Roberta ricattata (2010), p.8 – Un pomeriggio con Gianni

Durante l’assenza di Lorenzo, Roberta era stata costretta a passare tutto il suo tempo in università con Gianni. Durante le lezioni, Roberta doveva sedersi vicino a lui, di solito nei banchi in fondo; per prima cosa, Gianni le ordinava di consegnargli le mutandine, in modo che il corpo della ragazza fosse più accessibile. Poi, per tutta la durata della lezione, la toccava fra le cosce nude o le palpava i seni, e la costringeva a infilargli una mano nella patta e masturbarlo. Un paio di volte, quando erano seduti piu’ defilati, Gianni l’aveva anche fatta mettere in ginocchio fra le sue gambe e si era fatto succhiare per tutta la lezione. Quando uscivano dall’aula, Gianni era generalmente molto eccitato e la portava in una toilette fuori servizio. Lì il ragazzo la faceva spogliare e la prendeva. La sua posizione preferita consisteva nel fare mettere Roberta, nuda, a quattro zampe sul pavimento del cesso, e nel prenderla da dietro. Due volte, in quella posizione, l’aveva anche sodomizzata. Fra tutti i ricattatori di Roberta, Gianni era quello che aveva il membro di maggiori dimensioni: essere penetrata analmente da lui era molto doloroso per Roberta, ma, dato il luogo, si sforzava di soffocare i propri gemiti di dolore.

Gianni le aveva anche dato una serie di istruzioni circa come eseguire diversi compiti. In particolare, le aveva insegnato a rispondere sempre alle sue domande con frase complete e non con semplici ‘si’ o ‘no’. Se gli sembrava che le risposte di Roberta non fossero soddisfacenti, al termine delle lezioni la portava in bagno, la faceva mettere faccia alla parete, le ordinava di scoprirsi il culo e la frustava con la cinghia.

Ogni giovedì, Roberta tornava a casa presto per dare ripetizioni di matematica a un liceale del primo anno. Quando Gianni venne a conoscenza di questo fatto, decise di sfruttarlo per divertirsi con Roberta. Il giovedì successivo accompagnò personalmente Roberta a casa, e salì a casa sua. I genitori di Roberta lavoravano, e il fratello minore non tornava prima di sera.

Appena furono in casa, Gianni ordinò a Roberta di condurlo in camera sua. Quindi, si volse alla ragazza, e, senza dir nulla, le tirò su la gonna. Roberta aveva consegnato le mutandine a Gianni, e la sua vagina era accessibile. Obbediente, allargò le cosce per lasciarsi toccare dal suo padrone. Gianni prese a strusciare il palmo sulla fessura della ragazza, fissando Roberta, che abbassò lo sguardo arrossendo. Senza togliere la mano, quindi, Gianni le chiese: – Fra quanto tempo arriverà il tuo studente?

– Mezz’ora, – rispose Roberta. La sua voce tremava leggermente. La mano di Gianni si strusciava insistentemente sul suo sesso.

– Dimmi di lui: come si chiama, quanti anni ha.

– Si chiama Davide… ha quindici anni… – mormorò ancora lei.

Gianni sorrise. – Scommetto che ti guarda le tette e che gli diventa molto duro, – disse. – Una vacca come te lo fa rizzare anche ai bambini, non è vero?

Roberta arrossì. Sapeva che avrebbe dovuto rispondere di si, e a modo, ma l’idea di coinvolgere un minorenne la spaventava. – No… non è vero…. – mormorò. – Ti prego… cosa…

– Ti prego cosa? – fece Gianni, infilandole il dito medio nella vagina. Roberta trattenne il fiato un attimo sentendosi penetrare.

– Ti prego… non coinvolgerlo…

Gianni scosse il capo, sfilando il dito e rifilando una secca sberla alla fica della ragazza. – Non spetta a te dirmi cosa devo o non devo fare, – disse severamente. Le pizzicò le grandi labbra, crudelmente. – Sai benissimo cosa meriterebbe il tuo culo per non avermi risposto come si deve. Ma ti punirò diversamente. Avevo già deciso che ti avrei fatto vestire in modo arrapante per il tuo studentello, ma visto che hai osato fare storie, vedrò di assicurarmi che il tuo vestiario sia più che arrapante: ti farò vestire come una zoccola da strada.

Avvicinò il volto a quello della ragazza, e la baciò. Roberta rispose con la lingua, suo malgrado, come era stata addestrata a fare. – Oggi verrai umiliata come una cagna di fronte a un quindicenne arrapato. Ogni tuo errore, come quello che hai appena fatto, verrà punito quando ci sarà qui Davide. Hai capito? – La pizzicò più forte per incitarla a rispondere, affondando le unghie nella carne delicata della ragazza. Roberta si fece coraggio. – Si… padrone ho capito – mormorò.

Quindi, la lasciò. – Ora sceglierò cosa farti indossare. Fammi vedere dove tieni intimo, magliette e
gonne.

Roberta era consapevole di non avere scelta, per quanto la prospettiva che aveva davanti le apparisse inaccettabile. – Si… subito – mormorò, affrettandosi ad aprire le ante dell’armadio. Magliette, gonne e intimo stavano in tre diversi cassetti di una grande cassettiera. Gianni osservò il contenuto dei cassetti, quindi tirò giù anche alcune scatole che stavano sui ripiani superiori, selezionandone alcune e appoggiandole sulla cassettiera. Quando fu soddisfatto, si voltò a Roberta. – Devi cambiarti, puttana, non hai sentito? Togliti tutto.

Roberta arrossì, e iniziò a spogliarsi. Si tolse le scarpe, la camicetta, la gonna. Gianni aspettava. Quando la ragazza fu nuda, le si avvicinò. – Mentre io decido come umiliarti di fronte
al tuo studente, professoressa, – le disse, – tu ti metterai qui in ginocchio a succhiarmelo per dimostrarmi quanto mi sei grata per il modo in cui sarai degradata oggi.

Roberta non poté che inginocchiarsi, obbediente, trattenendo le lacrime, mentre lui iniziava a controllare gli indumenti della ragazza. Gli slacciò i pantaloni, e lo tirò fuori, com’era ormai abituata a fare. Gianni era molto severo nel giudicare il modo in cui Roberta lo succhiava. Temendo le sue reazioni, Roberta iniziò a leccarlo dolcemente e quindi lo prese in bocca, succhiandolo lentamente fino alla radice, e poi iniziando a muovere le labbra, sensualmente, avanti e indietro lungo l’asta.

Gianni iniziò a selezionare dei capi. Roberta si accorse che stava anche verificando le taglie. Finalmente, trovò il primo capo di suo gradimento. Era un tanga lilla, probabilmente di qualche anno prima, perché si trovava in una scatola ed era una taglia più piccolo rispetto alle mutandine riposte nella cassettiera. Sorridendo, Gianni lo sventolò di fronte al viso di Roberta. – Penso che queste siano le mutandine adatta per mettere in risalto il tuo culone da vacca. Sei d’accordo?

Roberta sapeva che non doveva smettere di succhiare Gianni senza permesso, e che tuttavia, era tenuta a rispondere alle domande dirette. Con voce soffocata dal grosso membro del ragazzo, mormorò – si, sono d’accordo… mettera’ in risalto… il mio culone da vacca, padrone.

Gianni rise. Gli piaceva sentire parlare Roberta quando aveva la bocca piena. – Tirati su la gonna e accarezzati il buco del culo mentre lo succhi, – disse Gianni. – Con tutte e due le mani.

Roberta arrossì per quell’ordine umiliante, ma obbedì, sollevandosi la gonna e aprendosi suo malgrado le natiche. Iniziò ad accarezzarsi l’ano mentre prendeva il membro di Gianni più a fondo.

Gianni continuò la sua cernita, scegliendo un paio di autoreggenti nere, e la gonna più corta che riuscì a trovare, una mini color carne. Man mano che sceglieva gli abiti per Roberta, glieli mostrava e li buttava per terra.

– Ti piace accarezzarti il buco del culo, vero, tettona? – le disse Gianni, mentre cercava una maglietta. – Si, mi piace… accarezzarmi il buco del culo, – rispose lei, continuando a succhiare.

Infine Gianni trovò una maglietta, anch’essa probabilmente di diversi anni prima. Quindi, volse lo sguardo alla fanciulla inginocchiata, osservandola con un ghigno di piacere mentre lei faceva scivolare la bocca sul suo membro. – Questo sarà il tuo abbigliamento per le ripetizioni di oggi, professoressa, – le disse. Guardò l’orologio. – Dovrebbe essere qui fra dieci minuti, ma so che hai troppa voglia per aspettare. Comincia a mettere le calze e la maglietta, ma sbrigati, ho voglia di farmi una bella leccata di fica.

Roberta si sedette sul pavimento e infilò le autoreggenti. Quindi, prese la vecchia maglietta scelta da Gianni, e la indossò con difficoltà. Era semplicemente scandalosa, almeno due taglie troppo piccola, inadatta a contenere le grosse mammelle della studentessa. La scollatura, già ampia, veniva ulteriormente tirata dalle forme piene della ragazza: lasciava in vista una buona metà dei
suoi seni, arrivando a coprirla fino a non più di un paio di centimetri sopra i capezzoli, che disegnavano due cerchi scuri, ben visibili, sotto il sottile tessuto di cotone. Roberta si rese conto
che Davide stava per arrivare e iniziò a tremare di vergogna al pensiero di quello che sarebbe successo.

Gianni la prese per i capelli e la spinse verso la scrivania. – Siediti qui sopra. Voglio vederti a cosce spalancate.

Lei si sedette sul piano della scrivania e divaricò le gambe. Gianni si sedette sulla sedia di Roberta, di fronte alla vagina aperta della ragazza. Si chinò avanti e iniziò a leccarla lentamente. Roberta si appoggiava con le mani alla scrivania e non poteva far altro che lasciare che il ragazzo gustasse la sua vagina in quel modo osceno. La lingua di Gianni scivolava sul suo sesso in lunghi, lenti movimenti, da un’estremità all’altra della fessura. Mentre la leccava, Gianni alzò le mani ai seni di lei e prese a strizzarli, anche questo lentamente, dalla base ai capezzoli, tirandoli e premendoli come se la mungesse. – Dimmi che sei una cagna che beve la sborra dei bambini, –
le disse. Roberta non poté più trattenere le lacrime, ma mormorò: – sono… una cagna che beve la sborra dei bambini…

La ragazza si rese conto che, inevitabilmente, si stava bagnando, e i suoi capezzoli si stavano indurendo. Era questo che Gianni voleva. Continuò finché la vagina di Roberta non fu così lubrificata che la lingua del ragazzo ci scivolava dentro, involontariamente, a ogni leccata. Quindi si ritrasse, lasciando Roberta arrossata e leggermente ansimante.

– Dove tieni il rossetto? – le chiese.

Roberta rispose che lo teneva nella borsa, indicandola. Gianni frugò nella borsa e, trovatolo, lo porse alla ragazza.

– Romano mi ha detto che ti dona molto il rossetto sulla fica. Fammi vedere.

Roberta prese il rossetto. Tremando, lo aprì e iniziò ad applicarselo alle grandi labbra, sotto gli occhi di Gianni. – Mmmh… stai dando uno spettacolo molto arrapante, seduta a cosce larga, con quelle autoreggenti e quella maglietta da vacca, – le disse lui. – Ti riempirei quella ficona di cazzo subito, se non aspettassimo ospiti.

Attese che Roberta avesse finito, quindi la esortò: – Ora, puttana, vai a prendere un paio di scarpe con i tacchi. Scegli quelle più da troia che hai, o finirà che dovrò frustarti sul culo di fronte al tuo studentello.

Roberta annuì, mormorando, – si, subito, – e uscì dalla stanza, tornando dopo un minuto con un paio di scarpe, che mostrò a Gianni. Erano sandali con un tacco vertiginoso, che Roberta aveva indossato una sola volta a un matrimonio. Lui annuì. – Indossale, e metti anche il tanga e la gonna.

Roberta obbedì. Il tanga era piuttosto stretto, al punto che l’elastico non le arrivava in vita, attraversando la parte superiore della natiche e del pube. La parte anteriore era troppo piccola
persino per coprire del tutto le sue grandi labbra. La gonna era sufficientemente lunga da coprire i bordi delle autoreggenti, ma solo se Roberta era in piedi o seduta composta.

Gianni la osservò con calma. – Sembri proprio una troia da strada, – le disse, toccandola. Le palpò le cosce, il culo, le tette, e poi iniziò ad accarezzarle la fica attraverso il tanga. – Potrebbe essere un’idea, questa, – continuò, per tormentarla mentre la toccava, – una di queste sere potrei portarti sui viali e obbligarti a prostituirti per me. Chissà, magari potresti incontrare qualche conoscente, un vicino di casa… Chissà, magari qualcuno che ti ha sempre desiderato, e che ti troverebbe lì disponibile per venti euro. Che ne dici?

Roberta non sapeva cosa rispondere, sperava solo che Gianni non parlasse sul serio. Il campanello la trasse dall’imbarazzo. Gianni fece un gesto a Roberta. – Vai ad aprire, – le disse. Roberta esitò, quindi tirò verso il basso l’orlo della gonna, cercò invano di sistemare la maglietta, e si decise ad andare ad aprire. Quando Davide la vide, i suoi occhi si spalancarono per la sorpresa. Per un istante diede un’occhiata alla scollatura della maglietta di Roberta; poi distolse lo sguardo, arrossendo ed entrando in casa. Roberta lo condusse, come sempre, in camera. Qui,
Davide ebbe la sorpresa di trovare uno sconosciuto.

– Questo e’ Gianni – mormorò Roberta. – Si tratterrà… per un po’…

Davide e Gianni si salutarono. Quindi, Roberta e Davide si sedettero alla scrivania, Davide tirò fuori i propri libri. Prima che iniziassero, Gianni intervenne. – Quanto la paghi? – chiese a Davide.
Il ragazzino sembrò stupito dalla domanda. Guardò Roberta, incerto se rispondere, ma la ragazza teneva gli occhi sui libri, in silenzio. – Dieci euro all’ora, – rispose infine Davide.

Gianni annuì. – Oggi, con la stessa cifra, ti faro’ avere un servizio molto migliore. Tira fuori i soldi.

Davide esitò nuovamente. Il tono di Gianni sembrava deciso, anche se non minaccioso. Il ragazzino prese il portafoglio e ne trasse due banconote da cinque.

– Siediti sulla scrivania, Roberta, – ordinò Gianni, prendendo i soldi di Davide.

Roberta arrossì violentemente. Spostò i libri di Davide, con le mani che le tremavano, e si sedette sulla scrivania. Il ragazzino poteva chiaramente vedere l’orlo delle autoreggenti di Roberta, e intravedeva anche le mutandine. Gianni arrotolò le banconote a sigaro. – Sposta
il tanga, Roberta, mettiamo via i soldi. –

Davide era stupefatto, e rosso in volto. Roberta divaricò leggermente le cosce, e, senza dir nulla, prese il tanga, scostandolo e scoprendosi la fessura. Davide stava iniziando a capire, e sorrise,
guardandola fra le cosce. Roberta teneva gli occhi bassi. Il fatto di avere le grandi labbra dipinte di rossetto aumentava l’umiliazione, già quasi insopportabile, di stare mostrando le parti intime a quel ragazzino. Gianni si avvicinò e le apri’ la fessura con una mano, infilandoci lentamente le banconote. Gli occhi di Roberta si riempirono di lacrime.

– Non sapevi che Roberta fosse una simile puttana, vero? – disse Gianni a Davide.

– No, non lo sapevo, – rispose il ragazzino, sorridendo nuovamente. Davide non poteva non essersi accorto che Roberta stava piangendo, ma faceva finta di niente. Evidentemente, gli andava bene così.

Gianni spinse i soldi dentro la vagina di Roberta, e rimise a posto il tanga. – Dieci euro sono un prezzo più che adeguato per una troia come te, non è vero, Roberta? – le disse. – Inginocchiati e dimostra la tua riconoscenza a Davide.

Roberta scese dalla scrivania. – Aspetta, – le disse Gianni, – prima mettiti in ordine. – Così dicendo, le sollevò la gonna, arrotolandola sui fianchi della ragazza. Davide vide i fianchi e le
natiche di Roberta. Più che coprirla, il tanga serviva solo a esaltare oscenamente le sue giovani, invitanti forme. – Va bene, – disse Gianni, colpendola con una pacca sulle natiche, – in ginocchio,
ora.

Roberta si mise in ginocchio di fronte al ragazzino. – Scommetto che hai sempre desiderato di vedere quelle belle tette nude, vero, Davide? – disse Gianni. Il quindicenne annuì. – Oh si, – disse, – sono molto arrapanti.

– Tirale fuori, Roberta, – ordinò Gianni.

Roberta slacciò qualche bottone della maglietta, e tirò fuori i seni uno a uno. Davide la osservava, eccitatissimo. Quindi, Gianni le prese i polsi, costringendoli dietro la schiena della ragazza e trattenendoli. In quella posizione, i grossi seni della studentessa erano offerti in modo molto invitante. – Puoi anche toccarle, se ti va, Davide.

Davide esitò solo un istante. Quindi, si chinò in avanti e prese in mano la morbida carne della ragazza. Roberta rabbrividì, sentendo le mani di un ragazzino che la toccavano in quel modo. Davide la palpava avidamente, strizzando i seni pieni di Roberta. Gianni si chinò, sempre trattenendo i polsi della ragazza, e la colpì con una violenta pacca sulle natiche. – Usa le tette per ringraziare Davide dei soldi che ti ha dato, cagna, – le disse. La prese per i capelli e la spinse
avanti. Davide non si mosse, lasciando che Gianni conducesse. Roberta dovette appoggiare i seni nudi sulla patta del quindicenne. Quindi, spinta da Gianni, iniziò a strusciarli sul membro del ragazzino, massaggiandolo attraverso i calzoni.

Roberta teneva ancora gli occhi bassi, ma Gianni la colpì con una nuova, violenta pacca sulle natiche. – Ora basta fare la timida, Roberta, – disse. – Guarda Davide negli occhi e digli quanto hai
bisogno di cazzo e di sborra.

Roberta, suo malgrado, alzò gli occhi al suo studente. – Io… ho tanto… bisogno di cazzo… e si sborra… – mormorò. Davide sorrise, quindi guardò Gianni. – Posso farle tutto quello che voglio?

Gianni rifletté qualche secondo. – Per oggi, sarò io a condurre. Che ne diresti di vedere il suo grasso culone da vicino, nudo?

Davide annuì. – Oh si, mi piacerebbe molto… – disse, sorridendo.

– Bene, – rispose Gianni. – Puttana, tiraglielo fuori e poi alzati in piedi.

Roberta, suo malgrado, iniziò a slacciare i jeans di Davide. Il ragazzino non si oppose, lasciando che lei li slacciasse del tutto e glielo tirasse fuori. Il membro di Davide era già molto duro. Quindi,
Roberta si alzò. Gianni le strappò di dosso il tanga, e la fece girare di spalle a Davide.

– Ora massaggialo con quel grosso culo, – le ordinò Gianni, colpendola con un ceffone sui seni nudi. Roberta si asciugò le lacrime, e si chinò. Umiliata, appoggiò le natiche nude sul membro del ragazzino. Oscenamente, iniziò a muovere il bacino, strusciando le natiche sul sesso del suo allievo. Davide la abbracciò e iniziò ad accarezzarle i seni e la fica mentre lei lo masturbava in quel modo degradante. Davide gemeva di piacere.

Gianni si avvicinò e sfilò i soldi dalla vagina di Roberta. – Masturbalo con la fica, ora, cagna. Fagli sentire le grandi labbra che sbaciucchiano il suo cazzo, ma senza prenderlo. Non vogliamo che tu goda.

Roberta rispose – si, signore, – e spostò indietro il bacino, appoggiando la vagina sul membro di Davide. Lentamente, iniziò a strofinarla su di lui. Le grandi labbra di Roberta si appoggiavano ai lati del membro del ragazzino.

Gianni prese il mento di Roberta e le fece alzare il volto, per farla guardare mentre si slacciava la cintura. – Ora Davide, Roberta ha bisogno di essere punita per alcune mancanze di cui si è resa
colpevole prima che tu arrivassi, – disse. – Devo frustarla sulle tette. O preferisci che io aspetti che tu sia andato via?

Davide esitò. – Oh, no, – disse poi, – frustala… vorrei vedere…

Gianni sorrise, e piegò la cintura in due, fissando Roberta. Quindi, le sollevò la mammella destra, sorridendo crudelmente. – Continua a nassaggiare il tuo cliente, puttana, – le disse, – non voglio vederti fermare per nessun motivo.

– Si, signore, – mormorò lei. Gianni annuì e inflisse il primo colpo sulla mammella di Roberta. La ragazza sussultò, ma suo malgrado continuò a massaggiare Davide. Sentiva il membro di Davide che, ogni tanto, scivolava dentro di lei, ma poiché le era stato vietato di prenderlo, ogni volta si affrettava a farlo uscire, temendo ulteriori punizioni da parte di Gianni. Il ragazzino, invece, cercava ogni volta di trattenerla, era chiaro per lui la fica di Roberta, della sua insegnante più matura, era terribilmente invitante. Intanto, Gianni aveva iniziato a frustare i seni di Roberta con regolarità, e con forza crescente, ed essi erano già visibilmente arrossati.

Roberta sentì nuovamente il membro di Davide che scivolava dentro di lei. Questa volta il ragazzino la afferrò per i fianchi, piantandola saldamente sul proprio membro. Roberta cercò di divincolarsi, inutilmente. – Ah… sei riuscita a prenderlo in fica, vero troia? – le disse Gianni, accorgendosi di quanto era successo. – Questo ti costerà una punizione ulteriore. Però adesso lascia che Davide ti scopi.

Roberta iniziò suo malgrado a cavalcare il membro di Davide, mentre Gianni, per punirla, le passava la cintura intorno ai seni. Fece fare due giri completi alla cintura attorno ai seni della ragazza, e quindi la allacciò. La cintura le strizzava i seni, facendo sporgere oscenamente i bei capezzoli. Gianni iniziò a stropicciarli finché furono eretti.

Quindi, mentre Roberta veniva posseduta in profondità, Gianni prese dall’armadio una gruccia, di quelle dotate di mollette, per gonne. Tornò da Roberta, e applicò le mollette ai capezzoli di Roberta, dopo averli nuovamente stropicciati. Le mollette della gruccia schiacciavano crudelmente i delicati capezzoli della fanciulla, che iniziò a gemere di dolore e piangere. Questo non fece altro che eccitare di più Davide, che iniziò a pompare con foga nella vagina di Roberta.

– Se le palpi le tette ora, – disse Gianni a Davide, – le farai molto male. Che ne dici di darle una bella strizzata?

– Oh si, – mugolò Davide. Portò le mani ai seni legati di Roberta e iniziò a strizzarli con forza, strappandole nuove lacrime. Gianni lo lasciò fare per un po’. La violenza con cui Davide tormentava i seni della ragazza e spingeva nella sua vagina gli fece capire che Davide era prossimo all’orgasmo. – Preferisci venirle nella fica o riempirle la faccia di sborra? – gli chiese.

– Oh… – mugolò il ragazzino, – mi piacerebbe riempire di sborra il suo visino… e le sue tettone.

– Vuoi che Roberta usi la bocca ora?

– Oh si…

Gianni prese Roberta per i capelli. – Hai sentito, cagna? Smettila di succhiargli il cazzo con quella sporca fica, e mettiti in ginocchio come si deve.

Roberta, piangendo, si alzò. Si girò verso Davide e si inginocchiò. Gianni le prese i polsi e, nuovamente, glieli forzò dietro la schiena, legandoli con un foulard. – Ecco, la bocchinara è legata
come un salame e pronta all’uso, Davide. Divertiti, – disse Gianni.

Davide sorrise e prese il capo di Roberta, spingendolo verso di sé. La ragazza non poté far altro che dischiudere le labbra e prendere il membro del ragazzino in bocca. Iniziò a succhiarlo, mentre Gianni assisteva. I seni della fanciulla erano doloranti, e la sua vagina, stimolata da quanto era successo prima, era bagnata e gonfia. Suo malgrado, Roberta si rendeva conto di aver bisogno di venire, ma sapeva che Gianni non l’avrebbe concesso.

Prese a servire il membro di Davide con cura, prendendolo in profondità, succhiandolo e leccando. Davide la teneva per i capelli, e sfruttava quella presa per scoparle la bocca a suo piacimento. Quando sentì che stava per venire, le spinse il volto indietro, in modo che il membro scivolasse fuori dalla bocca di Roberta. Quindi la spinse di nuovo verso di sé. Roberta fece per riprenderlo in bocca, ma Davide glielo impedì, spingendola ancora indietro e poi di nuovo
avanti, appoggiandole il membro sulla guancia. Trattenendola per i capelli, iniziò a masturbarsi con foga sul volto di Roberta. Gianni sorrideva dell’umiliazione che la sua vittima stava subendo da quel ragazzino. – Vacca, – disse a Roberta, – voglio che guardi Davide negli occhi mentre ti riempie la faccia di sborra.

Infine, Davide spinse di nuovo la testa di Roberta indietro, si prese il membro in mano per dirigerlo, e iniziò a schizzarle in faccia. Roberta, secondo il volere di Gianni, guardava il ragazzo negli occhi, attraverso le lacrime. Gianni schizzò una grande quantità di sperma sulle labbra, sulle guance, sul naso e sui capelli di Roberta, e diresse altri abbondanti schizzi sui seni nudi e legati della ragazza.

Quando Davide ebbe concluso, Gianni fece alzare Roberta nuovamente in piedi. – Puliscigli l’uccello con la fica, – le ordinò. Costrinse Roberta a girarsi di spalle verso Davide, e a chinarsi come prima, massaggiandogli nuovamente il membro con la vagina nuda. Lasciò che lei lo ripulisse in quel modo umiliante per alcuni minuti.

– Per oggi, penso che possa bastarti, Davide, – disse quindi Gianni. – La prossima volta che vieni a lezione da lei, telefonami, – continuò, porgendo al ragazzino un bigliettino con il suo numero, – e ti dirò cosa potrai fare con questa vacca. Se Roberta cercasse di smettere di darti ripetizioni, o si rifiutasse di fare qualcosa di quanto hai concordato con me, è sufficiente che mi avverti, penserò io a farla rigare dritto.

– D’accordo, – disse Davide. Guardò la ragazza seminuda, e disse: – alla prossima, vacca. – Quindi, riprese la sua roba. Gianni slegò le mani di Roberta e le ordinò di accompagnare Davide alla porta, senza rivestirsi. La ragazza obbedì. Gianni li seguì alla porta.

– Ora, Roberta, apri la porta. Non ti nascondere. Voglio che i tuoi vicini possano vederti nuda, con le tette legate, e con la faccia piena di sborra, nel caso stiano guardando dallo spioncino.

Roberta, tremando, aprì la porta. Davide si recò all’ascensore, e lo chiamò. Roberta, che era ovviamente sulle spine, fece per rientrare in casa, ma Gianni la fermò, prendendola per la gruccia, e quindi per i capezzoli. – Aspetta che sia andato.

Roberta dovette attendere che arrivasse l’ascensore. Temeva che il suo vicino di casa di fronte, che aveva un debole per lei, avesse l’abitudine di stare a guardare dallo spioncino quando sentiva del movimento sul pianerottolo. Nuda, legata, imbarazzata, sperò che nessuno la stesse vedendo. Finalmente, arrivò l’ascensore. Gianni salutò Davide ad alta voce e, tirando con forza sui capezzoli di Roberta, la costrinse a fare lo stesso. Quindi, le concesse di chiudere la porta e rientrare in casa.

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