Roberta ricattata (2002), p.4 – Lo zio di Lorenzo

Roberta suono’ il campanello e rimase ad attendere. Secondo le
istruzioni di Lorenzo, indossava una gonna di jeans, un paio di
scarpette nere e una camicetta bianca. Le era stato concesso di
indossare le mutandine, ma non il reggiseno. Le era anche stato
concesso di tenere gli occhiali, visto che doveva guidare. Dopo alcuni
istanti, quando la porta si apri’, Roberta vide un uomo che non
conosceva. Era un individuo tarchiato, quasi completamente calvo,
certamente oltre i cinquanta. La ragazza penso’ di avere sbagliato
appartamente, ma l’uomo si comporto’ come se la stesse aspettando. –
Avanti, – disse seccamente.

Roberta entro’ nell’appartamento. L’uomo richiuse la porta alle sue
spalle, dando due giri di chiave, quindi, senza dir nulla, afferro’
Roberta per i capelli. La ragazza gemette di sorpresa e di dolore
mentre l’uomo la spingeva spalle al muro. – Cosi’, tu sei la cagnetta
di mio nipote, – sibilo’, con un ghigno sadico. La mano dell’uomo si
poso’ sulle cosce nude di Roberta. Lei tento’ di trattenerlo, ma
l’uomo le sollevo’ a forza la gonna, palpandole le cosce carnose.

– Stai ferma, non opporti, puttana, – le disse, – se non vuoi che ti
prenda a cinghiate. Hai capito?

L’uomo la tratteneva ancora per i capelli, e la costrinse a volgere il
viso verso di lui. – Hai capito? – ripete’. Roberta annui’ debolmente,
mentre la mano dell’uomo scivolava nelle sue mutandine. Roberta fece
per volgere il capo, ma strattonandole i capelli lui la costrinse
ancora a guardarlo mentre le palpava fra le cosce, e infilava due dita
nella vagina della ragazza. Roberta strinse i pugni, gemendo mentre
l’uomo spingeva brutalmente le dita in profondita’. Lui le lascio’ i
capelli e, senza smettere di spingere le dita dentro di lei, uso’ la
mano libera per palparle le natiche.

Dopo averla toccata a suo piacimento, la afferro’ nuovamente per i
capelli. – Cammina, – le disse, spingendola brutalmente verso il
salotto.

Lorenzo era seduto sul divano, in accappatoio, e la accolse con un
ghigno crudele. – Vedo che hai gia’ conosciuto mio zio Romano, –
disse. – Come avrai immaginato, schiava, dovrai considerare anche lui
come tuo padrone. Potra’ farti tutto quello che vorra’.

Romano spinse Roberta al centro della stanza e la lascio’. – E’ tutto
chiaro, puttana? – le disse Lorenzo. Roberta si asciugo’ le lacrime, e
annui’ debolmente. Romano sorrise al nipote. – Ci sono molti modi per
divertirsi con una grassa maialina come questa, – disse a Lorenzo. –
Voltati verso di me, puttana.

Roberta obbedi’, volgendosi verso l’uomo. Romano le si avvicino’, le
afferro’ la camicetta, e la strappo’, scoprendo i grossi seni della
ragazza. Quindi, le prese i seni nelle mani e li strinse con forza.
Roberta gemette di dolore, ma non oso’ cercare di ritrarsi. –
Scommetto che le piace che le strizzino i seni come si munge una
vacca, – le disse l’uomo. – E scommetto che ha succhiato molti cazzi.
Ti piace succhiare il cazzo, vero puttana? – Il vecchio le manipolava
i seni con movimenti regolari, brutalmente. – S… si’ – mormoro’
Roberta. Sapeva di dover compiacere i propri aguzzini.

– Non devi rispondere solo si, vacca, – le disse lui. Le tolse gli
occhiali e li getto’ su una poltrona. Senza aggiungere nulla, la
colpi’ con un violento ceffone in pieno volto. Roberta gemette per il
bruciante dolore, e inizio’ a piangere. – Vediamo se questo ti fa
venire in mente qualcosa di meglio da dire quando mi rispondi. – La
colpi’ con un altro violento ceffone, un manrovescio sull’altra
guancia. – Ti piace succhiare il cazzo? Dammi una risposta degna di
una troia, questa volta.

Roberta esito’, singhiozzando. – S… si, signore… mi piace
succhiare il cazzo… e farmi… – singhiozzo’ ancora, stringendo
nervosamente i pugni mentre si umiliava suo malgrado – farmi riempire
la bocca di sperma… signore…

– Cosi’ va meglio, – disse Romano, osservando il bel volto di Roberta,
rosso per i due violenti ceffoni. – Ora siediti col culo nudo per
terra e fammi vedere la fica.

Roberta singhiozzo’ – si, signore – e si sollevo’ la gonna. Lorenzo,
osservando l’umiliazione di Roberta, scosto’ l’accappatoio e comincio’
a masturbarsi lentamente, con un ghigno divertito e sadico dipinto in
volto. La ragazza si sfilo’ le mutandine e si sedette per terra, la
gonna sollevata in vita. Arrossendo e tremando per l’imbarazzo,
divarico’ le gambe, mostrando la vagina aperta all’uomo, che stava in
piedi di fronte a lei.

– Molto bene, – disse Romano, appoggiando un piede sulla fessura di
Roberta e strofinandoci sopra la suola di cuoio della sua scarpa. –
Tiramelo fuori, e masturbami.

Roberta porto’ le mani alla zip di Romano, e l’apri’. Quindi, glielo
tiro’ fuori, e inizio’ ad accarezzarlo. – Hai visto come si trattano
le scrofe? – disse Romano a Lorenzo. – Un paio di ceffone, e ha
cominciato a comportarsi come si deve. Tutto quello che una maialina
come lei capisce, e’ la frusta, e il cazzo.

La mano di Roberta massaggiava dolcemente l’uomo. Lorenzo decise di
partecipare. Si alzo’ dal divano, e si accovaccio’ di fianco alla
ragazza. Le prese i seni, e glieli sollevo’, strizzandoli. – Leccati i
capezzoli, puttana, facci eccitare, – le ordino’.

Roberta, obbediente, chino’ il capo e obbedi’. I due ricattatori
sorrisero, guardando la lingua di Roberta. Lorenzo si chino’ verso di
lei e prese a leccarle a sua volta i seni, le labbra, la lingua, il
volto, mentre lei continuava a fare cio’ che le era stato ordinato.

– Sei soltanto un paio di poppe, un paio di grasse chiappe, e tre
buchi, – disse Romano a Roberta, – e sarai usata per quello che vali.
Credi di essere qualcosa di piu’ di una lurida puttana da monta?

Roberta scosse il capo debolmente; non riusciva a smettere di
piangere. – No… signore… sono solo una lurida puttana da monta…
– singhiozzo’.

Lorenzo porto’ una mano fra le cosce di Roberta e inizio’ a fotterla
con il dito medio. – E’ proprio cosi’, Roberta, – le disse, mentre la
masturbava. – Ora lo zio Romano ti porta in camera e da’ una bella
razione di cazzo a questa vacca da monta. Sei contenta?

Roberta avrebbe voluto implorare di no, ma sapeva che era inutile. –
Si, signore, – rispose, – sono contenta… di essere montata…

– Poi tornerai qui e servirai me, – disse Lorenzo, ritraendosi. Romano
sorrise e afferro’ Roberta per i capelli. – Seguimi a quattro zampe,
scrofa, – le disse. Si avvio’ verso la camera da letto. Roberta,
praticamente nuda, lo segui’ singhiozzando camminando sulle mani e
ginocchia. Non appena furono in camera, Romano spinse Roberta sul
letto, e chiuse la porta alle sue spalle.

Si avvicino’ lentamente alla ragazza nuda, osservando il giovane corpo
che era ora in sua balia. – Sei proprio una bella fica, Roberta, – le
disse, slacciandosi la cintura. – Hai voglia di sentire subito la
cinghia?

Roberta scosse il capo. – No…. no… la prego… – gemette
sommessamente.

– Potrei frustarti le tette, per divertirmi, – disse lui. Roberta
scoppio’ in singhiozzi. – La supplico, – imploro’, tremando e
piangendo. – Se non vuoi che frusti le tue grasse poppe da vacca,
implorami meglio, – disse Romano, brandendo la cinghia.

– La supplico… signore… non frusti le mie…. le mie grosse poppe
da vacca… signore…

– Allora vieni a succhiarlo.

Romano era in piedi di fianco al letto. Roberta si sposto’, per
avvicinarsi al suo aguzzino. – Bacialo prima. Ti consiglio di essere
dolce, se non vuoi che ti gonfi quelle grasse tette.

Roberta mormoro’ – si, signore, – e inizio’ a baciarlo e leccarlo
attraverso le mutande. – Mmmmh, – mugolo’ Romano, – vedo che la frusta
ti fa paura. Continua. – Roberta abbasso’ le mutande dell’uomo, e
inizio’ a baciargli sensualmente il membro. Romano socchiuse gli occhi
per il piacere mentre lei gli baciava il glande, e lo leccava. La
bocca della ragazza scese; dolcemente, docilmente, Roberta prese a
leccargli i testicoli. Il membro di Romano era ormai duro e
completamente eretto. Roberta fece scivolare le labbra e la lingua dal
basso fino al glande, e poi lo prese in bocca, risucchiandolo
lentamente dentro.

L’uomo lascio’ che lei lo servisse, e intanto si sfilo’ la camicia.
Mentre lei succhiava, carponi sul letto, si chino’ in avanti per
palparle le natiche. Quindi, – sdraiata, adesso, – le ordino’, – e’ il
momento di usare la tua fica.

Roberta, obbediente, si sdraio’ supina. – Mostrami la tua fica ben
aperta, Roberta, e aprila con le mani per me.

La ragazza divarico’ obbediente le cosce, e, vincendo il proprio
pudore, si prese le grandi labbra, aprendole. Romano ghigno’
compiaciuto. – Quello che vedo e’ molto invitante, puttana, ma
ricordati che ho qui la cinghia pronta per te, – disse. – Sarebbe
molto eccitante prendere a cinghiate questa bella fichetta. Quindi
cerca di comportarti molto bene, adesso. Lo prenderai e lo prenderai
come si ti piacesse molto. Se penso che tu non stia facendo del tuo
meglio per compiacermi, lo tirero’ fuori subito e ti frustero’ la fica
fino a farti urlare di dolore.

Detto questo, l’uomo si sposto’ sul letto e, senza aggiungere nulla,
affondo’ il membro nella fessura che Roberta gli offriva. Roberta
gemette e inizio’ a rispondere alle spinte animalesche dell’uomo,
muovendo il bacino per permettergli di penetrarla piu’ a fondo. Per
farlo eccitare, mugolava di piacere, mentre nuove lacrime le rigavano
il volto. Romano palpava il giovane corpo della sua vittima, spingendo
sempre piu’ a fondo. Roberta senti’ la mano dell’uomo introdursi fra
le sue natiche, il dito dell’uomo stuzzicare il suo ano, e poi
penetrarlo. Gemette, cercando di rilassarsi per accettarlo nel modo
meno doloroso.

– Culona, – disse Romano, – Usa la bocca.

Roberta inizio’ a leccarle il collo dell’uomo, a baciarlo, a
rispondere ai baci di Romano con la lingua, mentre lui le introduceva
tutto il dito nello sfintere.

Romano continuo’ a scoparla in quel modo finche’ non fu vicino
all’orgasmo. Quindi, lo sfilo’, e si sposto’ a cavallo di Roberta,
portando il membro all’altezza dello splendido seno di lei. – Sono
certo che sai cosa voglio, – disse, – lo hai sicuramente fatto a tutti
i tuoi ragazzi. Datti da fare.

Roberta annui’, umiliata, e accetto’ il membro di Romano fra i seni.
Con le mani, strinse i seni attorno al membro dell’uomo, che inizio’ a
scoparli. Mentre faceva cio’, offri’ a Roberta il dito che le aveva
infilato nell’ano, costringendola a succhiarlo. Roberta accetto’ quel
ripugnante dovere mentre lui si godeva quel morbido, voluminoso seno.
Finalmente, Romano senti’ che stava venendo, e afferro’ Roberta per i
capelli, costringendola ad abbassare il volto verso il proprio membro,
affinche’ gli abbondanti e numerosi schizzi del suo sperma la
colpissero in pieno viso. – Apri la bocca, – le ordino’. Roberta
obbedi’, ricevendo diversi getti di sperma in bocca, e inghiottendo
per compiacere il suo tormentatore.

Quando Romano ebbe finito, si ripuli’ il membro sul pelo della vagina
della studentessa, scese dal letto, e fini’ di pulirselo nei capelli
di lei. Per pulirsi il dito che le aveva infilato nell’ano lo
introdusse prima nella vagina di Roberta, e poi lo strofino’ sul seno
della fanciulla. Terminato di ripulirsi, indico’ a Roberta il bagno.

– Puoi andare a lavarti. Lavati tutti i buchi. Quando uscirai dal
bagno, ci sara’ mio nipote qui, e sara’ il suo turno di usarti.

Roberta annui’ – Si… signore – mormoro’.

– Noi comunque ci rivedremo presto. Lorenzo andra’ all’estero per due
settimane, e in questo periodo, ha stabilito che tu venga a trovarmi
tutti i giorni. E’ chiaro?

– Ma… io devo studiare… – mormoro’ lei.

Romano scosse il capo. Senza dir nulla, prese la cinghia che aveva
appoggiato per terra. Roberta rabbrividi’. – Cosa… no… – gemette.
– Te la sei cercata, – disse Romano. – Non voglio mai sentir parlare
dei tuoi problemi personali. Per questa volta, ti frustero’ sul culo.
La prossima volta sara’ la tua fica a pagare le conseguenze della tua
mancanza di rispetto. Girati, offrimi il culo.

Roberta si mise in ginocchio. – La… supplico… abbia pieta’…. –
disse, piangendo.

– Voglio vedere il tuo grosso culo pronto per la cinghia entro dieci
secondi, – disse Romano, – o ti frustero’ sulla fica.

Roberta smise di resistere. Singhiozzando, si mise in ginocchio, e si
piego’ in avanti, appoggiando il viso al letto. Le sue natiche, piene
e rotonde, erano di fronte a Romano. L’uomo brandi’ la cinghia e
inizio’ a colpirla con violenza. A ogni frustata, Roberta gemeva di
dolore, stringeva i pugni. La cinghia lasciava strisce rosse sulla sua
pelle delicata. Romano le inflisse dieci cinghiate.

– Pensi di avere imparato la lezione, puttana?

– S… si… signore… mi perdoni… – pianse lei.

– Vatti a lavare.

L’uomo aspetto’ che Roberta andasse nel bagno, e si rivesti’, uscendo
dalla stanza.

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