Roberta ricattata (2010), p.4 – Lo zio di Lorenzo

Roberta suonò il campanello e rimase ad attendere. Secondo le istruzioni di Lorenzo, indossava una gonna di jeans, un paio di scarpette nere e una camicetta bianca. Le era stato concesso di indossare le mutandine, ma non il reggiseno. Le era anche stato concesso di tenere gli occhiali, visto che doveva guidare. Dopo alcuni istanti, quando la porta si aprì, Roberta vide un uomo che non conosceva. Era un individuo tarchiato, quasi completamente calvo, certamente oltre i cinquanta. La ragazza pensò di avere sbagliato appartamento, ma l’uomo si comportò come se la stesse aspettando. – Avanti, – disse seccamente.

Roberta entrò nell’appartamento. L’uomo richiuse la porta alle sue spalle, dando due giri di chiave, quindi, senza dir nulla, afferrò Roberta per i capelli. La ragazza gemette di sorpresa e di dolore mentre l’uomo la spingeva spalle al muro. – Così, tu sei la cagnetta di mio nipote, – sibilò, con un ghigno sadico. La mano dell’uomo si posò sulle cosce nude di Roberta. Lei tentò di trattenerlo, ma l’uomo le sollevò a forza la gonna, palpandole le cosce carnose.

– Stai ferma, non opporti, puttana, – le disse, – se non vuoi che ti prenda a cinghiate. Hai capito?

L’uomo la tratteneva ancora per i capelli, e la costrinse a volgere il viso verso di lui. – Hai capito? – ripeté. Roberta annuì debolmente, mentre la mano dell’uomo scivolava nelle sue mutandine. Roberta fece per volgere il capo, ma strattonandole i capelli lui la costrinse ancora a guardarlo mentre le palpava fra le cosce, e infilava due dita nella vagina della ragazza. Roberta strinse i pugni, gemendo mentre l’uomo spingeva brutalmente le dita in profondità. Lui le lasciò i
capelli e, senza smettere di spingere le dita dentro di lei, usò la mano libera per palparle le natiche.

Dopo averla toccata a suo piacimento, la afferrò nuovamente per i capelli. – Cammina, – le disse, spingendola brutalmente verso il salotto.

Lorenzo era seduto sul divano, in accappatoio, e la accolse con un ghigno crudele. – Vedo che hai già conosciuto mio zio Romano, – disse. – Come avrai immaginato, schiava, dovrai considerare anche lui come tuo padrone. Potrà farti tutto quello che vorrà.

Romano spinse Roberta al centro della stanza e la lasciò. – E’ tutto chiaro, puttana? – le disse Lorenzo. Roberta si asciugò le lacrime, e annuì debolmente. Romano sorrise al nipote. – Ci sono molti modi per divertirsi con una grassa maialina come questa, – disse a Lorenzo. – Voltati verso di me, puttana.

Roberta obbedì, volgendosi verso l’uomo. Romano le si avvicinò, le afferrò la camicetta, e la strappò, scoprendo i grossi seni della ragazza. Quindi, le prese i seni nelle mani e li strinse con forza. Roberta gemette di dolore, ma non osò cercare di ritrarsi. – Scommetto che le piace che le strizzino i seni come si munge una vacca, – le disse l’uomo. – E scommetto che ha succhiato molti cazzi. Ti piace succhiare il cazzo, vero puttana? – Il vecchio le manipolava i seni con movimenti regolari, brutalmente. – S… sì – mormorò Roberta. Sapeva di dover compiacere i propri aguzzini.

– Non devi rispondere solo si, vacca, – le disse lui. Le tolse gli occhiali e li gettò su una poltrona. Senza aggiungere nulla, la colpì con un violento ceffone in pieno volto. Roberta gemette per il
bruciante dolore, e iniziò a piangere. – Vediamo se questo ti fa venire in mente qualcosa di meglio da dire quando mi rispondi. – La colpì con un altro violento ceffone, un manrovescio sull’altra
guancia. – Ti piace succhiare il cazzo? Dammi una risposta degna di una troia, questa volta.
Roberta esitò, singhiozzando. – S… si, signore… mi piace succhiare il cazzo… e farmi… – singhiozzò ancora, stringendo nervosamente i pugni mentre si umiliava suo malgrado – farmi riempire la bocca di sperma… signore…

– Così va meglio, – disse Romano, osservando il bel volto di Roberta, rosso per i due violenti ceffoni. – Ora siediti col culo nudo per terra e fammi vedere la fica.

Roberta singhiozzò – si, signore – e si sollevò la gonna. Lorenzo, osservando l’umiliazione di Roberta, scostò l’accappatoio e cominciò a masturbarsi lentamente, con un ghigno divertito e sadico dipinto in volto. La ragazza si sfilò le mutandine e si sedette per terra, la gonna sollevata in vita. Arrossendo e tremando per l’imbarazzo, divaricò le gambe, mostrando la vagina aperta all’uomo, che stava in piedi di fronte a lei.

– Molto bene, – disse Romano, appoggiando un piede sulla fessura di Roberta e strofinandoci sopra la suola di cuoio della sua scarpa. – Tiramelo fuori, e masturbami.

Roberta portò le mani alla zip di Romano, e l’aprì. Quindi, glielo tirò fuori, e iniziò ad accarezzarlo. – Hai visto come si trattano le scrofe? – disse Romano a Lorenzo. – Un paio di ceffoni, e ha cominciato a comportarsi come si deve. Tutto quello che una maialina come lei capisce, è la frusta, e il cazzo.

La mano di Roberta massaggiava dolcemente l’uomo. Lorenzo decise di partecipare. Si alzò dal divano, e si accovacciò di fianco alla ragazza. Le prese i seni, e glieli sollevò, strizzandoli. – Leccati i
capezzoli, puttana, facci eccitare, – le ordinò.

Roberta, obbediente, chinò il capo e obbedì. I due ricattatori sorrisero, guardando la lingua di Roberta. Lorenzo si chinò verso di lei e prese a leccarle a sua volta i seni, le labbra, la lingua, il
volto, mentre lei continuava a fare ciò che le era stato ordinato.

– Sei soltanto un paio di poppe, un paio di grasse chiappe, e tre buchi, – disse Romano a Roberta, – e sarai usata per quello che vali. Credi di essere qualcosa di più di una lurida puttana da monta?

Roberta scosse il capo debolmente; non riusciva a smettere di piangere. – No… signore… sono solo una lurida puttana da monta… – singhiozzò.

Lorenzo portò una mano fra le cosce di Roberta e iniziò a fotterla con il dito medio. – E’ proprio così, Roberta, – le disse, mentre la masturbava. – Ora lo zio Romano ti porta in camera e dà una bella razione di cazzo a questa vacca da monta. Sei contenta?

Roberta avrebbe voluto implorare di no, ma sapeva che era inutile. – Si, signore, – rispose, – sono contenta… di essere montata…

– Poi tornerai qui e servirai me, – disse Lorenzo, ritraendosi. Romano sorrise e afferrò Roberta per i capelli. – Seguimi a quattro zampe, scrofa, – le disse. Si avviò verso la camera da letto. Roberta, praticamente nuda, lo seguì singhiozzando camminando sulle mani e ginocchia. Non appena furono in camera, Romano spinse Roberta sul letto, e chiuse la porta alle sue spalle.

Si avvicinò lentamente alla ragazza nuda, osservando il giovane corpo che era ora in sua balia. – Sei proprio una bella fica, Roberta, – le disse, slacciandosi la cintura. – Hai voglia di sentire subito la cinghia?

Roberta scosse il capo. – No…. no… la prego… – gemette sommessamente.

– Potrei frustarti le tette, per divertirmi, – disse lui. Roberta scoppiò in singhiozzi. – La supplico, – implorò, tremando e piangendo. – Se non vuoi che frusti le tue grasse poppe da vacca,
implorami meglio, – disse Romano, brandendo la cinghia.

– La supplico… signore… non frusti le mie…. le mie grosse poppe da vacca… signore…

– Allora vieni a succhiarlo.

Romano era in piedi di fianco al letto. Roberta si spostò, per avvicinarsi al suo aguzzino. – Bacialo prima. Ti consiglio di essere dolce, se non vuoi che ti gonfi quelle grasse tette.

Roberta mormorò – si, signore, – e iniziò a baciarglielo e leccarglielo attraverso le mutande. – Mmmmh, – mugolò Romano, – vedo che la frusta ti fa paura. Continua. – Roberta abbassò le mutande dell’uomo, e iniziò a baciargli sensualmente il membro. Romano socchiuse gli occhi per il piacere mentre lei gli baciava il glande, e lo leccava. La bocca della ragazza scese; dolcemente, docilmente, Roberta prese a leccargli i testicoli. Il membro di Romano era ormai duro e completamente eretto. Roberta fece scivolare le labbra e la lingua dal basso fino al glande, e poi lo prese in bocca, risucchiandolo lentamente dentro.

L’uomo lasciò che lei lo servisse, e intanto si sfilò la camicia. Mentre lei succhiava, carponi sul letto, si chinò in avanti per palparle le natiche. Quindi, – sdraiata, adesso, – le ordinò, – è il momento di usare la tua fica.

Roberta, obbediente, si sdraiò supina. – Mostrami la tua fica ben aperta, Roberta, spalancala con le mani per me.

La ragazza divaricò obbediente le cosce, e, vincendo il proprio pudore, si prese le grandi labbra, aprendole. Romano ghignò compiaciuto. – Quello che vedo è molto invitante, puttana, ma ricordati che ho qui la cinghia pronta per te, – disse. – Sarebbe molto eccitante prendere a cinghiate questa bella fichetta. Quindi cerca di comportarti molto bene, adesso. Lo prenderai e lo prenderai come si ti piacesse molto. Se penso che tu non stia facendo del tuo meglio per compiacermi, lo tirerò fuori subito e ti frusterò la fica fino a farti urlare di dolore.

Detto questo, l’uomo si spostò sul letto e, senza aggiungere nulla, affondò il membro nella fessura che Roberta gli offriva. Roberta gemette e iniziò a rispondere alle spinte animalesche dell’uomo, muovendo il bacino per permettergli di penetrarla più a fondo. Per farlo eccitare, mugolava di piacere, mentre nuove lacrime le rigavano il volto. Romano palpava il giovane corpo della sua vittima, spingendo sempre più a fondo. Roberta sentì la mano dell’uomo introdursi fra
le sue natiche, il dito dell’uomo stuzzicare il suo ano, e poi penetrarlo. Gemette, cercando di rilassarsi per accettarlo nel modo meno doloroso.

– Culona, – disse Romano, – Usa la bocca.

Roberta iniziò a leccarle il collo dell’uomo, a baciarlo, a rispondere ai baci di Romano con la lingua, mentre lui le introduceva tutto il dito nello sfintere.

Romano continuò a scoparla in quel modo finche’ non fu vicino all’orgasmo. Quindi, lo sfilò, e si spostò a cavallo di Roberta, portando il membro all’altezza dello splendido seno di lei. – Sono
certo che sai cosa voglio, – disse; – tettona come sei, lo hai sicuramente fatto a tutti i tuoi ragazzi. Datti da fare.

Roberta annuì, umiliata, e accettò il membro di Romano fra i seni. Con le mani, strinse i seni attorno al membro dell’uomo, che iniziò a scoparli. Mentre faceva ciò, offrì a Roberta il dito che le aveva infilato nell’ano, costringendola a succhiarlo. Roberta accettò quel ripugnante dovere mentre lui si godeva quel morbido, voluminoso seno.

Finalmente, Romano sentì che stava venendo, e afferrò Roberta per i capelli, costringendola ad abbassare il volto verso il proprio membro, affinché gli abbondanti e numerosi schizzi del suo sperma la colpissero in pieno viso. – Apri la bocca, – le ordinò. Roberta obbedì, ricevendo diversi getti di sperma in bocca, e inghiottendo per compiacere il suo tormentatore.

Quando Romano ebbe finito, si ripulì il membro sul pelo della vagina della studentessa, scese dal letto, e finì di pulirselo nei capelli di lei. Per pulirsi il dito che le aveva infilato nell’ano lo introdusse prima nella vagina di Roberta, e poi lo strofinò sul seno della fanciulla. Terminato di ripulirsi, indicò a Roberta il bagno.

– Puoi andare a lavarti. Lavati tutti i buchi. Quando uscirai dal bagno, ci sarà mio nipote qui, e sarà il suo turno di usarti.

Roberta annuì – Si… signore – mormorò.

– Noi comunque ci rivedremo presto. Lorenzo andrà all’estero per due settimane, e in questo periodo, ha stabilito che tu venga a trovarmi tutti i giorni. E’ chiaro?

– Ma… io devo studiare… – mormorò lei.

Romano scosse il capo. Senza dir nulla, prese la cinghia che aveva appoggiato per terra. Roberta rabbrividì. – Cosa… no… – gemette. – Te la sei cercata, – disse Romano. – Non voglio mai sentir parlare dei tuoi problemi personali. Per questa volta, ti frusterò sul culo. La prossima volta sarà la tua fica a pagare le conseguenze della tua mancanza di rispetto. Girati, offrimi il culo.

Roberta si mise in ginocchio. – La… supplico… abbia pietà…. – disse, piangendo.

– Voglio vedere il tuo grosso culo pronto per la cinghia entro dieci secondi, – disse Romano, – o ti frusterò sulla fica.

Roberta smise di resistere. Singhiozzando, si mise in ginocchio, e si piegò in avanti, appoggiando il viso al letto. Le sue natiche, piene e rotonde, erano di fronte a Romano. L’uomo brandì la cinghia. – Conta le frustate, troia, e per ognuna ringraziami ad alta voce. – Roberta mormorò ancora un “sì, signore”, suo malgrado. Romano iniziò a colpirla con violenza. A ogni frustata, Roberta gemeva di dolore, stringeva i pugni, contava e diceva “grazie, signore” ad alta voce. La cinghia lasciava strisce rosse sulla sua pelle delicata. Romano le inflisse dieci cinghiate.

– Pensi di avere imparato la lezione, puttana?

– S… si… signore… mi perdoni… – pianse lei.

– Vatti a lavare.

L’uomo aspettò che Roberta andasse nel bagno, e si rivestì, uscendo dalla stanza.

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