Roberta ricattata (2002), p.6 – Romano invita un ospite

Al terzo giorno d’assenza di Lorenzo, Roberta si recò ancora da
Romano. Per compiacere il suo ricattatore, aveva dovuto indossare una
maglietta bianca di cotone sottile, aderente, senza reggiseno. La
maglietta era chiusa da bottoncini dal collo fino in vita. Sotto, le
era stata concessa un gonna al ginocchio, ma questa volta aveva dovuto
abbinarla a un paio di autoreggenti nere e scarpe con i tacchi.

Il viaggio in metropolitana era stato un incubo. Non aveva trovato
posti a sedere, e aveva dovuto reggersi ai sostegni del metro’. Un
gruppo di ragazzini aveva iniziato a parlottare e ridacchiare,
accennando esplicitamente ai suoi

grossi seni e ai capezzoli che si intravedevano chiaramente sotto il
cotone. I commenti dei ragazzi avevano attratto l’attenzione di altri
uomini su di lei. Roberta si era sentita come un animale in mostra a
una fiera. Qualcuno, non era certa chi, aveva piu’ volte pronunciato
la parola “latte”, evidentemente riferendosi al suo generoso seno.

Quando la porta si apri’, Romano la osservo’ con un sorriso e le fece
cenno di entrare e dirigersi in salotto. La ragazza entro’ timidamente
in casa mentre l’uomo chiudeva la porta e la seguiva. Giunta in
salotto, Roberta vide, seduto sul divano, un altro uomo, che lei non
aveva mai visto.

– Questo e’ il mio amico Franco, – disse Romano, facendo le
presentazioni, – e questa, Franco, e’ la vacca di cui ti ho parlato. –

L’ospite sorseggiava un bicchiere di whisky. Era un uomo di media
statura, ma molto corpulento e massiccio. I suoi occhi, sottili e
viziosi, osservarono la ragazza lentamente, scorrendola da capo a
piedi. – Una gran bella vacca, – commento’. Romano diede una pacca
sulle natiche di Roberta per esortarla a rispondere al commento. Lei
arrossi’, abbassando lo sguardo. – Grazie, signore, – mormoro’.

– Come immaginerai, puttana, – disse quindi Romano, – ci intratterrai
entrambi nei modi che noi stabiliremo. È chiaro? – – Sì, signore, –
mormorò Roberta. Romano si sedette sul divano, e fece cenno a Roberta
di sedersi fra loro due. Quando lei ebbe obbedito, l’uomo prese un
oggetto da un tavolino. Era un grosso cetriolo.

– Oggi prenderai questo nella fica, schiava, – disse Romano a Roberta.
– Avevo pensato a un vibratore, ma penso che un volgare cetriolo sia
piu’ adatto a una puttana come te. Inoltre, non e’ facile trovare
vibratori di queste dimensioni. E sappiamo bene tutti e due che la tua
fica ha bisogno di prendere cose grosse e lunghe.

Roberta arrossi’ violentemente. – Si… signore… grazie… –
mormoro’ debolmente, chinando lo sguardo.

– Prima, però, – continuò Romano, – dovrai mostrarci come usi la
bocca.

Le avvicino’ l’ortaggio alle labbra. Roberta alzo’ gli occhi al suo
ricattatore, attendendo un ordine esplicito. Al cenno dell’uomo,
dischiuse le labbra, lasciando che lui lasciasse scivolare il cetriolo
nella sua bocca. Richiuse le labbra attorno all’oggetto.

– Voglio che lo lecchi e lo succhi come se fosse il cazzo del tuo
padrone, schiava, – disse Romano, – e se non sarò soddisfatto ti
frusteremo. Io mi occupero’ del tuo culo e della tua fica e Franco
delle tue tette. –

Roberta, suo malgrado, chiuse gli occhi e inizio’ a lasciar scivolare
le labbra lungo il vetegale, succhiandolo. Per compiacere i due
uomini, prese a leccarlo, dischiudendo le labbra in modo che potessero
vedere la sua lingua che ne accarezzava la superficie bozzuta. I due
uomini sembrarono gradire lo spettacolo e iniziarono a palparle i
seni, massaggiando e stringendo la carne di Roberta in lenti movimenti
circolari mentre lei continuava a succhiare. Romano, mentre la
palpava, comincio’ a manovrare il cetriolo, spingendolo in profondita’
e ritraendolo.

Franco inizio’ a slacciarle la maglietta. Quando tutti i bottoncini
dal collo all’ombelico furono slacciati, i due le scostarono la
maglietta per scoprirle i grossi seni.

– Molto bene, – disse quindi Romano, sfilando lentamente il cetriolo
dalla bocca della ragazza. – Ora che e’ bagnato di saliva, sara’ piu’
facile infilartelo su per la fica, – le disse. – Lo vuoi in fica,
vero, puttana?

– Si… signore, – mormoro’ lei.

– Alzati e togliti le mutandine allora. Scopri la tua fica da puttana
e noi ci infileremo tutto questo grosso e lungo cetriolo. Obbedisci.

Roberta si alzo’ tremando. In piedi di fronte agli uomini, si sollevo’
lentamente la gonna fino ai fianchi, e si sfilo’ le mutandine di pizzo
bianco. Romano sorrise e la fece girare su se stessa, in modo che
Franco potesse vedere tutto cio’ che c’era da vedere. Quindi, la fece
sedere di nuovo fra di loro.

Romano porse il cetriolo a Franco. L’uomo sorrise, accettando il
tacito invito a umiliare personalmente Roberta. Romano schiaffeggio’ i
grossi seni nudi della studentessa. – Ora, schiava, spalanca le gambe.
– Roberta divarico’ le cosce, ma un nuovo schiaffo sui seni le fece
capire che non bastava. Le apri’ di piu’. La sua vagina era aperta e
ben visibile ai due uomini, pronta per la violenza che le avevano
preparato, nuda ed esposta come i suoi seni.

Franco allungo’ la mano, palpando con calma la vagina di Roberta. –
Hai una bella fica, puttana, – le disse. Appoggio’ l’ortaggio alla
fessura di Roberta, spingendolo lentamente contro le grandi labbra. –
Accarezza il cazzo di Franco mentre lui si diverte con la tua fica,
puttana, – ordino’ Romano. Roberta arrossi’. Allungo’ la mano mentre
lui le strusciava lentamente il cetriolo lungo la vagina, e inizio’ a
toccarlo attraverso i pantaloni. Mentre la stimolava con il grosso
vegetale, Franco prese la ragazza per i capelli, costringedola a

volgere il viso verso di lui, e si avvicino’ per baciarla.

– Dammi la lingua, vacca, e massaggiami meglio, – le ordino’. Roberta
obbedi’, dischiudendo le labbra per lasciare che l’ospite godesse
della sua bocca e della sua lingua, e intanto prendendo il suo membro
piu’ saldamente in mano, sebbene ancora attraverso i calzoni.

Romano le prese l’altra mano e si fece masturbare a sua volta.
Entrambi gli uomini si slacciarono i calzoni, e Roberta ebbe presto i
loro membri nudi, eretti, nelle mani. Franco la baciava e le
strusciava il cetriolo sulla vagina, spingendo sul clito, sulle grandi
labbra, e anche fra le cosce nude in direzione dell’ano di Roberta.
Romano si lasciava masturbare e prese a leccarle i grossi seni con
lunghe, lente leccate che lasciavano tracce di saliva sulla pelle
giovane della fanciulla.

– Ora, – le sussurro’ Franco, smettendo di baciarla, e iniziando a
leccarle il viso, – di’ che lo vuoi lungo e duro nella fica.

Roberta esitò. – Io… lo voglio… – mormorò, – lo voglio lungo e
duro nella fica… signore, – mormoro’, bruciando di vergogna.

L’ospite sorrise, iniziando a spingere l’ortaggio, lasciandone
scivolare la punta fra le soffici labbra della vagina della ragazza.
Roberta gemette, ma Franco le diede uno strattone ai capelli. – Non
devi mai chiudere la bocca, – le disse, – voglio la tua lingua,
qualunque cosa decida di fare della tua sporca fica. E’ chiaro?

– Si’ signore… chiaro… – mormoro’ la fanciulla. I due uomini le
palpavano ancora i seni, e quelle manipolazioni, i loro membri duri
nelle mani, e il cetriolo che lentamente la prendeva la stavano suo
malgrado stimolando. I capezzoli le si stavano indurendo, e Romano si
diverti’ a tirarli, stropicciarli e pizzicarli.

– Ora vuoi che te lo infili più a fondo, vero? – le chiese Franco. –
Sì… – mormorò suo malgrado Roberta, con le lacrime agli occhi. – Sì
cosa, troia? – insistette lui. – Voglio… che lei… lo infili… più
a fondo… – mormorò Roberta.

Franco infilò la mano libera sotto il culo di Roberta, e spinse il
vegetale con decisione dentro di lei, trattenendola per le natiche, in
modo che non potesse ritrarsi, e fosse costretta a prenderlo in tutta
la sua lunghezza. Roberta gemette di dolore; lui lo affondò in
profondità.

Romano, osservando la violenza della penetrazione subita dalla
schiava, si stava eccitando sempre di piu’. Prese la mano di Roberta
costringendola a masturbarlo con piu’ vigore. Franco iniziò a fottere
Roberta con il cetriolo con la stessa violenza con cui l’aveva
penetrata. – No… – iniziò a piangere la ragazza, – non… così… –
Tentò di trattenere la mano dell’uomo, ma Franco le afferrò il polso.
– Ferma, troia, – disse Romano, afferrandole le mani e
immobilizzandogliele sopra le spalle, contro il divano. Franco
continuò a fotterla trattenendola per le natiche; entrambi gli uomini,
contemporaneamente, si chinarono e iniziarono a leccarle e succhiarle
i grossi seni nudi.

– Dì che ti piace, maialina, – disse Romano, – dì che ti piace essere
fottuta come una scrofa… – Roberta scoppiò in lacrime, chinando il
capo. – No… – gemette, ma l’uomo, trattenendole entrambi i polsi con
la mano sinistra, le colpì con un ceffone la mammella. – Sbattila più
forte, Franco, sbatti questa scrofa disobbediente. – Franco raddoppiò
la violenza delle penetrazioni, spingendo tutto il lungo vegetale nel
corpo di Roberta. Roberta iniziò a piangere e singhiozzare
disperatamente. – Ripeti ciò che ti ho detto, – insistette Romano,
schiaffeggiandole ripetutamente la mammella.

– Sì, signore… – mormorò Roberta, piangendo, – mi piace… essere
fottuta… – Romano la colpì di nuovo sui seni. – Sbrigati, puttana, –
le disse. – …Fottuta come una scrofa… – pianse Roberta. Franco
sorrise, e diede qualche spinta ancora più violenta nella vagina di
Roberta. Quindi, rallentò la frequenza delle penetrazioni. Lo iniziò a
sfilare lentamente dalla fessura. – Leccalo adesso, – le disse; –
lecca i tuoi succhi. – Avvicinò il cetriolo alla bocca di Roberta. La
ragazza, col volto bagnato di lacrime, lo accolse fra le labbra. –
Senti il sapore della tua sporca fica, – le disse Franco, mentre lei
lo prendeva obbediente in bocca.

I due uomini iniziarono a palpare le cosce e la fica di Roberta mentre
lei lo succhiava. Franco introdusse due dita nella vagina nuda della
studentess. Romano sorrise, e lo imitò.
Spinsero le dita in profondità. Roberta gemette, mentre Franco le
sfilava il cetriolo di bocca e, appoggiatolo, infilava due dita della
mano destra, con qualche sforzo, nella fessura della schiava.

– E adesso, schiava, – disse Romano, quando si furono divertiti
abbastanza, rivolgendosi alla ragazza, che aveva sei dita infilate
nella fica, – è ora che tu faccia un lavoretto ai nostri cazzi. Ci
masturberai e ti lascerai sborrare in faccia, – le disse Romano. –
Mettiti in ginocchio. –

Le sfilarono le dita dalla vagina e lasciarono che obbedisse,
scendendo dal divano e mettendosi in ginocchio di fronte ai due
uomini. Roberta riprese i loro membri in mano e iniziò a masturbarli
contemporaneamente. Romano le prese il capo costringendola a usare la
bocca.

– Usa la mano sinistra per massaggiarti le poppe, – le ordinò. Roberta
portò la mano al proprio seno, e iniziò a toccarsi. – Toccati come ti
toccherei io, – le disse Romano, – strizza quelle tue grasse poppe. –

Roberta, suo malgrado, dovette stringere nelle mani i propri seni, uno
dopo l’altro, mentre la sua bocca si riempiva dell’osceno membro di
Romano, strizzandoli con forza. Romano le teneva la testa per scoparle
la bocca piu’ a fondo; Franco, intanto, la palpava dappertutto. Romano
la colpi’ con una nuova sberla sui seni… – Alterna, vacca, ci sono
due cazzi da servire. –

Roberta mormoro’ ancora – si’, signore, – e inizio’ a succhiare anche
il membro di Franco, alternando fra i due. Gli uomini si strinsero
attorno a lei in modo tale che quando lei stava succhiando Franco
Romano potesse strusciarle il membro sul viso, e viceversa. Ben
presto, il trattamento che stavano ricevendo da quella bella
studentessa nuda e inginocchiata porto’ i due uomini vicini al
piacere.

Il primo a venire fu Romano, che estrasse il membro dalla bocca di
Roberta per schizzarle abbondantemente sul viso, sugli occhiali, sui
capelli e sul collo. Roberta continuo’ a masturbarlo e succhiarlo per
alcuni secondi, quindi si volse verso Franco, prendendoglielo
nuovamente in bocca. L’uomo le blocco’ il capo con le mani e inizio’ a
spingere nella bocca della ragazza finche’ anche lui non raggiunse
l’orgasmo. Come Romano, anche Franco lo sfilo’ per schizzare il suo
seme sul volto della fanciulla. Nuove gocce di sperma le insozzarono
le

guance, la bocca e le lenti.

– Pulisciti, – le disse Romano. Roberta obbedì, raccogliendo il seme
dei due uomini con le mani. – Mangialo, – le disse Romano. – Senti il
gusto dello sperma di due uomini. Metti in bocca e mangia. – Roberta,
tremando, esegui’ anche quell’ordine, leccando e ingoiando lo sperma
mescolato alle sue lacrime.

– Molto bene, – disse Romano, quando Roberta si fu sufficientemente
ripulita. – Ora che la troia si e’ sfamata con il nostro sperma, e’
venuto il momento di usare la sua sporca fica. Portiamola in camera da
letto.

Roberta fece per alzarsi, ma Romano la fermo’ con un ceffone. – Tu ci
segui a quattro zampe, cagna, – disse.

I due uomini si diressero nell’altra stanza. Romano conduceva, tenendo
Roberta per i capelli. Franco stava dietro di lei e la colpiva con
leggere pacche sulle natiche nude. Portava con se’ il cetriolo. Quando
furono in camera da letto, Romano si volse alla ragazza.
– Ora togliti tutti i vestiti, Roberta, – le disse. Roberta, chinando
il capo, si sfilo’ la maglietta gia’ sbottonata, le scarpe, e la
gonna. Romano apri’ il cassetto del comodino e ne trasse alcuni capi
di corda. – Mettiti sdraiata, – le ordino’, – e porgimi i polsi.

Roberta obbedi’, straiandosi supina sul letto. Romano le afferro’ i
polsi e li lego’ stretti con la corda, che fisso’ poi alla spalliera
del letto. – Ora solleva le ginocchia, – le disse, accarezzandole la
vagina. Roberta sollevo’ le ginocchia, e Romano le uni’ le caviglie
con una seconda corda, legandole insieme. Quindi, fisso’ l’estremita’
della corda alla spalliera del letto, sotto il nodo della prima corda.
Legata in quel modo, Roberta offriva la sua vagina nuda nel modo piu’
osceno. Franco e Romano passarono qualche minuto a toccarla, fotterla
con le dita, schiaffeggiarla, pizzicarle le grandi labbra e il
clitoride.
La povera fanciulla gemeva e si contorceva, indifesa.

I due uomini si sedettero accanto a lei sul letto. – Hai voglia di
prendere i nostri cazzi nella fica, vero? – le disse, accarezzandole
il volto. Roberta mormoro’ – si’, signore, – rabbrividendo mentre
l’uomo le leccava le guance. – Soddisferemo presto le voglie della tua
sporca fica, – le disse Romano, – ma prima dobbiamo sistemarti un po’
meglio.

Prese dal cassetto il tubetto di crema che Roberta ormai conosceva, e
una nuova corda. Porse la crema a Franco, che inizio’ a spalmarla sul
cetriolo. Intanto Romano inizio’ a girare la corda attorno ai grossi
seni della ragazza, legandoli assieme. Roberta non aveva mai subito
nulla di simile, e inizio’ a implorare che non le facessero del male.
– Oh, no, – rispose Romano, – non ti fara’ male. Alle vacche piace
essere legate in questo modo.

L’uomo strinse la corda gradualmente, strizzando i seni di Roberta.
Quando furono sufficientemente stretti, fece un nodo alla corda.
Legate insieme, le stupende poppe della ragazza sembravano ancora piu’
voluminose. Intanto, Franco aveva terminato di preparare il cetriolo,
e fece un cenno a Romano, che allargo’ le natiche di Roberta. La
ragazza riprese a implorare, ma invano. Franco spinse lentamente il
grosso vegetale nell’ano della fanciulla, strappandole nuovi gemiti di
dolore. L’ospite non mostro’ particolare riguardo, spingendo dentro
tre quarti del grosso cetriolo in un unico, brutale movimento.

Quando questi preparativi furono ultimati, Romano fece cenno a Franco
di servirsi per primo. L’uomo, con un ghigno crudele, si sposto’ sopra
la ragazza legata. La preparazione di Roberta l’aveva eccitato e il
suo membro era gia’ pronto. Con calma, lo spinse tutto dentro nella
vagina esposta della studentessa. Intanto, Romano si inginocchio’ di
fianco alla spalliera e costrinse Roberta a prenderglielo di nuovo in
bocca.

Franco inizio’ a pompare nel giovane sesso di Roberta. Il suo membro
doveva essere ancora piu’ grosso di quello di Romano; inoltre il
cetriolo aveva rilassato la vagina della ragazza, e Roberta si senti’
violata piu’ in profondita’ di quanto non fosse mai successo prima. Il
sapore acre dello sperma di Romano, e il dolore dei suoi seni legati
stretti, si fondevano in un’unica sensazione di dolore e piacere.
Franco continuo’ a fotterla con violenza finche’ non senti’ di stare
per venire. Quindi, lo sfilo’, e inizio’ a strusciarlo

sulla fessura di Roberta, facendo cenno a Romano di prendere il suo
posto. Mentre Romano si spostava verso il sesso della ragazza, Franco
si avvicino’ al volto di Roberta per schizzarle nuovamente in faccia.

Romano si posiziono’ sul corpo della studentessa e la prese con forza,
piantando il proprio membro gonfio dentro di lei. Portando la mano
dietro le natiche della fanciulla, raggiunse il cetriolo per poterlo
maneggiare mentre la scopava. Inizio’ a spingerlo dentro e fuori a
tempo mentre la scopava animalescamente. Roberta gemeva… si trovo’
di nuovo il membro di Franco accanto alla bocca, di nuovo fu costretta
a prenderlo mentre veniva montata da Romano.

Romano trattenne piu’ volte l’orgasmo per scoparla piu’ a lungo.
Infine, venne anche lui, sfilandolo appena in tempo per schizzare il
proprio seme sui seni legati della ragazza. Quindi, Romano e Franco
afferrarono i seni di Roberta alla base, spingendoli verso la bocca di
Roberta e costringendola a leccarne il seme di Romano.

Quando furono soddisfatti, i due uomini si rivestirono. Roberta
imploro’ che la slegassero, ma i due non sembravano intenzionati a
farlo. Al contrario, la bendarono e imbavagliarono, uscendo poi dalla
stanza e lasciandola li’, legata in quel modo, pronta per essere
nuovamente usata.

Durante l’arco del pomeriggio, la porta si apri’ diverse volte.
Roberta non vedeva chi fosse a entrare. Veniva semplicemente scopata,
in silenzio, e riceveva lo sperma del suo violentatore sul viso o sui
seni. Questo si ripete’ cinque o sei volte.

Infine la porta si apri’ un’ultima volta e Romano slego’ la ragazza,
ordinandole di rivestirsi e sparire. Roberta si rivesti’ in fretta e
si diresse verso casa, piangendo per tutto il tragitto – mentre nuovi
uomini e ragazzini si divertivano a osservare i suoi seni attraverso
la maglietta.

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