi’, lasciando scivolare le mutandine nere a terra, e
sfilandosele.

– Avvicinati, – le ordino’ quindi Lorenzo. Roberta obbedi’. Le mani
dei due ricattatori iniziarono ad accarezzarle e stringerle i seni. –
Hai delle tette veramente molto grosse, – disse Lorenzo. – E una bella
fica nuda a nostra totale disposizione, – continuo’ Gianni, palpandola
fra le cosce. Lei non osava reagire, tremando e piangendo in silenzio
per l’umiliazione. Ebbe un leggero sussulto, e gemette debolmente,
quando Gianni le infilo’ il dito medio nella fessura.

– Guarda i nostri cazzi, Roberta, – ordino’ Lorenzo, mentre Gianni la
fotteva lentamente con il dito. – Ti piacciono, vero?

La ragazza, suo malgrado, alzo’ lo sguardo verso i membri nudi, gia’
gonfi, dei suoi ricattatori. – S… si… mi piacciono, – disse lei,
sottomessa.

– Toccali, – disse lui. Roberta allungo’ le mani, prendendo il membro
di Lorenzo nella mano destra e quello di Gianni nella sinistra. Senza
dir nulla, inizio’ ad accarezzarli lentamente. Gianni la stava ancora
masturbando lentamente, ma a fondo.

– Ti piace che ti si infilino cose nella fica, vero puttana? – chiese
Lorenzo,

stropicciandole i capezzoli. Le mani dei ragazzi, che la palpavano e
maneggiavano oscenamente, stimolavano la studentessa, che inizio’ a
bagnarsi suo malgrado.

– N… no… mai, – mormoro’.

– Ma l’idea le piace, – disse Gianni, infilando un altro dito nella
fica di Roberta. Spinse le dita a fondo, e poi le ritrasse, porgendole
a Roberta. – Succhiale, puttana. E guardami mentre lo fai.

Roberta arrossi’. Quindi, vincendo la repulsione, schiuse docilmente
le labbra e prese le dita di Gianni in bocca. Le sue giovani labbra si
richiusero e inizio’ a succhiare come le era stato ordinato. Gianni
socchiuse gli occhi, godendo delle sensazioni che la bocca calda e
umida di Roberta gli procurava. Mentre succhiava, Lorenzo le aperse le
natiche nude con due mani, e prese ad accarezzarle l’ano. Roberta
rabbrividi’, mentre nuove lacrime le riempivano gli occhi.

– Hai paura che te lo metta nel culo, vacca? – disse Lorenzo. – Puoi
stare certa che lo prenderai anche li’, molto presto. Ma preferisco
iniziare dalla fica.

Lascio’ le natiche di Roberta, mentre anche Gianni ritraeva le dita
dalla bocca di lei. Lorenzo diede una pacca a Roberta sul bel sedere
nudo. – Cominciamo, vacca. Mettiti a quattro zampe.

Roberta, suo malgrado, obbedi’, inginocchiandosi e poi mettendosi
carponi. Lorenzo la sculaccio’ di nuovo, intimandole di allargare bene
le cosce. Roberta sapeva di avere la vagina oscenamente esposta, e che
altrettanto osceni erano i grossi seni che pendevano sotto di lei.
Lorenzo, spostandosi dietro di lei, le mise la mano fra le cosce,
palpandole la vagina lentamente, con gusto, mentre Gianni la afferrava
per i capelli e la costringeva a sollevare il volto verso il suo
membro gonfio. – – Succhialo tutto, Roberta, – le disse. Roberta
chiuse gli occhi pieni di lacrime e accetto’ passivamente il suo
membro. Gianni guardo’ le sensuali labbra della ragazza chiudersi
attorno alla sua asta e scivolare  dolcemente lungo di essa. Il fatto che Roberta stesse piangendo lo eccitava. Costrinse Roberta a prenderlo fino alla base; la ragazza lo
succhiava e leccava mentre lui le scopava la bocca impietosamente.

Anche Lorenzo era troppo eccitato per temporeggiare oltre. Roberta
senti’ il membro del ragazzo che si appoggiava alla sua fessura e poi,
lentamente, la prendeva. Lorenzo spinse in profondita’, fino ad
appoggiarsi alle natiche nude della ragazza, e poi inizio’ a muoversi
dentro di lei. Roberta sentiva il membro gonfio che le riempiva la
vagina. Era Lorenzo che dava il ritmo; a ogni spinta avanti, la bocca
di Roberta risaliva lungo l’asta di Gianni, mentre i suoi seni
oscillavano avanti e indietro. Il pensiero del modo animalesco con cui
stava venendo usata le fece versare nuove lacrime. I due ragazzi,
pero’, non ne erano impietositi. A ogni singhiozzo della fanciulla, anzi, Lorenzo dava una
spinta piu’ lenta e piu’ a fondo, mugulando di piacere, strizzandole
le natiche.

I due continuarono a fotterla per un tempo che a Roberta sembro’ interminabile. Gianni fu il primo a raggiungere l’orgasmo. Subito prima di venire, costrinse Roberta a ritrarsi, in modo da poterle schizzare in faccia. Il suo sperma insozzo’ le labbra, il volto, il collo e i capelli di Roberta, mischiandosi alle sue lacrime. Lorenzo accelero’ a sua volta il ritmo della monta, mugulando per il piacere che traeva dalla giovane fica della studentessa. Quando si senti’ vicino, lo sfilo’ dalla vagina di Roberta e lo appoggio’ al suo ano,
venendole dentro in abbondanza.

Soddisfatti i propri bisogni, i due ragazzi si ripulirono, usando il
reggiseno e le mutandine di Roberta come fazzoletti. Quindi gettarono
gli indumenti per terra, di fronte alla ragazza ancora carponi. –
Puliscitici la faccia, vacca.

Roberta prese il reggiseno, tremando, e lo uso’ per ripulirsi il viso
e i capelli dello sperma con cui era imbrattata.

– Anche il tuo culo cola sperma, Roberta, – le disse quindi Lorenzo.

Roberta singhiozzo’ per l’umiliazione e uso’ il reggiseno per pulirsi,
come poteva, l’ano. – Posso… alzarmi? – mormoro’, fra le lacrime.

– Non ancora, – disse Lorenzo. Si porto’ nuovamente dietro di lei, e
torno’ a palparle la fica spalancata, a tratti colpendola con una
leggera pacca. – Domani riceverai un’e-mail da me, – le disse. – Ti
spieghero’ quali regole dovrai seguire e ti daro’ un appuntamento a
casa mia. Mi aspetto che impari quello che ti ordinero’ a memoria e
che non mi deluda.

– Va bene… – mormoro’ lei. – Quando… riavro’ il mio verbale?

– Si vedra’, – disse Lorenzo, colpendola con una pacca piu’ violenta
sulla vagina. – Ora metti mutandine e reggiseno in borsa, per oggi non
ti serviranno piu’.

Roberta, senza alzarsi in piedi, recupero’ la borsetta e vi infilo’ i
suoi indumenti intimi.

Lorenzo non smetteva di palparle la fica. – Sei veramente una gran
bella maialina, – le disse, – non mi dispiacerebbe continuare a
fotterti. Ma purtroppo ora dobbiamo andare a lezione. Rivestiti e
seguici.

Roberta si vesti’ rapidamente. Senza reggiseno, i suoi capezzoli si
vedevano chiaramente attraverso la camicetta. Inoltre parte del seme
di Lorenzo le stava ancora colando dall’ano, e aveva paura che si
vedesse una macchia bagnata nei suoi jeans. Imbarazzata e degradata,
segui’ i due fuori dal bagno e verso le aule. La costrinsero a
baciarli entrambi, in pieno corridoio e sotto gli occhi di diversi
altri studenti; li dovette baciare entrambi con la lingua. Poi Lorenzo
e Gianni entrarono in aula, lasciandola libera di tornare a casa.
Roberta corse verso la metropolitana, piangendo ininterrottamente.

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