Roberta ricattata (2010), p.3 – Il ricatto di Lorenzo

Nei giorni successivi, Roberta cercò di dimenticare l’accaduto. Il suo nome era comparso nell’elenco dei promossi all’esame di Calcolo, e ciò rendeva finalmente possibile fissare la data della discussione della sua tesi.

Una settimana dopo il suo incontro con Mariani e Franchi, Roberta fu fermata in un corridoio dell’Università da Lorenzo e Gianni, due studenti con i quali aveva studiato diverse volte.

– Abbiamo notato che il tuo nome è riapparso nella lista dei promossi a Calcolo, – disse Lorenzo. – Hanno ritrovato il verbale, – rispose lei, dissimulando l’imbarazzo. Lorenzo sorrise, scambiando uno sguardo con Gianni. – Ne dubito, – disse. – Abbiamo noi il tuo verbale, insieme ai nostri e a tutti quelli degli altri che hanno dato l’esame quel giorno.

Roberta scosse il capo, stupita. – Avete rubato i verbali?

– Esatto. Ma il tuo è riapparso. – Lo sguardo di Lorenzo scese al seno di Roberta. – E credo di sapere cosa possa aver convinto il Mariani a rifarlo.

– Cosa vuoi dire? – fece lei, arrossendo.

Lorenzo scosse il capo con disapprovazione. – Ti sei messa in un guaio, – le disse, – questo è il tipo di cose per cui si viene espulsi dall’università. E pensare che ti stavi quasi laureando. – Roberta lo
guardò senza dir nulla. – Non puoi dimostrare nulla, – disse.

– Davvero? – rispose Lorenzo. – Se qualcuno ritrovasse i verbali originali, verrebbero consegnati al rettore. Cosa penserebbe del tuo doppio verbale, Roberta?

La ragazza ammutolì, abbassando lo sguardo. – Cosa… vuoi… per darmi quell’originale? – chiese, in un sussurro.

– Oh, molte cose, – fece Lorenzo, sogghignando. – Se farai la brava e obbedirai agli ordini miei e di Gianni, la cosa non verrà mai fuori, e ti ridaremo il verbale.

– Io non… – cercò di protestare lei, ma Lorenzo non la lasciò finire. – Seguici, – disse.

I due ragazzi si avviarono per il corridoio. Roberta esitò un istante, ma sapeva di non avere scelta. Li seguì verso un’ala dell’Università di recente costruzione, in cui non si tenevano ancora
corsi. I due entrarono nel bagno degli uomini, facendole cenno di entrare anche lei. Non appena furono dentro, Lorenzo chiuse la porta a chiave, e si voltò verso Roberta.

– Quelle tettone me lo fanno diventare sempre duro, Roberta, – disse freddamente, – ma tu le nascondi troppo. Scopriti le poppe, ora. O domani il tuo verbale sarà sulla scrivania del rettore.

La ragazza arrossì. Iniziò a slacciarsi i bottoni. Come era successo nell’ufficio del Mariani e del Franchi, dovette aprirsi la camicetta e tirare fuori i grossi seni dalle coppe del reggiseno. I due ragazzi fecero un mugolio di approvazione. – Ci sarà molto da divertirsi, – disse Gianni. Roberta fece per coprirsi, ma Lorenzo la fermò, facendo cenno di no col dito.

– D’ora in poi, – disse Lorenzo, – dovrai venire in universita’ senza reggiseno. Indosserai camicie o magliette bianche. Voglio che tutti abbiano modo di vedere bene queste belle tettone. –
Accarezzò la guancia di Roberta, che ascoltava in silenzio, gli occhi bassi, umidi di lacrime. – Se ti sorprenderò in università vestita in qualche altro modo, sarà la tua fine. E’ chiaro, puttana?

Roberta tremava. Annuì debolmente.

– Molto bene. Ora, ci sono alcune regole che sarai tenuta a rispettare, altrimenti il nostro accordo cadrà. Come prima cosa, quando sei sola con me o Gianni non devi mai indossare mutandine. E’
chiaro?

Roberta annuì. Lorenzo annuì. – Bene. Toglile subito, allora.

Le mani tremanti di Roberta andarono alla zip dei suoi jeans, slacciandola lentamente. Lorenzo e Gianni, mentre la guardavano spogliarsi, si slacciarono i pantaloni a loro volta, tirando fuori i membri e iniziando a masturbarsi lentamente, per meglio godersi lo spettacolo. Roberta, tenendo gli occhi bassi, dovette togliersi scarpe e jeans.

– Ti vergogni, eh? – la stuzzicò Lorenzo. – Via le mutandine, puttana.

Roberta obbedì, lasciando scivolare le mutandine nere a terra, e sfilandosele.

– Avvicinati, – le ordinò quindi Lorenzo. Roberta obbedì. Le mani dei due ricattatori iniziarono ad accarezzarle e stringerle i seni. – Hai delle tette veramente molto grosse, – disse Lorenzo. – E una bella fica nuda a nostra totale disposizione, – continuò Gianni, palpandola fra le cosce. Lei non osava reagire, tremando e piangendo in silenzio per l’umiliazione. Ebbe un leggero sussulto, e gemette debolmente, quando Gianni le infilò il dito medio nella fessura.

– Guarda i nostri cazzi, Roberta, – ordinò Lorenzo, mentre Gianni la fotteva lentamente con il dito. – Ti piacciono, vero?

La ragazza, suo malgrado, alzò lo sguardo verso i membri nudi, già gonfi, dei suoi ricattatori. – S… si… mi piacciono, – disse, sottomessa.

– Toccali, – disse lui. Roberta allungò le mani, prendendo il membro di Lorenzo nella mano destra e quello di Gianni nella sinistra. Senza dir nulla, iniziò ad accarezzarli lentamente. Gianni la stava ancora masturbando lentamente, ma a fondo.

– Ti piace che ti si infilino cose nella fica, vero puttana? – chiese Lorenzo, stropicciandole i capezzoli. Le mani dei ragazzi, che la palpavano e maneggiavano oscenamente, stimolavano la studentessa, che iniziò a bagnarsi suo malgrado. – Lo fai anche tu, quando sei sola, di infilarti qualcosa dentro?

– N… no… non l’ho mai fatto, – mormorò lei

– Ma l’idea ti piace, se no non ti saresti così bagnata a sentirmelo dire – disse Gianni, infilando un altro dito nella fica di Roberta. Spinse le dita a fondo, e poi le ritrasse, porgendole a Roberta. – Succhiale, puttana. E guardami mentre lo fai.

Roberta arrossì. Quindi, vincendo la repulsione, schiuse docilmente le labbra e prese le dita di Gianni in bocca. Le sue giovani labbra si richiusero e iniziò a succhiare come le era stato ordinato. Gianni socchiuse gli occhi, godendo delle sensazioni che la bocca calda e umida di Roberta gli procurava. Mentre succhiava, Lorenzo le aperse le natiche nude con due mani, e prese ad accarezzarle l’ano. Roberta rabbrividi’, mentre nuove lacrime le riempivano gli occhi.

– Hai paura che te lo metta nel culo, vacca? – disse Lorenzo. – Puoi stare certa che lo prenderai anche lì, molto presto. Ma preferisco iniziare dalla fica.

Lasciò le natiche di Roberta, mentre anche Gianni ritraeva le dita dalla bocca di lei. Lorenzo diede una pacca a Roberta sul bel sedere nudo. – Cominciamo, vacca. Mettiti a quattro zampe.

Roberta, suo malgrado, obbedì, inginocchiandosi e poi mettendosi carponi. Lorenzo la sculacciò di nuovo, intimandole di allargare bene le cosce. Roberta sapeva di avere la vagina oscenamente esposta, e che altrettanto osceni erano i grossi seni che pendevano sotto di lei. Lorenzo, spostandosi dietro di lei, le mise la mano fra le cosce, palpandole la vagina lentamente, con gusto, mentre Gianni la afferrava per i capelli e la costringeva a sollevare il volto verso il suo membro gonfio. – – Succhialo tutto, Roberta, – le disse. Roberta chiuse gli occhi pieni di lacrime e accettò passivamente il suo membro. Gianni guardò le sensuali labbra della ragazza chiudersi attorno alla sua asta e scivolare dolcemente lungo di essa. Il fatto che Roberta stesse piangendo lo eccitava. Costrinse Roberta a prenderlo fino alla base; la ragazza lo succhiava e leccava mentre lui le scopava la bocca impietosamente.

Anche Lorenzo era troppo eccitato per temporeggiare oltre. Roberta sentì il membro del ragazzo che si appoggiava alla sua fessura e poi, lentamente, la prendeva. Lorenzo spinse in profondità, fino ad appoggiarsi alle natiche nude della ragazza, e poi iniziò a muoversi dentro di lei. Roberta sentiva il membro gonfio che le riempiva la vagina. Era Lorenzo che dava il ritmo; a ogni spinta avanti, la bocca di Roberta risaliva lungo l’asta di Gianni, mentre i suoi seni oscillavano avanti e indietro. Il pensiero del modo animalesco con cui stava venendo usata le fece versare nuove lacrime. I due ragazzi, però, non ne erano impietositi. A ogni singhiozzo della fanciulla, anzi, Lorenzo dava una spinta più lenta e più a fondo, mugulando di piacere, strizzandole le natiche.

I due continuarono a fotterla per un tempo che a Roberta sembrò interminabile. Gianni fu il primo a raggiungere l’orgasmo. Subito prima di venire, costrinse Roberta a ritrarsi, in modo da poterle schizzare in faccia. Il suo sperma insozzò le labbra, il volto, gli occhiali, il collo e persino i capelli di Roberta, mischiandosi alle sue lacrime. Lorenzo accelerò a sua volta il ritmo della monta, mugulando per il piacere che traeva dalla giovane fica della studentessa. Quando si sentì
vicino, lo sfilò dalla vagina di Roberta e lo appoggiò al suo ano, venendole dentro in abbondanza.

Soddisfatti i propri bisogni, i due ragazzi si ripulirono, usando il reggiseno e le mutandine di Roberta come fazzoletti. Quindi gettarono gli indumenti per terra, di fronte alla ragazza ancora carponi. – Puliscitici la faccia, vacca.

Roberta prese il reggiseno, tremando, e lo usò per ripulirsi il viso e i capelli dello sperma con cui era imbrattata.

– Anche il tuo culo cola sperma, Roberta, – le disse quindi Lorenzo.

Roberta singhiozzò per l’umiliazione e usò il reggiseno per pulirsi, come poteva, l’ano. – Posso… alzarmi? – mormorò, fra le lacrime.

– Non ancora, – disse Lorenzo. Si portò nuovamente dietro di lei, e tornò a palparle la fica spalancata, a tratti colpendola con una leggera pacca. – Domani riceverai un’e-mail da me, – le disse. – Ti spiegherò quali regole dovrai seguire e ti darò un appuntamento a casa mia. Mi aspetto che impari quello che ti ordinerò a memoria e che tu non mi deluda.

– Va bene… – mormorò lei. – Quando… riavro’ il mio verbale?

– Si vedrà, – disse Lorenzo, colpendola con una pacca più violenta sulla vagina. – Ora metti mutandine e reggiseno in borsa, per oggi non ti serviranno più.

Roberta, senza alzarsi in piedi, recuperò la borsetta e vi infilò i suoi indumenti intimi.

Lorenzo non smetteva di palparle la fica. – Sei veramente una gran bella maialina, – le disse, – non mi dispiacerebbe continuare a fotterti. Ma purtroppo ora dobbiamo andare a lezione. Rivestiti e seguici.

Roberta si vestì rapidamente. Senza reggiseno, i suoi capezzoli si vedevano chiaramente attraverso la camicetta. Inoltre parte del seme di Lorenzo le stava ancora colando dall’ano, e aveva paura che si vedesse una macchia bagnata nei suoi jeans. Imbarazzata e degradata,
seguì i due fuori dal bagno e verso le aule. La costrinsero a baciarli entrambi, in pieno corridoio e sotto gli occhi di diversi altri studenti; li dovette baciare entrambi con la lingua. Poi Lorenzo
e Gianni entrarono in aula, lasciandola libera di tornare a casa.

Roberta corse verso la metropolitana piangendo ininterrottamente.

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