Roberta ricattata (2010), p.1 – Roberta e il professore

Roberta era una studentessa universitaria di ventitre anni. Pur non essendo una bellezza secondo i canoni usuali, era molto apprezzata dagli uomini. In parte, era il suo volto a piacere – splendidi occhi verdi, un sorriso delizioso, un’accattivante espressione da bambina imbronciata, e bellissimi capelli castani, lunghi e lisci. Più spesso, però, quello che conquistava gli uomini era il suo seno generoso. Se da una parte a Roberta capitava di sentirsi imbarazzata per via della sua quarta misura abbondante, allo stesso tempo, indiscutibilmente, le facevano piacere gli sguardi degli uomini, e sapeva sfruttare il fascino che le sue forme esercitavano su di essi. Non aveva neppure bisogno di vestirsi in modo appariscente; anche seminascosto da un abbigliamento casual, come jeans e maglione, il suo corpo giovane e pieno non poteva non apparire invitante.

Quel giorno, Roberta camminava per il corridoio dell’Università, e gli sguardi di qualche suo collega studente non le interessavano. Aveva un colloquio molto importante con un professore. Per lei non c’era nulla di più importante dei suoi studi.

Il professor Mariani la accolse nel suo ufficio. Le fece notare che non era orario di ricevimento studenti, e Roberta spiegò che era venuta per una questione urgente. Benché avesse passato un certo esame, infatti, il suo nome non era comparso nella lista dei promossi. Mariani annuì e controllò le proprie carte, e il computer.

– Mi dispiace, – le disse infine, guardando Roberta tranquillo. – Il verbale relativo al suo esame è andato perduto, e la legge prevede che lei debba ridare quell’esame, purtroppo.

Roberta non credeva alle sue orecchie. Scosse il capo. – Ma… Insomma, lei ricorda che io avevo passato l’esame, sul mio libretto c’è la sua firma… Non basterebbe fare un nuovo verbale? Non capisco…

Mariani sorrise, e scosse il capo. – È contro le regole, signorina, – disse, mostrandosi deciso. – Questa è la burocrazia. Se io le facessi un nuovo verbale, e la cosa venisse fuori, potrei avere dei problemi io stesso.

Roberta lo guardò scuotendo il capo. – La supplico… faccia un’eccezione – mormorò. Per lei quell’esame era molto importante. La prossima sessione era solo fra due mesi, e questo avrebbe ritardato la data della sua laurea. Come conseguenza, non avrebbe potuto iscriversi al dottorato l’anno entrante. Cercò di spiegare la situazione a Mariani.

Mariani le sorrise di nuovo, e disse, con calma: – provi a mostrarmi che il suo caso è eccezionale, – disse. La ragazza guardò l’uomo; si accorse che Mariani stava osservando la forma dei suoi seni, e arrossì. – Io… – mormorò. – Cosa intende dire?

– Nulla, – disse Mariani, senza distogliere lo sguardo dal seno di Roberta. – Lei mi chiede di fare un’eccezione, e quindi le chiedo cos’ha di eccezionale il suo caso. Sinceramente, – proseguì l’uomo, questa volta alludendo apertamente ai seni di Roberta, – anche io vedo qualcosa di eccezionale, che potrebbe convincermi. Ma ovviamente, deve essere lei a dimostrarmi cosa è disposta a fare per il suo dottorato. C’è qualcosa che vuole mostrarmi?

Il ghigno di Mariani non lasciava dubbi. Roberta mormorò un “come?” a cui il Mariani non replicò nulla, continuando a fissarla. Roberta realizzò lentamente quello che le stava venendo chiesto; impallidì, abbassando lo sguardo imbarazzata, esitando per alcuni lunghi secondi. Nella sua mente si affacciavano mille pensieri: non poteva fare una cosa del genere, eppure le sembrava impossibile, dopo tutti gli sforzi che aveva fatto per pianificare i propri studi e per procedere secondo quei piani, rinunciare a tutto. Il Mariani percepì la sua indecisione, e le diede una spinta: – mi dispiace, ma non posso darle il tempo di rifletterci; se vuole che io le venga incontro, dovrà convincermi adesso. Non avrà una seconda possibilità.

Roberta alzò gli occhi timidamente verso il professore e annuì debolmente, tornando ad abbassare lo sguardo. Poi alzò le mani, tremando lievemente, e iniziò a slacciarsi la camicetta. Mariani sorrise. La ragazza si slacciò tutti i bottoni, allargandosi la camicia. I grossi seni della giovane erano trattenuti da un reggiseno di pizzo bianco.

– Mi mostri meglio ciò che può offrire, – le disse il professore. Roberta arrossì; si scoprì i seni, abbassando l’orlo del reggiseno. Mariani guardò i bei seni, grossi, giovani, morbidi di Roberta.
– È sulla buona strada, – le disse. – Le buone intenzioni vanno premiate. Ovviamente dobbiamo ancora stabilire se lei è davvero benintenzionata. Sa a cosa mi fanno pensare i suoi seni?

– N… no – mormorò lei.

– Una vacca da latte. Le da fastidio essere chiamata in questo modo, Roberta?

Roberta esitò. Stringeva nervosamente i pugni. – N… no professore – mentì.

Mariani le fece cenno di avvicinarsi. Roberta mosse alcuni passi verso l’uomo, si fermò di fronte a lui. – Mi dia la mano, – disse Mariani. Prese la mano di Roberta e se la appoggiò sul membro, fissando la ragazza negli splendidi occhi verdi. – Mi dimostri la sua sottomissione, – le disse. – Soltanto una vacca da latte molto sottomessa può ottenere favori del genere di quello che lei vorrebbe.

Roberta, con il seno nudo esposto allo sguardo del suo professore, chinò lo sguardo e iniziò a toccare il membro già duro dell’uomo attraverso i pantaloni. Mariani le prese i seni e iniziò a manipolarli con entrambe le mani, stringendo la carne morbida di Roberta.

– Ora si inginocchi, – le sussurrò Mariani. Roberta scosse il capo. Ovviamente sapeva a cosa pensava il professore. Roberta lo prendeva spesso in bocca al suo fidanzato, anzi le piaceva. Ma uno sconosciuto… anzi, un professore… era un’altra cosa. – La prego… – provò a mormorare, – sono fidanzata… io…

Mariani la guardò freddamente. – Signorina, quanti anni ha?

– Ventitre, professor Mariani.

– Non posso credere che a ventitre anni lei non sappia come usare la bocca per far piacere a un uomo. E non posso credere che lei pensasse che bastasse mostrarmi due tettone da vacca per concludere. Quindi, se mi sta prendendo in giro, esca di qui. Altrimenti si inginocchi e non esiti più a obbedire a un mio ordine.

Roberta arrossì, gli occhi ludici di lacrime. Lentamente, si chinò. Mariani le sorrise, accarezzandole le labbra. – Mi dica che lo vuole in bocca, – le disse. – Roberta tremava; – io… lo voglio… – mormorò. Mariani le fece cenno di continuare, che non bastava. – Lo voglio… in bocca, – mormorò lei, in ginocchio di fronte al suo professore. Mariani sorrise e le carezzò una guancia.
– Sarà brava con la bocca, Roberta? Lo succhierà come si deve? Come una brava vacca da latte? – Roberta annuì ancora, con gli occhi pieni di lacrime.

Una lacrima rigò la guancia di Roberta mentre Mariani si slacciava i pantaloni e lo tirava fuori. Sentì che l’uomo la spingeva verso di sé, e chiuse gli occhi, accettando il membro di lui fra le labbra. Iniziò a succhiarlo. Mariani socchiuse gli occhi per il piacere che la bocca di Roberta gli procurava. – Accarezzalo con la lingua, – le disse, passando improvvisamenta al tu, – e muovi la bocca lentamente lungo l’asta. Impegnati e ti darò un buon voto. –

Accarezzò i capelli di Roberta, mentre lei lo serviva docilmente. – E non tenere gli occhi chiusi, – le disse, – guardami. – La guardò con un sorriso perverso; – voglio che tu ti renda bene conto del fatto che lei sta succhiando il cazzo a un tuo professore, Roberta. –

Roberta obbedì, guardando l’uomo con gli occhi bagnati di lacrime mentre suo malgrado lo serviva. Mariani guardava il viso della ragazza mentre le labbra di lei scivolavano su e giù sul suo membro. – Roberta, sai che le ragazze che fanno queste cose per il loro interesse si chiamano puttane, vero? – le disse freddamente. I suoi occhi scivolarono sui seni di lei, poi la fissò di nuovo mentre lei suo malgrado annuiva. – D’altra parte, con quelle tettone cos’altro puoi essere tu, se non una puttana? Dico bene?

Roberta annuì di nuovo, suo malgrado. Lui la afferrò per i capelli, spingendole la testa indietro. – Dillo, Roberta. Dimmi che sei una puttana.

La ragazza si asciugò le lacrime con il dorso della mano. – Sono… – iniziò, ma non riuscì a proseguire. Deglutì. – Sono una puttana, professor Mariani.

– Brava, – annuì lui. Le fece un cenno eloquente. Roberta tornò a prenderlo in bocca.

In quel momento bussarono alla porta; Roberta ebbe un moto di paura, ma Mariani la trattenne, impedendole di smettere di servirlo. – Avanti, Franchi, – disse. La porta si aprì, ed entrò l’assistente di Mariani.

– Mi raccomando, Franchi, – disse Mariani, – non mi distragga questa diligente alunna. Più tardi Roberta verrà anche nel suo ufficio.

Socchiuse gli occhi, sentendo di stare per raggiungere il piacere. – Non smettere di guardarmi, – le disse; iniziò a scaricare il proprio seme nella bocca della fanciulla. – Fammi vedere come lo ingoi tutto. Non ne deve restare una goccia.

Venne ancora, in due o tre abbondanti getti; Roberta, suo malgrado, dovette ingoiare lo sperma che le riempiva la bocca. Mariani sorrise, e sfilò il membro dalle labbra invitanti della fanciulla. Un filo di seme bagnò le labbra di Roberta. – Lecca il seme che resta, – le ordinò lui, – puliscimelo con la lingua.

Roberta dovette sottostare a quella nuova umiliazione. Si leccò le labbra bagnate del liquore dell’uomo, quindi si avvicinò al membro di Mariani e fece scivolare la lingua, ripetutamente, sul glande dell’uomo, pulendolo.

Mariani sorrise, soddisfatto di quel primo servizio. – E ora alzati, – ordinò alla studentessa. Roberta lasciò il membro del professore, e si alzò. Mariani le guardò i bei seni nudi.

– Ora voglio la tua fica, – le disse. – Togliti pantaloni e mutandine, e sbrigati. – Anche Franchi si era spostato in modo da vedere i seni nudi di Roberta; i due professori la osservarono spogliarsi. Roberta si slacciò i jeans, e Mariani glieli abbassò fin sotto il ginocchio. Quindi, fece lo stesso con le mutandine di pizzo della ragazza; le natiche e il pube di Roberta erano ora esposti agli occhi dei due viziosi.

– Mettiti contro la scrivania, e allarga queste belle cosce, – le ordinò Mariani. – La prego… – gemette Roberta, ma Mariani la guardò severamente. – Sono certo che non vuoi rovinare tutto proprio adesso, – le disse. La ragazza scosse il capo.

– Lei è una bella ragazza, – le disse Franchi, – ci mostri la sua fica aperta, e lasci che il professor Mariani la usi come vuole.

– Si ricordi che le sto facendo un piacere, – disse Mariani, rincarando la dose. – Dubito che una vacca con simili tettone possa avere abbastanza cervello per fare carriera in università. Un professore che usa la sua fica è una grande opportunità per lei.

Roberta ormai piangeva decisamente; suo malgrado, si appoggiò con le natiche contro la scrivania e, sfilando il piede destro dagli indumenti scivolati alle sue caviglie, divaricò le cosce, preparando la sua deliziosa fessura per la penetrazione. Mariani le si avvicinò, e lo infilò lentamente dentro di lei. Le prese i seni, iniziando a palparli mentre godeva la fica di Roberta.

– Sono stato buono, – le disse, leccandole il lobo dell’orecchio, – avrei potuto anche fotterti nel culo, lo sai?

Iniziò a muoversi lentamente dentro e fuori l’apertura della fanciulla. Franchi osservava sorridendo; le lacrime di Roberta e lo spettacolo di Mariani che la godeva lo eccitava, facendogli pregustare ciò che lui stesso avrebbe fatto con la sottomessa studentessa.

Finalmente, Mariani venne; Roberta chiuse gli occhi, umiliata, sentendo il caldo liquore dell’uomo dentro di sé. Mariani spruzzò abbondantemente, poi lo sfilò. Lo strusciò contro le cosce di Roberta per pulirselo. Quindi, si riallacciò i pantaloni.

– Brava, Roberta – le disse. – È un piacere fare affari con puttane attraenti come te. Ora rivestiti, e vai a lavarti bene. Quindi, ti recherai nell’ufficio di Franchi, e obbedirai a ogni suo ordine. Mi sono spiegato? –

– Sì, signore, – mormorò la fanciulla.

– Molto bene, – disse Franchi, lasciandola. – Si sbrighi, signorina. – Roberta si alzò dalla posizione in cui aveva subito le voglie del Mariani, si tirò su le mutandine e i jeans e si allacciò la camicetta. Si asciugò le lacrime, tremando leggermente. – Andiamo, – disse quindi Franchi.

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