Roberta ricattata (2002), p.13a – La laurea di una schiava I

Roberta era nel laboratorio dell’Università, e stava completando il
materiale per la discussione della tesi. Il grande momento era arrivato. Il giorno dopo,
avrebbe finalmente presentato la sua tesi di fronte alla commissione. Benché la situazione si fosse molto complicata dall’iniziale ricatto di Lorenzo, Roberta aveva la sensazione che
quell’evento l’avrebbe in parte liberata dalla sua terribile condizione.

Certo, se abbassava gli occhi e guardava com’era vestita, la sua terribile
condizione le

tornava subito alla mente. Lorenzo l’aveva voluta in calze e reggicalze,
tacchi alti, e

minigonna e top di velluto, tutto in nero. Il top, che costringeva le sue
grosse mammelle e

lasciava intravedere la forma dei capezzoli, era chiuso da una fila di
bottoncini che,

slacciati, consentivano un facile accesso al suo seno. Lorenzo se ne era
servito meno di

un’ora fa, facendola inginocchiare e scopandole le tette a fondo,
“premiandola” poi, come

diceva lui, con una abbondante razione di sperma direttamente in gola.

Mentre Roberta ripensava con vergogna a quell’ultimo fatto, ricevette una
mail inaspettata.

Il suo relatore, il professor Pisani, la convocava con estrema urgenza nel
suo ufficio.

Roberta trasali’, e controllo’ che i propri abiti, gia’ sufficientemente
umilianti, non

fossero sporchi di sperma. Era un controllo che ormai era abituata a fare
ogni volta che si

trovava ad avere un incontro con persone “normali”.

Nervosamente, mise lo zainetto in un cassetto della scrivania, chiuse il
cassetto a chiave,

e si avvio’ verso l’ufficio del Pisani.

Quando entro’ nell’ufficio, la prima cosa che Roberta capi’ era che il
Pisani era

decisamente irritato. Lo sguardo che l’uomo diede agli indumenti con cui
Roberta si

presentava da lui esprimeva il piu’ totale disprezzo. Il Pisani la fece
sedere sulla sedia

di fronte alla sua scrivania.

– Dunque, Roberta, – disse, – ho ricevuto un messaggio dalla Commissione che
non mi e’

piaciuto per niente.

Roberta arrossi’, senza osare replicare. Il Pisani fece un pausa; vedendo
che Roberta non

rispondeva, riprese. – Per motivi di regolamento disciplinare
dell’Universita’, si e’ deciso

che la tua discussione venga fatta in sede privata, anticipatamente, domani
mattina.

Roberta guardo’ Pisani fingendo di non capire, ma arrossendo ancora piu’
violentemente.

– Regolamento… disciplinare? – mormoro’.

– Sai per quale motivo sei accusata? – chiese il Pisani, freddamente. Era
evidente che si

aspettava che Roberta lo sapesse. La studentessa, tuttavia, non ebbe il
coraggio di parlare.

Fece cenno di no con il capo.

– La tua condotta sessuale, – disse il professore. – Sembra che ci siano
decine di foto che

ti ritraggono mentre dai sfogo alle tue voglie con i tuoi colleghi, negli
edifici pubblici

dell’Universita’. – Il Pisano calco’ sulla parola “pubblici”.

Roberta abbasso’ il capo, con le lacrime agli occhi. – Capisco… –
mormoro’. Tutti gli

sforzi che aveva fatto per arrivare alla discussione di laurea erano vicini
a vanificarsi.

Si sentiva distrutta, piu’ ancora che in imbarazzo.

Il Pisani la guardo’ con calma. – Mi sembra di capire che e’ tutto vero, –
disse, alzandosi

dalla sedia. – Visto che l’hai preso da meta’ del corpo studentesco, mi
aspetto che tu abbia

intenzione di riservarmi un trattamento di favore.

Trasalendo per quella frase inaspettata, Roberta alzo’ gli occhi al
professore. – C… certo

professor Pisani, – mormoro’, mentre l’uomo, senza tante discussioni, si
slacciava i

calzoni. Il Pisani era un uomo oltre la cinquantina, robusto, piacente.
Roberta vide il suo

membro per un solo istante, mentre lei le metteva una mano in testa e la
spingeva a se’,

ficcandoglielo in bocca. Roberta fece come per iniziare a servirlo con la
bocca, ma il

Pisani la fermò. – Stai ferma, – le disse, iniziando a spingere con foga
nella sua gola, con

bruschi movimenti di bacino, – mi piace prenderle a fondo, le troie. Penso
che tu sia

abbastanza esperta da saper prendere un cazzo in gola.

Con quel fare violento e deciso, il professor Pisani scopo’ la bocca di
Roberta a lungo.

Roberta piangeva e tremava, ma lasciava che l’uomo la usasse. – Slacciati i
bottoncini

centrali del top, – le disse lui a un tratto. Roberta porto’ le mani al top,
e slaccio’ sei

bottoncini al centro, scoprendo parte dell’incavo fra i suoi seni. Il Pisani
aspetto’ che

avesse fatto, quindi lo sfilo’ dalla bocca della ragazza. Guardo’ Roberta,
che teneva il

capo chino, e le sollevo’ il mento. – Guardami, – le disse. Roberta alzo’
gli occhi lucidi

di pianto, incontrando lo sguardo del Pisani mentre l’uomo le faceva
lentamente scivolare il

membro fra i seni, infilandolo nell’apertura del top. L’indumento stringeva
gia’ alquanto i

seni di Roberta, ma il Pisani li afferro’ ugualmente, con una stretta
brutale, premendoli

sul suo membro. Quindi, guardando Roberta negli occhi, inizio’ a scoparle
lentamente le

grosse, morbide mammelle. – Risparmiami quelle stupide lacrime, – le disse,
– altrimenti, se

proprio vuoi avere la faccia bagnata, ti ci sborro sopra e ti costringo a
uscire dal mio

ufficio cosi’.

Roberta si asciugo’ velocemente le lacrime. – Mi perdoni, sigmore, –
mormoro’. Il Pisani

continuo’ a prenderle i seni a fondo per diversi minuti, finche’ non fu
prossimo a venire.

Quindi, sposto’ il proprio membro dall’incavo fra i seni della studentessa,
infilandolo fra

il top e la mammella sinistra. Il glande era a contatto con il capezzolo
della ragazza. Il

Pisani strizzo’ con violenza i seni di Roberta fra le dita mentre schizzava
una prima dose

di sperma. La ragazza percepi’ il calore del seme dell’uomo su tutto il
capezzolo. Pisani

sposto’ il membro, massaggiandoselo mentre lo direzionava sul capezzolo
destro, appena in

tempo per il secondo schizzo. Il top di Roberta, che prima lei,
controllando, aveva trovato

pulito, ora era imbrattato da due grosse macchie scure sui seni.

Il Pisani lo sfilo’ e lo mise di nuovo in bocca alla ragazza. Questa volta,
la lasci’ fare,

dandole il tempo di pulirlo accuratamente con la lingua, leccandolo piu’
volte tutto

attorno.

Quando il professore fu soddisfatto, lo sfilo’ dalla bocca di Roberta e
torno’ al suo posto.

Roberta attese nuovi ordini, seduta in silenzio, con il top slacciato e
bagnato. – Ora

voglio vedere la tua fica, – disse il Pisani, battendo con due dita sulla
superficie della

sua scrivania. – Seduta a cosce aperte. E non smettere di guardarmi.

Roberta si alzo’, con le gambe che le tremavano. Timidamente, avanzo’ verso
il professore,

guardandolo, sforzandosi di non piangere. Si sedette sulla scrivania del
Pisani, sollevando

la gonna fino sui fianchi e mostrando il suo pube depilato e l’orlo delle
calze che le

adornavano le cosce. Senza farselo ripetere, allargo’ le cosce mostrando la
propria vagina

aperta al professore. Lui abbasso’ lo sguardo sul sesso di Roberta, quindi
torno’ a

guardarla negli occhi. – Avvicinala, ho voglia di leccarla, – le disse.
Roberta scivolo’ con

le natiche nude in avanti sulla superficie della scrivania, sedendosi in
modo che la sua

vagina sporgesse oltre il bordo. Il Pisani avvicino’ ancora un po’ Roberta
afferrandola per

le cosce, e poi, inizio’ a toccarla. Prima le tasto’ lentamente la fessura,
massaggiandola

col palmo della mano. Poi le prese le grandi labbra, una a una, tirandole
verso l’esterno e

lasciandole andare, come se stesse giocherellando. Le afferro’ entrambe,
tenendole con

pollici e indici, e le allargo’, tirando con forza verso l’esterno. Attese
il primo gemito

di dolore di Roberta, e poi diede uno strattone piu’ forte a entrambe.
Alzando gli occhi

alla ragazza, le disse freddamente: – E’ diventata una grossa fica da vacca,
a forza di

prendere cazzi. Hai un buco enorme, non trovi puttana? – – Si, signore– –
mormoro’ lei. Il

Pisani tiro’ piu’ forte, avvicinandosi e dando una lunga leccata in
profondita’ alla vagina

di Roberta. – Non invidio il tuo fidanzato– ormai dubito che tu senta
qualcosa quando ti

scopa– – continuo’ il Pisani, fissando Roberta negli occhi. – Scommetto che
e’ cosi’ grossa

che potresti infilarci tutta la mano. Sdraiati.

Roberta, appoggiando dapprima i gomiti, si distese poi con la schiena sulla
superficie della

scrivania. Il Pisani accosto’ nuovamente la bocca alla vagina aperta della
ragazza,

riprendendo a leccarla a fondo, spingendo con la lingua sulle grandi e
piccole labbra.

Quindi si alzo’ dalla sedia, e, guardando Roberta che attendeva ordini a
cosce spalancate,

libero’ il lato destro della scrivania. Quindi, le indico’ la superficie che
aveva liberato.

Roberta si sposto’ verso il bordo destro della scrivania, sempre guardando
il Pisani. L’uomo

le prese la mano e se la appoggio’ sul membro gia’ nuovamente eretto.
Quindi, infilo’ due

dita della mano sinistra nella vagina di Roberta, e due dita della mano
destra gliele mise

in bocca. – Nella seduta di domani mattina, la commissione ha organizzato
una punizione

esemplare per te, – le disse, iniziando a fotterle bocca e vagina con le
dita, mentre

Roberta, senza farselo ordinare, gli massaggiava dolcemente il membro con la
mano. – Ma non

ti nascondo che non si tratta qualcosa di esattamente nei limiti del
regolamento. Sei libera

di rifiutare di parteciparvi, ovviamente, ma questo non ti portera’
certamente grandi

benefici. E’ chiaro?

Roberta annui’. – Non ho sentito, troia, – disse Pisani, spingendo le dita
piu’ a fondo. –

Si’ signore – mormoro’ lei, con voce soffocata. – Bene. Non sono autorizzato
a rivelarti

molto, tranne che la commissione ha persino scelto cosa indosserai:
un’uniforme da

scolaretta. – Il Pisani sorrise. – Tuttavia, quale tuo relatore, ho il
diritto ad apportare

alcune modifiche. – L’uomo sfilo’ la mano dalla vagina di Roberta, e le
prese l’orlo di una

delle calze. – Queste restano, – disse. – E anche le scarpe coi tacchi.

L’uomo ritrasse entrambe le mani e si sposto’ vicino alla testa di Roberta,
mettendoglielo

nuovamente in bocca. La ragazza lo accolse dolcemente. Quindi, il Pisani lo
sfilo’ e giro’

intorno alla scrivania, posizionandosi davanti alla vagina aperta della
studentessa. –

Togliti le scarpe, – le disse. Roberta piego’ le gambe all’indietro, una a
una, per

raggiungere le proprie scarpe con le mani e sfilarle, lasciandole cadere a
terra. Il

professore le mise le mani sulle cosce, e le fece poi scivolare giu’ lungo
le belle gambe

ben tornite della ragazza, fino alle caviglie. – Mi hanno sempre arrapato i
tuoi piedini,

maialina, – le disse. – Ora posso finalmente togliermi la soddisfazione di
scoparli.

Tenendola per le caviglie, porto’ i piedi di Roberta a contatto con il suo
membro,

mantenendolo sempre orientato verso la vagina aperta della ragazza.
Stringendo i piedi di

lei, inizio’ a farlo scivolare fra le piante dei piedi di Roberta. – Senti
come me lo fai

diventare duro? – disse lui, fissandola. – Si, signore, – mormoro’ la
ragazza. Mentre si

masturbava fra i piedi di Roberta, Pisani inizio’ ad avvicinare il bacino al
ventre di lei,

costringendola a piegare le ginocchia e aprirsi ancora di piu’. L’uomo
continuo’ a godersi

la ragazza in quel modo a lungo. Quando fu prossimo all’orgasmo, le afferro’
entrambi i

piedi con una mano, usando l’altra per aprirle le labbra della vagina.
Quindi, si abbandono’

al piacere, iniziando a schizzare direttamente nel sesso aperto della
studentessa. I primi

due grossi schizzi coprirono la fessura della ragazza di un denso strato di
seme. Quindi,

l’uomo deposito’ due nuovi schizzi sulle piante dei piedi di lei,
trattenendole attorno a

contatto con il proprio glande.

Quando si fu completamente scaricato, il Pisani sollevo’ le gambe della
ragazza verso

l’alto, appoggiandosi i polpacci di lei sulle spalle, e si asciugo’ il
membro strofinandolo

prima fra le natiche morbide e accoglienti della studentessa, e poi sulle
sue cosce,

insozzandole ulteriormente le calze. Ripulitosi in quel modo, l’uomo si
riallaccio’ i

pantaloni e torno’ a sedersi. – Scendi dalla scrivania, – le disse. Roberta
obbedi’.

Istintivamente, porto’ una mano alla propria vagina per trattenere il seme
che le colava

giu’ per le cosce. Senza neppure guardarla, il Pisani le disse, – togli la
mano da li’,

porca.

Roberta obbedi’, restando in piedi di fianco alla scrivania. – Posso…
andare? – mormoro’.

Il professore rimase in silenzio per qualche secondo. – Perche’? – chiese
poi. – Posso

tenerti qui per tutto il pomeriggio. Potrei avere voglia di sborrarti di
nuovo addosso.

Mettiti li’ nell’angolo, in ginocchio. – Prese le scarpe di Roberta da
terra, e gliele

butto’ nell’angolo dell’ufficio in cui le aveva detto di mettersi. –
Rimettile, – disse.

Roberta annui’ in silenzio, indossando le scarpe sui piedi ancora sporchi di
sperma. In

silenzio, si inginocchio’ nell’angolo, rivolta verso il professore,
divaricando leggermente

le cosce. L’uomo le diede uno sguardo. Le guance di Roberta erano nuovamente
rigate di

lacrime. – Ti ho gia’ detto cosa ti succedera’ se continui a piangere.
Invece di fare i

capricci, tira fuori le tette, e masturbati mentre io finisco di sbrigare la
posta. In

silenzio, fica e ano.

– Si, signore, – mormoro’ Roberta, arrossendo. Si sollevo’ il top, scoprendo
del tutto i

grossi seni. Quindi, porto’ le mani fra le cosce, la destra alla vagina e la
sinistra

all’ano, iniziando a toccarsi. Il Pisani abbasso’ lo sguardo al monitor del
proprio computer

e inizio’ a sbrigare le sue cose, senza degnarla d’uno sguardo. Roberta lo
guardava, in

docile attesa di ordini, le dita che fottevano lentamente i suoi buchi.
Sentiva l’odore

dello sperma di Pisani, che le insozzava le dita e le colava lentamente
lungo l’interno

delle cosce. Per oltre un’ora, resto’ in quella posizione umiliante,
continuando a

masturbarsi, senza osare raggiungere un orgasmo. Quando il professore ebbe
finito quello che

stava facendo, sollevo’ gli occhi alla ragazza, appoggiandosi comodamente
allo schienale

della sedia.

– Alcune delle foto che sono finite in mano alla commissione ti ritraggono
mentre ti fai

torturare i seni, – le disse. – Cosa ti piacerebbe che facessi alle tue
tette?

Roberta esito’, senza smettere di toccarsi. – Tutto quello che vuole,
professore, –

mormoro’.

– Avanti, suggerisci, – fece lui, guardandola con occhi gelidi.

Roberta lo guardo’, tremando. – Potrebbe… legarmele… – mormoro’. – E
frustarmele con la

cinghia…

Il Pisani scosse il capo. – Fatti venire in mente qualcosa di piu’
eccitante. Non vuoi

essere la tettona obbediente del tuo professore?

– S… si signore, – mormoro’ lei. – Ma… io non so…

– Non mi fare arrabbiare, Roberta, per il tuo bene.

Roberta arrossi’. L’uomo continuava a fissarla, mentre lei, suo malgrado, si
masturbava la

vagina e l’ano. – Allora? – insistette lui, con severita’. – Po…
potrebbe… – mormoro’

Roberta, – potrebbe… calpestarmele… – mormoro’. L’uomo la guardo’ con
calma. – Come

sarebbe?

– Se… se mi sdraio per terra… bocconi… – mormoro’ lei, arrossendo, –
posso… farle

sporgere… ai lati… in modo che lei possa… schiacciarle con i piedi…
– Mentre suo

malgrado proponeva quella tortura al suo aguzzino, la ragazza tremava
visibilmente.

– Interessante, – disse infine il Pisani, appoggiandole il membro alla
bocca, e

strusciandole il glande sulle labbra. – E’ questo che vuoi? Ti ecciterebbe
farti calpestare

le poppe?

Roberta lo guardo’ sottomessa. – S… si, signore, – menti’.

– Bocconi non mi piace, pero’, – disse lui, – non potrei guardarti negli
occhi. Inoltre non

ho voglia di alzarmi. Striscia fin qui e vieni sotto la scrivania. Roberta
si sposto’, in

ginocchio, fino alla scrivania del Pisani. La scrivania poggiava su due
larghe assi

laterali, che erano unite da un sostegno centrale anch’esso di legno,
all’interno del quale

correvano le canaline dei fili elettrici. La posizione del sostegno era tale
che chi era

seduto alla scrivania avrebbe potuto appoggiarci i piedi. Il Pisani guardo’
la ragazza

inginocchiata ai suoi piedi. – Puoi appoggiarle li’ sopra, – le disse,
indicandole il

sostegno.

Roberta annui’, obbediente, e appoggio’ i grossi seni nudi sul sostegno. Il
Pisani si

appoggio’ piu’ comodamente con la schiena alla sedia, e appoggio’ i piedi
sui seni della

ragazza. – E ora, – disse, iniziando a premere sulla carne di lei, –
facciamo due

chiacchiere. Ci sono alcune cose che non so di te. Quanti anni hai?

– Ventitre, professore, – mormoro’ Roberta, socchiudendo gli occhi per il
dolore, mentre lui

le schiacciava i seni sempre piu’ forte, aumentando lentamente la pressione.
– Sei

fidanzata?

– Lo… ero… professore… sono successe alcune cose… non so se siamo
ancora insieme…

– Ma tu sei innamorata di lui?

– Si, professore… – mormoro’ ancora Roberta, con le lacrime agli occhi.

– Me lo stai facendo diventare di nuovo duro, – le disse quindi, simulando
un tono di

rimprovero. – Saro’ costretto a fartelo prendere ancora, lo sai.

– Si, professore…

L’uomo sposto’ i piedi. – Appoggia solo i capezzoli, ora, – le disse.

Roberta obbedi’, spostando indietro il busto e i seni, e sistemandosi in
modo che solo le

estremita’ dei seni e i capezzoli poggiassero sul sostegno. Pisani attese
che lei si fosse

sistemata, e sollevo’ di nuovo i piedi, schiacciandole questa volta i
capezzoli. – Tiramelo

fuori e masturbami, – le ordino’. Roberta allungo’ le mani, slacciando i
pantaloni del

professore, socchiudendo gli occhi per il dolore mentre lui di nuovo
aumentava lentamente la

pressione delle suole sui suoi delicati capezzoli. Quando l’ebbe tirato
fuori, inizio’ a

massaggiarlo lentamente.

– Ora avvicina la bocca piu’ che puoi, e fai una bella “O” con le labbra.

Roberta si chino’ in avanti, gemendo di dolore, i seni inchiodati al
sostegno dalla crudele

pressione delle suole del Pisani. Atteggio’ le labbra nell’umiliante
espressione che il

professore le aveva chiesto, l’espressione di una bambola gonfiabile.

– Voglio che mi masturbi, ma tienilo orientato in modo che i miei schizzi
centrino quella

boccuccia da troia.

– Si… professore… – mormoro’ lei, senza muovere le labbra. Inizio’ a far
scorrere la

mano sul membro eretto dell’uomo.

– Non ti permettero’ di pulirti, quindi e’ nel tuo interesse che tu riesca a
centrarti la

bocca.

Roberta annui’, avvicinandosi ancora e prendendo a masturbare freneticamente
l’uomo. Il

Pisani la guardava e strusciava i piedi sul sostegno, tormentando i
capezzoli della ragazza

in quel modo sadico. Lei lo prese con due mani, massaggiandolo
vigorosamente, il volto

proteso verso quel membro turgido, la bocca aperta e pronta a ricevere lo
sperma del

professore. Un paio di volte, l’uomo le prese il capo, allentando la
pressione sui seni,

tirandola verso di se’ e infilando il glande nella “O” formata dalle labbra
di Roberta, per

poi schiacciare con piu’ forza i seni di lei, costringendola a ritrarsi.
Infine, venne per

la terza volta. I primi due schizzi, meno abbondanti dei precedenti,
finirono direttamente

nella bocca di Roberta. Solo il terzo, piu’ debole, la colpi’ sul mento. Lui
le sorrise, e

sposto’ i piedi per darle liberta’ di movimento. La ragazza si chino’ in
avanti, con i seni

arrossati e dolenti, e gli ripuli’ il membro con cura con la bocca. Quando
ebbe finito, il

Pisani si riallaccio’ i pantaloni.

– Puoi rivestirti e andartene, adesso, – le disse. – Ci vediamo domani
mattina. Passerai dal

mio ufficio alle otto e trenta per indossare gli abiti che la commissione ha
scelto per te,

ma ricordati di farti trovare con calze e tacchi alti.

– Si, professore, – mormoro’ ancora lei. Nonostante il dolore e
l’umiliazione che l’uomo le

aveva procurato, si constrinse a ringraziarlo. In preda all’imbarazzo e alla
vergogna, si

rivesti’ in fretta. Aveva i vestiti, le calze, il viso e le mani sporche di
sperma, ma

sapeva che non le sarebbe stato concesso di pulirsi.

Mentre usciva dall’ufficio, scoppio’ ancora una volta in lacrime…

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