Roberta ricattata (2002), p.5 – Il culo di Roberta

Quando Roberta si presentò in casa di Lorenzo la volta successiva,
come previsto, ad aspettarla c’era solo Romano. – Ciao, puttana, – le
disse l’uomo, facendole cenno di entrare. Roberta seguì il vecchio in
salotto. L’uomo si sedette in poltrona, e si accese una sigaretta,
esaminando la ragazza con calma. Roberta aveva ricevuto da Romano,
attraverso l’e-mail di Lorenzo, istruzioni circa come vestirsi.
Indossava una gonna sopra il ginocchio, aderente (era stato richiesto
che fosse almeno una taglia in meno rispetto alle sue misure), e una
camicia altrettanto stretta. Le era stato anche chiesto di indossare
scarpe con i tacchi. Le era stato concesso, comunque, di tenere gli
occhiali. Probabilmente, in qualche modo Romano li considerava
eccitanti. Le davano un’aria da studentessa per bene.

La ragazza rimase in nervosa attesa di ordini, in piedi di fronte
all’uomo seduto che la squadrava. Romano non diceva nulla. Quando il
silenzio divenne troppo imbarazzante, Roberta si fece coraggio. –
Devo… spogliarmi? – mormoro’.

Romano sorrise. – Non subito, = le disse, sorridendo. – Vieni qui.

Roberta si avvicinò all’uomo, che le sorrise, un sorriso crudele. Le
mise una mano sulle ginocchia, e la fece risalire lungo le cosce della
fanciulla, fino al sesso. Roberta, come da istruzioni, indossava un
tanga di pizzo. – Ho pensato molto a te, – le disse, – e specialmente
al tuo bel culone. E’ stato un vero piacere frustarlo, sai?

Roberta non oso’ rispondere, divaricando leggermente le gambe per dare
a quell’uomo odioso un piu’ agevole accesso a quello che stava
toccando. La mano dell’uomo inizio’ a massaggiarle lentamente la
fessura attraverso il tanga. – A te piace essere trattata in questo
modo, vero? Ti eccita sapere che posso frustarti quando voglio, e ti
eccita che io ti tocchi la fica senza che tu possa opporti… non e’
cosi’?

– Si… signore… – mormoro’.

– Girati e fammi vedere che ti togli il tanga come una brava bambina.

Roberta, arrossendo, si volto’, volgendo le spalle a Romano. In
silenzio, si sollevo’ la gonna fino a scoprirsi le natiche. Quindi, si
sfilo’ il tanga, lasciandolo cadere a terra, e si riabbasso’ la gonna.
Romano annui’. – Molto bene. Ora mettiti bocconi sulle mie ginocchia.

– Cosa… cosa vuole farmi? – mormorò Roberta.

– Obbedisci, puttana, – insistette Romano; – sai benissimo quello che
ti farò. – Roberta abbassò lo sguardo; gli occhi le si riempirono di
lacrime. Non poteva opporsi.

Trattenne le lacrime e si chinò, disponendosi come le era stato
richiesto. Il vecchio prese la sigaretta con la sinista, e colpì con
una pacca violentessima la fanciulla sulle natiche. Ci fu uno schiocco
sonoro; Roberta lanciò un gemito di dolore.

– No… – implorò, – non così… non così forte… –

Il vecchio rise, colpendola di nuovo, con altrettanta violenza. – Hai
delle chiappe grasse e morbide, – le disse, sollevandole la gonna per
scoprirle, e prendendo poi a palparle lentamente. – Se fossi tuo padre
ti sculaccerei tutti i giorni, puttana.

Smise di toccarla, e la colpì ancora, e ancora. Roberta singhiozzava.
Sentiva il membro dell’uomo indurirsi contro il suo ventre mentre
veniva sculacciata. L’uomo prese un libro rilegato dal tavolino
accanto al divano, e lo uso’ per sculacciare in modo ancora piu’
violento e secco la morbida carne della fanciulla. La colpi’ una, due,
tre volte, strappandole dei gemiti di dolore. – Hai gia’ le chiappe
tutte rosse, – le disse, tornando a palparle brutalmente le natiche. –
Sono certo che stai gia’ piangendo… fammi vedere, mi piace vedere
una bella culona in lacrime. – La prese per i capelli, facendole
voltare il capo verso di se’. Il bel volto di Roberta era bagnato di
lacrime. Romano sorrise.

– Oggi, dottoressa, ti insegnero’ un po’ di umilta’. Mi spiace che tu
non possa vedere come sto riducendo le tue grasse chiappe da porca,
sono un vero spettacolo.

Le pizzico’ crudelmente le natiche, arrossandole ancora di piu’, e poi
spinse la mano fino ad accarezzarle la fica. La fessura di Roberta,
data la posizione a cui Romano l’aveva costretta, con le cosce
divaricate, era ben aperta e a disposizione dell’uomo. Lui spinse due
dita dentro di essa. – Questo e’ quello che intendevo quando ho detto
a mio nipote che c’erano molti modi di divertirsi con una grassa
maialina come te, – disse. – Ora voglio che tu mi dica che sei una
grassa maialina. Dillo, avanti.

Roberta esito’; lui, con la mano libera, le schiaffeggio’ e pizzico’
ripetutamente le natiche, mentre le sue dita si spingevano in
profondita’ nella vagina della ragazza. – Lo so che non ti piace
ammetterlo, – disse, – ma sai che e’ la verità. Dimmi quello che sei,
puttana.

Temendo ulteriori punizioni, Roberta singhiozzò fra le lacrime: –
Io… sono… una grassa maialina… signore… –

L’uomo rise. – Dì che le tue grasse chiappe mi appartengono, – le
ordinò.

– Le mie… grasse… chiappe le appartengono… signore…

Romano sorrise. – Brava, puttana, – disse. – Ora allargale e fammi
vedere il tuo buco del culo. – Roberta, suo malgrado, obbedi’,
rabbrividendo. Romano ridacchio’ crudelmente. – Senti la mia
sigaretta, – le disse, avvicinando la sigaretta accessa alla carne
della ragazza. – Senti dove si va a infilare. – – No… no… no… –
gemette Roberta. L’uomo sporse il viso in avanti e sputo’, lasciando
che la propria saliva cadesse sull’ano esposto della fanciulla.
Quindi, avvicino’ la brace. La ragazza poté soltanto piangere mentre
lui spegneva la sigaretta, crudelmente, contro le pareti del suo
sfintere.

– C’è odore di carne di porco arrosto, – disse lui, infine, estraendo
la sigaretta spenta e deponendola in un posacenere.

– Perché mi fa queste cose? – piangeva Roberta, disperata.

– Non senti anche tu odore di carne di porco arrosto? Dillo avanti. –
Le rifilò una nuova pacca sulle natiche. – Sì, signore, – disse
Roberta, – c’è… odore… di porco arrosto… – L’uomo annuì,
tornando a massaggiarle la vagina nuda. – Dì meglio: di porcellina, –
ordinò. – C’è odore di porcellina arrosto… – disse Roberta,
scoppiando in singhiozzi. – Mi lasci andare… la supplico… non ce
la faccio più… la prego…

– Sei proprio una puttana, – le disse lui, fottendola lentamente con
le dita. – Te ne stai qui, ti fai sculacciare, con la fica aperta. –
Introdusse un terzo dito nella calda fessura, continuando a penetrarla
lentamente. – Non hai ancora finito di dimostrare a te stessa che
maialina sei. Ora devi alzarti e scoprirti le poppe. – Così dicendo,
sfilò le dita dalla vagina della fanciulla.

Roberta si alzò; aveva il volto bagnato di lacrime. Romano le fece
cenno che non era autorizzata ad abbassarsi la gonna. Iniziò a
slacciarsi la camicetta, mentre lui la osservava. – Toglila, – le
disse Romano. Lei si sfilò la camicetta.

– Ora sdraiati sul divano, – le ordinò, – e metti le mani dietro la
schiena.

Roberta, cercando di asciugarsi le lacrime, obbedì, sdraiandosi supina
sul divano. Il vecchio le si avvicinò, e si sedette a cavalcioni su di
lei. – Se tiri fuori le mani anche una sola volta, per difenderti, –
le disse, – mi costringerai a legarti. E quando sarai legata avrò
voglia di farti molte cose brutte, peggiori di queste. Hai capito? – –
Sì, signore, – disse Roberta. – Ora ti picchierò, – le disse, – e mi
lavorerò le tue poppe. Sculaccerò le tue gonfie poppe. E tu non farai
nulla per impedirmelo. È chiaro, troia? – Roberta annui’ debolmente,
impotente.

Romano sorrise diede una pacca violenta a una delle mammelle di
Roberta, facendola sussultare di dolore. Roberta riversò il capo,
piangendo. L’uomo la fissava con un sorriso crudele. – Voglio che mi
guardi mentre ti sculaccio le poppe, vacca, – le intimo’ lui. Roberta
alzo’ gli occhi pieni di lacrime, obbediente. Romano inizio’ a
colpirle i seni, alternando, con violenza.

– Come sei bella, nuda e indifesa, puttana, – le disse l’uomo; – viene
davvero voglio di scoparti quella bella boccuccia… o forse tu
preferisci il cazzo qui…?

La mano di Romano si sposto’ fra le cosce della ragazza indifesa,
schiaffeggiandole la vagina nuda ed esposta ripetutamente. Poi Romano
ricomincio’ a colpire metodicamente i grossi seni della studentessa,
che presto mostrarono i segni del trattamento che stavano subendo.
L’erezione di Romano era ormai piu’ che evidente, nonostante l’uomo
indossasse ancora i calzoni. Roberta si rese conto che presto sarebbe
stata costretta a soddisfarlo. Romano continuo’ a schiaffeggiarle i
seni finche’ non furono arrossati quanto le natiche della ragazza, e
poi scese dal divano, slacciandosi i pantaloni.

– Ora, puttana, mi dimostrerai quanto ti e’ piaciuto essere picchiata.
Spalanca le gambe, sollevando le ginocchia.

Roberta, suo malgrado, sollevo’ le ginocchia e divarico’ le gambe piu’
che poteva. La sua vagina non poteva essere piu’ oscenamente esposta.
Romano la fisso’ per alcuni istanti e poi le si avvicino’, tirandolo
fuori. – Adesso, puttana, voglio che tiri fuori le mani e ti masturbi
fino a venire. Non cercare di simulare… se mi accorgo che stai
fingendo di frustero’ quella ficona da vacca con la cinghia. Ti
masturberai fino a venire, e lo farai tenendo in bocca il cazzo
dell’uomo che ti ha appena gonfiato le poppe di schiaffi.

Cosi’ dicendo, Romano infilo’ il membro, gonfio e duro, fra le labbra
invitanti di Roberta. La ragazza tiro’ fuori le mani da dietro la
schiena e, suo malgrado, inizio’ a toccarsi. Si strofino’ la fessura,
aprendola poi delicatamente. Inizio’ a penetrarsi con un dito, mentre
il palmo della mano spingeva sul clitoride. Romano la guardava, il
membro ben piantato nella bocca della ragazza, muovendo il bacino
lentamente, di quando in quando, per assaporare il calore piacevole
della bocca di Roberta.

Roberta continuo’ a toccarsi, penetrarsi, strofinarsi, la vagina
aperta. Le parole che Romano aveva usato per descriverla – maiala,
vacca, troia – sembravano perfettamente appropriate al modo in cui
stava esponendo il proprio sesso al vecchio vizioso, che la osservava
masturbarsi mentre scopava lentamente la sua bocca.

– Forza, puttana, sbrigati a venire, – le disse. – Appena sarai
venuta, lo zio Romano ti togliera’ il cazzo dalla bocca, te lo
infilera’ in quella grassa fica da maiala, e ti schizzera’ la sua
sborra calda fino in fondo.

Roberta comincio’ a gemere. Suo malgrado, stava per venire. Il suo
corpo ebbe un fremito, e inizio’ ad ansimare. Per un attimo fece per
abbassare le ginocchia, ma si trattenne, mentre il piacere la
scuoteva, un orgasmo intenso. Romano sorrise e si sposto’ su di lei,
sollevandole le ginocchia con le mani. La vagina bagnata della
studentessa era pronta e aperta. Lui la penetro’ in profondita’,
socchiudendo gli occhi per il piacere mentre a sua volta veniva,
abbondantemente, schizzando il proprio seme in violenti getti dentro
il corpo di Roberta. Afferro’ i seni nudi della ragazza, strizzandoli
mentre spingeva il membro a fondo. – Ti piace come ti sto riempiendo
la fica di sborra, vero dottoressa? – le disse. Roberta annui’, suo
malgrado. – Si… mi piace… – mormoro’. Romano le strizzo’ le tette
con maggiore violenza. – Ti piace cosa, Roberta, – insistette. –
Avere… la fica riempita di sborra… – disse lei. Si rese conto che
l’umiliazione e la sensazione del seme caldo dell’uomo dentro di se
stavano prolungando l’orgasmo a cui era stata costretta. Anche il modo
in cui Romano le strizzava i seni, per quanto doloroso, era, in
qualche modo, perversamente piacevole.

Romano sfilo’ il membro e scese dal divano. Indico’ il pavimento. – In
ginocchio qui, cagna vogliosa, – le disse. Roberta si asciugo’ le
lacrime e scivolo’ giu’ dal divano, inginocchiandosi di fronte
all’uomo che l’aveva appena violentata.

– Il mio cazzo va ripulito, ovviamente, – le disse, – ma avevi la fica
cosi’ spalancata che credo tu mi abbia bagnato anche le palle. Ora
voglio che spalanchi quella bocca e prendi sia il mio cazzo che le mie
palle. Sbrigati.

Roberta obbedi’, prendendo prima il membro di Romano, e poi anche lo
scroto. Aveva la bocca spalancata e piena del sesso dell’uomo. – Usa
la lingua, – le intimo’ lui. Roberta inizio’, con difficolta’, a
leccare cio’ che teneva in bocca per ripulirlo. Romano la lascio’
fare, quindi ritrasse il proprio sesso dalla bocca della ragazza.

– La prego… – mormoro’ Roberta. – Ora… la supplico… potrebbe
lasciarmi andare?

Romano non rispose, colpendola con un violento ceffone in pieno volto.
– Non direi che tu sia stata umiliata a sufficienza, vacca. Sono certo
che la tua fica ha bisogno di venire ancora. Non e’ cosi’?

Roberta esito’; era difficile desiderare cosi’ tanto andarsene subito,
e dire il contrario. Ma sapeva che doveva compiacere Romano. – Si…
signore… e’ cosi’… – mormoro’.

– Lo immaginavo. Ora ti mostro qualcosa che ho preparato per te.

Romano apri’ un cassetto e ne trasse un tubetto, che mostro’ a
Roberta. – E’ una crema a base di vaselina. Tu sai a cosa serve, vero?

Roberta guardo’ l’uomo con occhi imploranti. – No…. la prego… la
prego non mi faccia questo… – imploro’, scoppiando a piangere. –
Io… non l’ho mai fatto….

Romano non si scompose, e butto’ il tubetto per terra di fronte a
Roberta.

– Ovviamente, Roberta, sei tu che devi scegliere. Puoi rivestirti e
andartene. Io mi limitero’ a segnalare a Lorenzo che hai deciso di non
stare piu’ al nostro piccolo patto. –
La fisso’ con severita’. – Se questa soluzione non ti piace, devi
semplicemente prendere quel tubetto, aprirlo, e spalmare un po’ di
crema sul mio cazzo, senza dire un’altra parola. A te la scelta.

Romano aspettava. Roberta non aveva mai subito quello che l’uomo era
intenzionato a farle. Con le mani che le tremavano, prese il tubetto
da terra, e svito’ il tappo di plastica. Alzo’ gli occhi verso il
membro dell’uomo, e spremette il tubetto, raccogliendo un po’ di crema
sul palmo della mano. Quindi, inizio’ a spalmare il membro di Romano,
massaggiandolo lentamente. Lo senti’ indurirsi fra le sue mani.

– Brava bambina, – le disse Romano. – Ora girati e piega giu’ la
testa. Appoggia la faccia per terra, e offrimi il tuo bel culone.

Roberta non riusciva a smettere di tremare e piangere. Obbediente,
appoggio’ il viso per terra. Romano guardo’ le belle natiche nude
della ragazza, aprendole. – Cosi’ nessuno si e’ ancora goduto questo
bel culo, – disse, compiaciuto. Prese il tubetto della vaselina. –
Voglio aiutarti a prenderlo fino in fondo, maialina.

Premette il tubetto e lo appoggio’ all’ano di Roberta, lasciando che
una dose di crema vi scivolasse dentro. Quindi, lo getto’ nuovamente
da parte, chinandosi sulla ragazza indifesa. Il suo membro si
appoggio’, duro e gonfio, al buco vergine della fanciulla. Senza dir
nulla, inizio’ a spingere. Roberta lancio’ un gemito di dolore fra le
lacrime mentre Romano forzava il glande nel suo ano. Senti’ l’uomo che
spingeva, si fermava un attimo per dare all’ano della ragazza il tempo
di rilassarsi, spingeva di nuovo. A ogni spinta la ragazza piangeva,
gemeva, stringeva i pugni. Per tutta risposta, Romano le dava una
pacca sulle natiche nude e spingeva di piu’.

Presto il membro dell’uomo fu dentro per meta’. Romano inizio’ allora
a muoversi avanti e indietro, cominciando a fottere il buco delicato
di Roberta. A ogni spinta in avanti Romano riusciva a penetrare piu’
in profondita’. Presto lo sfintere di Roberta fu abbastanza
lubrificato da consentire a Romano di montarla con sempre maggiore
violenza. Questa volta, l’uomo non ordino’ a Roberta di masturbarsi;
il piacere della ragazza non lo interessava. Voleva semplicemente
venirle nel culo, e aumento’ il ritmo rapidamente, fottendola senza
pieta’. A ogni spinta, il viso di Roberta strusciava sul pavimento. La
monta la spingeva sempre piu’ in basso e presto anche i seni
iniziarono a strisciare sulle mattonelle mentre Romano la prendeva in
quella posizione animalesca.

Dopo quello che a Roberta sembro’ un tempo lunghissimo, il membro di
Romano inizio’ a sussultare e i primi nuovi schizzi di sperma
colpirono le pareti dell’ano della ragazza. Romano rimase piantato
dentro di lei finche’ non ebbe esaurito completamente il suo orgasmo.
Quindi, sfilo’ il membro, lo spinse nella vagina di Roberta, lo sfilo’
nuovamente, e glielo fece pulire con la bocca com’era solito fare.
Roberta vinse a stento la repulsione per il sapore terribile del
membro dell’uomo.

Quando fu ripulito, Romano si rivesti’. – Puoi andare, troia, – le
disse semplicemente.

Roberta non rispose. Senza dir nulla, si rivesti’ mentre le lacrime le
rigavano le guance. Romano si accese un’altra sigaretta e guardo’ la
studentessa prepararsi per uscire. Roberta sapeva che non le avrebbe
concesso di lavarsi, e non oso’ chiederlo, benche’ lo sperma di Romano
stesse ancora colando dalla sua vagina e dal suo ano.

Usci’ dall’appartamento, e si reco’ alla metropolitana in fretta. Sul
metro’, si mise in un angolo nascosto, e pianse per tutto il viaggio.

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