Roberta ricattata (2002), p.11b – Roberta e i poliziotti II

Non appena Luca ebbe saldato il conto del motel e spostato l’auto
all’esterno, i poliziotti fecero salire i due ragazzi sulla loro auto.
Entrambi erano preoccupati, e tremavano, ma fu fatto loro capire di
non fare domande, stare in silenzio, e accettare cio’ che sarebbe
accaduto. Uno dei poliziotti sedette sul sedile posteriore insieme a
loro, e, mentre l’auto si dirigeva fuori citta’, si mise a toccare la
vagina e i seni di Roberta, infilandole le mani nelle mutandine e nel
reggiseno. Luca assisteva, impotente. Entrambi i ragazzi sapevano che,
presto, avrebbero dovuto sopportare umiliazioni forse molto peggiori.

Dopo circa venti minuti, l’auto si fermo’ presso un cinema a luci
rosse, nella periferia a nord di milano. I poliziotti fecero scendere
i due ragazzi dall’auto, e li condussero all’interno. Al loro ingresso
nel piccolo atrio buio del cinema, il proprietario, che sedeva alla
cassa, saluto’ i due poliziotti come se li conoscesse bene, dando uno
sguardo lascivo al corpo di Roberta. I poliziotti ricambiarono il
saluto, e condussero i due ragazzi in una toilette con l’insegna
“privato”.

– Tu mettiti con la schiena contro quella parete, e non fiatare, –
intimo’ uno dei poliziotti a Luca. Il ragazzo, tremando, appoggio’ la
schiena alla parete che gli era stata indicata. Esattamente di fronte
a lui, a circa due metri, di profilo, c’era l’unico cesso della
toilette. I poliziotti alzarono il coperchio e l’asse. – Togliti le
mutandine e siediti qui, a cosce larghe, con la fica ben aperta e in
vista – disse uno di loro a Roberta. La ragazza arrossi’, ma non pote’
che obbedire, sfilandosi le mutandine, sollevandosi la gonna, e
sedendosi sulla fredda ceramica del cesso, a gambe aperte. I
poliziotti le presero i polsi, e, con uno spago spesso e ruvido,
glieli legarono dietro la schiena, assicurando poi lo spago al tubo
del cesso. Lo spago era sufficientemente corto da costringere Roberta
a inarcare leggermente la schiena, spingendo i seni in fuori.

Uno dei poliziotti fece un cenno d’intesa all’altro e usci’ dalla
toilette. Il poliziotto rimasto, con un gesto brutale, afferro’ i seni
di Roberta, tirandoli fuori dal reggiseno e dal vestito, uno per uno.
Quindi, si volto’ a Luca. – Ora ti mostreremo che genere di cazzi
piacciono alla tua fidanzata, – gli disse, sogghignando, stropicciando
al contempo i capezzoli di Roberta fra le dita. Luca abbasso’ lo
sguardo, forse per nascondere una lacrima. Il poliziotto quindi si
rivolse a Roberta. – Tu, baldracca, non sei autorizzata a venire. Se
ti dovesse capitare, per punizione pulirai tutti i cessi del cinema
con la lingua. Sono stato abbastanza chiaro?

Roberta annui’. – Si, signore, – mormoro’. Il poliziotto sorrise,
ammirando il corpo della ragazza, le belle cosce rese ancora piu’
seducenti dalle calze e dal reggicalze, il ciuffo di peli e le labbra
che si intravedevano, dischiuse, fra di essi, e i grossi seni nudi che
apparivano ancora piu’ voluminosi per via della posizione e del fatto
che erano in parte sollevati dal vestito e dal reggiseno. Voltandosi a
Luca, disse, – la stessa punizione sara’ applicata se tu non fai il
bravo bambino, e questo significa, stare zitto e fare solo quello che
ti viene chiesto di fare.

Luca guardo’ il poliziotto con odio, ma non oso’ fiatare. L’uomo lo
fisso’ a sua volta, finche’ Luca dovette abbassare lo sguardo. Quindi,
il poliziotto si appoggio’ di fianco alla porta. – Ora aspettiamo il
primo cliente, – disse. Luca si rese conto solo in quel momento del
fatto che l’idea dei poliziotti era di prostituire Roberta –
prostituire la sua dolce, innocente Roberta ai clienti di uno
squallido cinema per adulti. Strinse i pugni, sudando freddo. Era
qualcosa che non poteva accettare senza perdere completamente la stima
di se’ stesso… e al tempo stesso, non sembrava esserci nulla che
potesse fare.

Passarono solo alcuni minuti, quindi qualcuno busso’ alla porta. Il
poliziotto sorrise a Luca e Roberta. – Prepara bocca e fica, – disse a
Roberta, con un ghigno. Quindi, fece entrare il primo cliente. Era un
uomo tarchiato, quasi calvo, e sudaticcio. L’uomo fece un cenno di
saluto al poliziotto, fece un sorriso di derisione a Luca, e rivolse
poi lo sguardo a Roberta. Rimase un attimo a guardarla con un ghigno
ebete sul volto. – Che bella ficona, – disse, avvicinandosi alla
ragazza legata. Le mani sudaticce dell’uomo iniziarono a toccare
Roberta, – che bella fica calda… – commentava, toccando, – che belle
poppe da strizzare… – Le mani dell’uomo la frugavano dappertutto, la
vagina, i seni, le cosce, raggiungendo persino le natiche della
ragazza, passando fra le sue cosce aperte. Roberta si lasciava
sfuggire gemiti di paura, di dolore, misti a involontari sospiri di
piacere. Luca si rese conto con orrore che, senza rendersene conto,
Roberta muoveva il bacino lentamente, come per incontrare i movimenti
delle mani e delle dita dell’uomo. Il corpo dell’uomo nascondeva a
Luca gran parte di cio’ che accadeva. Quando ebbe di nuovo la visuale
libera, l’uomo era chinato su Roberta, e le leccava le labbra e i
seni, lasciandole tracce visibili di saliva addosso, mentre le sue
dita grassocce spingevano nella fessura ormai spalancata della
ragazza.

Dopo averla palpata per un po’, l’uomo si raddrizzo’, e si slaccio’ i
pantaloni, tirandolo fuori. Aveva un membro corto e tozzo, nodoso, con
un grosso glande violaceo. Guardare e toccare Roberta l’aveva
decisamente eccitato. Allargando le gambe, con i piedi appoggiati ai
lati della ragazza seduta, lo spinse contro il volto di Roberta,
trattenendolo con una mano. Le struscio’ il glande lentamente contro
il viso, dando uno sguardo a Luca. – Apri, – disse quindi a Roberta.
La ragazza dischiuse le labbra, e l’uomo glielo spinse in bocca,
iniziando subito a pompare lentamente e a fondo. Mentre le scopava la
bocca, ruoto’ il bacino per alternare la direzione, spingendoglielo
contro la gola, e contro le guance. Indugio’ a lungo nella posizione
dalla quale Luca poteva vedere il rigonfiamento della guancia della
sua ragazza. – Ti piace lo spettacolo, vedo, – disse il poliziotto a
Luca. Il ragazzo si rese conto che, suo malgrado, la sua patta stava
iniziando a esibire un evidente rigonfiamento.

L’uomo continuo’ per un po’ a godersi la bocca della sua vittima,
quindi lo sfilo’. Chinandosi in avanti, la prese per le cosce,
costringendola a sollevarle e aprirle ulterioremente, e facendole
scivolare il busto piu’ in basso, finche’ la vagina aperta di Roberta
non fu alla portata del suo membro. – Questo spettacolo ti piacera’
ancora di piu’, – disse l’uomo a Luca. Il ragazzo guardo’, con occhi
disperati, il grosso membro rigonfio che si avvicinava al sesso di
Roberta, e lo penetrava. Vide le grandi labbra accogliere il pene
dell’uomo, che inizio’ subito a prenderla con vigore, trattenendola
per le cosce.

L’uomo la scopo’ in questo modo a lungo. Roberta gemeva, incapace di
nascondere il piacere che quel grosso membro, cosi’ violentemente
sbattuto dentro di lei, le provocava. A un certo punto, l’uomo tiro’
fuori la lingua, sporgendosi sopra il volto di Roberta mentre
continuava a prenderla con foga animalesca, e lascio’ colare la
propria saliva sul viso della ragazza. Questo gesto inatteso strappo’
a Roberta un nuovo gemito. La ragazza si rese conto che anche questo,
per quanto mostruoso cio’ le apparisse, era stato un gemito di
piacere. Anche l’uomo se ne accorse. – Assaggia, – le disse. Roberta,
guardandolo negli occhi, tiro’ fuori la lingua per leccare la saliva
che le colava lungo le labbra. Quell’immagine diede un forte stimolo
all’uomo, che si rese conto di essere prossimo all’orgasmo. Con un
gesto brusco, lo sfilo’ dalla vagina di Roberta e la prese per i
capelli, appoggiandole il glande a una guancia e iniziando a
strofinarlo vigorosamente avanti e indietro contro il viso della
ragazza. Quando lo sperma inizio’ a schizzare, l’uomo si posiziono’
dritto di fronte a lei, riempiendo il bel volto di Roberta del suo
sperma denso e giallognolo.

Dopo diversi getti, scaricatosi del tutto, l’uomo strofino’ il membro
fra i seni della ragazza per ripulirselo, e si riallaccio’ i
pantaloni. Senza dir nulla, fece un cenno a Luca e al poliziotto, e
usci’ soddisfatto dalla stanza.

Il poliziotto si allontano’ dalla parete a cui era appoggiato. – Non
so se te ne sei accorto, – disse a Luca, – ma questa baldracca stava
decisamente sbavando di piacere quando gliel’ha messo in fica. Occorre
insegnarle ad avere un po’ di pudore. Intanto che aspettiamo il
prossimo…

L’uomo si slaccio’ la cintura della divisa, e fece un cenno a Luca. –
Mettiti di fronte a lei, e prendile i capezzoli. – Il ragazzo esito’
solo un istante; poi, la sua mente torno’ alle minacce che avevano
subito, e si mosse verso la fidanzata legata. Incerto, allungo’ le
mani, prendendole i capezzoli fra pollice e indice. – Cosi’,
benissimo. Tira forte, tienile le tette sollevate. Stringi. Se te li
lasci scappare, sai cosa vi succede.

Luca, suo malgrado, strinse forte i capezzoli di Roberta fra le dita,
sollevandole i seni e tirando verso di se’. Sentiva i capezzoli della
ragazza, gia’ duri, indurirsi ulteriormente, mentre Roberta gemeva di
dolore e gli occhi le si riempivano di lacrime. Quando la superficie
superiore dei seni di lei fu ben orizzontale, il poliziotto piego’ in
due la cintura e li colpi’ con una violenta cinghiata. Luca riusci’ a
trattenere i capezzoli di Roberta, ma data la violenza del colpo, fu
costretto a strizzarli crudelmente. Il poliziotto insistette,
rifilando dieci violente cinghiate sui seni nudi di Roberta. Quindi,
fece cenno a Luca di tornare nel suo angolo. Stavano bussando
nuovamente alla porta.

Il nuovo cliente era un uomo sulla quarantina, muscoloso, con un
vistoso tatuaggio su un braccio e un grosso orecchino al lobo destro.
– Vedo che non sono arrivato per primo, – disse, guardando il viso
sporco di sperma di Roberta. Anche lui fece un cenno al poliziotto e a
Luca, prima di concentrarsi sulla ragazza. Piu’ sbrigativo del suo
predecessore, lo tiro’ subito fuori, piazzandosi di fronte a Roberta,
e presentandole il membro proprio di fronte al viso. Roberta spalanco’
gli occhi umidi di lacrime. L’uomo aveva un membro di notevole
lunghezza, tatuato anch’esso, con un disegno che Roberta non riusci’ a
distinguere. L’uomo si chino’ su di lei e le infilo’ il membro fra i
seni, fottendoli lentamente, lasciando che il suo glande sbattesse
contro la gola di lei a ogni spinta. Con una mano tratteneva i seni
della ragazza stretti attorno a se’. Roberta si accorse con orrore
che, mentre le fotteva i seni, il membro dell’uomo stava ancora
crescendo in lunghezza.

– Ti piace il mio cazzo, vero? – chiese l’uomo alla ragazza,
sprezzante. – Chiedi al tuo fidanzatino il permesso di prenderlo in
fica. Digli che stai colando come una baldracca dalla voglia che hai
di prenderlo.

Roberta esito’, osando addirittura scuotere debolmente il capo, in un
gesto di implorazione. L’uomo sorrise, e guardo’ il poliziotto, che
gli fece un tacito cenno di assenso. – Non mi piacciono le baldracche
disobbedienti, – disse l’uomo, calandosi i pantaloni e i boxer fino al
ginocchio. – Per punizione, mi infilerai tutta la lingua nel culo. Ti
piacera’.

Detto questo, si volto’, porgendo le natiche a Roberta. La ragazza,
cercando di evitare quella punizione disgustosa, inizio’ a dire la
frase che le era stato ordinato di dire, ma l’uomo la interruppe. –
Dopo, obbedirai, – disse. – Prima devi essere punita.

Roberta, facendosi coraggio, si sporse in avanti. Cerco’ di
raggiungere con la lingua l’ano dell’uomo, ma per farlo dovette
sprofondare il viso fra le sue natiche. Cerco’ con la lingua, trovando
il buco che doveva leccare, e cominciando ad accarezzarlo con la punta
della lingua. – Non ti ho detto di leccarmi, idiota, – disse l’uomo,
severamente. Due grosse lacrime rigarono le guance di Roberta mentre
infilava dentro la lingua, spingendo piu’ a fondo che poteva. Non
riusciva quasi a respirare. Rivolto a Luca, l’uomo strizzo’ l’occhio.
– La tua fidanzata sta assaggiando qualcosa di molto saporito, –
disse, con un sorriso crudele. – Avevo appena cagato, e non credo di
essermi pulito granche’ bene.

Sforzandosi di trattenere un conato di vomito, Roberta continuo’ a
leccare lo sfintere dell’uomo, per un buon minuto. Infine, l’uomo si
volto’. – Ora puoi parlare, vacca mangia merda, – le disse. – E
implora come si deve, o ricominciamo. – Roberta aveva gli occhi cosi’
pieni di lacrime da non vedere quasi piu’ nulla. Si volse a Luca,
mormorando: – per favore, dammi il permesso di prenderlo in… fica…
Sto… colando come una baldracca… dalla voglia di prenderlo…
tutto dentro… – – Vai avanti, – disse l’uomo. Roberta esito’,
cercando le parole che avrebbero soddisfatto quel sadico. – Voglio
questo cazzo… lungo… prenderlo fino in fondo dentro la mia sporca
fica… voglio la sua sborra… ti prego… Luca…

L’uomo guardo’ Luca, aspettando che anche lui facesse la sua parte. Il
ragazzo diede uno sguardo al poliziotto, incerto se era autorizzato a
parlare. All’assenso del poliziotto, si fece coraggio. – Si… –
mormoro’. – Prendilo…

– Avanti, – disse l’uomo, – sono certo che sai dire anche cose piu’
eccitanti.

Luca arrossi’. Ora aveva anche lui gli occhi bagnate di lacrime. –
Prendilo… tutto… – mormoro’, rendendosi conto che anche la sua
erezione stava aumentando. – Fatti sfondare… quella fica da troia…
non hai mai preso un cazzo… cosi’ lungo e grosso…

L’uomo rise. – Non ne sarei cosi’ sicuro, al tuo posto, – disse. –
Sono convinto che questa baldracca ha preso molti cazzi piu’ lunghi e
grossi del tuo.

Cosi’ dicendo, l’energumeno si volse verso Roberta, prendendola, anche
lui, all’altezza delle ginocchia, sollevandole. Quando la vagina di
Roberta fu in posizione, ci strofino’ sopra il membro, ripetutamente.
Malgrado la disperazione che la affliggeva, Roberta era oscenamente
bagnata. I peli attorno alle grandi labbra erano intrisi dei suoi
umori, e c’era persino un filo di liquido che colava giu’ dall’orlo
inferiore della fessura, fra le sue natiche. L’uomo se ne accorse,
mentre guardava il buco aperto di Roberta, preparandosi a prenderlo. –
Non mi piacciono le troie cosi’ bagnate, – disse, rivolto al
poliziotto. – Troppo scivolosa.

Fece seguire una silenziosa domanda, a cui il poliziotto rispose
annuendo. Capendo cio’ che stava accadendo, Roberta spalanco’ gli
occhi, trattenendosi a forza dall’implorare, sapendo che non le era
concesso parlare. L’uomo sistemo’ i polpacci di Roberta sulle proprie
spalle, e appoggio’ il grosso glande contro l’ano della ragazza,
iniziando subito a spingere crudelmente, e strappandole strazianti
gemiti di dolore. Il modo in cui le gambe di Roberta erano sollevate
consentiva a Luca di vedere l’osceno cilindro di carne che sprofondava
lentamente nello sfintere della sua fidanzata. Lo sguardo di Luca si
spostava dal membro dell’uomo, alle belle cosce sollevate di Roberta,
ai tacchi alti delle scarpe della ragazza, che puntavano quasi verso
il soffitto. Suo malgrado, si rese conto che tutto in quella scena lo
eccitava in un modo perverso, persino le grida di dolore della
fanciulla, straziata da quel grosso intruso che le apriva l’ano di
piu’ a ogni spinta.

Con fatica, l’uomo riusci’ a metterlo dentro quasi fino alla radice.
Sul volto di Roberta, abbondanti lacrime si mischiavano allo sperma di
cui era stata insozzata prima. Presala fino in fondo, l’energumeno
inizio’ a pompare nel retto della ragazza. Lo stretto anello dell’ano
di lei si stava lentamente rilassando, consentendogli movimenti
leggermente piu’ veloci. Dopo alcuni minuti, l’uomo stava fottendo il
culo della fidanzata di Luca con lo stesso vigore con cui il
precedente stupratore le aveva preso la vagina. Intanto, le grosse e
forti mani dell’uomo le palpavano brutalmente cosce, natiche e seni,
aggrappandovisi ogni volta che doveva spingere in avanti. Quando il
membro dell’uomo inizio’ a scivolare piu’ agevolmente nella ragazza,
l’uomo prese a occuparsi della sua vagina, infilandovi dentro le dita
in profondita’, e porgendole poi a Roberta da succhiare.

Dopo un tempo che a Roberta e Luca parve interminabile, l’uomo si rese
conto di essere prossimo a venire, e, come il suo predecessore, lo
sfilo’ per schizzarle in faccia. Questa volta, per via della posizione
piu’ reclinata della ragazza, due grossi getti di sperma la colpirono
sul mento, colandole poi sui seni.

Per pulirsi il membro, l’uomo la costrinse a prenderlo in bocca.
Roberta chiuse gli occhi, piangendo, mentre la bocca le si riempiva
nuovamente di quel sapore disgustoso di cui aveva fatto esperienza
prima leccando l’ano del suo aguzzino.

L’uomo si tiro’ su i calzoni e usci’. Il poliziotto riprese in mano la
cinta e fece un cenno a Luca. – Non mi sembra che si sia comportata
meglio, questa volta, – disse. Luca sapeva cosa doveva fare. Prendendo
i capezzoli di Roberta, per tirarle i seni esponendoli alla cinghia,
senti’ lo sperma dell’uomo che li bagnava sotto le dita. Dovette
stringerli ancora piu’ forte per esser certo di non perdere la presa
mentre le cinghiate si susseguivano. Roberta non reagiva quasi piu’,
subendo quel cocente dolore singhiozzando in silenzio, con deboli
gemiti ogni volta che il cuoio della cintura segnava le sue mammelle
martoriate.

Altri cinque uomini si alternarono nella stanza, tutti individui
piuttosto squallidi, ciascuno dei quali prese prima la bocca di
Roberta, poi la vagina o l’ano, e alla fine scarico’ il proprio seme
sul viso della ragazza. Ancora, a ogni cambio il poliziotto frustava
le tette di Roberta, costringendo Luca ad assisterlo come nei primi
due casi. Ogni volta, i seni di Roberta erano piu’ sporchi di sperma e
trattenerli era sempre piu’ difficile. Luca fu costretto a trattenerle
i capezzoli stringendoli alla base, con tutte le dita. Nonostante le
ripetute, vigorose penetrazioni, Roberta riusci’ a non venire mai,
come le era stato ordinato. Questa prolungata resistenza al piacere
l’aveva condotta in uno stato quasi di trance. Ogni nuovo schizzo di
sperma addosso le faceva provare un intenso brivido che le
attraversava tutto il corpo, partendo dalla vagina e dall’ano. Persino
le cinghiate sui seni, e la stretta di Luca sui capezzoli, le
suscitavano ondate di piacere, chiaramente distinguibili nonostante
l’altrettanto forte dolore.

Quando il quinto uomo usci’, le guance, il mento, il naso, i capelli e
i seni di Roberta erano coperti di sperma. Diversi grossi grumi le
erano anche colati sulle cosce e sul pube.

Quel terribile pomeriggio, comunque, non era ancora concluso. Pochi
minuti dopo che il quinto uomo si fu ritirato, ritorno’ il poliziotto
che si era allontanato all’inizio, e che evidentemente aveva
contattato tutti gli uomini che aveva abusato della ragazza, il quale
conduceva con se’ gli ultimi due clienti.

– Questi vogliono fare un doppio, – disse al suo collega. L’altro
poliziotto sogghigno’ e si avvicino’ a Roberta. Con calma, slego’ il
nodo che tratteneva Roberta al tubo del cesso, pur lasciandole legati
i polsi. Quindi, la fece alzare. Uno dei due clienti si abbasso’ i
calzoni e si sedette sulla tazza, il membro eretto e perpendicolare. –
Ormai il culo te l’hanno sfondato, – disse il poliziotto a Roberta,
indicandole il membro dell’uomo. La ragazza sapeva cosa volevano.
Senza osare fiatare, si volse di spalle e piego’ le gambe come per
sedersi sulle ginocchia dell’uomo. Senti’ il membro rigido dell’uomo
che le scivolava fra le natiche, e vi appoggio’ l’ano. L’uomo la
afferro’ per i fianchi e la trasse a se’, impalandola dolorosamente
sul proprio membro. L’altro cliente, a quel punto, si fece avanti,
anche lui abbassandosi i calzoni, e piazzandosi di fronte alla
ragazza. Le sollevo’ le ginocchia, e si chino’ fino a spingerle la
punta del membro contro la vagina.

Trattenendola uno per i fianchi e l’altro per le ginocchia, i due
combinarono i loro sforzi, iniziando a fotterla in entrambi i buchi.
Anche i poliziotti decisero di partecipare, tirandolo fuori a loro
volta, disponendosi ai lati di Roberta, e costringendoli a soddisfarli
a turno con la bocca. Di fronte a quella scena, Luca si sentiva
distrutto, prossimo lui stesso alle lacrime, ma contemporaneamente
sentiva che la sua erezione era diventata cosi’ intensa da essere
dolorosa. Timidamente, porto’ la mano alla propria patta,
vergognandosi di quello che stava facendo, ma incapace di resistere.
Uno dei poliziotti lo vide, e gli fece un cenno d’assenso. – Senza
tirarlo fuori, pero’, – disse. Luca annui’, remissivo, iniziando a
massaggiarsi attraverso i calzoni, gli occhi fissi su tutti quei
membri maschili che prendevano ogni buco della sua fidanzata. I
poliziotti, ora, avevano afferrato i capezzoli di Roberta e li
torcevano e tiravano, ognuno verso di se’.

Luca inizio’ ad ansimare, mentre l’uomo seduto sotto Roberta mugulava
oscenamente, rivelando che stava schizzando il proprio seme nel retto
della ragazza. Stimolata dal calore di quegli schizzi, Roberta si
trovo’ di nuovo a dover fare violenza a se stessa per non venire a sua
volta. Le contrazioni della sua vagina, tuttavia, sembravano mungere
il pene dell’uomo sopra di lei, che a sua volta venne, gemendo
rumorosamente, e sfilandolo dopo i primi schizzi, per rivolgere gli
ultimi, anch’essi abbondanti, sui seni della ragazza. Alla vista di
quel nuovo getto di sperma sul corpo nudo di Roberta, Luca non riusci’
piu’ a trattenersi. Una grossa chiazza scura sui suoi calzoni rivelo’
che il suo orgasmo era stato abbondante quanto quello degli aguzzini
della sua fidanzata.

Ormai mancavano solo i poliziotti, che iniziarono a masturbarsi
vigorosamente, rivolgendo i propri membri verso i seni di Roberta,
rigati dalle numerose cinghiate. I due vennero quasi all’unisono,
scaricarono una nuova, abbondante razione di seme sulle mammelle della
ragazza legata. Quando ebbero lasciato cadere sul corpo di lei anche
le ultime gocce del loro sperma, sollevarono Roberta per le braccia,
sfilandola in modo brusco e doloroso dal membro dal quale era stata
sodomizzata.

– Ora deve pulirci il cazzo, naturalmente, con la bocca, – disse uno
dei due clienti. – Certo, – rispose uno dei poliziotti. Spinsero
Roberta per terra, costringendola in ginocchio. I due clienti si
scambiarono uno sguardo e si piazzarono entrambi di fronte a lei.
Roberta fece per avvicinarsi al membro del primo, ma i due la
fermarono. Ognuno di loro le mise due dita in bocca, e le usarono come
ganci per allargarle le labbra. – Sappiamo che sai pulire un cazzo
sporco di merda e di sborra, – le disse quello che l’aveva
sodomizzata, – ma vogliamo vedere se ne sai pulire due. – Quindi, si
fecero avanti tutti e due, mettendoglielo in bocca insieme. Luca
assisteva a quello spettacolo incredibilmente osceno, che glielo fece
indurire nuovamente quasi subito. I poliziotti rimasero in disparte,
assistendo, dopo essersi a loro volta puliti con i lunghi capelli
scuri della ragazza. Gli uomini lasciarono che la ragazza, che non
riusciva quasi a respirare, pulisse ciascuno di loro con la lingua.
Quando ritennero che avesse finito, si ritrassero. Prima di uscire,
uno dei due umilio’ ancora una volta Roberta, sputandole sui seni.

Non appena i due clienti furono usciti, Roberta e Luca si ritrovarono
ancora a tu per tu con i due poliziotti. Luca, dopo il suo intenso
orgasmo, era come intontito. Roberta, che non aveva ancora potuto
sfogare la propria eccitazione, tremava visibilmente. Sentiva gli
umori che fluivano copiosi dalla sua vagina lungo le cosce, fino al
punto di bagnarle le calze gia’ umide di sperma.

– Ora credo che la vacca si meriti di venire, – disse uno dei
poliziotti a Luca. – Lo credi anche tu? Dillo, avanti.

– S… si… – mormoro’ Luca, rosso in volto. – La vacca si merita…
di venire… ora…

Il poliziotto sorrise e prese un grosso rotolo di nastro adesivo.
Spingendo il busto di Roberta in avanti, si acquatto’ dietro di lei,
intimandole di aprire le gambe, e accompagnando l’ordine con due
sonore pacche sulle natiche di lei. Quindi, stacco’ due pezzi di
nastro, applicando un’estremita’ di entrambi alle grandi labbra di
Roberta, e l’estremita’ opposta all’interno coscia, in modo tale che
la sua vagina risultasse ben aperta. Il sudore, lo sperma e gli umori
vaginali che insozzavano sia il sesso che le gambe di lei fecero si’
che ci volessero diversi tentativi, e altri pezzi di nastro
d’appoggio, per riuscire nell’intento. Alla fine, comunque, Roberta si
trovo’ con la vagina forzatamente spalancata dal nastro adesivo.

– Avvicinati, – le ordino’ uno dei poliziotti, indicandole la tazza
del cesso. Roberta si sposto’ sulle ginocchia, avvicinandosi come
richiesto. Il poliziotto allora le prese i seni, uno per uno,
appoggiandoli sulla fredda superficie della tazza, e richiudendo
l’asse sopra di essi. Roberta gemette di paura, mentre l’uomo,
sistematala in quel modo, si accingeva a sedersi sull’asse. Le mute
implorazioni della ragazza, ovviamente, valsero a poco. Il peso
dell’uomo fece si’ che i seni di Roberta, gia’ gonfi e rossi per le
cinghiate, fossero strizzati in un modo indicibilmente doloroso.
Roberta si lascio’ andare a un grido soffocato di dolore, ma il
poliziotto la prese per i capelli, costringendola a guardarlo. Il
grosso membro del poliziotto, eretto solo in parte, era proprio di
fronte a lei, e le sfiorava le labbra mentre lei guardava in su.

– Vuoi che io ti conceda di venire, vero, vacca?

– S… si… si padrone… – mugolo’ lei, fra gemiti e lacrime, – per
favore… la prego…

– Allora dimmi che non ti sto facendo male, e che ti piace che ti
strizzi le poppe in questo modo.

– N… non mi sta facendo… male – piagnucolo’ lei, – mi piace che mi
strizzino le… poppe… cosi’…

Il poliziotto annui’, mentre il suo collega si posizionava dietro la
ragazza inginocchiata. – Ora, Luca, guarda bene, – disse al ragazzo. –
Questo ti servira’ a capire che genere di puttana e’ la tua fidanzata.

Lo sguardo dell’uomo scese lentamente verso gli occhioni di Roberta,
che ancora lo guardavano imploranti. – Ora puoi venire, – le disse.
Nello stesso momento, prese in mano il proprio membro, puntandolo
verso il viso pieno di sperma di lei, e inizio’ a orinare. Roberta
sussulto’ per quel gesto inaspettato. – Apri la bocca, – le ordino’
lui, – tienila spalancata. Mentre Roberta obbediva, spalancando la
bocca e consentendo al poliziotto di dirigerle parte del getto
direttamente in gola, l’altro poliziotto si era chinato dietro
Roberta. Con calma, punto’ il proprio membro verso la fica aperta
della ragazza, e inizio’ a pisciarle dentro.

Incapace di trattenersi oltre, Roberta gemette forte, mentre tutto il
suo corpo veniva attraversato da un orgasmo senza precedenti. Luca la
vedeva sussultare, mentre quei due uomini disgustosi le orinavano in
faccia e nella vagina. Senza rendersene conto, ricomincio’ a toccarsi,
e prima che i due avessero svuotato le proprie vesciche sulla sua
fidanzata, Luca era venuto di nuovo. Quando i poliziotti ebbero finito
di orinare, anche Roberta ansimava ancora per l’orgasmo, infinitamente
degradante, con il quale era stata ripagata per quella terribile
giornata.

Prima di andarsene, i poliziotti costrinsero Roberta a slacciare i
pantaloni a Luca e mangiare tutto lo sperma che gli aveva insozzato
boxer a calzoni, succhiando anche il tessuto. Quindi, se ne andarono,
dicendo ai due ragazzi di farsi chiamare un taxi che li
riaccompagnasse alla macchina.

– Spero che questo ti sia servito da lezione, – disse uno dei
poliziotti a Luca, – e grazie per averci fatto usare la tua baldracca
da sborra.

Uscirono ridendo, lasciando i due ragazzi soli e distrutti.

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