Roberta ricattata (2002), p.12 – Le sevizie di Alberto

Ripartito Luca per il militare, Roberta si ritrovo’ ancora sola con la
sua vita di studentessa e di schiava. Non sapeva come Luca avrebbe
reagito a cio’ che era accaduto, ma non aveva il coraggio di
telefonargli, e lui non si fece sentire. Roberta decise di
concentrarsi sulla sua tesi, mentre aspettava di vedere come si
sarebbero evoluti gli eventi.

Quando Roberta non andava in universita’, il fratello Alberto faceva
di lei quello che voleva. Cinque giorni dopo l’incontro con i
poliziotti, Alberto si sveglio’ prima di lei. Roberta dormiva ancora.
Lui le si avvicino’ nella penombra, e le tiro’ giu’ le coperte,
scoprendo il corpo nudo della sorella. Da diverse settimane, a Roberta
non era concesso indossare nulla la notte. Alberto si abbasso’ i
calzoni del pigiama e i boxer. Roberta dormiva inclinata su un fianco,
e Alberto inizio’ a strofinarle il membro semi-eretto e lo scroto sul
volto, palpandole al contempo i seni nudi e la vagina, delicatamente,
per non svegliarla subito. Le strofino’ il membro sulle guance, e
sulle labbra, leggermente dischiuse, spingendo il glande fra di esse.
Quando Roberta si sveglio’, aveva il membro di Alberto in bocca e due
dita di lui nella vagina.

– Succhia, – le ordino’ Alberto appena lei apri’ gli occhi. Roberta lo
guardo’, per qualche secondo, ancora intontita dal sonno, e poi chiuse
le labbra attorno al membro di suo fratello, iniziando a succhiarlo
delicatamente e accarezzarlo con la lingua, mentre lui continuava a
penetrarla con le dita. Alberto teneva la sorella in un regime di
completa sottomissione, e nei giorni precedenti non aveva esitato a
frustarla severamente con la cinghia ogni volta che il comportamento
di Roberta non aveva corrisposto alle sue aspettative. Alberto lascio’
che la sorella glielo succhiasse per qualche minuto, quindi sfilo’ le
dita e si ritrasse dalla bocca di lei.

– Vestiti da serva, apri tende e finestre, e vieni a prepararmi la
colazione.

Roberta si alzo’ da letto, obbediente. Il “vestito da serva” a cui
Alberto si riferiva era composto unicamente da un paio di scarpe nere,
i tacchi piu’ alti che aveva, e un grembiule bianco, allacciato dietro
la schiena, che le lasciava scoperti le natiche e i seni. Alberto
aveva fatto di quei due pezzi la divisa di Roberta. Indossati quegli
abiti, Roberta apri’ le tende e le finestre. Vivevano in un
appartamento, e Roberta sapeva che, da alcune finestre del palazzo di
fronte, potevano vederla. Questo la metteva in imbarazzo, ma ogni
volta che aveva tentato di discuterne con Alberto ne aveva ricavato
solo una sonora sculacciata.

Aperte le finestre, Roberta si diresse in cucina, dove il fratello la
stava aspettando. Si era tolto il pigiama, e indossava solo una giacca
da camera. Roberta fece il caffe’ e apparecchio’ la tavola per lui,
sistemandogli di fronte una tazza da caffelatte, una scatola di
biscotti, una zuccheriera con dosatore e un portatovaglioli. Torno’
quindi ai fornelli per attendere che il caffe’ venisse su. Alberto,
mentre aspettava, prese un grosso cucchiaio di legno dalla credenza e
inizio’ a giocherellarci, usandolo due volte per colpire le natiche
nude della sorella, dopodiche’ si ando’ a sedere a tavola.

Quando il caffe’ fu pronto, Roberta verso’ il caffelatte nella tazza
di Alberto, aggiungendo due dosi di zucchero con il dosatore. – Sali
in piedi sul tavolo, – le disse quindi Alberto. Quest’ordine non
faceva parte della solita routine. Roberta sali’ sul tavolo, rivolta
verso Alberto. Il ragazzo la guardo’; da quella posizione, vedeva bene
la fessura pelosa della sorella. – Girati di spalle e accucciati
lentamente.

Roberta, tremando, obbedi’. Non sapeva cosa il fratello avesse in
mente, e questo la spaventava. Alberto aspetto’ che la ragazza si
fosse accucciata al punto di rendere le sue natiche accessibili.
Quindi, Roberta senti’ che il fratello le divaricava le natiche con le
mani, e subito dopo avverti’ il contatto del manico del cucchiaio di
legno contro il suo ano. Rabbrividi’, ma rimase in silenzio, gemendo
appena mentre Alberto spingeva il cucchiaio dentro di lei. Quella
sevizia la terrorizzava; sentiva il manico lungo e duro del cucchiaio
che entrava nel suo retto, ma non osava dir nulla, per paura di
peggiorare le cose. Alberto spinse tre quarti del lungo cucchiaio di
legno dentro l’ano della sorella.

– Ora mescolami il caffelatte, – le ordino’. Roberta trattenne le
lacrime a stento. Benche’ fosse ormai abituata alle umiliazioni
quotidiane che Alberto le riservava, non era mai stata costretta a far
nulla di cosi’ osceno. Il cuore le batteva forte. – Stai bene attenta
a non rovesciarlo, – la minaccio’ lui.

Roberta sollevo’ delicatamente le natiche, spostandosi con difficolta’
in posizione. Ci vollero due tentativi prima che, abbassandosi,
riuscisse a immergere il cucchiaio nel caffelatte di Alberto. Quindi,
inizio’ a ruotare i fianchi, cercando di controllare i movimenti del
cucchiaio. I tacchi alti contribuivano a renderle difficile mantenere
l’equilibrio. – Non stai mescolando bene, – disse Alberto. – Devi
muoverti piu’ velocemente. Non dirmi che ti vergogni, niente e’ troppo
sporco per una tettona mangiamerda come te.
con piu’ decisione. Alberto sorrideva, guardando le grosse natiche
rotonde di Roberta che si muovevano di fronte a lei, rese ancora piu’
oscenamente invitanti dall’oggetto di legno che fuoriusciva dall’ano
della ragazza. Lascio’ che Roberta mescolasse il suo caffelatte in
quel modo sconcio per diversi minuti, per assaporare l’umiliazione
della ragazza, quindi la interruppe. – Scendi dal tavolo. Sai cosa
devi fare. E lascia il cucchiaio al suo posto.

Roberta sollevo’ le natiche, rimuovendo il cucchiaio dalla tazza, e
scese dal tavolo. Quindi, si mise carponi e striscio’ sotto il tavolo.
Senza usare le mani, cerco’ il membro di Alberto con la bocca,
scostando i lembi della giacca da camera del ragazzo. Trovarlo non fu
difficile. Il disgustoso spettacolo che Roberta gli aveva appena dato
gliel’aveva fatto diventare ben duro. Roberta lo prese tutto in bocca,
e inizio’ a muovere la testa avanti e indietro per servirlo come era
abituata a fare quando Alberto sedeva a tavola.

Alberto fece colazione con calma, godendosi il piacere che la bocca di
Roberta gli procurava ma, a parte questo, ignorandola. Era evidente
che lo eccitava molto trattare la sorella come se fosse un animale
domestico o un giocattolo sessuale. Roberta subiva questo trattamento,
dicendosi di non avere alternative, ma in effetti questa continua
umiliazione le procurava, suo malgrado, una continua eccitazione. La
paura delle punizioni che Alberto aveva dimostrato di saperle
infliggere non faceva che aumentare questa umiliante eccitazione.

Quando Alberto ebbe finito la colazione, sposto’ la sedia indietro. –
Mostrami il culo, – ordino’ a Roberta. Senza alzarsi da terra, Roberta
giro’ su se stessa, appoggiando poi il viso al pavimento e sollevando
piu’ che poteva le natiche. Alberto le prese a piene mani, palpandole
vigorosamente e stringendole attorno al cucchiaio. Quindi, afferro’
l’oggetto e lo sfilo’ dall’ano della ragazza. – Dammi la bocca ora, –
le disse. Nuovamente, Roberta giro’ su se stessa, tornando a volgersi
verso il fratello seduto. Alberto rivolse il manico del cucchiaio
verso il viso della ragazza. – Sporgi in fuori quei labbroni da
succhiacazzi, e prendilo tutto in bocca, – le ordino’.

Roberta obbedi’, tenendo le mani per terra e prendendo il manico del
cucchiaio in bocca, mentre sporgeva in fuori le labbra come chi fa il
gesto di mandare un gran bacio, ma tenendole ovviamente serrate
attorno al manico di legno. Nonostante a Roberta fosse ordinato di
tenere i suoi buchi ben puliti, l’oggetto non poteva che essere un po’
sporco. Alberto inizio’ a muoverlo lentamente verso l’interno e verso
l’esterno, usandolo per fottere la bocca della sorella.

– Lecca e succhia bene, – le ordino’, – ti conviene che sia bello
pulito, quando lo tirero’ fuori da quella bocca.

Roberta annui’. Suo malgrado, inizio’ a succhiarlo piu’ intensamente,
leccandolo con cura. Alberto continuava a muoverlo dentro e fuori,
fissando la sorella che, come era stata abituata a fare, lo guardava a
sua volta negli occhi. – Ti piace il sapore della tua merda, vero? –
le chiese lui. Roberta annui’ debolmente. Alberto le sorrise, e sfilo’
il cucchiaio, controllando che fosse pulito come richiesto. – Hai
leccato bene, – disse a Roberta, – per ora le tue chiappone hanno
evitato la cinghia.

Alberto si accese una sigaretta. – Ora vai in bagno a lavarti la
bocca. Io ti raggiungero’ fra poco, vengo a fare una doccia.

Roberta fece per alzarsi, ma Alberto la fermo’. – A quattro zampe, –
le disse, – non ti ho autorizzato ad alzarti in piedi. – Roberta
mormoro’ – scusami, – e torno’ carponi, allontandosi lentamente.
Roberta sapeva che gli occhi del fratello erano fissi sulla sua vagina
e le sue natiche. – Sculetta, cagna, – le disse lui. Roberta chiuse
gli occhi per ricacciare le lacrime, e inizio’ a muovere i fianchi
mentre usciva, strisciando carponi, dalla cucina.

Quando fu nel bagno, Roberta si rese conto che non poteva lavarsi i
denti nel lavandino senza alzarsi in piedi. Timorosa della reazione
che Alberto avrebbe avuto, se fosse entrato in bagno e l’avesse
trovata in piedi, prese lo spazzolino e il dentifricio e si ridusse a
lavarsi i denti nel bidet. Per qualche motivo, questo gesto le
strappo’ nuove lacrime. Si rendeva conto di aver perso ogni diritto a
una vita normale, umana. Piangendo, si sciacquo’ abbondantemente la
bocca, finche’ non ebbe completamente cancellato il sapore che Alberto
l’aveva costretta ad assaggiare.

L’arrivo di Alberto la distrasse dai suoi disperati pensieri. Il
ragazzo la guardo’ con un’occhiata sprezzante, e si sfilo’ la giacca
da camera, gettandola per terra e rivelando la sua notevole erezione.
Roberta conosceva bene, ormai, il membro del fratello, e non riusciva
a non sentirsi in soggezione di fronte alla sua vigorosa mascolinita’.
Alberto entro’ nella doccia e apri’ l’acqua, senza chiudere l’antina
scorrevole del box.

– Vieni a insaponarmi l’uccello, puttana, – disse alla sorella,
passandosi le mani nei capelli per sciacquarli. Roberta si sposto’
carponi fino a entrare per meta’ nella doccia, fermandosi di fronte al
corpo nudo di Alberto. Raccolse una saponetta che Alberto aveva
lasciato cadere sul pavimento della doccia, e si insapono’ le mani,
iniziando poi a massaggiare il grosso membro del fratello con
entrambe. Mentre Alberto si lavava i capelli e il resto del corpo,
Roberta gli massaggiava delicatamente il membro e lo scroto. Quando
Alberto ebbe finito di lavarsi, Roberta smise di insaponarlo per
lasciare che si sciacquasse. Terminata anche questa operazione,
Alberto chiuse l’acqua, e Roberta si tiro’ rapidamente indietro per
fargli spazio. Alberto usci’ dalla doccia, e si mise l’accappatoio. –
Guardami l’uccello e sgrillettati, – le disse, mentre iniziava ad
asciugarsi. Aveva l’accappatoio slacciato, e la sua erezione era ben
in vista. Inginocchiata di fronte a lui, Roberta inizio’ suo malgrado
ad accarezzarsi il clitoride, tenendo gli occhi fissi sul membro di
Alberto. Lui si asciugo’ con calma, ignorandola completamente.

Quando Alberto fu asciutto, torno’ a guardare Roberta. La ragazza, con
gli occhi ancora fissi sul membro di Alberto, attendeva con
apprensione i prossimi ordini. In genere, al termine della doccia,
Alberto la portava in camera e la scopava brutalmente. Quel giorno,
tuttavia, Roberta aveva la sensazione che le sarebbe capitato qualcosa
di ancora peggiore… peggiore di essere violentata da suo fratello e
riceverne lo sperma.

– Vai nella doccia, – le ordino’ lui. Roberta alzo’ lo sguardo,
incerta, me obbedi’, entrando nella doccia, restando in ginocchio. –
Ora mettiti accucciata, rivolta verso di me. – Roberta si volse verso
Alberto, e si alzo’ da inginocchiata, per accucciarsi come le era
stato ordinato. – A gambe larghe, cagna, – la rimprovero’ Alberto.
Roberta mormoro’ ancora – scusami, – e divarico’ le gambe.

Alberto la guardo’ con un sorriso particolarmente lussurioso. – Ora
piscia, – le disse semplicemente. Roberta impallidi’. Non si trattava
di qualcosa di piu’ umiliante di quello che aveva subito poco prima,
ma non aveva mai orinato di fronte ad Alberto, e la cosa le pareva
ripugnante. – Per favore, – singhiozzo’, – abbi pieta’… questo…
no…

Alberto scosse il capo. – Ti ho detto di pisciare. – Il tono della sua
voce non ammetteva repliche. Roberta chiuse gli occhi. Lui sorrise. –
No, – le disse, – guardami.

Roberta apri’ gli occhi nuovamente, guardando Alberto. Il suo volto
era rosso di vergogna. Quindi, inizio’ a orinare sul fondo della
doccia. Al primo getto, lo scroscio le fece percepire piu’
intensamente la vergogna, e si interruppe un istante. Non aveva
scelta. Riprese a orinare. Pur non potendo guardare in basso,
immaginava la pozza di urina che si allargava sul fondo della doccia,
bagnando le suole e i tacchi delle sue eleganti scarpe. Alberto piego’
il capo per guardare meglio fra le cosce della sorella. Roberta non
poteva fare a meno di pensare allo spettacolo degradante che stava
dando, con la vagina aperta, i grossi seni nudi, e quel getto
d’urina… non era altro che la cagnetta di suo fratello.

Alberto lascio’ che il getto terminasse, e torno’ a guardare gli occhi
di lei, quasi febbricitanti di umiliazione. Mosse un passo avanti, e
mise il membro, ancora una volta, in bocca a quella bella ragazza a
sua totale disposizione. Trattenendola per la nuca, si assicuro’ che
il proprio glande le scivolasse nella gola, e la prese in quel modo
per un po’. Quindi, si allontano’ nuovamente, tornando a squadrare il
bel corpo nudo di Roberta. La ragazza era ancora accucciata, tremante,
piangeva, e attendeva impaurita la prossima umiliazione.

– Che ne diresti se ti ordinassi di cagare, ora? – disse Alberto. –
Cagare nella doccia e poi spalmarti la merda sulla fica, tutto da
sola. Sono certo che ti ecciterebbe da morire.

Roberta spalanco’ gli occhi, scuotendo il capo, in un gesto di
disperata implorazione. Alberto sorrise, e apri’ un mobiletto in cui
la loro madre teneva le mollette da bucato. Fissando Roberta, ancora
accucciata in attesa, le applico’ due mollette ai capezzoli. Quindi
aggiunse un po’ di mollette ai seni della sorella, disponendole in
cerchio attorno al capezzolo. I morsi delle mollette erano dolorosi,
ma Roberta aveva troppa paura di quello di cui Alberto l’aveva
minacciata per disturbarlo con gemiti di dolore. A ogni nuova
molletta, mormoro’ – grazie.

Quando Alberto le ebbe sistemato i seni con una decina di mollette,
allungo’ la mano, appoggiando due dita sulle labbra della ragazza, e
costringendola a prenderle in bocca. Senza neppure che le fosse
ordinato, Roberta inizio’ a succhiare le dita che il fratello le aveva
messo in bocca, docilmente, guardandolo ancora con occhi imploranti.
Alberto la lascio’ fare. – Caga, – le disse poi, seccamente. Gli occhi
di Roberta si riempirono di lacrime, come se avesse ricevuto una
frustata. Lo sguardo gelido di Alberto non lasciava dubbi sul fatto
che il ragazzo stesse parlando seriamente, ma Roberta non riusciva a
convincere il proprio corpo e la propria mente a collaborare.

– Se disobbedisci, le tue tette riceveranno una punizione che lascera’
qualche segno. Dovremmo essere avanzata una mensola dalla libreria
nuova, e i chiodi li abbiamo. Se preferisci, posso inchiodarti le
tette alla mensola. Potresti usarla come vassoio per portarmi da bere.

Roberta rabbrividi’. Alberto la accarezzo’ con la mano libera,
asciugandole le lacrime. – Lo faro’ davvero, puttana, se non cominci
immediatamente a fare quello che ti ho detto.

Quelle parole impedirono a Roberta di esitare oltre. Dai suoi occhi
scendeva un vero fiume di lacrime. Inizio’ a defecare nella doccia.
Alberto sorrise, storcendo il naso per l’odore, per umiliarla
ulteriormente. – Ancora, – le disse.

Roberta continuo’. Sentiva, vicino ai piedi, il calore proveniente
dalle sue feci, e percepiva il loro odore. Alberto questa volta non si
limitava a guardare il gesto in se’; era altrettanto piacevole, per
lui, guardare il bel volto della sorella, distrutto dall’umiliazione.
Quando Roberta non fu piu’ in grado di defecare, scosse il capo,
dicendo qualcosa che venne reso inintelleggibile dalle due dita che
Alberto le teneva ancora in bocca. – L’hai fatta tutta, cagnetta? – le
disse. Roberta annui’ fra le lacrime.

– Sai cosa devi fare, ora, no? – le disse lui, sfilandole le dita di
bocca per fare un passo indietro, e guardarla da una prospettiva
migliore. – Strofinati la merda sulla fica.

Roberta si ricordo’ di quando il Marchi le aveva detto che prima o poi
sarebbe stata costretta a riempirsi la vagina di feci. Roberta aveva
sempre sperato che nessuno dei suoi ricattatori sarebbe arrivato a
qualcosa di cosi’ rivoltante, ma comunque non si sarebbe mai aspettata
che a darle un ordine simile fosse suo fratello. Allungo’ le mani
tremanti, cercando di ricacciare l’impulso a vomitare. Prese una
manciata di feci, e le porto’ lentamente alla sua vagina aperta.
Quindi, inizio’ a strofinarle su di essa. Alberto la guardava, e il
suo membro era cosi’ eretto che spuntava quasi completamente
dall’accappatoio. – Spingila anche dentro, – le ordino’. Roberta fece
cenno di si’ col capo. Con due dita, spinse parte di quella immondizia
dentro di se’. Sentire il calore delle sue feci nella vagina e sul
clitoride le provoco’ una ignobile sensazione di piacere, e questo le
fece versare nuove lacrime.

Alberto si avvicino’, e le stacco’ una molletta dal seno sinistro,
tirandola con un gesto brusco che le strappo’ un acuto gemito di
dolore. – Prendine ancora, – le disse. Roberta allungo’ una mano e
prese una nuova manciata di escrementi, mentre lui le staccava altre
due mollette, una per ciascuna mammella. Di nuovo Roberta comincio’ a
strofinarsi gli escrementi sulla vagina. Quel gesto fece si’ che gli
escrementi che si era infilata dentro venissero spinti piu’ in
profondita’. Alberto continuava a staccarle le mollette una a una,
finche’ restarono solo quelle fissate ai capezzoli della ragazza.

Quindi, Alberto prese uno stick di deodorante dalla toilette. Lo porse
a Roberta. – Usa questo per spingere tutto bene a fondo, – le ordino’.
Roberta prese lo stick, stando ben attenta a non toccare la mano di
Alberto con le sue mani sozze. Porto’ lo stick fra le proprie cosce, e
lo fece scivolare lentamente tutto dentro alla propria vagina.

Alberto le sorrise, guardandola mentre prendeva tutto lo stick. –
Lascialo li’, – le ordino’. Prese le ultime due mollette, afferrandole
per le ganasce, stringendole con forza sui delicati capezzoli della
ragazza, stringendo finche’ il gemito di dolore di Roberta non
divento’ quasi un urlo. Quindi, li stacco’ con un gesto cosi’ brusco
che Roberta temette che le avesse strappato la carne. – Il resto
mettilo sulle poppe, con due mani – disse Alberto, accennando
all’ultimo mucchietto di feci che giaceva sul pavimento della doccia.

Roberta raccolse gli escrementi con entrambe le mani e inizio’ a
spalmarseli sui seni nudi e ancora doloranti. Alberto si avvicino’,
entrando nella doccia, stando attento a non appoggiare i piedi sullo
sporco. Quindi, prese la testa di Roberta, costringendola a sporgersi
in avanti e prenderglielo ancora una volta in bocca. Con calma,
inizio’ a scopare la bocca di Roberta in lunghi, profondi movimenti,
che gradualmente divennero piu’ veloci. Roberta sentiva che Alberto
non aveva mai avuto un’erezione simile in precedenza. Il ragazzo le
prese la bocca con violenza e a lungo, allontanandola poi di colpo,
appena in tempo per schizzare il proprio sperma sul bel volto della
sorella. I getti furono abbondanti e numerosi quanto la sua erezione
era potente.

Quando si fu scaricato del tutto, ed essersi ripulito nei capelli
della sorella, apri’ nuovamente l’acqua della doccia, lasciando che
scrosciasse sul corpo prostrato di Roberta. – Per ora ho finito, – le
disse. – Lavati molto bene. Fra poco dovrai prepararmi il pranzo, e
non voglio sentire il puzzo della tua merda in cucina. Ti chiudo a
chiave. Verro’ a riprenderti fra mezz’ora.

Senza aggiungere altro, richiuse l’accappatoio e usci’, chiudendo
Roberta nel bagno. Roberta rimase a lungo a piangere inginocchiata
nella doccia, mentre le sue mani, quasi meccanicamente, cercavano di
rimuovere l’immonda sporcizia che le insozzava il corpo nudo.

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