Roberta ricattata (2010), p.2 – Roberta e l’assistente

Quando furono nell’ufficio di Franchi, lui chiuse la porta a chiave. Quindi si volse verso Roberta, le si avvicinò, e allungò una mano, lasciando scivolare il dito indice sui seni pieni e morbidi della fanciulla. – Lei sa che io ho gli stessi diritti del professor Mariani, vero?

– Si, professore, – rispose lei timidamente, gli occhi già pieni di lacrime per l’abuso che aveva subito pochi minuti prima.

Franchi la guardò severamente, e le diede un leggero schiaffo in pieno volto. – Smetta di piangere. Non la sto costringendo; stiamo cercando di venirle incontro. Ora tiri fuori quel grosso paio di tette.

Roberta esitò un istante, poi le sue mani andarono ai bottoni della camicetta, e iniziò a slacciarla. I suoi grossi seni erano già fuori dal reggiseno; Mariani non le aveva consentito di rimetterli nelle coppe. Franchi sorrise, maneggiando i seni di Roberta con calma. Le sue dita affondavano nella carne morbida; le prese i capezzoli e li tirò e ruotò. – Sei fidanzata, vacca? – chiese, passando improvvisamente al tu.

– Si, professore, – rispose ancora lei.

– Il suo ragazzo ti frusta sulle tette?

Roberta arrossì. – N… no professore… – mormorò.

Franchi sorrise, e le schiaffeggiò i seni, facendola gemere di sorpresa e dolore. Le mammelle di Roberta sobbalzarono per lo schiaffo, mentre una grossa lacrima le rigava la guancia.

– Forse potrei sfilarmi la cintura e frustarti queste grosse tette da vacca per tutto il pomeriggio. Cosa ne dici?

Roberta non sapeva cosa rispondere. – La prego… no… professore… – mormorò infine.

– Se vuoi evitarlo, fai la brava bambina e non creare problemi. Slacciati i pantaloni.

Obbediente, Roberta si slacciò i jeans, mostrando le mutandine di pizzo bianco agli occhi viziosi dell’assistente. Franchi annuì e la condusse accanto alla sua scrivania. Le abbassò i jeans fino alle
ginocchia, scoprendole le cosce. La fece appoggiare alla scrivania e le allargò le cosce. Roberta arrossì fra le lacrime e abbassò lo sguardo, ma Franchi la colpì con un nuovo ceffone sui seni nudi. – Voglio che mi guardi, vacca, non distogliere lo sguardo. Hai capito?

– Si… professore… mi scusi… – mormorò lei debolmente, alzando gli occhi. Franchi la fissò con un ghigno divertito, mentre la sua mano si spostava tra le cosce di Roberta, e lentamente prendeva ad accarezzarle la fessura attraverso le mutandine, col palmo della mano.

Franchi le si avvicinò di più. – Dammi la lingua, – sibilò, avvicinandosi per baciarla. Roberta chiuse istintivamente gli occhi, ma un nuovo ceffone sulle mammelle nude le fece capire che non le era consentito. Suo malgrado, rispose al bacio del disgustoso assistente, offrendogli la lingua, mentre la mano di lui palpava il suo sesso lentamente. – Hai una bella bocca, – disse il Franchi, – sono certo che lo succhi molto bene. Ma io sono più interessato alla tua fica, Roberta.

La studentessa sentì che il Franchi le stava scostando il cavallo delle mutandine. Sentì la mano di lui sulla propria vagina nuda… e poi le dita del Franchi che la penetravano lentamente. Per un istante ebbe ancora l’impulso ad abbassare lo sguardo, ma i seni le bruciavano ancora per i ceffoni ricevuti; ricordò che doveva fissare il suo aguzzino. Si sentiva terribilmente umiliata, a fissarlo e baciarlo mentre lui le infilava indice e medio dentro il sesso, sogghignando.

– Ti piace, vero? – le disse lui, per aggiungere umiliazione a umiliazione. Roberta sapeva di doverlo compiacere. Con gli occhi gonfi di lacrime, annuì debolmente, mentre le dita del Franchi si spingevano più a fondo. – S… si… – mormorò suo malgrado.
Lui le colpì ancora i seni, con la mano libera. – Rispondi “si professore”, puttana.

– Si… professore…. mi scusi… – mormorò lei.

Lui annuì compiaciuto, e si ritrasse. – Voltati, e piegati sulla scrivania, vacca.

Roberta si volse verso la scrivania di Franchi, e si piegò, appoggiando il busto sulla superficie. In questo modo, offriva le natiche nude all’uomo. Franchi sorrise, osservando le generose forme della ragazza. Il fondoschiena di Roberta, rotondo e pieno, non era meno carnoso dei suoi grossi seni. Franchi lo palpò con calma, colpendolo più volte con leggeri schiaffi, ai quali Roberta
rispondeva con deboli gemiti.

– Hai proprio un bel culone da vacca, – le disse. – Lo sai che hai un culo fatto per essere sculacciato, vero troia? – Mentre parlava, continuava a colpirla sulle natiche, con forza crescente. La carne giovane di Roberta sobbalzava a ogni colpo. – S… si… professore – mormorò lei.

Lui si chinò, e le abbassò pantaloni e mutandine fino alle caviglie, sfilandoglieli. Quindi le fece capire, con una serie di schiaffi all’interno delle cosce, di aprirsi di più. Roberta singhiozzava disperata, i seni nudi schiacciati contro la scrivania, la vagina e le natiche a disposizione del suo tormentatore. La mano di Franchi tornò a palparle la vagina aperta, da dietro. L’uomo massaggiava le grandi labbra, le infilava le dita dentro, le tirava i peli.

– Ora, Roberta, voglio sentirti dire che vuoi il mio cazzo. Anzi, dimmi che sei una vacca da monta e che hai bisogno di essere riempita della mia sborra.

Roberta piangeva. Non poteva dire quelle cose… – La prego… – singhiozzò.

– Vuoi che mi sfili la cintura, e la faccia assaggiare a questo bel culone? – disse lui. – O forse preferisci sentire la cinghia sulla fica?

– N… no professore la prego…

Franchi non rispose, aspettando. Roberta si morse le labbra, chiuse gli occhi. – Sono… sono una vacca da monta… – singhiozzò, – ho… bisogno di essere riempita della sua sborra… professore…

– Lo immaginavo, – disse Franchi, – la frusta è l’unico linguaggio che le vacche come lei capiscono.

Si slacciò i pantaloni con calma. Roberta sentì il rumore della zip e rimase in attesa, piangendo in silenzio. Franchi appoggiò il membro, duro e gonfio, sulla vagina aperta della studentessa. Il glande si fece strada fra le grandi labbra e poi dentro di lei. Roberta gemette, sentendo le dimensioni notevoli del membro che stava per violentarla. Il Franchi le afferrò le natiche carnose e spinse lentamente, introducendosi in profondità, e poi si fermò, schiaffeggiando le natiche della sua vittima. – Fammi sentire come lo vuoi. Masturbami con la fica.

Roberta ormai era disperata, e in potere di quell’uomo odioso. Strinse il membro di Franchi nella vagina, e fece ondeggiare i fianchi, facendolo scivolare avanti e indietro dentro di lei. Il Franchi la
teneva saldamente per le natiche, gemendo per il piacere che la giovane vagina di Roberta gli procurava. Iniziò a muovere le anche, fottendola con vigore. Roberta sentiva il membro del Franchi penetrarla a fondo, e i seni nudi che strisciavano sulla scrivania a ogni spinta. Quello che le stava accadendo sembrava un terribile incubo, ma tutto ciò che poteva fare era piangere sommessamente e prendere il membro del Franchi obbediente.

Dopo un tempo che le parve interminabile, sentì che Franchi si avvicinava all’orgasmo. L’uomo diede due ulteriori spinte, e poi lo sfilò. Ansimando, l’uomo iniziò a venire, schizzando abbondantemente sulla fica ancora aperta di Roberta. La ragazza sentì i fiotti di seme caldo che le bagnavano la grandi labbra e l’interno della vagina, colandole giù per le cosce nude. L’uomo schizzò ripetutamente, quindi si avvicinò alla scrivania e la afferrò per i capelli, facendole volgere il viso verso di lui.

– Pulisci con cura, vacca, – le intimò.

Roberta, senza osare fiatare, iniziò a leccare il membro ancora turgido del Franchi. L’uomo sorrise soddisfatto guardando l’attraente studentessa che usava la lingua sul suo membro, ripulendolo con cura. Istintivamente, Roberta portò una mano al proprio sesso per fermare il seme che le stava colando giù per le cosce, ma lui la fermò con una violenta pacca sul culo nudo. – Ferma, vacca. Le vacche non si vergognano di essere sporche di sborra.

Quindi, Franchi si ricompose, richiudendosi la patta. – Ora alzati, rimettiti mutandine e pantaloni, e vai pure, – le disse, freddamente. – Avvertirò il professor Mariani che ti sei meritata quel
voto di cui ha tanto bisogno.

Roberta si tirò su, asciugandosi le lacrime col dorso della mano. Senza osare ripulirsi, indossò le mutandine e i jeans, rimise i seni nelle coppe del reggiseno, e si riallacciò la camicetta. Il Franchi
non la guardava neppure più; si era seduto alla sua scrivania e stava leggendo qualche sua carta. Ignorò completamente la ragazza piangente. Roberta finì di vestirsi.

– Ringraziami per quello che hai avuto prima di andartene, – disse Franchi.

– Grazie, professore… – mormorò lei.

– Non voglio un generico grazie. Ringraziami per quello che hai avuto nella fica e sulla fica. E usa le parole giuste, non termini da educanda. Potrei ancora ripensarci.

Roberta arrossì, asciugandosi nuovamente le lacrime. – Grazie… per avermi dato… il suo
cazzo… e la sua sborra… professore.

Si sentiva degradata come la peggiore delle prostitute. Franchi fece un ghigno, e un cenno con la mano per dire che andava bene. Roberta prese la sua borsa e si avviò fuori dall’ufficio.

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