Roberta ricattata (2002), p.9c – Un weekend alla fattoria III

Dopo lo spettacolo, Roberta fu nuovamente lavata e ricondotta nella
sua camera, dove ricevette la visita di Carlo. L’uomo la godette a
lungo, lasciandola poi sola per il resto della notte. Roberta dormì
nuda, ammanettata, con due grossi vibratori nella vagina e nell’ano.

La mattina successiva fu svegliata da Rick, che entro’ in camera e la
scoprì bruscamente dalle coperte. – Uno degli ospiti della villa ha
chiesto di vederti, – disse Rick. – Ti consiglio di non creare
problemi. Il signor Marchi e’ una persona molto ricca e potente. Se
non ti comporterai bene con lui, potrebbe persino capitare qualche
guaio alla tua famiglia.

Roberta rabbrividi’. Rick le tolse le manette e i vibratori,
facendoglieli pulire entrambi con la bocca. – E’ stato un vero piacere
fotterti in culo ieri sera, puttana, – le disse, con un ghigno
crudele. Quindi, le allungo’ una borsa. – Vai in bagno, lavati bene,
truccati, profumati, e mettiti questi vestiti.

Roberta fece come le era stato detto. Nella borsa trovo’ calze nere,
reggicalze, scarpe nere con i tacchi, mutandine di pizzo nero, e una
uniforme da cameriera. Il vestitino nero, sopra il ginocchio, fasciava
le sue forme in modo estremamente provocante, ed era completato un
grembiulino e una cuffietta ornate di pizzo bianco. Nella tasca del
grembiule c’erano cinque mollette da bucato; vedendole, Roberta
rabbrividi’, ma non oso’ liberarsene.

Vestita in quel modo, Roberta fu condotta da Rick nella stanza del
Marchi, al piano superiore. La “stanza” era in realta’ un piccolo
appartamento, simile a una grande camera d’albergo. L’anticamera era
un piccolo salotto, e due porte conducevano a un bagno e una camera da
letto. Il Marchi sedeva su un divano, in vestaglia, sorseggiando un
bicchiere di liquore. Vedendolo, Roberta provo’ subito una strana,
fortissima soggezione. L’uomo aveva passato la cinquantina,
brizzolato, e aveva un volto severo, autorevole, e occhi grigi
taglienti. Rick lo saluto’ e usci’, lasciando Roberta da sola con il
suo nuovo padrone.

La ragazza saluto’ a sua volta, – buongiorno, signore. – Il Marchi la
osservo’ freddamente, per alcuni minuti, lasciando scivolare lo
sguardo sulle forme della ragazza. – Avvicinati, – le disse quindi.

– Si, signore, – mormoro’ Roberta, avvicinandosi timorosa, fino a
fermarsi di fronte all’uomo. Il Marchi allungo’ una mano, portandola
sulla coscia di Roberta, iniziando ad accarezzarla. – Ti e’ stato
spiegato che non sono abituato a essere disobbedito, vero? – le disse.
Il tono dell’uomo era freddo, severo. La ragazza rabbrividi’, sentendo
la mano del Marchi risalire lungo la coscia fino a toccarle la pelle
nuda sopra l’orlo delle calze. – Si, signore, – rispose. Lui le
infilo’ la mano nelle calze, poi torno’ su, lentamente, esplorandola
con calma, palpandole le natiche. Roberta non osava muoversi,
guardando l’uomo

negli occhi grigi e inespressivi. Lui e porto’ la mano fra le cosce di
Roberta. La ragazza divarico’ leggermente le gambe quando lui inizio’
ad accarezzarle la vagina attraverso le mutandine.

– Ho pagato Carlo per avere una serva bella, obbediente, e giovane, –
le disse. Sposto’ ancora la mano, per palparle i seni lentamente. – Ho
visto lo spettacolo, ieri sera, – le disse. – Sei veramente molto
bella. Girati e mostrami quel grosso culo.

– Si, signore, – rispose ancora lei. Si volto’ di spalle, e si
sollevo’ il vestito, lentamente. Senza attendere l’ordine, abbasso’ le
mutandine fino alle ginocchia. Il Marchi guardo’ compiaciuto le
natiche piene e rotonde della ragazza. Le palpo’ e pizzico’, con
calma, dandole poi due forti pacche sulle natiche.

– Che mestiere fa il tuo fidanzato? – le chiese. Roberta senti’ la
mano dell’uomo che si introduceva fra le sue cosce, e le divarico’
docilmente. – Il… programmatore, signore, – mormoro’, mentre lui
continuava a toccarla.

Il Marchi sorrise. – Capisco, – disse. – Probabilmente guadagna meno
del mio giardiniere. Non e’ poi cosi’ strano che la sua promessa sposa
in questo momento stia a cosce aperte per farsi toccare la fica da me,
non trovi?

Roberta arrossi’. – Si… signore… ha ragione… – mormoro’, suo
malgrado.

– Dammi quelle mutandine, – disse lui. – La moglie di un servo non ne
ha bisogno.

Tremando, Roberta si abbasso’ le mutandine fino alle caviglie,
chinandosi, mentre la mano del Marchi scivolava sulla sua vagina e fra
le sue natiche. Le sfilo’ del tutto, e le porse al Marchi, che le
appoggio’ sul divano.

– Voltati verso di me, ora, – le disse lui. Roberta torno’ a voltarsi
verso l’uomo, incontrando di nuovo il suo sguardo tagliente, ipnotico.
– Io potrei liberarti da tutti i tuoi ricattatori con una sola parola,
– le disse, – ma e’ al tuo uomo che spetterebbe il compito di impedire
ad altri di usarti. Per questo motivo, la fica della sua fidanzata e’
un oggetto sul quale chiunque puo’ pisciare. Non e’ cosi’, Roberta?

– Si, signore… e’ cosi’…

– Slacciati questi quattro bottoni, – le disse, indicando i quattro
bottoni centrali che, all’altezza del seno, chiudevano il vestitino di
Roberta. – Si, signore, – rispose lei, slacciando i bottoncini. Mentre
lo faceva, il Marchi continuo’. – Chiunque puo’ pisciare sulla tua
fica, frustarla, falla usare da un cane, persino cagarci dentro.
Romano ti ha mai riempito la fica con la sua merda?

– N… no signore, – mormoro’ lei.

– Lo fara’. Perche’ non sei che una serva. Sposare un poveraccio non
migliorera’ la tua situazione.

Roberta aveva slacciato tutti i bottoncini. L’apertura nel vestito
rivelava la parte inferiore dei seni nudi di Roberta. Il Marchi le
accarezzo’ quel tratto di pelle nuda con un dito. – Sei veramente
molto grossa, – le disse, con il suo tono freddo. – Non mi
dispiacerebbe usarti di nuovo, un giorno, quando sarai incinta. –
Lentamente, infilo’ il dito nel vestito, accarezzandole i capezzoli.
Quel contatto fece rabbrividire Roberta, che senti’ i capezzoli
indurirsi alle carezze del Marchi. – Prevedete di avere dei bambini?

– Noi… si… signore – mormoro’ Roberta.

– Una volta laureata, potrei assumerti in una delle mie societa’, a
uno stipendio doppio rispetto a quello di tuo marito, – disse il
Marchi. – Slacciane ancora due.

Roberta porto’ le mani al vestitino, slacciando altri due bottoni. Il
Marchi scosto’ delicatamente i lembi del vestito, introducendo una
mano dentro di esso, e prendendo i seni di Roberta, palpando la
giovane carne lentamente. Roberta rabbrividi’, continuando a fissarlo.
Le mani del Marchi erano calde, forti. La ragazza senti’ i suoi
capezzoli che si indurivano al contatto con il suo palmo e le sue
dita. – Poi, durante il periodo di maternita’, quando tuo marito sara’
al lavoro e tu sarai sola in casa, potrei scoparti da dietro mentre
allatti. L’ho fatto con due mogli di miei dipendenti, e hanno goduto
come cagne. Sono certo che per te sarebbe lo stesso.

Roberta arrossi’ ancora, senza osare replicare. Il Marchi le scosto’
di piu’ il vestito, prima da una parte e poi dall’altra, guardandole i
capezzoli. – Sono molto gonfi, – le disse. – Dovresti avere alcune
mollette nella tasca del grembiule. Prendine due.

Roberta prese le mollette, e torno’ a guardare il suo padrone.

– Forza, mettile, – le disse lui, semplicemente, ritraendo le mani dai
seni di Roberta. Lei sapeva cosa l’uomo intendesse. Tremando
leggermente, applico’ la prima molletta al proprio capezzolo destro.
Lui la guardava in silenzio. La ragazza ebbe un’espressione di dolore
quando rilascio’ la molletta, e senti’ il morso sul capezzolo eretto.
Senza osare dir nulla o esitare, applico’ la seconda molletta al
proprio capezzolo sinistro.

Il Marchi prese le mollette. Sempre fissandola, prese a
giocherellarci, tirandole, torcendole, lentamente. Le prese fra indice
e pollice, stringendole sui capezzoli sensibili della fanciulla. Gli
occhi di lei si inumidirono, ma ancora una volta Roberta rimase in
silenzio, accettando docilmente il dolore che il padrone le
infliggeva.

Quindi, l’uomo abbasso’ lo sguardo al basso ventre di Roberta. – Apri
di piu’, – le disse. Roberta divarico’ di piu’ le gambe, esponendosi a
quell’uomo. Il Marchi fece scivolare un dito sulle grandi labbra della
fanciulla. Il dito si sposto’ lungo la fessura, per poi scivolare
dentro. – Sei bagnata, – le disse. – Sapevo che il dolore ti piace.

Roberta lo guardo’ timorosa, mentre lui le pizzicava le grandi labbra.
– Credo che tu abbia bisogno di soffrire anche qui, – le disse. –
Prendi altre due mollette.

– Si… signore, – mormoro’ lei. Sapeva di essere effettivamente
bagnata, sebbene odiasse l’idea. Era il tono di quell’uomo, la calma
con cui la umiliava. Quello sguardo penetrante, che la faceva sentire
in soggezione, piu’ di quanto le fosse accaduto in precedenza con i
suoi ricattatori. Prese due mollette dalla tasca del grembiule.

– Mettile, avanti, – le disse.

Roberta, tremando per la vergogna, si prese il labbro destro della
vagina. Dovette tirarlo leggermente verso il basso, e vi applico’ la
molletta, trattenendo un gemito di dolore.

Il Marchi scosse il capo. – Prendi quella grassa fica piu’ a fondo,
Roberta.

– Si, signore, – mormoro’ ancora lei, arrossendo ancora di piu’. Apri’
la molletta e tiro’ il labbro della vagina con piu’ forza verso il
basso, spingendo la molletta piu’ avanti. Quando la rilascio’, il
dolore di quel morso fu ancora piu’ intenso, e la ragazza emise un
gemito soffocato, mentre gli occhi le si riempivano di lacrime. Il
Marchi la fisso’ senza dir nulla, e lascio’ che Roberta applico’ la
seconda molletta, nello stesso modo.

– Tira le mollette verso l’esterno per aprirti meglio che puoi, – le
disse. Roberta obbedi’.

– Sai cosa significa quello che ti sto facendo fare, vero, Roberta? –
disse Marchi, allungando la mano e iniziando a far scivolare un dito
sul clitoride esposto della fanciulla. – Serve a renderti consapevole
del fatto che i diritti dei servi non contano nulla per i padroni.
Sono io che dispongo della tua fica, delle tue tette, del tuo culo. E
non solo per oggi.

L’uomo prese il clitoride di Roberta fra il pollice e l’indice e lo
premette, aumentando lentamente la pressione, fissando la ragazza,
guardando le lacrime che si formavano nei suoi occhi, le labbra che le
tremavano per il dolore. – Il ricatto c’entra solo in parte, – le
disse. – Anche se tu non ti fossi mai imbattuta in Romano e suo
nipote, saresti comunque una serva. Hai bisogno di un lavoro, di
soldi, di una casa. Tutte cose che io potrei toglierti quando voglio.
E’ per questo che posso trattarti in questo modo. Lo capisci?

– Si… signore, – mormoro’ Roberta, rabbrividendo. Non sapeva chi
fosse esattamente l’uomo che aveva di fronte, ma dal modo in cui
parlava, la ragazza aveva la sensazione che quello che stava dicendo
fosse vero.

– Metti l’ultima molletta, – le disse lui, lasciandole il clitoride.

Roberta esito’, ma lo sguardo di Marchi era troppo autoritario perche’
lei potesse trovare il coraggio di fingere di non capire. Prese la
molletta dal grembiule. Umiliata, si apri’ la vagina con una mano,
dischiudendo le grandi labbra, e applico’ la molletta al clitoride. Il
dolore le strappo’ un nuovo gemito.

– Mettiti in ginocchio, – le ordino’ quindi il Marchi. Roberta si
inginocchio’ di fronte all’uomo, tenendo le cosce divaricate. – Metti
le mani dietro la schiena. – Ancora, Roberta obbedi’. Lui le mise una
mano dietro il capo, spingendolo verso di se’. Le spinse il volto
contro il proprio membro. Attraverso la vestaglia di seta, Roberta lo
senti’ duro, grosso, contro la propria guancia. – Questo e’ il motivo
per cui una serva viene umiliata e torturata, – le disse il Marchi. – Per farlo diventare duro al suo padrone. Ti piace sentire il cazzo del tuo padrone cosi’ duro, vero?

– Si… signore… – mormoro’ lei, le parole in parte soffocate dalla
vestaglia contro cui il Marchi le premeva il viso.

– So cosa ti piace fare a un cazzo cosi’ duro, – le disse lui. Le
spinse la testa dentro la giacca da camera, scostandone un lembo. La
paura di non compiacerlo abbastanza spinse Roberta a servirlo nel modo
piu’ sensuale che poteva. Bacio’ il lungo membro eretto, lo scroto, e
prese a leccarlo. La lingua morbida e calda della fanciulla risali’
lungo il membro, soffermandosi sul glande, leccandolo con cura.
Quindi, Roberta lo lascio’ scivolare in bocca, succhiandolo e
accarezzandolo con la lingua piu’ dolcemente di quanto avesse mai fatto con il proprio fidanzato. Il membro del Marchi le riempiva la bocca.

Il Marchi la lascio’ fare per un po’, tornando a sorseggiare il
proprio bicchiere. Quindi, le mise di nuovo la mano sul capo,
trattenendolo il capo. Roberta rimase immobile, con la bocca chiusa
attorno al membro del Marchi. Senza dir nulla, il Marchi inizio’ a
orinarle in bocca. La ragazza non reagi’, cominciando a deglutire
rapidamente il disgustoso liquido. Quando il flusso termino’, il
Marchi la fece scostare.

– Aprilo, – le disse, indicandole un mobiletto di legno accanto al
divano. Senza alzarsi, la ragazza si volse e apri’ le antine di legno
del mobile. C’erano tre paia di scarpe. – Le scarpe nere si sono sporcate di fango quando sono arrivato qui. Tirale fuori e puliscile.

– Si, signore, – mormoro’ la ragazza. Erano scarpe costose, di pelle nera, sporche di fango secco. – Non ho uno strofinaccio, – le disse il Marchi, – ma credo che tu possa fare un buon lavoro anche usando solo la lingua.

– Si, signore, – mormoro’ ancora lei, nonostante la repulsione che l’idea le procurava. Appoggio’ una scarpa per terra, e avvicino’ l’altra alla bocca, e inizio’ a leccare la pelle nera. Inumidito dalla saliva di Roberta, il fango si scioglieva lentamente, permettendole di
leccarlo via dalla scarpa. Il Marchi la osservava. Roberta era rivolta verso il mobiletto, e questo dava all’uomo una buona visuale delle sue natiche nude. – Chinati di piu’, mostrami la fica mentre fai il tuo dovere di serva.

Roberta chino’ il busto in avanti, mostrando la propria fessura al
Marchi. Lui si sfilo’ una pantofola, e infilo’ il piede fra le cosce
di Roberta, strusciandolo sulla sua vagina. – Anche la suola, – le
disse. Roberta giro’ la scarpa, prendendo a leccare il fango dalla
suola.

– Ti sembra una cosa disgustosa, vero? – le disse l’uomo, premendo col
piede sulla vagina di Roberta. In tal modo, spingeva anche sulle
mollette, procurando un rinnovato dolore alla fanciulla. – S… si,
signore, – mormoro’ la ragazza, timorosa di non compiacerlo con quella
risposta. – Quando sarai mia dipendente, – le disse lui, – dovrai
pulire le mie scarpe in questo modo anche se saranno sporche di merda.

– Si, signore, – mormoro’ lei, arrossendo. Inizio’ a pulire la seconda scarpa.

– In cosa ti stai per laureare? – le disse lui.

– Informatica… signore, – rispose la ragazza.

Lui scosse il capo. – No, non e’ il genere che ti assegnerei. – Guardo’ le natiche e le cosce della fanciulla, molto invitanti in quelle calze nere. – Hai un corpo troppo volgare per un lavoro da ufficio, con quelle grosse tette e quel grosso culo. Sei piu’ adatta a fare la donna delle pulizie. Sei d’accordo?

– Si, – mormoro’ lei, gemendo per via della crescente stimolazione procuratale dal piede del Marchi, che insisteva sulla sua vagina. – Si, signore…

– Hai finito con quelle scarpe?

– Si, signore… – mormoro’ la fanciulla.

– Bene. Hai la fica tutta bagnata, serva. Girati verso di me e puliscimi il piede.

L’uomo ritrasse il piede, e Roberta torno’ a voltarsi verso di lui. – Come… devo pulirlo…? – mormoro’. – Sulla tua faccia, – le rispose il Marchi. Guardando il suo padrone, la ragazza si chino’ in avanti, abbassando il volto, gli prese delicatamente il piede e se lo strofino’ sulle guance finche’ non fu asciutto. Il Marchi la fissava. Ancora una volta senza attendere un ordine, Roberta rimise la pantofola al suo padrone.

– Prima che tu te ne vada, Roberta, – le disse il Marchi, – ti
lascero’ un numero di telefono. Se vuoi che io ti liberi dai tuoi
ricattatori, e sei disposta ad ascoltare le mie condizioni, mi
telefonerai. E’ chiaro?

Non potendo parlare per via della molletta alla lingua, Roberta
annui’. Si rese conto che, nonostante il modo in cui Marchi la
trattava, la prospettiva di affidarsi alla sua protezione, in qualche
modo, le faceva provare un senso di sicurezza che da molto tempo le
era mancato disperatamente.

– Per aiutarti a decidere, Roberta, ora ti daro’ qualcosa da ricordare. Usero’ la fica che hai promesso al tuo fidanzato, e la usero’ a fondo, piu’ a fondo di quanto lui fara’ mai. Questo ti aiutera’ a ricordare a chi appartiene il corpo di una serva.

Roberta annui’ debolmente. – Avvicinati di piu’, – le disse lui.
Roberta si avvicino’ all’uomo, restando in ginocchio. Il Marchi, senza
dir nulla, porto’ le mani fra le cosce di Roberta, e le stacco’ una
molletta dalle grandi labbra, tirandola con forza, senza aprirla. Lei
gemette di dolore, ma rimase composta. L’uomo le pizzico’ il seno, e
vi attacco’ la molletta, agganciandola alla carne nuda di Roberta,
nella parte inferiore della sua mammella. Quindi, sposto’ la seconda
molletta, agganciandola all’altra mammella. Infine, stacco’ con uguale
brutalita’ la molletta che mordeva il clitoride di Roberta. Questa
volta il dolore fu tale che una grossa lacrima rigo’ la guancia della
fanciulla. – Tira fuori la lingua, – le ordino’. Roberta obbedi’, e il
Marchi le fisso’ la molletta alla lingua.

– Ora siediti sul divano, con le cosce larghe e le ginocchia sollevate, – disse il Marchi, alzandosi in piedi. Roberta si alzo’ da terra, obbediente, e si ando’ a sedere sul divano, aprendosi come le era stato ordinato, offrendo passivamente la sua vagina per quell’ennesimo stupro. Il Marchi prese alcuni oggetti da una credenza, e torno’ dalla ragazza, che lo aspettava, suo malgrado, pronta e disponibile.

Il Marchi mostro’ a Roberta un vibratore viola, di medie dimensioni. – Questo e’ per il culo della serva, – le disse. – Solleva di piu’ le ginocchia.

Roberta sollevo’ ancora le ginocchia, rendendo in tal modo accessibile
il suo ano. Il Marchi attivo’ il vibratore e lo spinse a fondo nella
vagina di Roberta, per inumidirlo. La brusca e profonda penetrazione
strappo’ alla ragazza un gemito di dolore e piacere. L’uomo rigiro’ il
vibratore dentro di lei per alcuni secondi, e quindi lo sposto’
sull’ano della ragazza. Lentamente, lo spinse dentro. Roberta chiuse
gli occhi, facendo un lungo gemito, mentre l’oggetto guadagnava un
centimetro dopo l’altro. L’uomo continuo’ a spingerlo finche’ il vibratore non ebbe preso l’ano della ragazza fino in fondo.

Quindi, il Marchi prese due cappi di fil di ferro. Li porse a Roberta. – Avvolgili attorno alle tette, – le ordino’. La ragazza prese il primo cappio, facendolo passare attorno a uno dei propri seni, e stringendo delicatamente. – Cosi’ non lo fai diventare duro al tuo padrone, – le disse lui. – Se vuoi eccitarmi, stringi piu’ forte. –

Lei cerco’ di mormorare – s.. si, signore, -, nonostante la molletta alla lingua. Strinse il cappio con piu’ forza, guardando il Marchi nei freddi occhi grigi. L’uomo non disse nulla, e la ragazza sistemo’ il secondo cappio. Il Marchi annui’, soddisfatto, e si slaccio’ la giacca
da camera. Chinandosi su di lei, e continuando a fissare i grandi occhi verdi della fanciulla, appoggio’ il membro all’apertura di Roberta. Mise le braccia sotto le ginocchia della ragazza per tenerle ulteriormente sollevate, mentre lo faceva scivolare lentamente dentro. – Ti piace prendere il cazzo del tuo padrone, serva? – Roberta annui’, docile, mentre sentiva il grosso membro di Marchi aprirle la vagina lentamente.

Il Marchi continuo’ a fissarla, e lascio’ scivolare il membro piu’ dentro, affondandolo fino a meta’ nel buco aperto di Roberta. Prima di
procedere oltre, prese nelle mani le mollette fissate ai capezzoli
della fanciulla, iniziando a tirarle. – Stringi i cappi, ora, – le
ordino’. Roberta socchiuse gli occhi, e tiro’ le estremita’ libere dei
cappi di fil di ferro. Il membro del Marchi scivolo’ piu’ dentro, e le
sue mani tirarono le mollette con piu’ forza. – Stringi di piu’,
serva. –

La ragazza non credeva possibile obbedire, ma non ebbe il coraggio di
disobbedire. Cedendo definitivamente, strinse ancora i cappi. – Di
piu’, – insistette lui, spingendolo fino in fondo. Roberta ebbe
l’impressione di sentire alcune gocce del seme di Marchi colare dalla
punta del suo membro dentro la sua vagina. Sentiva l’uomo
profondamente piantato dentro di lei, il membro del suo padrone gonfio
e caldo. Strinse ancora i cappi. Il Marchi tiro’ con piu’ forza sulle
mollette, afferrandole per la parte anteriore per stringerle di piu’
mentre tirava. Roberta inizio’ a mugolare di dolore, mentre il pene di
Marchi iniziava a pompare avanti e indietro dentro di lei. – Non basta
ancora, – le disse lui. Roberta strinse ancora di piu’ i cappi,
sentendosi completamente pervasa dal dolore ai seni e, al contempo,
dal piacere che il membro di Marchi le procurava.

I cappi affondavano nella sua carne in un modo che lei non avrebbe
considerato possibile. Il diametro del cappio ormai non poteva essere
piu’ di sette o otto centimetri. La pressione deformava i seni di
Roberta, che apparivano come gonfie sfere di carne. Il Marchi inizio’
a tirare e ruotare le mollette per farli ondeggiare oscenamente,
mentre il suo membro sondava Roberta a fondo. La ragazza si rese conto
che la sua vagina non era mai stata cosi’ bagnata e aperta, come se
desiderasse prendere quel membro sempre piu’ dentro di se’.

Il Marchi continuo’ a fotterla in quel modo a lungo, tormentandole i
seni straziati mentre la prendeva in lunghi affondi violenti. Suo
malgrado, Roberta comincio’ a venire, intensamente, mentre piangeva e
gemeva per il dolore. Il Marchi continuo’ a scoparla mentre lei
veniva, prolungando il piacere e l’agonia della studentessa. Infine,
lo sfilo’, prendendola per i capelli e tirandola violentemente verso
il proprio membro, mentre cominciava a venire, schizzando il suo seme
sulla lingua e le labbra di Roberta, dentro la sua bocca forzatamente
dischiusa, e sul suo viso.

– Puliscimelo fra le tette, – le ordino’, quando ebbe cessato di
venire. Roberta annui’, spostandosi in avanti e trattenendosi i seni
gonfi, premendoli contro il membro dell’uomo, strofinandoli contro di
esso.

Quando fu soddisfatto, il Marchi si ricompose, e consenti’ a Roberta
di liberarsi del fil di ferro, del vibratore, e delle mollette, e
rivestirsi, cosa che Roberta fece, pur continuando a piangere per il
dolore che ancora provava. Il Marchi rese un biglietto da visita da un
cassetto della scrivania, e porgendolo alla ragazza. Era un cartoncino
bianco, con un numero di telefono scritto a penna.

– Ci risentiremo, ne sono certo, – le disse.

Roberta prese il cartoncino e, suo malgrado, ringrazio’. Il Marchi
suono’ un campanello e pochi minuti dopo giunse nella stanza Rick, che
porto’ via Roberta.

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