Roberta ricattata (2002), p.9a – Un weekend alla fattoria I

Quando Lorenzo rientro’ dal suo viaggio all’estero, lui e Romano
convocarono Roberta per un sabato mattina, dicendole che avrebbe
passato il week-end con loro. Considerando che il fidanzato di Roberta
era a militare, e non avrebbe avuto licenze quel finesettimana,
trovare una scusa per i propri genitori non fu difficile per lei:
disse che sarebbe andata in montagna con alcune amiche. A Roberta fu
ordinato, per l’occasione, di indossare un vestitino corto e scarpe
con i tacchi, senza mutandine ne’ reggiseno.

Lorenzo e Romano si presentarono alle undici, caricarono Roberta in
macchina, e partirono. Roberta fu fatta sedere dietro, mentre Romano e
Lorenzo erano davanti. Le fu ordinato subito di togliersi le
mutandine, allargare le cosce, e masturbarsi per tutto il viaggio,
prima con le dita, poi con un grosso vibratore. Lorenzo, che era alla
guida, non cerco’ in alcun modo di proteggere Roberta dagli sguardi
dei camionisti che li accostavano sulla tangenziale.

Lasciarono la citta’ e si diressero in campagna, alla periferia di
Monza. Prima di mezzogiorno giunsero a una grande fattoria, dove si
fermarono. Quando scesero dall’auto, ad attenderli c’era un gruppo di
persone, fra cui il padrone di casa, un contadino tarchiato e barbuto
di nome Carlo. Questi fece qualche commento su Roberta, chiamandola
“bella maialina”, e disse che non vedeva l’ora di vederla al lavoro.
Quindi, li fece entrare. Carlo e Lorenzo condussero Roberta in una
camera senza finestre, nel seminterrato, portando con loro una grossa
borsa da viaggio.

Al centro della stanza c’era uno sgabello sul quale era stato montato
un grosso fallo di lattice rosa, inclinato di circa sessanta gradi in
avanti. Roberta vide quell’enorme oggetto e rabbrividi’. Lorenzo
chiuse la porta alle sue spalle, dando un giro di chiave, quindi si
volto’ verso Roberta. – Allora, vacca, – le disse, – ora ti
spiegheremo cosa ci aspettiamo da te.

Con calma, Lorenzo apri’ la borsa e ne trasse un paio di calze nere e
un reggicalze, che getto’ per terra ai piedi della ragazza. – Prima di
tutto, indossa queste, e rimettiti le scarpe.

Arrossendo, Roberta prese gli indumenti dal pavimento. Timidamente, si
volse di spalle ai due uomini, e indosso’ il reggicalze. Nel farlo,
non riusci’ a evitare di mostrare, per un breve istante, le natiche
nude. – Un bel culone da frusta, – commento’ Carlo. I due uomini
risero, mentre Roberta indossava le calze, per poi rimettersi le
scarpe con i tacchi.

– Ora girati, – le disse Lorenzo. Dalla borsa, prese il collare
borchiato che Romano le aveva fatto indossare pochi giorni prima. Si
avvicino’ alla ragazza e glielo allaccio’ al collo. Roberta
rabbrividi’. Si accorse che, per qualche motivo, al collare erano
stati fissati diversi anelli di metallo.

Lorenzo le accarezzo’ il volto. – Oggi pomeriggio resterai in questa
stanza, – le disse. Le indico’ un angolo del soffitto, dove era stata
fissata una telecamera. – Quella servira’ per tenerti d’occhio e
assicurarci che ti attieni agli ordini che ti verranno dati. Ora,
Roberta, inginocchiati di fronte a quello sgabello.

La ragazza, arrossendo nuovamente, obbedi’, mettendosi in ginocchio.
Il fallo di plastica, da quella prospettiva, appariva ancora piu’
enorme e osceno.

– Fra poco dovrai prendere quell’affare nella fica, – le disse
Lorenzo, – percio’, per il tuo bene, ora voglio che lo succhi e lo
lecchi. La tua saliva servira’, per quanto possibile, da lubrificante.

Roberta, suo malgrado, si chino’ in avanti, e prese la punta del
grosso membro di lattice in bocca. Con difficolta’, fece scivolare le
labbra giu’ lungo l’asta. L’oggetto era cosi’ grosso che le riempiva
effettivamente la bocca. Inizio’ a succhiarlo e leccarlo, cercando di
bagnarlo di saliva come poteva. I due uomini, osservando quella
splendida ragazza inginocchiata a succhiare l’osceno oggetto,
iniziarono a massaggiarsi attraverso i pantaloni. Era un bello
spettacolo, ma nulla in confronto a quanto sarebbe seguito.

– Basta cosi’, – disse infine Lorenzo. – Ora alzati, e sieditici
sopra. Sai dove lo devi prendere.

Roberta si alzo’, tremando. Si mise di spalle allo sgabello e inizio’
a chinarsi, posizionandolo, suo malgrado, contro la sua fessura.
L’oggetto era molto grosso. Senti’ che il grosso glande entrava
dolorosamente nella sua vagina. Trattenendo le lacrime, cerco’ di
ruotare il bacino per aiutare la dolorosa penetrazione. Lorenzo e
Carlo le si avvicinarono.

– Non abbiamo tutto il giorno, – disse Lorenzo, che era dietro di lei,
prendendole le mani e trattenendogliele dietro la schiena. Carlo si
fece di fronte a lei e la prese per i seni, con una stretta crudele,
iniziando a spingerla verso il basso. Roberta gemette di dolore mentre
l’enorme fallo si faceva strada dentro di lei. Carlo la spinse giu’
finche’ meta’ dell’oggetto fu penetrato. Quindi, i due la afferrarono
insieme e iniziarono a costringerla a muoversi su e giu’ sull’asta di
lattice. A ogni spinta verso il basso, l’oggetto guadagnava qualche
centimetro, strappando nuovi gemiti di dolore alla ragazza. Infine,
riuscirono a farglielo prendere tutto. Roberta senti’ la superficie
dello sgabello contro le natiche nude. Non aveva mai preso nulla cosi’
in profondita’. Il suo volto era gia’ rigato di lacrime. Riprese fiato
lentamente, mentre i due allentavano la presa.

Carlo le tiro’ su la gonna fino ai fianchi, esponendo le cosce e le
natiche della ragazza, e la vagina aperta intorno all’osceno cilindro.
Lorenzo non le aveva ancora lasciato le mani, e gliele lego’ dietro la
schiena con un sottile spago. Roberta si rese conto che, impalata in
quel modo, era rivolta direttamente verso la telecamera nell’angolo.

– Ti piace sentirlo cosi’ dentro, vero, puttana? – le disse Lorenzo,
spostandosi davanti a lei. – Ora che la tua fica e’ sistemata,
pensiamo alle tue poppe.

Con calma, le slaccio’ i bottoni superiori del vestitino, fino a
scoprirle i seni. Carlo osservava, e fece un fischio di ammirazione
quando vide le grosse mammelle nude della loro vittima. Mentre Lorenzo
prendeva nuovi oggetti dalla borsa, Carlo inizio’ a palparle e
strizzarle con la destra, mentre infilava due dita della mano in
sinistra in bocca alla fanciulla.

Lorenzo si riavvicino’ a Roberta con un rotolo di nastro adesivo e due
catenelle. Ciascuna delle catenelle aveva un piccolo moschettone a
un’estremita’ e una molletta di metallo all’alta. Lorenzo fece un
cenno a Carlo, che prese i seni di Roberta per i capezzoli, tirandoli
con forza verso l’esterno e verso l’alto. La ragazza gemette di
dolore. Lorenzo sollevo’ l’estremita’ del nastro adesivo e inizio’ ad
avvolgerlo attorno ai seni nudi della ragazza, alla base, legandoli
stretti. Fece due giri di nastro, prima di strapparlo dal rotolo. I
seni di Roberta erano forzati in una morsa crudele, stretti alla base,
e sporgevano verso l’esterno gonfi e rotondi.

Lei stava ancora piangendo e lamentandosi sommessamente, e Lorenzo
decise di applicare anche un bavaglio di cuoio, con il quale tappo’ la
bocca di Roberta, allacciandolo dietro la nuca della ragazza. Roberta
era visibilmente spaventata. Si rendeva conto che quegli uomini
avrebbero potuto farle qualunque cosa, anche ucciderla. Era
completamente in loro balia.

Lorenzo passo’ alle catenelle. Aggancio’ i moschettoni a due anelli
nel collare di Roberta, fissando la ragazza negli occhi. Le mollette,
ovviamente, furono agganciate ai capezzoli. Era lo stesso genere di
mollette che aveva usato anche Romano; strette e dolorose. Roberta
senti’ i propri capezzoli, gia’ gonfi per il modo in cui le erano
stati legati i seni, venire dolorosamente schiacciati in quelle morse
di metallo. Le catenelle erano regolabili in lunghezza, e Lorenzo le
fece scorrere finche’ entrambe non furono sufficientemente corte da
tirare visibilmente i capezzoli di Roberta verso l’alto.

Lorenzo e Carlo fecero un passo indietro per osservare quello
spettacolo. Una ragazza stupenda, legata in modo crudele, con quelle
calze e i tacchi alti, e quei grossi seni gonfi, non poteva lasciare
indifferenti.

– Ora, Roberta, – disse Lorenzo, massaggiandosi attraverso i
pantaloni, – comincia a scopare quel coso di plastica. Voglio vederti
prenderlo con gusto, su e giu’, come una cagna in calore.

La ragazza era quasi al limite della sua capacita’ di sopportare il
dolore, ma cerco’ di obbedire. Debolmente, inizio’ a muovere il bacino
su e giu’ sull’orribile oggetto che le violentava la vagina. Carlo e
Lorenzo potevano vedere le sue grandi labbra, oscenamente aperte dal
grosso fallo, scivolare lungo di esso aprendosi e richiudendosi mentre
lei scendeva e risaliva.

– Benissimo. Ora ti spiegheremo cosa ci aspettiamo da te, – disse
quindi Lorenzo. – Tu continua a scopare quel cazzone. Hai sentito?

Roberta, suo malgrado, annui’. Ogni movimento su quell’asta di lattice
le procurava nuovo dolore, non solo alla vagina, ma anche ai seni,
resi ipersensibili dalla stretta morsa del nastro adesivo e delle
mollette.

– Questa sera, verrai esibita a un gruppo di nostri amici, – disse
Lorenzo. – La scena verra’ ripresa, e molti degli spettatori hanno
pagato per vederla, percio’ dovremo essere molto severi se la rovini
comportandoti male. E’ chiaro?

Roberta spalanco’ gli occhi, ma non pote’ che annuire.

– Carlo, – disse Lorenzo, – questa troia in genere ha bisogno di
qualche stimolo per ascoltare bene gli ordini che le vengono
impartiti. Che ne dici di occuparti del suo culone mentre vado avanti?

Carlo sorrise, avvicinandosi alla ragazza. Si mise di fronte a lei e
si slaccio’ la cintura, sfilandola. – Me ne occupero’ molto
volentieri, – disse. Si sposto’ di fianco a lei, e le si avvicino’
all’orecchio. – Fra poco, – le sussurro’, – il tuo culetto brucera’
molto. Mi dispiace, ma sembra che sia necessario per farti fare la
brava.

Prima di spostarsi dietro di lei, si chino’ per leccare i seni legati
della ragazza. Roberta rabbrividi’ mentre la lingua di Carlo scivolava
sulla sua pelle nuda. Quindi, l’uomo morse leggermente una mammella di
Roberta, strappandole un mugolio di dolore, appena soffocato dal
bavaglio di cuoio. Carlo rise e si sposto’ dietro di lei, piegando la
cinghia in due. Mentre Roberta continuava a impalarsi sul fallo di
lattice, lui inizio’ a colpirla sulle natiche nude.

Lorenzo riprese. – Allora, Roberta, dicevamo… – disse. – Ora ti
spieghero’ come comportarti questa sera. Sappi che se non fai come ti
dico, e rovini lo spettacolo, dovremo replicare domani sera. Non ti
riporteremo a casa finche’ non avrai fatto quello che vogliamo da te,
anche a costo di andare avanti tutte le sere della prossima settimana.
E’ chiaro?

Roberta chiuse gli occhi per una violenta cinghiata sulle natiche, e
poi annui’. Le lacrime bagnavano il bavaglio di cuoio.

– Bene, – continuo’ Lorenzo. – Regola numero uno: obbedire. Qualunque
ordine tu riceva, per quanto doloroso o umiliante ti possa sembrare,
dovrai obbedire senza esitare nemmeno un secondo, senza protestare, e
senza implorare o piagnucolare. In genere siamo tolleranti delle tue
stupide suppliche, ma non questa sera. Fai quello che ti viene
chiesto, fallo subito, e fallo bene. Non sto scherzando. E’ chiaro?

Roberta annui’ ancora. – Non ne sono convinto, – disse Lorenzo,
facendo un gesto a Carlo. Gli indico’ i seni di Roberta. L’uomo,
sorridendo sadicamente, si sposto’ di fianco a lei e le assesto’ una
cinghiata sulle tette nude e legate. Roberta fece un lungo mugolio di
dolore, chiudendo gli occhi mentre numerose lacrime le rigavano le
guance.

– Sei sicura che sia chiaro, puttana? – insistette Lorenzo.

Roberta annui’ disperatamente, temendo una nuova cinghiata sui seni
doloranti. Lorenzo annui’, e fece un altro cenno a Carlo, che torno’ a
occuparsi delle natiche della ragazza.

– Secondo, qualunque ordine tu riceva, devi rispondere “si, padrone”.

Roberta annui’ ancora.

– Bene, – disse Lorenzo. Roberta si rese conto con sollievo che le
regole erano gia’ finite. Poche, ma terribili, perche’ preannunciavano
l’inferno per lei. Carlo smise di colpirle le natiche.

– Oggi pomeriggio, – continuo’ Lorenzo, – starai qui, su questo
sgabello, e scoperai questo coso, lentamente, tutto il giorno. La’
sulla parete c’e’ un orologio. Vogliamo che tu abbia almeno un orgasmo
ogni ora.

Roberta annui’ ancora, fra le lacrime.

– Durante il giorno, avrai numerose visite. In particolare, verranno
molti uomini. Quello che faranno questi uomini sara’ toglierti il
bavaglio e scoparti la bocca. Noi controlleremo da quelle telecamere.
Vogliamo che tu implori ciascuno di questi visitatori di farti bere la
sua sborra, e che ti impegni a succhiarli come se bere la loro sborra
fosse la cosa che desideri di piu’ al mondo. Questo sara’ abbastanza
vero, perche’ per ognuno di loro che esce da questa stanza senza
essere venuto, ti verra’ chiesto di fare un pompino a uno dei maiali
di Carlo per compensare.

Roberta spalanco’ gli occhi, scuotendo il capo e gemendo.

Lorenzo le si avvicino’, portandosi dietro di lei. Le allargo’ le
natiche con calma, e le infilo’ un dito, bruscamente, nell’ano,
sussurrandole nell’orecchio: – si, puttana, sto parlando di veri
maiali a quattro zampe. Ne farai sborrare uno per ogni uomo che esce
di qui insoddisfatto.

Crudelmente, piego’ il dito a gancio nell’ano di Roberta, e tiro’
verso l’alto. Roberta gemette di dolore. Lorenzo sfilo’ il dito, le
scosto’ il bavaglio, e glielo mise in bocca. La fanciyulla,
terrorizzata dalle minacce che aveva subito, lo succhio docilmente,
ripulendolo con cura nonostante l’acre sapore.

– Ti e’ tutto chiaro, vacca? – disse infine Lorenzo, risistemando il
bavaglio. Roberta annui’ ancora. Lorenzo sorrise, e le diede una serie
di sculacciate. – Fammi vedere che sei la brava bambina di papa’, – le
disse, – ed eviterai il peggio. Ricordati che quello che avverra’ oggi
pomeriggio e’ solo la preparazione alla serata.

Detto questo, i due si avviarono alla porta. Roberta li vide uscire e
senti’ la porta che veniva richiusa a chiave dall’esterno. Sola,
dolorante, disperata, alzo’ gli occhi bagnati di lacrime alla
telecamera, e ricomincio’ a muovere il bacino lentamente, facendo
scivolare il fallo di lattice dentro di se, facendosi prendere fino in
fondo.

Entro l’ora successiva, dolorosamente, con fatica, riusci’ a
raggiungere un orgasmo. Per essere certa che la telecamera lo
testimoniasse, gemette e mugolo’ e si impalo’ sul fallo di lattice nel
modo piu’ osceno possibile.

Poi iniziarono ad alternarsi gli uomini, come aveva preannunciato
Lorenzo. In genere, erano braccianti della fattoria. Entravano, la
guardavano, la toccavano, gustando i suoi seni, le sue natiche,
strofinando le grandi labbra della sua vagina e il clitoride. Quando
la toccavano, Roberta cercava di sfruttare quei toccamenti per
eccitarsi, e un paio di volte riusci’ a venire mentre una mano le
frugava la fica piena di quell’osceno cazzo di plastica. Dopo averla
toccata, le slacciavano il bavaglio, e Roberta li implorava di
sborrarle in bocca, di farle mangiare il loro sperma, usando, per
compiacerli, il linguaggio piu’ volgare di cui era capace. Gli uomini
le mettevano il cazzo in bocca, le scopavano la bocca a fondo. Per
motivi che lei poteva immaginarsi in modo vago, pero’, nessuno di loro
le venne in bocca. Invece, depositavano il loro carico di sperma in un
vasetto. Dopodiche’, si pulivano il membro sul suo volto o nei suoi
capelli, le rimettevano il bavaglio, e se ne andavano.

Nel tardo pomeriggio fu visitata anche dal padrone di casa, Carlo.
Quando lo vide entrare, Roberta sussulto’. L’uomo conduceva con se’
due grossi cani, ed era accompagnato da un nero con un vasetto e
guanti di plastica. Roberta guardava il gruppo terrorizzata. Il nero,
che si chiamava Rick, era un dipendente di Carlo. A un ordine del
padrone, Rick apri’ il vasetto. Roberta riusci’ a leggere l’etichetta
del vasetto: era cibo per cani. Rick ne prese un po’, con le mani, e
inizio’ a spalmarlo sulle grandi labbra della ragazza. Lei gemette, ma
non oso’ far nulla che potesse indispettire il crudele padrone di
casa. Mentre Rick spalmava il contenuto del vasetto sulla sua vagina,
anzi, cerco’ ancora di eccitarsi per venire come le era stato chiesto,
senza riuscirci.

Rick spalmo’ un’altra manciata di cibo per cani fra le natiche nude di
Roberta, concentrandosi sul suo ano. Carlo, per il momento, si
limitava ad assistere. Quindi, Carlo e Rick condussero i cani
rispettivamente davanti e dietro la ragazza legata. Attratti
dall’odore del loro cibo, i due animali iniziarono a leccarle la
vagina e l’ano. La ragazza non poteva opporsi a quel trattamento
umiliante.

Mentre i cani la leccavano, Carlo le slaccio’ il bavaglio. – Vi
prego… – mormoro’ subito lei. – Vi prego, riempitemi la bocca di
sborra… voglio bere tutta la vostra calda sborra….

Carlo sorrise, accarezzandole il volto. Fece un cenno a Rick, che
prese un’altra manciata di cibo per cani. – Sei disposta a tutto per
avere la nostra sborra, vero, puttana? – le disse Carlo. Lei annui’. –
Si, vi prego… faro’ qualunque cosa per la vostra sborra…

– Per cominciare, allora, – disse Carlo, – abbiamo del cibo adatto a
te. Rick, dalle da mangiare.

Rick le si avvicino’ con la mano piena di cibo per cani. Roberta
piangeva ma accolse obbediente la mano di Rick in bocca, succhiando la
disgustosa pappetta dalle sue dita. Sentiva il sapore pungente del
cibo per cani e il sapore del lattice dei guanti che Rick indossava.
Trattenendo a fatica l’impulso di rimettere, inghiotti’ tutto,
leccando le dita del nero. Carlo rideva e le sculacciava i seni. –
Brava cagnetta, – le diceva. Le lingue dei cani continuavano a
stimolarle la vagina e l’ano. Il primo strato di cibo era finito, e le
loro lingue ruvide spingevano piu’ forte.

Quando Roberta ebbe esaurito il cibo che le era stato offerto, la
costrinsero a bere mezza bottiglia d’acqua per risciaquarle la bocca.
– Vi prego, – continuava lei, – ora date a questa puttana la sborra di
cui ha bisogno…

– Non ancora, cagnetta, – disse Carlo. – I miei adorati cani pastori
ti stanno leccando quei sudici buchi da diversi minuti, e sarebbe
molto offensivo se tu non dimostrassi di apprezzare questo
trattamento. Voglio vederti venire mentre ti leccano.

Roberta esito’. – Si, padrone, – mormoro’ poi, ricordando gli ordini
di Lorenzo. Suo malgrado, cerco’ di concentrarsi sull’osceno piacere
che gli animali le procuravano leccandola in quel modo. Suo malgrado,
sposto’ il bacino leggermente in avanti per permettere al cane che le
stava leccando la vagina di strusciare la sua lingua secca sul suo
clitoride. Carlo e Rick guardavano, ridendo e palpandole le tette,
strizzandole con forza.

Dopo un tempo che le parve interminabile, Roberta senti’ che stava
raggiungendo l’orgasmo tanto desiderato quanto degradante. Quando il
suo corpo fu scosso dal piacere, si senti’ sporca come non si era mai
sentita prima. La sua umiliazione fu accentuata dalla incredibile
violenza di quell’orgasmo. Mugolando e agitandosi, riverso’ il capo
all’indietro, mentre i suoi seni arrossati erano scossi dai brividi
che le attraversavano il corpo e dal suo ansimare incontrollabile.

– Molto bene, – disse Carlo, quando lei si fu ripresa. Con calma, si
slaccio’ i pantaloni e le mise in bocca il membro. Trattenendola per i
capelli, inizio’ a pompare con violenza nella bocca passiva della
fanciulla. I cani avevano completamente ripulito gli orifizi di
Roberta e si ritrassero. Carlo le prese la bocca a fondo per un tempo
lunghissimo. A differenza di quanti l’avevano preceduto, Carlo non
uso’ il vasetto. Al momento del piacere, lo tiro’ fuori e si chino’ su
di lei, prendendosi in mano il membro e orientandolo verso la vagina
di Roberta. Scarico’ numerosi abbondanti getti di sperma, insozzandole
il pelo e le grandi labbra.

Quindi, Carlo lascio’ il posto a Rick. Il nero tiro’ fuori un enorme
membro d’ebano, lungo, lucido, duro. Senza dir nulla, lo infilo’ in
bocca a Roberta, spingendolo fino in gola. La ragazza ebbe
l’impressione di soffocare, e, istintivamente, degluti’, prendendo il
glande di Rick dentro la gola. L’uomo inizio’ a scoparle la gola con
violenza. Roberta non aveva mai preso un membro maschile di simili
dimensioni; il suo volto, con le labbra aperte attorno a quel mostro,
era uno spettacolo, e Carlo suggeri’ a Rick di spostarsi leggermente
per mostrare meglio l’azione alla telecamera.

Quando Rick fu prossimo all’orgasmo, lo tiro’ fuori. Evidentemente a
lui non erano riservati gli stessi privilegi del padrone di casa,
perche’ dovette recuperare un vasetto che teneva in tasca e scaricarsi
li’ dentro, riempiendone un buon quarto di denso sperma giallognolo.

– Non temere, puttana, – disse Carlo, – avrai quel delizioso sperma
molto presto.

I due rimisero il bavaglio a Roberta. – Saluta Red e Magnus, – disse
Carlo a Roberta, indicando i due grossi cani. – Rivedrai presto anche
loro.

Con questa frase, Carlo e Rick lasciarono la stanza, conducendo via
anche i cani. Roberta rimase sola. Piangendo, guardo’ l’orologio.
Mancavano ancora due ore, e due orgasmi, all’inizio della sua serata
speciale.

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