Roberta ricattata (2010), p.6 – Romano invita un ospite

Al terzo giorno d’assenza di Lorenzo, Roberta si recò ancora da Romano. Per compiacere il suo ricattatore, aveva dovuto indossare una maglietta bianca di cotone sottile, aderente, senza reggiseno. La maglietta era chiusa da bottoncini dal collo fino in vita. Sotto, le era stata concessa un gonna al ginocchio, ma questa volta aveva dovuto abbinarla a un paio di autoreggenti nere e scarpe con i tacchi.

Il viaggio in metropolitana era stato un’incubo. Non aveva trovato posti a sedere, e aveva dovuto reggersi ai sostegni del metrò. Un gruppo di ragazzini aveva iniziato a parlottare e ridacchiare, accennando esplicitamente ai suoi grossi seni e ai capezzoli che si intravedevano chiaramente sotto il cotone. I commenti dei ragazzi avevano attratto l’attenzione di altri uomini su di lei. Roberta si era sentita come un animale in mostra a una fiera. Qualcuno, non era certa chi, aveva più volte pronunciato la parola “latte”, evidentemente riferendosi al suo generoso seno.

Quando la porta si aprì, Romano la osservò con un sorriso e le fece cenno di entrare e dirigersi in salotto. La ragazza entrò timidamente in casa mentre l’uomo chiudeva la porta e la seguiva. Giunta in salotto, Roberta vide, seduto sul divano, un altro uomo, che lei non aveva mai visto.

– Questo è il mio amico Franco, – disse Romano, – e questa, Franco, è la vacca di cui ti ho parlato. –

L’ospite sorseggiava un bicchiere di whisky. Era un uomo di media statura, ma molto corpulento e massiccio. I suoi occhi, sottili e viziosi, osservarono la ragazza lentamente, scorrendola da capo a
piedi. – Una gran bella vacca, – commentò. Romano diede una pacca sulle natiche di Roberta per esortarla a rispondere al commento. Lei arrossì, abbassando lo sguardo. – Grazie, signore, – mormorò.

– Come immaginerai, puttana, – disse quindi Romano, – ci intratterrai entrambi nei modi che noi stabiliremo. È chiaro? – – Sì, signore, – mormorò Roberta. Romano si sedette sul divano, e fece cenno a Roberta di sedersi fra loro due. Quando lei ebbe obbedito, l’uomo prese un oggetto da un tavolino. Era un grosso cetriolo.

– Oggi prenderai questo nella fica, schiava, – disse Romano a Roberta. – Avevo pensato a un vibratore, ma penso che un volgare cetriolo sia più adatto a una puttana come te. Inoltre, non è facile trovare vibratori di queste dimensioni. E sappiamo bene tutti e due che la tua fica ha bisogno di prendere cose grosse e lunghe.

Roberta arrossì violentemente. – Si… signore… grazie… – mormorò debolmente, chinando lo sguardo.

– Prima, però, – continuò Romano, – dovrai mostrarci come usi la bocca.

Le avvicinò l’ortaggio alle labbra. Roberta alzò gli occhi al suo ricattatore, attendendo un ordine esplicito. Al cenno dell’uomo, dischiuse le labbra, lasciando che lui lasciasse scivolare il cetriolo
nella sua bocca. Richiuse le labbra attorno all’oggetto.

– Voglio che lo lecchi e lo succhi come se fosse il cazzo del tuo padrone, schiava, – disse Romano, – e se non sarò soddisfatto ti frusteremo. Io mi occuperò del tuo culo e della tua fica e Franco
delle tue tette. –

Roberta, suo malgrado, chiuse gli occhi e iniziò a lasciar scivolare le labbra lungo il vetegale, succhiandolo. Per compiacere i due uomini, prese a leccarlo, dischiudendo le labbra in modo che potessero vedere la sua lingua che ne accarezzava la superficie bozzuta. I due uomini sembrarono gradire lo spettacolo e iniziarono a palparle i seni, massaggiando e stringendo la carne di Roberta in lenti movimenti circolari mentre lei continuava a succhiare. Romano, mentre la palpava, cominciò a manovrare il cetriolo, spingendolo in profondità e ritraendolo.

Franco iniziò a slacciarle la maglietta. Quando tutti i bottoncini dal collo all’ombelico furono slacciati, i due le scostarono la maglietta per scoprirle i grossi seni.

– Molto bene, – disse quindi Romano, sfilando lentamente il cetriolo dalla bocca della ragazza. – Ora che è bagnato di saliva, sarà più facile infilartelo su per la fica, – le disse. – Lo vuoi in fica,
vero, puttana?

– Si… signore, – mormorò lei.

– Alzati e togliti le mutandine allora. Scopri la tua fica da puttana e noi ci infileremo tutto questo grosso e lungo cetriolo. Obbedisci.

Roberta si alzò tremando. In piedi di fronte agli uomini, si sollevò lentamente la gonna fino ai fianchi, e si sfilò le mutandine di pizzo bianco. Romano sorrise e la fece girare su se stessa, in modo che Franco potesse vedere tutto ciò che c’era da vedere. Quindi, la fece
sedere di nuovo fra di loro.

Romano porse il cetriolo a Franco. L’uomo sorrise, accettando il tacito invito a umiliare personalmente Roberta. Romano schiaffeggiò i grossi seni nudi della studentessa. – Ora, schiava, spalanca le gambe. – Roberta divaricò le cosce, ma un nuovo schiaffo sui seni le fece capire che non bastava. Le aprì di più. La sua vagina era aperta e ben visibile ai due uomini, pronta per la violenza che le avevano preparato, nuda ed esposta come i suoi seni.

Franco allungò la mano, palpando con calma la vagina di Roberta. – Hai una bella fica, puttana, – le disse. Appoggiò l’ortaggio alla fessura di Roberta, spingendolo lentamente contro le grandi labbra. – Accarezza il cazzo di Franco mentre lui si diverte con la tua fica, puttana, – ordinò Romano. Roberta arrossì. Allungò la mano mentre lui le strusciava lentamente il cetriolo lungo la vagina, e iniziò a toccarlo attraverso i pantaloni. Mentre la stimolava con il grosso vegetale, Franco prese la ragazza per i capelli, costringedola a volgere il viso verso di lui, e si avvicinò per baciarla.

– Dammi la lingua, vacca, e massaggiami meglio, – le ordinò. Roberta obbedì, dischiudendo le labbra per lasciare che l’ospite godesse della sua bocca e della sua lingua, e intanto prendendo il suo membro più saldamente in mano, sebbene ancora attraverso i calzoni.

Romano le prese l’altra mano e si fece masturbare a sua volta. Entrambi gli uomini si slacciarono i calzoni, e Roberta ebbe presto i loro membri nudi, eretti, nelle mani. Franco la baciava e le strusciava il cetriolo sulla vagina, spingendo sul clitoride, sulle grandi labbra, e anche fra le cosce nude in direzione dell’ano di Roberta. Romano si lasciava masturbare e prese a leccarle i grossi seni con lunghe, lente leccate che lasciavano tracce di saliva sulla pelle giovane della fanciulla.

– Ora, – le sussurrò infine Franco, smettendo di baciarla, e iniziando a leccarle il viso, – dì che lo vuoi lungo e duro nella fica.

Roberta esitò. – Io… lo voglio… – mormorò, – lo voglio lungo e duro nella fica… signore, – mormorò, bruciando di vergogna.

L’ospite sorrise, iniziando a spingere l’ortaggio, lasciandone scivolare la punta fra le soffici labbra della vagina della ragazza. Roberta gemette, ma Franco le diede uno strattone ai capelli. – Non
devi mai chiudere la bocca, – le disse, – voglio la tua lingua, qualunque cosa decida di fare della tua sporca fica. E’ chiaro?

– Sì signore… chiaro… – mormorò la fanciulla. I due uomini le palpavano ancora i seni, e quelle manipolazioni, i loro membri duri nelle mani, e il cetriolo che lentamente la prendeva la stavano suo malgrado stimolando. I capezzoli le si stavano indurendo, e Romano si divertì a tirarli, stropicciarli e pizzicarli.

– Ora vuoi che te lo infili più a fondo, vero? – le chiese Franco. – Sì… – mormorò suo malgrado Roberta, con le lacrime agli occhi. – Sì cosa, troia? – insistette lui. – Voglio… che lei… lo infili… più
a fondo… – mormorò Roberta.

Franco infilò la mano libera sotto il culo di Roberta, e spinse il vegetale con decisione dentro di lei, trattenendola per le natiche, in modo che non potesse ritrarsi, e fosse costretta a prenderlo in tutta la sua lunghezza. Roberta gemette di dolore; lui lo affondò in profondità.

Romano, osservando la violenza della penetrazione subita dalla schiava, si stava eccitando sempre di più. Prese la mano di Roberta costringendola a masturbarlo con più vigore. Franco iniziò a fottere Roberta con il cetriolo con la stessa violenza con cui l’aveva penetrata. – No… – iniziò a piangere la ragazza, – non… così… – Tentò di trattenere la mano dell’uomo, ma Franco le afferrò il polso. – Ferma, troia, – disse Romano, afferrandole le mani e immobilizzandogliele sopra le spalle, contro il divano. Franco continuò a fotterla trattenendola per le natiche; entrambi gli uomini, contemporaneamente, si chinarono e iniziarono a leccarle e succhiarle i grossi seni nudi.

– Dì che ti piace, maialina, – disse Romano, – dì che ti piace essere fottuta come una scrofa… – Roberta scoppiò in lacrime, chinando il capo. – No… – gemette, ma l’uomo, trattenendole entrambi i polsi con la mano sinistra, le colpì con un ceffone la mammella. – Sbattila più forte, Franco, sbatti questa scrofa disobbediente. – Franco raddoppiò la violenza delle penetrazioni, spingendo tutto il lungo vegetale nel corpo di Roberta. Roberta iniziò a piangere e singhiozzare
disperatamente. – Ripeti ciò che ti ho detto, – insistette Romano, schiaffeggiandole ripetutamente la mammella.

– Sì, signore… – mormorò Roberta, piangendo, – mi piace… essere fottuta… – Romano la colpì di nuovo sui seni. – Sbrigati, puttana, – le disse. – … fottuta come una scrofa… – pianse Roberta. Franco sorrise, e diede qualche spinta ancora più violenta nella vagina di Roberta. Quindi, rallentò la frequenza delle penetrazioni. Lo iniziò a sfilare lentamente dalla fessura. – Leccalo adesso, – le disse; – lecca i tuoi succhi. – Avvicinò il cetriolo alla bocca di Roberta. La ragazza, col volto bagnato di lacrime, lo accolse fra le labbra. – Senti il sapore della tua sporca fica, – le disse Franco, mentre lei lo prendeva obbediente in bocca.

I due uomini iniziarono a palpare le cosce e la fica di Roberta mentre lei lo succhiava. Franco introdusse due dita nella vagina nuda della studentessa. Romano sorrise, e lo imitò.

Spinsero le dita in profondità. Roberta gemette, mentre Franco le sfilava il cetriolo di bocca e, appoggiatolo, infilava due dita della mano destra, con qualche sforzo, nella fessura della schiava.

– E adesso, schiava, – disse Romano, quando si furono divertiti abbastanza, rivolgendosi alla ragazza, che aveva sei dita infilate nella fica, – è ora che tu faccia un lavoretto ai nostri cazzi. Ci
masturberai e ti lascerai sborrare in faccia, – le disse Romano. – Mettiti in ginocchio. –

Le sfilarono le dita dalla vagina e lasciarono che obbedisse, scendendo dal divano e mettendosi in ginocchio di fronte ai due uomini. Roberta riprese i loro membri in mano e iniziò a masturbarli
contemporaneamente. Romano le prese il capo costringendola a usare la bocca.

– Usa la mano sinistra per massaggiarti le poppe, – le ordinò. Roberta portò la mano al proprio seno, e iniziò a toccarsi. – Toccati come ti toccherei io, – le disse Romano, – strizza quelle tue grasse poppe. – Roberta, suo malgrado, dovette stringere nelle mani i propri seni, uno dopo l’altro, mentre la sua bocca si riempiva del membro di Romano, strizzandoli con forza. Romano le teneva la testa per scoparle la bocca più a fondo; Franco, intanto, la palpava dappertutto. Romano la colpì con una nuova sberla sui seni… – Alterna, vacca, ci sono due cazzi da servire.

Roberta mormorò ancora – sì, signore, – e iniziò a succhiare anche il membro di Franco, alternando fra i due. Gli uomini si strinsero attorno a lei in modo tale che quando lei stava succhiando Franco Romano potesse strusciarle il membro sul viso, e viceversa. Ben presto, il trattamento che stavano ricevendo da quella bella studentessa nuda e inginocchiata portò i due uomini vicini al piacere.

Il primo a venire fu Romano, che estrasse il membro dalla bocca di Roberta per schizzarle abbondantemente sul viso, sugli occhiali, sui capelli e sul collo. Roberta continuò a masturbarlo e succhiarlo per alcuni secondi, quindi si volse verso Franco, prendendoglielo nuovamente in bocca. L’uomo le bloccò il capo con le mani e iniziò a spingere nella bocca della ragazza finché anche lui non raggiunse l’orgasmo. Come Romano, anche Franco lo sfilò per schizzare il suo seme sul volto della fanciulla. Nuovo sperma le insozzò le guance, la bocca e le lenti, colando lungo il mento e sgiocciolandole sui seni.

– Pulisciti, – le disse Romano. Roberta obbedì, raccogliendo il seme dei due uomini con le mani. – Mangialo, – le disse Romano. – Senti il gusto dello sperma di due uomini. Metti in bocca e mangia. – Roberta, tremando, eseguì anche quell’ordine, leccando e ingoiando lo sperma mescolato alle sue lacrime.

– Molto bene, – disse Romano, quando Roberta si fu sufficientemente ripulita. – Ora che la troia si è sfamata con il nostro sperma, è venuto il momento di usare la sua sporca fica. Portiamola in camera da letto.

Roberta fece per alzarsi, ma Romano la fermò con un ceffone. – Tu ci segui a quattro zampe, cagna, – disse.

I due uomini si diressero nell’altra stanza. Romano conduceva, tenendo Roberta per i capelli. Franco stava dietro di lei e la colpiva con leggere pacche sulle natiche nude. Portava con sé il cetriolo. Quando furono in camera da letto, Romano si volse alla ragazza.

– Ora togliti tutti i vestiti, Roberta, – le disse. Roberta, chinando il capo, si sfilò la maglietta già sbottonata, le scarpe, e la gonna. Romano aprì il cassetto del comodino e ne trasse alcuni capi di corda. – Mettiti sdraiata, – le ordinò, – e porgimi i polsi.

Roberta obbedì, straiandosi supina sul letto. Romano le afferrò i polsi e li legò stretti con la corda, che fissò poi alla spalliera del letto. – Ora solleva le ginocchia, – le disse, accarezzandole la
vagina. Roberta sollevò le ginocchia, e Romano le unì le caviglie con una seconda corda, legandole insieme. Quindi, fissò l’estremità della corda alla spalliera del letto, sotto il nodo della prima corda. Legata in quel modo, Roberta offriva la sua vagina nuda nel modo più osceno. Franco e Romano passarono qualche minuto a toccarla, fotterla con le dita, schiaffeggiarla, pizzicarle le grandi labbra e il clitoride. La povera fanciulla gemeva e si contorceva, indifesa.

I due uomini si sedettero accanto a lei sul letto. – Hai voglia di prendere i nostri cazzi nella fica, vero? – le disse, accarezzandole il volto. Roberta mormorò – sì, signore, – rabbrividendo mentre
l’uomo le leccava le guance. – Soddisferemo presto le voglie della tua sporca fica, – le disse Romano, – ma prima dobbiamo sistemarti un po’ meglio.

Prese dal cassetto il tubetto di crema che Roberta ormai conosceva, e una nuova corda. Porse la crema a Franco, che iniziò a spalmarla sul cetriolo. Intanto Romano iniziò a girare la corda attorno ai grossi seni della ragazza, legandoli assieme. Roberta non aveva mai subito nulla di simile, e iniziò a implorare che non le facessero del male. – Oh, no, – rispose Romano, – non ti farà male. Alle vacche piace essere legate in questo modo.

L’uomo strinse la corda gradualmente, strizzando i seni di Roberta. Quando furono sufficientemente stretti, fece un nodo alla corda. Legate insieme, le stupende poppe della ragazza sembravano ancora più voluminose. Intanto, Franco aveva terminato di preparare il cetriolo,
e fece un cenno a Romano, che allargò le natiche di Roberta. La ragazza riprese a implorare, ma invano. Franco spinse lentamente il grosso vegetale nell’ano della fanciulla, strappandole nuovi gemiti di dolore. L’ospite non mostrò particolare riguardo, spingendo dentro tre quarti del grosso cetriolo in un unico, brutale movimento.

Quando questi preparativi furono ultimati, Romano fece cenno a Franco di servirsi per primo. L’uomo, con un ghigno crudele, si spostò sopra la ragazza legata. La preparazione di Roberta l’aveva eccitato e il suo membro era già nuovamente pronto. Con calma, lo spinse tutto dentro nella vagina esposta della studentessa. Intanto, Romano si inginocchiò di fianco alla spalliera e costrinse Roberta a prenderglielo di nuovo in bocca.

Franco iniziò a pompare nel giovane sesso di Roberta. Il suo membro doveva essere ancora più grosso di quello di Romano; inoltre il cetriolo aveva rilassato la vagina della ragazza, e Roberta si sentì violata piu’ in profondità di quanto non fosse mai successo prima. Il sapore acre dello sperma di Romano, e il dolore dei suoi seni legati stretti, si fondevano in un’unica sensazione di dolore e piacere. Franco continuò a fotterla con violenza finché non sentì di stare per venire. Quindi, lo sfilò, e prese a strusciarlo sulla fessura di Roberta, facendo cenno a Romano di prendere il suo posto. Mentre Romano si spostava verso il sesso della ragazza, Franco si avvicinò al volto di Roberta, schizzandole nuovamente in faccia.

Romano si posizionò sul corpo della studentessa e la prese con forza, piantando il proprio membro gonfio dentro di lei. Portando la mano dietro le natiche della fanciulla, raggiunse il cetriolo per poterlo maneggiare mentre la scopava. Iniziò a spingerlo dentro e fuori a tempo mentre la scopava animalescamente. Roberta gemeva… si trovò di nuovo il membro di Franco accanto alla bocca, di nuovo fu costretta a prenderlo mentre veniva montata da Romano.

Romano trattenne più volte l’orgasmo per scoparla più a lungo. Infine, venne anche lui, sfilandolo appena in tempo per schizzare il proprio seme sui seni legati della ragazza. Quindi, Romano e Franco afferrarono i seni di Roberta alla base, spingendoli verso la bocca di Roberta e costringendola a leccarne il seme di Romano.

Quando furono soddisfatti, i due uomini si rivestirono. Roberta implorò che la slegassero, ma i due non sembravano intenzionati a farlo. Al contrario, la bendarono e imbavagliarono, uscendo poi dalla stanza e lasciandola lì, legata in quel modo, pronta per essere
nuovamente usata.

Durante l’arco del pomeriggio, la porta si aprì diverse volte. Roberta non vedeva chi fosse a entrare. Veniva semplicemente scopata, in silenzio, e riceveva lo sperma del suo violentatore sul viso o sui seni. Questo si ripeté cinque o sei volte.

Infine la porta si aprì un’ultima volta e Romano slegò la ragazza, ordinandole di rivestirsi e sparire. Roberta si rivestì in fretta e si diresse verso casa, piangendo per tutto il tragitto – mentre nuovi uomini e ragazzini si divertivano a osservare i suoi seni attraverso la maglietta.

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