Roberta ricattata (2002), p.13c – La laurea di una schiava III

Il giorno successivo, Roberta giunse nell’ufficio del professor Pisani
all’orario convenuto.
Pur sapendo che avrebbe dovuto cambiarsi, aveva indossato il vestito bello
che aveva acquistato in vista della laurea. Si era anche truccata e
profumata, nella speranza che un aspetto seducente potesse addolcire i
professori. Quando la vide preparata in quel modo, il Pisani si rilasso’
sulla sedia, ordinandole di cambiarsi e godendosi lo spettacolo di quella
bellissima ragazza che si spogliava di fronte a lui. Le fece togliere tutto
eccetto calze, reggicalze, e scarpe, e quindi le porse gli abiti che Roberta
avrebbe dovuto indossare.

La “divisa” scelta per Roberta consisteva in una gonna corta blu a pieghe
piatte, una camicetta bianca aderente e quasi trasparente, una giacca dello
stesso tessuto della gonna, e un fiocco rosso da mettere al collo. Quindi,
con altri due fiocchi anch’essi rossi, il Pisani le fece acconciare i lunghi
capelli in due code di lavallo, ai lati della testa, come una bambina.

– Ci sono alcune cose che mi hanno chiesto di comunicarti, – le disse
Pisani, quando lei si fu preparata. – Vieni qui vicino.

– Si, professore, – mormoro’ Roberta. Giro’ intorno alla scrivania,
fermandosi in piedi di fronte all’uomo. Senza alzarsi dalla sedia, Pisani si
volse verso di lei, e le infilo’ una mano sotto la gonna. Roberta
rabbrividi’, sentendo il palmo della mano dell’uomo accarezzarle la vagina
nuda.

– Un tuo conoscente, il signor Marchi, si e’ interessato personalmente della
tua situazione, – disse Pisani. – Su sua richiesta, abbiamo deciso di
convocare anche i tuoi genitori. Li abbiamo gia’ contattati; dovrebbero
essere gia’ qui. Il Marchi ha garantito che non si opporranno alla punizione
che la commissione ha deciso per te.

A quelle parole, Roberta ebbe un fremito, ma rimase in silenzio. Il Pisani
lascio’ scivolare il dito medio nel sesso della ragazza. Roberta rimase
immobile, lasciando che il professore la masturbasse mentre continuava.

– Anche tu devi prendere una decisione, quindi ti spieghero’ alternative che
abbiamo dato ai tuoi genitori. Le foto che ti hanno scattato in universita’
sono sufficienti a giustificare la tua espulsione. Inoltre, solo la
commissione ha il potere di impedire che quelle foto vengano diffuse su
Internet, rovinando la tua reputazione in modo irreparabile.

Pisani estrasse il dito dalla vagina di Roberta, e lo fece scivolare avanti
fra le cosce di lei, verso l’ano della ragazza. Roberta rabbrividi’ ancora,
abbassando gli occhi, ma divarico’ le gambe docilmente per consentire
all’uomo di raggiungere agevolmente il suo obiettivo. Il Pisani inizio’ a
spingere dentro il dito. Roberta arrossi’, ma si sforzo’ di non muoversi
mentre lui la penetrava in quel modo osceno.

– Infine, – prosegui’ quindi, – c’e’ il contratto commerciale che il signor
Marchi dovrebbe stipulare con i tuoi. Pare che i tuoi genitori abbiano un
bisogno disperato di quella firma. Il Marchi ha deciso che firmera’ solo se
sia tu che i tuoi genitori accetterete le conseguenze del tuo comportamento
indegno.

– Poiche’ i tuoi genitori hanno gia’ accettato, – concluse il professore, –
la scelta sta a te. Puoi essere espulsa, avere la tua reputazione rovinata
per sempre, e causare la definitiva rovina della tua famiglia. Oppure puoi
accettare la tua punizione, e laurearti senza ulteriori complicazioni.
Ovviamente, la laurea sara’ con il minimo dei voti. Questo ti impedira’ di
iscriverti al concorso per il dottorato, ma e’ opinione della commissione, e
anche mia, che una vacca come te non sia degna di fare ricerca.

L’uomo fece una pausa per lasciare a Roberta il tempo di realizzare cio’ che
le aveva appena detto. Quindi, sfilo’ il dito dall’ano della ragazza, e
glielo porse davanti alla bocca. Roberta esito’ qualche istante. Aveva gli
occhi gia’ umidi di lacrime; tutto quello che aveva fatto in quei mesi, lo
aveva fatto per perseguire il suo scopo, fare ricerca. Tuttavia, non
sembravano esserci alternative. In segno di sottomissione, prese il dito del
Pisani in bocca e lo succhio’, ripulendolo.

Il Professore la lascio’ fare per qualche istante. – Bene, vedo che siamo
d’accordo, allora, – disse quindi, ritraendo il dito e alzandosi. – Seguimi,
e’ ora di andare. –

Con le ginocchia che le tremavano, Roberta segui’ il Pisani fuori
dall’ufficio. Mentre camminava per i corridoi dell’universita’, seguendo il
Pisani, Roberta fremeva di imbarazzo per il proprio abbigliamento. La gonna
corta copriva a malapena l’orlo delle calze, costringendola a trattenere
l’orlo della gonna stessa, tirandolo verso il basso, per non scoprirsi
mentre camminava. Nel corridoio incontrarono due bidelle, che lanciarono a
Roberta uno sguardo sconcertato, ma non dissero nulla. Infine, giunsero alla
sala in cui la commissione era riunita.

Entrando, Roberta scorse i suoi genitori seduti in prima fila. Avevano
un’aria angosciata e nervosa. Evitarono di guardarla, e lei, dopo un primo
sguardo di fuggita, fece altrettanto. Il Marchi sedeva dietro di loro; i
suoi occhi gelidi scrutarono Roberta con aria sprezzante. I professori della
commissione, sette in tutto, erano seduti a un grande tavolo a ferro di
cavallo. Al centro della sala c’era una sedia, rivolta verso il pubblico.
Due uomini stavano in piedi ai lati della sedia. Roberta ricordo’ di averli
gia’ visti nella villa di Carlo; evidentemente, erano due scagnozzi del
Marchi. Il presidente della commissione, il professor Morini, invito’
Roberta a sedersi. La ragazza obbedi’. Era a due metri dai suoi genitori,
proprio di fronte a loro. Tremando, abbasso’ lo sguardo al pavimento.

– Bene, – disse Morini, mentre Pisani prendeva posto. – Ci siamo tutti, ora.

Ci fu una pausa, quindi il Morini si alzo’ e giro’ attorno al tavolo, fino a
giungere di fianco a Roberta. Quindi riprese, con calma. – Sappiamo tutti il
motivo per cui siamo riuniti. Le foto incriminate sono queste. – Mostro’ a
Roberta una serie di fotografie. Vedendole, Roberta arrossi’ violentemente.
Immaginava che fossero state mostrate anche ai suoi genitori. Le foto la
ritraevano nelle pose piu’ oscene… inginocchiata a succhiare membri
maschili nelle toilette dell’universita’, appoggiata al muro con un
vibratore nell’ano, a quattro zampe col volto coperto di sperma. Il Morini
lascio’ che Roberta le guardasse per qualche minuto.

– Io… – mormoro’ la ragazza, confusa. Il professore la interruppe con tono
severo. – Non parli se non viene interrogata, – le disse. Si mise le foto in
tasca. – Credo che queste foto dimostrino, senz’altro, che genere di
sporcacciona e’ lei. Ma ritengo che sia opportuno dare ai suoi genitori
un’ulteriore dimostrazione.

Roberta rabbrividi’, rimanendo in silenzio.

– Ho ragione di credere che lei sia venuta questa mattina alla presenza
della commissione senza indossare mutandine, come una volgare prostituta.

Il Morini fece un cenno ai due uomini in piedi ai lati di Roberta. Questi le
presero le ginocchia, e le sollevarono e divaricarono. La ragazza gemette,
senza opporre resistenza, mentre gli uomini le facevano appoggiare le
ginocchia sui braccioli della sedia, trattenendola poi per le caviglie. La
gonna scivolo’ su, scoprendo per intero le cosce di Roberta. La vagina
depilata della ragazza era ora oscenamente esposta. La madre di Roberta si
copri’ il volto con le mani, ma non ebbe il coraggio di dir nulla. Roberta
tremava. Benche’ tenesse gli occhi bassi, si rese conto che lo sguardo di
suo padre aveva indugiato per qualche secondo sul suo sesso e le sue cosce.

– Una sporcacciona senza mutandine, come dicevo, – disse il Morini. Fece un
cenno a uno dei professori seduti al tavolo, che gli passo’ un piccolo
pannello di solido legno. Sul pannello era stata scritta a grandi lettere la
parola che il Morini aveva usato, “sporcacciona”. Sul lato superiore del
pannello erano state fissate due grosse mollete di metallo, dotata di una
fila di dentini acuminati.

– Si slacci la camicetta, per favore, – disse il Morini a Roberta. – Puo’
tenere chiuso il fiocco, e’ sufficiente che slacci i bottoni centrali, per
scoprirsi i seni.

Roberta mormoro’ – si, professore, – e si slaccio’ cinque bottoni, aprendo
poi la camicetta, in modo da denudare i propri giovani e voluminosi seni. Il
professore sorrise. – Metta le mani dietro la nuca, – le ordino’ ancora.
Roberta obbedi’. In quella posizione, i suoi seni sporgevano in fuori, e
sembravano ancora piu’ grossi e invitanti. Il Morini inizio’ a stropicciare
fra le dita i capezzoli della ragazza, alternando dall’uno all’altro,
finche’ non furono entrambi del tutto eretti. Quindi, accosto’ il cartello
al seno nudo della ragazza, e fece per applicare le mollette ai capezzoli di
lei.

– Mio Dio, vi prego… – mormoro’ la madre di Roberta, scuotendo il capo. Il
Morini la guardo’ con calma. – Devo chiedere anche a voi di stare in
silenzio, – disse, fissando i genitori della studentessa. Anna lo fisso’,
fremendo, con gli occhi pieni di lacrime, per alcuni secondi. Quindi
cedette, abbassando lo sguardo.

Il Morini sorrise crudelmente e lascio’ che le mollette si chiudessero sulla
tenera carne dei capezzoli di Roberta. Le mollette erano posizionate a poca
distanza l’una dall’altra, e i capezzoli di Roberta, una volta agganciati
dagli acuminati dentini di metallo, ne risultarono dolorosamente tirati
verso l’interno. Ignorando i gemiti di dolore della studentessa, il Morini
verifico’ la tenuta delle mollette scuotendo il pesante pannello di legno.

– Pensa che questo cartello non sia adatto a lei? – chiese il Morini a
Roberta, sadicamente. La ragazza scosse il capo, mentre le prime lacrime le
rigavano le guance. – No, professor Morini, – sussurro’, – e’ adatto a me. –
L’uomo annui’, e tese una mano verso uno dei due uomini, che cavo’ di tasca
un frustino costituito da un pesante cordino di cuoio arrotolato,
porgendoglielo.

– Una sporcacciona merita di essere frustata sulla fica, – continuo’ il
Morini, – anzi, nella fica.

A un cenno del Morini, due scagnozzi del Marchi lasciarono le caviglie di
Roberta, e le presero le grandi labbra, tirandole verso l’esterno e
spalancando del tutto il sesso della ragazza. Roberta gemette di dolore e
umiliazione. L’idea di stare mostrando la propria vagina spalancata ai suoi
genitori, di fronte a lei, era quasi insopportabile. Inizio’ a singhiozzare.
Il Morini sollevo’ il frustino, e inflisse il primo violentissimo colpo sul
sesso della ragazza. Lo schiocco risuono’ nella stanza, seguito dal gemito
di dolore di Roberta.

Il Morini inflisse la seconda violenta frustata sulla vagina di Roberta. Il
cordino di cuoio, di nuovo, colpi’ fra le grandi labbra della ragazza,
avvolgendosi in parte fra le cosce e natiche di lei, fino a schioccarle
sull’ano con l’estremita’.

Il professore colpi’ la vagina di Roberta, implacabile, una dozzina di
volte. Quindi, i due uomini che la trattenevano per le grandi labbra la
lasciarono e si spostarono dietro di lei. Uno dei due la afferro’ per i
capelli, facendole reclinare il capo. Il Morini sposto’ lo sguardo sui bei
seni di Roberta, deliziosamente offerti per la frusta. Comincio’ a colpirli,
ancora con estrema violenza. Ogni colpo faceva tremare i grossi seni di
Roberta e lasciava sulla carne giovane della fanciulla un segno che
attraversava entrambe le sue mammelle. Il Morini parti’ dall’alto e frusto’
metodicamente centimetro dopo centimetro dei seni della ragazza, scendendo
verso i capezzoli. Questi subirono cinque colpi consecutivi ciascuno.

Quando il Morini ebbe finito, i seni di Roberta erano arrossati, gonfi, e
percorsi dalla fitta rete di striature lasciate dal frustino. I genitori
della ragazza, che avevano assistito impotenti, sembravano sull’orlo di
scoppiare in lacrime. – Questo non ci servira’ piu’, per il momento, – disse
Morini, prendendo il cordino di cuoio con entrambe le mani. Lentamente, lo
fece passare attorno ai seni martoriati della studentessa, alla base, e lo
lego’ strettissimo, con un doppio nodo. I seni di Roberta apparivano ora
oscenamente, incredibilmente deformati e gonfi. L’uomo che tratteneva
Roberta per il capo la lascio’.

– Ora vorrei verificare se la punizione sta avendo l’effetto desiderato, –
prosegui’ il Morini. – Pensa di essere sufficientemente umile da meritare di
essere perdonata?

– Io… io lo spero, professore – mormoro’ Roberta. Il suo volto era rigato
di lacrime. Il Morini annui’, sorridendo. – Si metta a quattro zampe, – le
ordino’ seccamente.

Roberta si alzo’ dalla sedia, obbediente, si inginocchio’ e appoggio’ i
palmi delle mani per terra. Il cartello di legno che pendeva dai suoi seni
strisciava per terra. Il Morini le cammino’ attorno per qualche istante in
silenzio. Roberta rabbrividi’. Non sapeva cosa sarebbe successo; non aveva
il coraggio di provare a immaginarlo. Senti’ la mano del Morini che le
accarezzava le natiche nude.

– Le scarpe di sua mamma sono impolverate, – disse il Morini. – Forse
potrebbe mostrarci come sa lucidarle con la lingua.

Roberta scosse il capo, debolmente, cercando di trovare il coraggio di
implorare di no. – Basta, basta… per pieta’ – mormoro’ Anna, piangendo. Il
Morini la guardo’. – Signora, le ho gia’ detto di rimanere in silenzio, se
non vuole la rovina vostra e di vostra figlia. – Lentamente, si avvicino’
alla donna seduta. – Ma visto che ha deciso di provocarmi, allarghi le
cosce, in modo che tutti i professori della commissione possano guardarle
sotto la gonna.

– C… cosa? – mormoro’ Anna, impallidendo.

– Non mi piace ripetere, – sibilo’ il Morini. – Allarghi quelle cosce
subito.

La madre di Roberta, disperata, guardo’ il marito, che teneva gli occhi
bassi, tremando di rabbia e di vergogna. Non trovando in lui alcun aiuto, la
donna si asciugo’ le lacrime e divarico’ timidamente le cosce. – Di piu’, –
disse uno dei professori seduti al tavolo, – non vediamo. – Anna obbedi’.
Non indossava calze ne’ collant; i professori potevano vedere chiaramente le
sue mutandine color carne.

Il Morini si volse verso Roberta, indicandole le scarpe di Anna. La ragazza
striscio’ a quattro zampe verso Anna, lentamente, singhiozzando. Quindi,
chino’ il capo, e inizio’ a leccare le scarpe della madre. Il Morini si
avvicino’ alla ragazza carponi, e le prese la gonna, sollevandola fino a
scoprire del tutto le belle natiche di Roberta. Quindi, inizio’ a
sculacciarla vigorosamente, scandendo i colpi, strappandole gemiti di dolore
a ogni pacca.

– Inizi a risalire lentamente fino alle cosce, – disse quindi a Roberta. La
ragazza si rese conto con orrore che non poteva prevedere fino a che punto i
suoi ricattatori intendessero spingersi con lei e sua madre. – La prego…
la supplico… faro’ qualsiasi cosa… ma non coinvolgetela… e’ solo colpa
mia… e’…

Il Morini la afferro’ per i capelli, sollevandole brutalmente il capo e
costringendola a guardarlo. – Se vuole farmi irritare e ottenere
l’espulsione, sappia che e’ sulla buona strada, – le disse. – Credo di
averle detto di non parlare.

– Mi perdoni, professore, – mormoro’ Roberta, fra le lacrime, iniziando a
far risalire la lingua lungo i polpacci di Anna. Scivolo’ con la lingua sul
ginocchio di Anna, e poi inizio’ a leccarle le cosce, prima la parte
superiore, poi all’interno. La donna rabbrividi’, divaricando istintivamente
le gambe.

– Molto bene, – disse il Morini, spostandosi per assistere meglio alla
scena. – Ora, visto che ha esitato a obbedire, costringendomi a rincarare la
dose, prenda l’orlo delle mutandine di sua madre, le abbassi un po’, e ci
infili la lingua dentro.

Roberta non riusciva a credere che il Morini potesse arrivare a ordinarle
qualcosa di cosi’ orribile. Esito’, guardando suo padre, sperando che
intervenisse, ma l’uomo teneva gli occhi bassi. Roberta capi’ solo allora
quanto grave doveva essere la situazione economica dei suoi genitori.
Allungo’ le mani, tremando, e prese l’orlo delle mutandine di Anna, al
centro, abbassandolo lentamente, e scoprendo un ciuffo di peli del pube di
Anna e l’angolo superiore della fessura. Avvicinando il volto al sesso della
donna, Roberta tiro’ fuori la lingua e la infilo’ sotto le mutandine,
piangendo disperatamente. Anche Anna piangeva e tremava, con le cosce larghe
di fronte a tutti quegli sconosciuti. Il Morini, constatando che Roberta e
Anna si stavano prestando a quel gioco disgustosamente perverso, rise forte.
– Sporcacciona e’ dir poco, – disse. – Le piace il sapore della mammina?

Roberta fece per scostare il capo dal sesso di Anna, ma il Morini la
trattenne per i capelli. – Risponda senza smettere di leccare.

– S… si, professore, – mormoro’ Roberta, la voce soffocata dalla vagina di
Anna. – Mi piace… il sapore, professore…

– Va bene, basta cosi’, – la interruppe quindi il professore. – Non siamo
qui per far divertire sua madre, ma per punire lei.

Roberta scosto’ la bocca dal sesso di Anna, rilasciando le mutandine, e
retrocedette un poco. – Lei comunque puo’ tenere le cosce aperte per il
resto della mattinata, – disse il Morini, – spero che questo la aiuti a
ricordare di restare in silenzio.

Quindi, il Morini si volse verso Sergio. – Sua moglie si e’ dimostrata
abbastanza collaborativa, per ora, – disse. – Ora tocca a lei, signor
Bianchi.

Sergio rabbrividi’, guardando il professore in silenzio. Morini si volse
verso Roberta. – In piedi, mani dietro la nuca – le disse, seccamente.
Roberta si alzo’ da terra. L’uomo la prese per un braccio e la fece mettere
di fronte a suo padre. – Tolga il cartello che abbiamo appeso ai capezzoli
di sua figlia, – disse il Morini a Sergio. L’uomo allungo’ le mani,
tremando, e prese le grosse mollette di metallo, sganciandole dai seni della
figlia. Il Morini sorrise, e fece un cenno a Roberta, facendola mettere di
spalle rispetto a suo padre. Quindi, le appoggio’ una mano sulla nuca, e la
fece piegare in avanti. La gonna di Roberta era rimasta sollevata fino in
vita, e Sergio si vide di fronte le natiche nude e piene della ragazza. Con
due pacche nell’interno coscia, il Morini incito’ Roberta a divaricare le
cosce.

– Ora, signor Bianchi, puo’ appendere nuovamente il cartello.

– D… dove? – balbetto’ Sergio, cercando di non guardare il sesso della
figlia, oscenamente esposto di fronte a lui.

– Le grandi labbra di Roberta andranno benissimo, – replico’ il Morini,
gelidamente. Sergio strinse i denti, cercando di non reagire. Allungo’ le
mani verso il sesso di sua figlia, tremando visibilmente. Roberta
singhiozzava, piegata in avanti, le mani ancora dietro la nuca. Sergio
cerco’ di applicare le mollette senza toccare la figlia, ma era impossibile.
Infine, si risolse a prendere le grandi labbra di Roberta fra le dita,
tirarle, e applicare le mollette. Se la distanza fra le mollette era tale da
tirare verso l’interno i capezzoli di Roberta, applicata alle grandi labbra
aveva l’effetto opposto. Roberta gemette di dolore, sentendo il metallo che
mordeva la sua delicata carne, spalancandole completamente la vagina.

Il Morini guardo’ il risultato, e sorrise soddisfatto. – Ho il sospetto che
suo padre abbia un’erezione, – disse a Roberta. – Forse, torturare la vagina
di sua figlia non gli sembra poi cosi’ orribile. Vorrebbe controllare,
signorina?

– C… come, professore? – mormoro’ lei fra le lacrime.

Il Morini guardo’ il risultato, e sorrise soddisfatto. – Ho il sospetto che
suo padre abbia un’erezione, – disse a Roberta. – Forse, torturare la vagina
di sua figlia non gli sembra poi cosi’ orribile. Vorrebbe controllare,
signorina?

– C… come, professore? – mormoro’ lei fra le lacrime.

– Puo’ piegarsi e tastarlo con la vagina, strusciandocela sopra, – rispose
il Morini. – E ci dica se lo sente duro.

Roberta inizio’ a chinarsi, accettando l’umiliazione di quel terribile
gesto. Piegando le ginocchia, scese con le natiche fino ad appoggiare la
vagina aperta sulla patta di Sergio. Quindi, prese a muovere lentamente il
bacino. Grossi lacrimoni le rigavano le guance, e addirittura erano giunti a
bagnare il pavimento. Roberta senti’ il membro di suo padre che rispondeva a
quel trattamento osceno, tendendo la stoffa dei pantaloni dell’uomo. Il
gonfiore dell’uomo fini’ per scivolare per diversi centimetri nel buco
spalancato della figlia. – Allora, lo sente? – disse il Morini a Roberta. –
S…. si, professor Morini, – mormoro’ la ragazza, la voce rotta dai
singhiozzi. – E’… duro, professor Morini.

– Ci si sieda sopra, – ordino’ quindi il Morini. Roberta obbedi’, sedendosi
sulle ginocchia del padre, la vagina aperta a contatto con la patta
dell’uomo. Il Morini fece un cenno ai due scagnozzi del Marchi, che si
avvicinarono. Mentre il professore rimuoveva il cordino di cuoio legato
attorno ai seni di Roberta, i due presero i polsi della ragazza, la
forzarono a unirli dietro la nuca del padre, e li legarono con uno spago. In
questo modo, padre e figlia finivano per essere praticamente guancia a
guancia, e i seni di Roberta sporgevano verso l’esterno, lividi e gonfi.

– Un bel quadretto famigliare, – disse il Morini, – ma si puo’ fare di
meglio. – Si avvicino’ a Roberta, e le prese i capezzoli, prima
delicatamente, poi stropicciandoli fra le dita. – Potete fare qualcosa per
queste, – chiese agli scagnozzi del Marchi, – ora che abbiamo spostato il
cartello? – – Certo, – rispose uno dei due, cavando di tasca una corda e
dando uno sguardo d’intesa all’altro, che lo imito’, estraendo anche lui una
corda dalla tasca della giacca. I due uomini si avvicinarono a Roberta,
minacciosi, fissandoli negli occhi. La ragazza, ormai abituata a compiacere
i propri aguzzini, ricambio’ il loro sguardo suo malgrado, fissandoli
attraverso le lacrime mentre loro le afferravano i seni. Ciascuno degli
uomini fece un cappio con la propria corda, e la lego’ a uno dei seni di
Roberta, prima strizzandoli alla base, e poi aggiungendo diversi giri di
corda intorno alla morbida carne delle mammelle della ragazza. Quando furono
soddisfatti, i due si allontanarono di qualche passo, uno a sinistra e uno a
destra, e cominciarono a tirare i seni di Roberta.

– Lei capira’, signor Bianchi, – disse quindi il Morini a Sergio, con tono
di simulata compassione, – che punire una studentessa attraente come sua
figlia non puo’ non risvegliare qualche appetito. Cercheremo di limitarci
alla bocca di Roberta, se per lei va bene.

Sergio guardo’ il professore. Anche i suoi occhi erano umidi di lacrime,
benche’ stesse cercando di non lasciar trasparire la propria angoscia. Si
rese conto che il Morini attendeva una risposta. Cerco’ di parlare, ma aveva
la gola secca. Se la schiari’ nervosamente. – Si, va bene, – disse infine.

– Non credo che la signora Bianchi desideri assistere, – disse il Marchi,
che fino ad allora era rimasto in silenzio, alle spalle dei genitori di
Roberta. – Venga qui da me, signora.

Anna si alzo’, tremando, e si ando’ a sedere di fianco al Marchi, mentre i
professori lasciavano il tavolo a ferro di cavallo, avvicinandosi in gruppo
a Roberta. Il Marchi guardo’ Anna, sorridendo. – Non si ricorda che il
Morini le ha chiesto di stare a cosce spalancate? – le disse. – S… si, –
mormoro’ la donna, arrossendo e aprendo le cosce. – mi scusi. – – Sai che
anche questa e’ mia, vero? – insistette il Marchi, passando al tu e
infilando una mano nelle mutandine di Anna. La donna rabbrividi’,
trattenendo a stento le lacrime. – S… io… si, signore, – mormoro’. – Sei
come tua figlia, hai bisogno di un uomo, – le disse il Marchi. Il tono della
sua voce era, volutamente, abbastanza alto perche’ Sergio potesse sentirlo.
– Se vuoi evitare di guardare tutti questi uomini che violentano la bocca di
tua figlia, la cosa migliore e’ che tu metta giu’ la testa… sai cosa
voglio dire, vero? – – Si… signore, – mormoro’ ancora Anna. Tremando di
vergogna, abbasso’ il busto verso il membro del Marchi, e inizio’ a
slacciargli i pantaloni.

I professori si erano slacciati anche loro i pantaloni. Il primo a servirsi
fu il Morini stesso, che si piazzo’ di fronte a Roberta, col membro eretto
puntato verso la bocca della ragazza, e lo spinse dentro impietosamente,
penetrandola con un unico lungo movimento fino a spingerle il proprio glande
contro la gola. Sergio non poteva che assistere da vicino a quello
spettacolo. – Mi piacerebbe sentirla gemere di dolore, – disse il Morini
agli uomini del Marchi. I due annuirono, e iniziarono a tirare piu’ forte le
corde legate ai seni di Roberta, tendendoli innaturalmente verso l’esterno,
fino a strappare il primo gemito alla ragazza. Il Morini sorrise
compiaciuto, e inizio’ a scopare la bocca di Roberta con violenza,
trattenendole la testa. Gli altri professori si accalcavano tutt’intorno;
qualcuno palpava i seni di Roberta o le pizzicava i capezzoli, qualcuno che
accarezzava le cosce, infilando le mani sotto le calze. A tratti, qualcuno
di loro riusciva a trovarsi abbastanza vicino per strofinare il proprio
membro sulla ragazza; sui seni, sulle cosce, sul volto o nei capelli.

– Continui ad assaporare l’erezione di suo padre, – disse il Morini a
Roberta. La ragazza dovette ricominciare a muovere i fianchi per strusciare
la propria vagina sulla patta di Sergio. Il Morini le prese la bocca a
lungo, lentamente, alternando spinte verso la gola e contro le guance. Nel
frattempo, incitava gli scagnozzi del Marchi a tormentare i seni della
ragazza in tutti i modi possibili: tirandoli con violenza, facendoli
ballonzolare, o tenendoli saldamente mentre qualcuno dei professori li
schiaffeggiava. I gemiti di dolore di Roberta, e i rantoli che faceva ogni
volta che il Morini glielo spingeva in gola impedendole di respirare,
sembravano dargli un grande piacere. Infine, il membro del professore
inizio’ a vibrare; tiratolo fuori dalla bocca di Roberta, l’uomo se lo prese
in mano e diresse un abbondante schizzo di sperma sui seni legati della
ragazza.

Gli altri sei professori si alternarono ordinatamente nella bocca di
Roberta. Ognuno concludeva il proprio turno venendole sui seni. Quando
Roberta stava prendendo il terzo, senti’ un ansimare alle sue spalle che le
fece capire che il Marchi stava scaricandosi nella bocca di Anna. – Non
deglutire, – disse il Marchi, che teneva ancora una mano fra le cosce della
donna. La fece mettere seduta, e apri’ l’elastico delle mutandine, tirandolo
in avanti. – Guarda giu’, – le ordino’. Anna guardo’ verso il basso, il
proprio pube scoperto. – Avanti, fattela colare tutta li’.

La donna dischiuse le labbra, lasciando che un filo di sperma colasse da
essa, ricadendole sul sesso. Lo sperma le bagno’ i peli e le mutandine. Il
Marchi lascio’ che Anna scaricasse tutto cio’ che aveva in bocca, e poi le
lascio’ le mutandine. Mettendoci una mano sopra, inizio’ a massaggiare la
vagina di Anna, in modo da spalmare il proprio seme su di essa, tornando a
concentrarsi sullo spettacolo delle violenze che Roberta stava subendo. –
Puoi masturbarmi, se vuoi sentirti la mia cagnetta, – sussurro’ ad Anna,
senza neppure rivolgere lo sguardo verso di lei. La donna, suo malgrado,
porto’ la mano al membro del Marchi e inizio’ a massaggiarlo delicatamente,
mentre il professore di turno ricopriva i seni nudi di Roberta con una nuova
dose di sperma, cedendo poi il posto al successivo.

Mentre Roberta succhiava, gli scagnozzi del Marco continuavano a tirarle e
scuoterle i seni, che avevano cominciato a grondare seme sulle cosce e sul
ventre della ragazza.

Quando tutti i professori si furono serviti della bocca della studentessa,
il Morini le si avvicino’ nuovamente. A un suo cenno, i due scagnozzi del
Marchi presero i polsi di Roberta e, senza slegarli, li spostarono dalla
nuca di Sergio. – Ora si alzi, – le disse. Roberta, stremata dalla
sofferenza e dall’umiliazione, si rimise in piedi a fatica, singhiozzando
ininterrottamente. Il Morini la fece voltare verso Sergio e le ordino’ di
inginocchiarsi. In ginocchio di fronte a suo padre, coi seni nudi e legati
ricoperti di uno strato denso di seme, il cartello “sporcacciona” ancora
appeso alle grandi labbra, e i capelli divisi in due code di cavallo,
Roberta offriva uno spettacolo incredibilmente osceno.

– La sua grossa fica spalancata ha infradiciato la patta dei calzoni di suo
padre, – disse il Morini a Roberta, indicandole la grossa chiazza nera che
si era formata sui calzoni di Sergio. – Andrebbero ripuliti. Non abbiamo
stracci, ma almeno potrebbe provare a succhiare un po’ la stoffa.

Roberta chino’ il capo. – Si, signore, – mormoro’. Si sporse in avanti e
mise la bocca sulla patta dei calzoni di Sergio. Poteva sentire chiaramente
tutta la lunghezza del membro dell’uomo. Succhio’ vigorosamente per alcuni
minuti, sotto gli sguardi divertiti dei professori e del Marchi.

– Ora bisogna pensare a tutta quella roba, – disse quindi il Morini,
indicando lo sperma che iniziava a rapprendersi sulle mammelle della
studentessa inginocchiata. I due scagnozzi del Marchi, mettendosi in piedi
di fianco a lei, tirarono le corde verso l’alto, sollevandole i seni. Un
rivolo di sperma colo’ fra di essi, fino al pube rasato della ragazza.

– Prenda sua figlia per i capezzoli, signor Bianchi, – disse il Morini, – e
ci aiuti a sollevarle i seni.

Sergio prese suo malgrado i capezzoli di Roberta, sollevandoli. – E’ un
bello spettacolo, vero? – disse il Morini a Sergio. – Li tiri, avanti, con
forza.

Sergio scosse il capo istintivamente, ma non oso’ disobbedire. Inizio’ a
tirare i capezzoli di Roberta con forza verso l’alto e verso di se’,
stringendoli forte fra le dita. Il Morini sorrise, afferrando Roberta, con
due mani, per le code di cavallo. Trattenendola in quel modo, costrinse
Roberta a piegare il volto in basso. La trazione esercitata dalle corde e da
Sergio fece si’ che, chinando il volto com’era costretta a fare, Roberta si
trovasse con tutta la faccia schiacciata contro la carne dei propri seni, e
immersa nello sperma che li insozzava. – Lecchi, – le disse il Morini.
Roberta tiro’ fuori la lingua, con difficolta’ perche’ i seni erano a
contatto con la bocca. Spingendo con la lingua, riusci’ a muoverla in
cerchio e raccogliere un po’ di sperma. Morini, tirandole i capelli, le
sposto’ la testa a destra e a sinistra piu’ volte, facendole strusciare il
volto sui seni di lei. – Pulisca bene dappertutto, – le disse.

Quando i seni di Roberta ebbero terminato di grondare sperma, il Morini fece
un cenno al Marchi. – Noi abbiamo terminato, – disse, – puo’ procedere. – Il
Marchi aveva ancora una mano fre le cosce di Anna, e la stava masturbando
con due dita. – Continua tu, – le disse, ritraendo la mano. Anna porto’ la
mano nelle mutandine, toccando il proprio sesso, ancora bagnato del seme del
Marchi, e inizio’ a penetrarsi con le dita. Il Marchi prese un plico di
fogli dalla valigetta che aveva appoggiato per terra, e si alzo’,
avvicinandosi a Roberta. Le infilo’ le dita in bocca, lasciando che la
ragazza le ripulisse dallo sperma e dai succhi di Anna, leccandole e
succhiandole. Quindi, la fisso’ con calma. – Oltre alle condizioni che ti
sono state spiegate dal professor Pisani per avere la laurea, ho chiesto al
professor Morini che venisse aggiunta un’ulteriore condizione. – Con calma,
appoggio’ il plico di fogli sui seni di Roberta, che Sergio e i due uomini
del Marchi stavano ancora tirando verso l’alto. – Il tuo primo impiego sara’
alle mie dipendenze, – disse il Marchi. – Questo e’ il contratto.

Porse a Roberta una penna, aprendo il contratto sull’ultima pagina, e
indicandole il punto in cui doveva firmare. Roberta guardo’ suo padre,
esitando. L’uomo la guardo’ a sua volta. Nei suoi occhi si leggeva la
disperazione di un uomo distrutto. Roberta comprese che i suoi genitori
sapevano del contratto e avevano acconsentito a sacrificarla. Era chiaro che
non potevano non sapere cosa il Marchi avrebbe preteso da lei, in qualita’
di sua dipendente. Tremando, prese la penna, e firmo’.

Il Marchi le sorrise, e riprese il contratto, tornando al suo posto. Anche i
professori tornrono a sedersi al tavolo, a eccezione del Morini che si
piazzo’ in piedi dietro a Roberta, e le chiese di voltarsi verso di lui,
restando in ginocchio. Non si era neppure allacciato i pantaloni, e il suo
membro sporgeva di fronte alla studentessa inginocchiata. – La sua punizione
e’ conclusa. Come convenuto, le conferiro’ la laurea con il minimo dei voti.
In genere, a questo punto il presidente stringe la mano del neolaureato.
Dato il tipo di persona che lei si e’ dimostrata di essere, tuttavia,
ritengo piu’ appropriato che lei si chini e mi baci le scarpe,
ringraziandomi per averle concesso la laurea e per averle dato un voto
adatto a una puttana.

Roberta annui’, piangendo. – Si, professore, – mormoro’, chinandosi subito
dopo in avanti. Umilmente, bacio’ a lungo le scarpe di cuoio del Morini. –
La ringrazio per avermi concesso di laurearmi, – mormoro’, – e per avermi
dato un voto adatto… a una puttana, professore.

Il Morini guardo’ la ragazza prostrata con aria soddisfatta, mentre il suo
membro tornava a indurirsi. Lascio’ che Roberta lucidasse le sue scarpe con
cura con la lingua, e quindi ando’ a prendere posto al proprio tavolo,
aprendo gli incartamenti da firmare. – Si avvicini carponi, – disse alla
ragazza, – venga sotto il tavolo e me lo prenda ancora in bocca, mentre
compilo le carte.

Roberta, obbediente, cammino’ a quattro zampe fin sotto il tavolo. Ancora
una volta, i suoi genitori si trovarono di fronte lo spettacolo osceno delle
natiche nude della ragazza, e della sua vagina, dilatata dalle mollette, col
cartello che ondeggiava sotto di lei, tirandole le grandi labbra a ogni
movimento. Delicatamente, prese il glande di Morini in bocca, e inizio’ a
succhiarlo dolcemente e accarezzarlo con la lingua mentre il presidente
della commissione espletava le formalita’ burocratiche della sua laurea.

Roberta si rese conto chiaramente che iniziava un nuovo periodo della sua
vita. Sapeva che il Marchi l’avrebbe sottratta definitivamente ai suoi
ricattatori, ma solo per trasformarla nella sua personale schiava. Sapeva
che quell’uomo potente era anche il peggiore dei sadici in cui si fosse
imbattuta, e che da allora in avanti, le sarebbe stato chiesto di rinunciare
a ogni forma di dignita’ umana. Quando il Morini venne, accolse il suo seme
in bocca, senza deglutire, attendendo gli ordini del professore.
Accorgendosi che Roberta non aveva ingoiato, il Morini si ripuli’ lentamente
il membro contro le guance di Roberta. – Ora, lei e suoi genitori andrete
dal notaio per concludere l’affare col Marchi. Lei andra’ con loro vestita
com’e’ vestita adesso, e col mio sperma in bocca. Non inghiottira’ neppure
se le verra’ chiesto di rispondere a qualche domanda. Si comportera’
normalmente, parlando quando necessario, ma sempre con tutto in bocca. Il
signor Marchi sara’ cosi’ gentile da verificare per me che lei esegua
quest’ultimo ordine. Le e’ chiaro?

– Si, professore, – mormoro’ Roberta.

Fecero rivestire lei ed Anna, e lasciarono la sala.

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