Roberta ricattata (2002), p.7 – Roberta torturata

Una settimana dopo l’incontro con Franco, Roberta stava recandosi
nuovamente da Romano, vestita, come sempre, in modo abbastanza
provocante. Portava una gonna al ginocchio e un top aderente, entrambi
color crema, autoreggenti color carne, e tacchi alti. Non indossava
intimo e, come sempre, riceveva molti sguardi dagli uomini che
incontrava per strada. L’imbarazzo era aumentato da qualcosa che solo
Roberta sapeva: Romano le aveva ordinato di applicarsi uno strato di
rossetto su capezzoli e grandi labbra. Il colore rosso vivo dei
capezzoli li rendeva ancora piu’ chiaramente visibili attraverso il
sottile tessuto del top.

Quel giorno, una caduta di tensione provoco’ un blocco totale della
metropolitana. Roberta si trovo’ costretta a usufruire dei mezzi di
superficie, e arrivo’ all’appartamento di Lorenzo con mezz’ora di
ritardo. Quando Romano si presento’ alla porta, e fece entrare
Roberta, la ragazza cerco’ subito di scusarsi, iniziando a spiegare
cio’ che era accaduto. Romano chiuse la porta e la colpi’ con un
violento ceffone.

– Non mi interessano le tue stupide scuse, – le disse, severamente. La
guardo’ con calma. – Sei molto in ritardo, e sai quanto me che questo
genere di cose deve essere punito, e punito severamente.

L’uomo la spinse contro la parete, facendola stare in piedi rivolta
alla parete stessa. La ragazza si appoggio’ al muro con le mani, e
Romano inizio’ a palparle e schiaffeggiarle seni e natiche attraverso
i vestiti. – Immagino che tu abbia preso dei mezzi molto affollati,
quando sei uscita dal metro’.

– Si… signore – mormoro’ lei, gemendo per ciascuno dei colpi che
Romano infliggeva alle sue natiche e ai suoi seni.

– E sono certo che ti piaceva sentire tutti quegli uomini che si
arrapavano vedendo una simile vacca sull’autobus. Scommetto che ti si
strusciavano sulle poppe, sul culo e sulla fica. E che ti piaceva.
Vero?

– N… no… – disse lei debolmente, ma Romano la colpi’ con un nuovo
ceffone in pieno volto.

– Non raccontarmi stronzate, – le disse. – Ti piaceva?

Roberta singhiozzo’. – Si… signore… mi piaceva…

Romano sorrise. – Certo. Ora sarai punita per essere la grossa vacca
arrapante che sei. Le tue poppe, il tuo culo e la tua fica verranno
puniti. – Fece girare Roberta verso di se, e porto’ le mani ai seni di
lei, strizzandoli attraverso la maglietta. – Comincero’ dalle tue
poppe. – Lentamente, prese a slacciarle i bottoncini del top. – C’e’
bisogno che ti leghi, o farai la brava e accetterai tutto quello che
ho intenzione di fare a queste grosse, oscene mammelle?

Roberta rabbrividi’, sentendo le mani dell’uomo sfiorarle i seni
mentre lui la spogliava. – No, signore… – mormoro’, – la prego, non
mi leghi…

– Va bene, – disse Romano, aprendole la maglietta e scoprendo il seno
della ragazza. Inizio’ a palparlo con gusto. – Non ti leghero’, ma
solo finche’ farai la brava e accetterai la punizione che meriti.

– La prego… signore… – mormoro’ debolmente lei, – non mi faccia
del male… io…

Lui sorrise, e le fece cenno di stare zitta. – Ti ho detto di non
rompermi i coglioni con le tue stupide scuse. Se preferisci, possono
iniziare dalla tua fica o dalle tue chiappe. Vuoi che inizi a
torturarti dalla fica? – Roberta esitň, con le lacrime agli occhi. –
No, signore… – mormorň. Romano annuě. – Allora slacciati del tutto
la maglietta, scopriti bene le poppe, e metti le mani dietro la
schiena, schiava, – le ordinň.

– Sě, signore, – disse Roberta, slacciandosi gli ultimi bottoni, e
tirandosi fuori i seni dalla maglietta. Romano la guardo’, verificando
che si fosse dipinta i capezzoli di rossetto. – Il fatto che tu sia
stata una brava vacca e ti sia dipinta capezzoli e fica non ti
servira’ a evitare la tua giusta punizione.

Romano aprě un cassetto, e ne trasse due robusti elastici. Passň uno
degli elastici attorno a una mammella di Roberta; la ragazza gemette e
rabbrividě. Romano sistemň l’elastico in modo che strizzasse bene la
carne della schiava, e lo lasciň. Quindi, passň l’altro elastico
attorno all’altra mammella di Roberta. – Ti fanno male? – le disse,
palpandola. I seni carnosi di Roberta erano ancora piu’ morbidi,
compressi alla base dagli elastici.

– Sě, signore… – mormorň Roberta. – mi fanno male…

Romano sorrise, baciandola. – E lo sai che me lo fai diventare tanto
tanto duro quanto ti faccio soffrire le poppe, vero? – le sussurro’.
Roberta arrossi’. – Si… signore… – mormoro’. Romano sorrise
ancora, colpendole le mammelle con forti pacche, prima la sinistra e
poi la destra. La ragazza gemette per quelle improvvise scossa di
dolore. – Sei una popputa puttana, tesoro? – disse Romano. – Dimmelo.

– Sě, signore, – mormorň Roberta, suo malgrado – io… sono… una
popputa puttana, signore.

Romano la guardo’ con un ghigno crudele, aprendo un cassetto di una
credenza e prendendone una manciata di mollette di metallo. Erano
mollette di tipo “alligatore”, dentate. Romano inizio’ ad accarezzare
i capezzoli di Roberta lentamente, delicatamente, fissando la ragazza
negli occhi. – Fammeli sentire belli duri, – le sussurro’, – sara’
molto piu’ eccitante punirli…

Roberta aveva gli occhi bagnati di pianto, ma non osava piu’
implorare. Si rese conto che i suoi capezzoli si stavano in effetti
indurendo. Romano attese che fossero del tutto eretti, quindi applico’
la prima molletta. Roberta si morse le labbra, trattenendo a stento un
gemito di dolore. Le mollette erano molto forti; senti’ i dentini
metallici che affondavano nella sua carne tenera. Romano applico’ la
seconda molletta con crudele calma. Quindi, dispose altre quattro
mollette attorno ai capezzoli, due per mammella.

– Dimmi che ti piace che le tue grasse poppe siano trattate cosi’, –
le ordino’ Romano, baciandola ancora, – e intanto, toccami.

Roberta sposto’ una mano da dietro la schiena, iniziando a massaggiare
il membro di Romano mentre, obbediente, sussurrava: – mi piace che le
mie grasse poppe siano trattate cosi’…

Romano sorrise, massaggiando i seni di Roberta. – Anche a me piace
torturare le tue gonfie poppe, – sussurro’. Prese la ragazza per i
capelli e la spinse verso il tavolo al centro della stanza. Sul
tavolo, Romano aveva preparato un pesante righello di legno; inoltre,
aveva sistemato uno sgabellino a lato del tavolo stesso.

– Inginocchiati sullo sgabello e appoggia le tette sul tavolo, – le
ordino’. Roberta obbedi’, inginocchiandosi obbediente, i seni nudi
sulla fredda superficie del tavolo di cristallo. – Mani dietro la
schiena, – le ordino’ lui nuovamente. La ragazza uni’ le mani dietro
di se’, tremando. – La… prego… – mormoro’, guardando spaventata il
righello.

Romano prese l’oggetto, e guardo’ la fanciulla indifesa. Senza dir
nulla, prese fra le dita la molletta agganciata al capezzolo destro di
Roberta e la tiro’, per stendere il seno destro della ragazza. Quindi,
colpi’ Roberta sulla carne con il pesante righello. Roberta ebbe un
intenso gemito di dolore, spezzato da un secondo, crudele colpo sul
suo seno. Romano la colpi’ cinque volte, quindi lascio’ la molletta e
ripete’ l’operazione con il seno sinistro della ragazza. Il righello
strappava a Roberta lacrime e gemiti di dolore, e le lasciava strisce
rosse sulla pelle nuda.

Quindi, l’uomo si slaccio’ i pantaloni. – Prendimelo in mano e
massaggiamelo mentre ti do la seconda razione, puttana. –

Roberta allungo’ una mano timorosa, infilandola nella patta di Romano
e prendendo il suo membro in mano. Inizio’ a massaggiarlo suo malgrado
mentre Romano afferrava, questa volta, entrambe le mollette. Mentre la
mano di Roberta gli dava piacere, inizio’ a colpire entrambi i seni
della ragazza con il righello. Si chino’ verso la ragazza e la bacio’,
costringendola ad aprire la bocca. Roberta, obbediente, succhio’ e
lecco’ la lingua dell’uomo fra i gemiti che il righello le strappava
colpendo la sua morbida carne nuda. Mentre la colpiva, Romano tirava
le mollette, tormentando i capezzoli di Roberta.

Quando Romano ebbe sfogato i suoi sadici istinti sui seni della
ragazza, si chino’, e le sollevo’ la gonna, scoprendo le natiche nude
di Roberta. – Aprila bene, – le ordino’. Lei cerco’ di compiacerlo,
divaricando le cosce e lasciando che lui la toccasse le introducesse
due dita dentro. Mentre la penetrava con le dita, Romano lecco’ il
volto di Roberta. – Adesso e’ il momento di punire le tue grasse
chiappe da scrofa, – le disse. – Spingile bene in fuori.

Roberta chino’ il busto in avanti, sporgendo le natiche nude verso il
suo tormentatore. Romano le accarezzo’ con calma, quindi prese altre
quattro mollette. Pizzico’ la carne di Roberta e appese le mollette,
due su ogni natica. Quindi, prese nuovamente il righello. – Ora conta
ad alta voce, – le ordino’, mostrandole il righello. – La supplico…
– gemette Roberta, invano. Romano si piazzo’ dietro di lei e le
inflisse un primo violento colpo. Roberta lancio’ un gemito di dolore.
– U… uno… – mormoro’ poi. – La prego… non merito questo… –

– Meriti questo e molto di piu’, puttana, non siamo che all’inizio.

Un nuovo colpo. – Due… – gemette flebilmente lei. Ancora… piu’
forte. Quando Roberta arrivo’ a contare “dieci”, le sue natiche erano
arrossate e segnate dai colpi, e la ragazza piangeva. Romano non era
ancora soddisfatto. – Apri le chiappe, – le disse. Roberta, tremando,
si prese le natiche e le apri’. Fra i singhiozzi, tentatava ancora di
implorare Romano. L’uomo sorrise e le accarezzo’ l’ano con la punta
dell’indice. Quindi, inflisse tre colpi di righello direttamente sul
delicato, intimo buco della sua vittima.

Fatto questo, l’uomo ripose il righello e si mise a palpare e
pizzicare le natiche doloranti della studentessa. Roberta, desiderosa
di compiacerlo per evitare ulteriori punizioni, chiuse gli occhi per
l’umiliazione e prese a ruotare lievemente il bacino per consentire a
Romano di palparla meglio. – La prego… padrone… – mormoro’, –
saro’ buona… non faro’ altri errori… la prego… smetta di
punirmi… –

Romano sorrise del tentativo di Roberta. – Allarga le cosce,
puttanona.

Roberta divarico’ le cosce. Romano le palpo’, lasciando scivolare la
mano sull’orlo delle autoreggenti, facendola risalire, infilandola fra
le gambe della fanciulla per palparle la vagina. Inizio’ ad
accarezzarle il clitoride. – Ora voglio sentirti bagnare come una
vacca, – le disse. Roberta arrossi’. Non sapeva come fare per
compiacerlo. Cerco’ di concentrarsi sul piacere che le mani dell’uomo
le davano, ma il dolore ai seni e alle natiche era ancora troppo
cocente. – La prego… – mormoro’, – non posso…

– Certo che puoi, vacca, – le disse lui, – le puttane come te si
bagnano molto facilmente. Pensa al grosso cazzo che prenderai in culo
fra non molto…

Roberta singhiozzo’ e cerco’ di sottostare ai desideri di Romano. Lui
la stava penetrando con l’indice e il medio, mentre il pollice le
strofinava il clito. Gradualmente, senti’ il piacere crescere. – Cosi’
va bene, – disse Romano, sentendo che le sue dita scivolavano piu’
facilmente dentro la ragazza. – Voglio che la tua fica sia ben bagnata
prima di cominciare a punirla.

Roberta non sapeva piu’ come implorarlo di non proseguire quelle
terribili torture. La sua vagina si stava effettivamente bagnando,
mentre la ragazza ancora ruotava le anche per incontrare i movimenti
delle dita del suo aguzzino. Finalmente, Romano ritenne che Roberta
fosse abbastanza bagnata. Le si avvicino’ all’orecchio, glielo lecco’,
e poi le sussurro’: – ora chiedimi di punire la tua fica.

Roberta esito’, piangendo. Non aveva scelta. – La prego… – mormoro’.
– La prego… punisca la mia fica…

L’uomo sorrise e disse a Roberta di salire in ginocchio sul tavolo, e
di mettersi a quattro zampe. Lei non pote’ che obbedire. L’uomo si
avvicino’ a lei da dietro. La vagina di Roberta, esposta e con le
grandi labbra colorate di rossetto, era uno spettacolo davvero
volgare, ed eccitante. – Che bella ficona sugosa, – le disse,
chinandosi in avanti e leccandola lentamente. Roberta rabbrividi’
sentendo la lingua di Romano sul suo sesso. – Sara’ un vero piacere
farla soffrire, – continuo’ Romano, spingendo con la lingua fra le
grandi labbra umide della ragazza.

Si scosto’ nuovamente, e prese un’altra manciata di otto mollette.
Diversamente dalle altre, queste mollette erano state preparate a
coppie, due mollette unite da un forte, corto elastico. Romano prese
le grandi labbra di Roberta fra il pollice e l’indice, tirandole
brutalmente, e applicandovi una molletta di ciascun paio. Roberta
lancio’ un gemito, mordendosi le labbra per sopportare il dolore.
Romano quindi applico’ un’altra molletta a ciascun labbro della vagina
di Roberta. Dal sesso della ragazza ora pendevano quattro elastici,
ciascuno con una molletta ancora inutilizzata all’estremita’. Con
calma crudele, Romano applico’ tali mollette ai bordi delle
autoreggenti di Roberta, una per una. Gli elastici erano
sufficientemente corti e forti da tirare con decisione le grandi
labbra di Roberta verso l’esterno. Quando tutte le mollette furono
sistemate, Romano colpi’ la fanciulla con una violenta pacca sulle
natiche nude.

– Spalanca le cosce, adesso, – disse.

Roberta obbedi’, allargando le gambe. Le mollette tiravano crudelmente
le grandi labbra, e ancora una volta dovette mordersi le labbra per
trattenere un lamento. Romano si avvicino’ per osservare quello
spettacolo sensuale. Il clitoride di Roberta era completamente
scoperto, e lui lo lecco’ con calma, facendola rabbrividire.

– Ti sto facendo molto male alla fica, vero? – le chiese,
stuzzicandola mentre la leccava.

– Si… signore, – pianse lei.

Romano sorrise e diede tre violenti pacche sul sesso aperto della
ragazza, facendola sussultare per l’improvviso dolore. Quindi, prese
nuovamente il righello. Prima di colpirla, si sposto’ accanto al volto
della fanciulla, mostrandole l’oggetto. – Ora questo punira’ la tua
grassa ficona, puttana, – le disse. – Leccalo per dimostrarmi la tua
gratitudine per il dolore che sto per infliggerti. Leccalo con amore
troia, meglio di come lecchi il cazzo al tuo fidanzato.

Porse l’oggetto a Roberta, che, suo malgrado, dischiuse le labbra e
inizio’ a leccarlo dolcemente. L’idea di leccare l’oggetto che stava
per essere usato crudelmente sulla sua vagina la faceva sentire
completamente impotente e sottomessa. Romano osservo’ quel dolce
servizio per un po’, poi ritrasse il righello e torno’ dietro alla
ragazza. – Conta, – le disse. Quindi, inflisse un primo, secco colpo
col righello, di piatto, sulla vagina aperta della fanciulla. Roberta
questa volta non riusci’ a trattenere un grido di dolore. – Uno… –
conto’ poi. – Fa troppo… male… – piagnucolo’, ma Romano inflisse
il secondo colpo. – Due…. – conto’ ancora lei.

Romano arrivo’ a quattro, senza mai ridurre la violenza dei colpi.
Roberta era vicina al limite della sua capacita’ di sopportare il
dolore. Romano se ne rese conto e fece una pausa. – Sei solo tre
buchi, due chiappe e due poppe, schiava, ricordatelo. Dillo, avanti,
in modo che tu non possa dimenticarlo, – le intimo’. Roberta ripete’
quella frase umiliante: – sono solo… due buchi, due… – Romano la
colpi’ di nuovo, strappandole un nuovo gemito di dolore – due…
chiappe… e due poppe, signore…

Romano la colpi’ ancora. – Spero che questa lezione ti sia
sufficiente, – le disse poi, riponendo il righello. Giro’ attorno al
tavolo, mettendosi di fronte a Roberta.

– Si… signore… – piagnucolo’ lei. – Faro’ tutto quello che mi
dira’….

– Esatto. Mi aspetto che ora tu faccia tutto quello che ti chiedo,
senza esitazioni ne’ stupide lamentele. Se esiterai a fare cio’ che ti
viene ordinato, anche un solo secondo, ricominceremo da capo. E’ ben
chiaro?

Roberta si asciugo’ le lacrime. – Si, signore, e’ chiaro, – disse.

– Molto bene. Scendi dal tavolo, e mettiti a quattro zampe per terra.

Roberta scese subito dal tavolo. Si inginocchio’ nuovamente,
mettendosi carponi. Vide che Romano prendeva un nuovo oggetto dalla
credenza; era un collare per cani, di cuoio nero borchiato, col
guinzaglio. L’uomo le si avvicino’ e le sistemo’ il collare al collo.
Roberta rabbrividi’, temendo che l’uomo stringesse troppo, ma non
osando fiatare. Romano chiuse la fibia del collare, e si diresse fuori
dal salotto. Roberta lo seguiva carponi, come un cagnolino.

Romano ando’ in bagno. Quando furono dentro, chiuse la porta con
calma, e poi si giro’ verso Roberta. – Ora, puttana, ti faro’ qualcosa
che ti aiutera’ a capire chi sei e quanto vali. Ricordati, non
tollerero’ disobbedienze. Non voglio neppure che tu parli. Annuisci se
sei sicura di aver capito bene.

Roberta annui’. Romano sogghigno’ e, oziosamente, struscio’ il piede
destro contro i seni penzoloni della ragazza. – Bene, – prosegui’
Romano. – Siediti sul cesso, a gambe larghe.

Roberta arrossi’ violentemente. Striscio’ carponi fino al water. Si
alzo’, e vi si sedette come le era stato ordinato. Le mollette le
aprivano, dolorosamente, le grandi labbra.

Romano la guardo’ con calma, accarezzandole il volto, i seni, le cosce
e la vagina per un po’ di tempo. Quando la sua mano fu sulla vagina di
Roberta, le accarezzo’ il clitoride. – Ora, Roberta, io piscero’, e tu
sarai il mio cesso, – le disse. – Voglio che tu mi guardi negli occhi
finche’ non mi saro’ svuotato. – A quelle parole, gli occhi della
fanciulla si riempirono di nuove lacrime, ma lei non oso’ fiatare.
Romano sorrise, soddisfatto, e si slaccio’ i pantaloni, tirandolo
fuori. Si chino’ per prenderle le caviglie e sollevarle,
costringengola ad appoggiare la schiena contro l’asse sollevata del
water. Quindi, si piego’ su di lei, infilando con facilita’ il membro
eretto nella vagina spalancata e accogliente della sua giovane
vittima. Roberta senti’ il membro di Romano che scivolava in
profondita’ dentro di lei.

Senza dir nulla, fissando gli occhioni umidi di Roberta, inizio’ a
orinare nella vagina della ragazza. Lei senti’ il liquido caldo
riempirle il sesso, e scivolare fuori, fra le sue natiche. Roberta non
aveva neppure mai pensato a una cosa del genere; era semplicemente
oscena, orribile. Senti’ l’odore acre dell’urina di Romano, ma non
smise di guardarlo, tremando mentre lui le riempiva la vagina in quel
modo disgustoso.

Dopo un po’, il getto si interruppe, e Romano lo sfilo’ con calma. La
guardo’ con un ghigno. – Non ho ancora finito, puttana, – le disse,
avvicinando il bacino al volto di Roberta. Lei avrebbe desiderato
opporsi, implorare di non dover subire quella disgustosa atrocita’, ma
la paura di essere nuovamente picchiata era troppa. Docilmente, seppur
piangendo, dischiuse le labbra e prese in bocca il membro di Romano.
Lui ridacchio’ e ricomincio’ a orinare. – Ingoia tutto, – le disse.
Roberta dovette concentrarsi per resistere all’impulso di rigettare.
Con la disperazione nel cuore, mando’ giu’ tutto quello che Romano le
stava dando. Le lacrime le rigavano le guancie.

Quando fu soddisfatto, Romano sfilň il membro dalla bocca di Roberta.
La ragazza tossě, continuando a piangere. Romano, eccitato, era ben
lungi dall’essere soddisfatto. Con calma, si volto’, dando le spalle
alla ragazza. – Leccami il culo, adesso, – le ordino’.

Roberta esito’, piu’ per paura di non esserne in grado che per la
volonta’ di opporsi. Si chino’ in avanti, e introdusse la lingua fra
le natiche dell’uomo, iniziando a leccargli l’ano. L’uomo le prese le
mani, e se le porto’ al membro. – Masturbami troia, e spingi dentro
quella lingua.

Il sapore era disgustoso, ma Roberta ancora si sforzo’ di non
rigettare. Mentre iniziava a masturbarlo con due mani, lentamente,
spinse la lingua nell’ano del suo aguzzino, leccandolo piu’ dolcemente
che poteva. Sentendo la calda lingua di Roberta nel proprio sfintere,
l’uomo gemette di piacere mentre il suo membro si induriva fra le mani
della fanciulla. Quando fu vicino al culmine del piacere, si ritrasse
e si volto’ ancora verso Roberta.

– Ora mettiti accucciata sull’asse del cesso, dandomi le spalle,
vacca. E’ venuto il momento di fotterti in culo.

Roberta singhiozzo’ e si mise nella posizione richiesta. Accucciata,
con le ginocchia divaricate, il dolore che le era causato dalle
mollette agganciate alle grandi labbra era decuplicato. L’uomo le si
avvicino’, e appoggio’ il membro ormai durissimo all’ano delicato
della ragazza. Prese Roberta per i seni, stringendoli con forza, e
spinse violentemente, penetrandola senza alcun lubrificante. Roberta
si lascio’ andare a un gemito acuto di dolore. – Muovi il culo, vacca,
– disse Romano, – prendi tutto il mio cazzo, se non vuoi essere
frustata. –

Roberta obbedě, tentando di compiacere l’uomo, nonostante il dolore
che quella posizione e quell’atto le provocavano. Romano continuo’ a
pompare nell’ano della ragazza, selvaggiamente, per diversi minuti.
Infine, Roberta senti’ che Romano godeva dentro di lei. Gli schizzi
del suo sperma sembrarono riempirle il retto. Romano diede ancora
alcune spinte, e lo sfilo’ brutalmente. Roberta rimase immobile.
Sentiva l’urina e il seme di Romano che le colavano dalla vagina e
dall’ano.

– Seduta come prima, – le disse.

Roberta torno’ a sedersi sull’asse, rivolta a Romano. – Tira fuori la
lingua.

La ragazza obbedi’. Romano appoggio’ il membro sulla lingua di
Roberta, e la prese con le dita, strofinandosela sul pene per
ripulirlo. Quando fu soddisfatto, lo rimise dentro e riallaccio’ i
pantaloni.

– Metti le mani li’ sotto, – le ordino’ quindi, indicando la vagina e
l’ano di Roberta, – e spalmati sulle tette tutto quello che riesci a
raccogliere.

Roberta, arrossendo, porto’ le mani al suo basso ventre. Gocce di
sperma e urina stavano ancora colando dai suoi buchi. Spalmo’ quei
liquidi disgustosi sui propri seni. Sentiva l’odore detestabile di
entrambi addosso. Quando i liquidi ebbero smesso completamente di
colare, Romano la fece rivestire, senza permetterle di togliere gli
elastici o le mollette. Le mollette agganciate ai seni erano
chiaramente visibili sotto la maglietta. Romano le fece tenere anche
il collare, anche se sgancio’ il guinzaglio.

Quindi, disse a Roberta che l’avrebbe accompagnata fino al metro’. La
ragazza si rese conto che in tal modo non avrebbe potuto liberarsi di
quegli umilianti e dolorosi orpelli, ma ancora una volta non ebbe il
coraggio di replicare. Romano la accompagno’ fino alla banchina del
metro’, e la costrinse a salire su una carrozza in cui tutti i posti a
sedere erano occupati. Quindi, la saluto’, tornando a casa mentre
Roberta affrontava il viaggio piu’ umiliante da quando tutto era
cominciato.

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