Roberta ricattata (2010), p.11 – Roberta e i poliziotti

Quando Roberta incontro’ il fidanzato, fu a lungo tentata di
raccontargli tutto e chiedere il suo aiuto, ma la videocassetta di cui
Alberto era venuto in possesso glielo impediva. Era certa che Luca le
avrebbe creduto, ma altrettanto certa che gli sarebbe stata mostrata
la videocassetta. Roberta non poteva accettare l’idea che Luca
sentisse e vedesse cio’ che era accaduto quel terribile pomeriggio
alla villa di Carlo. Sabato sera, Roberta e Luca cenarono insieme e
poi andarono a casa di lui, e Roberta riusci’ a nascondere il proprio
imbarazzo.

Domenica pomeriggio, la casa di Luca non era disponibile. Per non
perdere il prezioso giorno libero, Luca convinse Roberta ad andare con
lui in un motel. In tarda mattinata, Roberta telefono’ a Romano per
chiedergli di lasciarla libera al pomeriggio. Riusci’ a ottenere
questo favore solo dicendo a Romano a che ora sarebbe uscita e dove
sarebbe andata. “Cosi’ che io possa controllarti,” le disse Romano.

Nel primo pomeriggio Luca giunse al portone di Roberta e le citofono’
per avvertirla che era arrivato, e che l’avrebbe aspettata in
macchina. Mentre parlava al citofono, Luca non si rese quasi conto di
essere spintonato, in modo apparentemente casuale, da un passante; ne’
si rese conto che quel passante gli aveva infilato qualcosa nella
tasca della giacca.

Venti minuti dopo erano al motel. Luca compilo’ i documenti alla
reception ed ebbe la chiave. Stranamente, dentro il parcheggio del
motel sostava un’auto della polizia. Non appena Luca e Roberta furono
scesi dall’auto, dall’auto della polizia scesero due poliziotti.

– Scusi, – disse uno dei due a Luca, – aspetti, prego.

– Cosa c’è? – fece il ragazzo, preoccupato. I due poliziotti si
avvicinarono. – Un normale controllo, non si preoccupi. Abbiamo avuto
una segnalazione e dobbiamo fare alcune verifiche. Può darmi i
documenti?

– La carta d’identità è alla reception, – disse Luca, dando al
poliziotto la patente. – Sono a Monza in licenza dal militare, –
aggiunse, pensando che questo, in qualche modo, lo potesse scagionare
da qualche sospetto.

Il poliziotto esamino’ il documento e annuì. – Dobbiamo perquisirvi, –
disse quindi. Diede uno sguardo ai due, e il suo occhio indugiò su
Roberta. La ragazza indossava un elegante vestitino panna, e calze
color carne. Il poliziotto le si avvicino’. – Alzi le braccia, per
favore, – disse. Quindi fece un cenno al collega, che si accinse della
perquisizione di Luca, facendolo voltare, quasi casualmente, in modo
che desse le spalle alla fidanzata.

Roberta alzo’ le braccia, come richiesto, e il poliziotto le mise le
mani sui fianchi, risalendo fino alle ascelle. La ragazza rabbrividi’
quando le mani del poliziotto le passarono sui seni, in un movimento
apparentemente rapido, ma durante il quale l’uomo riusci’ a dare una
veloce ma vigorosa strizzata a quella carne giovane. Le sue mani
tornarono quindi sui fianchi di Roberta, per scivolare lungo le
natiche. Quindi, il poliziotto fece scivolare il palmo della mano
destra lungo l’incavo delle natiche di Roberta, spingendo con
decisione. Roberta si rese conto che avrebbe dovuto protestare, ma non
ne ebbe il coraggio; si limito’ a dare uno sguardo al poliziotto.
L’uomo noto’ il suo sguardo, e la fisso’. – Se qualcosa non va, lo
dica pure, – disse, con un tono severo, fissandola con un’aria di
sfida. Roberta arrossi’ e fece cenno di no con il capo; – no…
niente, – mormoro’. Il poliziotto annui’, lasciando risalire la mano
lungo l’incavo delle natiche, premendo. Non c’era alcun dubbio che
quell’ultimo gesto era un semplice abuso; il poliziotto era nella
posizione di poter assaggiare di nuovo le natiche di giovani di
Roberta, e ne stava semplicemente aprofittando.

Il suo collega, in quel momento, tiro’ fuori una bustina dalla tasca
di Luca. Era una bustina di cellophane, piena di una polvere bianca. –
E questa cos’e’? – disse il poliziotto, scuotendo la testa con un
sorriso sul volto, e mostrando la bustina a Luca. Il ragazzo
impallidi’. – Non lo so…, – balbetto’ – io non… non e’ roba mia…
non…

Roberta guardava la scena, raggelata. – Ha idea del guaio in cui si e’
cacciato, facendo una cosa del genere durante il servizio militare? –
chiese il poliziotto a Luca.

– Aspettate… io non ho fatto nulla… vi dico… insomma non e’
mia… non so…

Il poliziotto che aveva perquisito Roberta si avvicino’ a sua volta a
Luca. – Cosi’, sei in licenza e ti porti dietro qualcosa per
divertirti con questa baldracca in un motel, non e’ cosi’?

– Un momento, lei… lei non è una prostituta, – protesto’ Luca,
facendosi rosso in volto, – e’ la mia fidanzata.. e quella roba…

Il poliziotto fece un ghigno. – La tua fidanzata, – disse, –
Complimenti. – Fece una lunga pausa, durante la quale Luca cerco’
ancora di spiegare che era all’oscuro della provenienza di quella
busta, senza ricevere alcuna risposta dagli agenti. Alla fine, il
primo poliziotto fece un cenno ai due ragazzi. – Entrate nella stanza,
prego.

– Sentite, credo di avere il diritto di essere ascoltato, – disse
Luca. – Potreste dirmi come mai ci stavate aspettando? Chi vi ha
segnalato cosa? Insomma…

Il poliziotto prese Luca per un braccio, bloccandolo, e sventolandogli
la bustina di fronte al naso. – Ascoltami tu, bello, – gli disse, – se
vuoi puoi venire con noi in questura e sistemare tutto subito. Decidi
tu. Puoi aprire quella porta e accomodarti nella stanza come ti
abbiamo chiesto di fare, o salire in macchina con noi.

Luca esito’, senza replicare, fissando il pliziotto. Quando questi gli
lascio’ il braccio, il ragazzo impugno’ la chiave e apri’ la porta
della stanza. Non appena furono entrati, uno dei poliziotti prese la
chiave e la uso’ per chiudere la camera dall’interno, mettendola poi
in tasca.

Luca e Roberta attesero in silenzio che i poliziotti dicessero loro
qualcosa. Luca si aspettava che gli avrebbero consentito di parlare e
spiegare le sue ragioni, ma decise di essere disciplinato e di
aspettare che fossero loro a cominciare con le domande. I poliziotti
rimasero in silenzio per un po’, aprendo la bustina, annusandola e
assaggiandone il contenuto con la punta della lingua. Infine, il primo
poliziotto si rivolse ai due giovani.

– Sentite, – disse, con un tono secco, – sapete tutti e due il guaio
in cui vi siete cacciati per via di questo stupido vizio. Ora sta a
voi decidere come risolverlo.

– Cosa vuol dire? – chiese Luca.

Il poliziotto guardo’ Roberta senza pudore, accarezzandone con lo
sguardo le giovani e invitanti forme, le cosce, i seni, i fianchi, il
bel viso. – Penso che la signorina sappia cosa voglio dire. Non e’
cosi’?

Roberta arrossi’, guardando Luca, e poi abbassando lo sguardo. Luca
stava iniziando a capire, e arrossi’ a sua vota, d’ira, ma senza osare
reagire. Il poliziotto rimase ad attendere la risposta della ragazza.
– Sai cosa voglio dire, tesoro? – insistette.

– Si, – mormoro’ infine Roberta. Il poliziotto sorrise e si volto’
verso Luca, portando al contempo la mano al manganello, e indicandogli
una sedia. – Tu siediti li’, da bravo. E fai silenzio. Non ti voglio
sentire fiatare. – Luca esito’. Voleva reagire, ma c’era poco da fare.
Suo malgrado, si sedette. La sedia dava le spalle al resto della
stanza, che Luca vedeva solo in parte, rifessa in uno specchio di
fronte a lui.

I due poliziotti erano uomini fra i trenta e i trentacinque, entrambi
alti, spalle larghe, muscolosi. Il piu’ giovane, quello che aveva
perquisito Luca, estrasse un paio di manette e le mise ai polsi del
ragazzo, che sussulto’. – Ehi, cosa stai facendo…? – protesto’ Luca.
Il poliziotto sorrise e prese il manganello, puntandolo contro la
faccia del ragazzo. – Non darmi del tu, ragazzo, – gli disse,
seccamente, – e smetti di protestare.

Luca zitti’. I poliziotti si volsero verso Roberta. La ragazza chino’
il capo, tremando. – Scommetto che hai una gran voglia di farci vedere
come sei fatta, – disse il poliziotto piu’ anziano, con un sorriso
crudele. – Puoi togliere il vestito, per cominciare.

Roberta annui’, tremando, e porto’ la mano dietro la schiena,
abbassando la zip che chiudeva il vestitino. Lascio’ scivolare il
vestito a terra. I poliziotti osservarono compiaciuti le seducenti
forme della ragazza, rese ancora piu’ attraenti da un completino di
pizzo color panna, completo di reggicalze, dello stesso colore delle
scarpe, col tacco alto. Anche Luca vedeva Roberta, nello specchio.
Prima di quel pomeriggio, Roberta non si era mai preparata cosi’ per
lui. Luca si senti’ il cuore in gola. La sensazione peggioro’ quando
vide il poliziotto piu’ anziano avvicinarsi a Roberta.

– Sei una splendida baldracca, – le disse, – una baldracca da pompini,
vero tesoro?

– S… si, signore, – mormoro’ Roberta, con le lacrime agli occhi. Il
poliziotto sorrise e le abbasso’ brutalmente le coppe del reggiseno. –
E’ per questo che non hai fiatato mentre ti perquisivo, quando ti ho
strizzato le tette e ti ho palpato le chiappe… perche’ sei una
baldracca abituata a obbedire, vero?

– Si’, – rispose ancora Roberta, arrossendo violentemente. Luca
osservava la scena, incapace di comprendere le emozioni che lo
sconvolgevano. Vide il poliziotto che afferrava le mammelle della sua
fidanzata, fissandola negli occhi, e le strizzava, affondando la punta
delle dita nella carne morbida di Roberta. Quindi, il poliziotto
mollo’ i seni della ragazza, e li colpi’ con due violenti ceffoni,
facendoli ballare oscenamente. Roberta gemette di dolore, chiudendo
gli occhi solo per un istante, e tornando poi a fissare l’uomo.
– Ti piace venire picchiata, vero, vacca da sborra? – le disse il
poliziotto. Mentre Roberta suo malgrado rispondeva di si, il
poliziotto le prese il seno sinistro con una mano, strizzandolo per
far sporgere il capezzolo, che colpi’ poi con una violenta pacca.
Roberta gemette ancora, e il poliziotto sorrise. – Sei molto eccitante
quando gemi di dolore, – le disse, – non vedo l’ora di sentire che
versi fai con un grosso cazzone piantato nella fica. – Le prese
l’altro seno e ne colpi’, nello stesso modo, il capezzolo.

– Togliti anche le mutandine, baldracca, – disse quindi il poliziotto,
lasciandola. Roberta mormoro’ – si, signore, – e le fece scivolare
giu’, fino a terra, sfilando poi i piedi uno a uno. I poliziotti si
scambiarono uno sguardo. Quello piu’ giovane mise le mani sulle
natiche nude della ragazza, stringendole e palpandole con gusto,
mentre l’altro le metteva una mano fra le cosce, toccandole la vagina
sotto lo sguardo allibito di Luca.

Quindi, i poliziotti si slacciarono i pantaloni della divisa. Quando
si sedettero sul letto, Luca impallidi’ vedendo che l’avevano tirato
fuori entrambi. I loro membri erano grossi, gonfi. Vedendoli riflessi
nello specchio, Luca non pote’ scacciare dalla mente l’impressione che
fossero entrambi molto piu’ ben dotati di lui.

– Siediti qui, – disse il poliziotto piu’ anziano a Roberta, – e
masturbaci mentre cominciamo ad assaggiarti.

La ragazza si sedette fra i due poliziotti, e, timidamente, allungo’
le mani, prendendo i loro membri e iniziando ad accarezzarli. I
poliziotti le spalancarono le cosce, e iniziarono a toccarla nel modo
piu’ osceno. Luca vide le loro mani strizzarle i seni, infilarsi nelle
calze per palparle le cosce… poi vide il poliziotto piu’ giovane
infilarle due dita nella vagina aperta ed esposta mentre l’altro le
palpava ancora i seni e le tirava i capezzoli uno per uno… Mentre le
mani di Roberta andavano su e giu’ su quei grossi membri… Il
poliziotto piu’ anziano ando’ a cercare fra le cosce di Roberta, e la
ragazza, senza aspettare che glielo ordinassero, sollevo’ il bacino
per permettergli di toccarle l’ano. Un gemito di Roberta fece capire a
Luca che il poliziotto le aveva infilato un dito nell’ano, mentre
l’altro, lasciata la vagina, le accarezzava il volto e poi le metteva
le dita in bocca.

I poliziotti continuarono a toccare Roberta ovunque, mentre lei li
serviva suo malgrado con le mani. Di quando in quando, Luca cercava di
distogliere lo sguardo, ma poi tornava a guardare, come ipnotizzato
dallo stupro della sua fidanzata.

Quando i poliziotti ebbero toccato Roberta a sufficienza, il
poliziotto piu’ anziano guardo’ Luca nello specchio. – Devi ammettere
che questa baldracca e’ molto eccitante, seduta cosi’ con la fica
aperta, – gli disse. Luca non rispose, tremando. Il poliziotto
sorrise. – Mi dispiace che ti perderai lo spettacolo di questa zoccola
con il mio cazzo in bocca.

Detto questo, prese Roberta per i capelli. – Inginocchiati davanti a
me, puttana, – le disse, – e fai il tuo dovere.

La ragazza scese dal letto, in silenzio, e si inginocchio’ di fronte
al poliziotto. Ora Luca poteva vedere Roberta solo di schiena, le
splendide natiche nude. Il poliziotto la prese di nuovo per i capelli
e le spinse la testa verso il proprio membro. Roberta dischiuse le
labbra. Il grosso membro del poliziotto le riempiva la bocca. Lui la
spinse giu’ finche’ il suo glande gonfio non fu contro la gola della
ragazza. Quindi lascio’ che lei lo servisse. Roberta inizio’ a far
scivolare le sue invitanti labbra lungo l’asta turgida del poliziotto.

– Ti piace avere il cazzo di un vero uomo in bocca, vero baldracca? –
le disse il poliziotto. Roberta, suo malgrado, rispose di si’. –
Allora, voglio che mi ringrazi ogni volta che lo prendi.

Roberta arrossi’ violentemente. Mentre faceva scivolare la bocca su e
giu’ lungo il voluminoso membro, prese a mormorare un soffocato
‘grazie’ ogni volta che lo faceva scivolare dentro la propria bocca.
L’altro poliziotto, intanto, si era piazzato dietro di lei. Struscio’
il proprio membro sulla vagina e fra le natiche di Roberta. – Oh oh, –
disse il poliziotto piu’ anziano, fissando Luca, – credo che la tua
fidanzata ne stia per prendere uno bello grosso su per la fica.

Roberta infatti gemette mentre il poliziotto giovane lo spingeva
dentro brutalmente. L’uomo inizio’ a fottere Roberta da dietro mentre
lei continuava a far scorrere le labbra sul membro dell’altro
poliziotto, ripetendo quell’umiliante ‘grazie’ a ogni nuova
penetrazione della sua bocca. I suoi ‘grazie’ divennero piu’ affannati
man mano che l’altro poliziotto spingeva piu’ a fondo nella sua
vagina, strappandole gemiti di dolore e piacere.

Il poliziotto giovane prese la vagina di Roberta per alcuni minuti,
poi lo sfilo’ e torno’ a strusciarle il membro sulle natiche, fra le
natiche, sulla vagina, sulle cosce. Luca poteva vedere gran parte di
questi movimenti. Vide che il poliziotto infilava il membro gonfio
nelle calze di Roberta, iniziando a strusciarlo fra la seta della
calza e la pelle nuda della coscia. Nello stesso tempo, il poliziotto
si slaccio’ la cintura. Il suo collega vide quel movimento e prese
Roberta per i capelli. – Ora smetti di ringraziare me. Ringrazia il
mio collega per quello che ti fara’ con la cintura.

Roberta annui’, senza smettere di succhiare. Sentiva il membro
dell’altro poliziotto che strusciava sulla sua coscia. Il poliziotto
giovane piego’ in due la cintura e la uso’ per colpire la vagina nuda
di Roberta con una secca frustata. Roberta lancio’ un gemito, che
interruppe per mormorare – grazie.

I due poliziotti continuarono a prendere Roberta in quel modo. A ogni
nuova frustata sulla fica nuda, lo schiocco della cintura era seguito
da un – grazie – di Roberta, quasi completamente soffocato dal grosso
membro che le riempiva la bocca. Luca vide che il poliziotto anziano
prendeva la testa di Roberta e la spingeva lentamente piu’ giu’ di
quanto Roberta fosse scesa in precedenza. – Brava, cosi’, – disse il
poliziotto, – fatti scopare la gola, vacca. – L’altro poliziotto smise
momentaneamente di frustare Roberta, infilandole invece l’indice e il
medio nella vagina, e il pollice nell’ano. In seguito, continuo’ ad
alternare la penetrazione con le dita, le frustate con la cinghia, e
violente pacche col palmo aperto.

Quando i due poliziotti si furono divertiti a sufficienza in quella
posizione, si scambiarono uno sguardo d’intesa, accennando a Luca. Il
poliziotto giovane si avvicino’ al ragazzo e giro’ la sedia sulla
quale sedeva Luca, voltandola verso il letto. – Vuoi partecipare,
scommetto, – disse al ragazzo. Luca scosse il capo, ma il poliziotto,
evidentemente, non era realmente interessato al suo parere. L’altro
poliziotto spinse indietro Roberta, sfilandolo dalla bocca della
ragazza, e si alzo’ a sua volta, afferrandola per i capelli.

Brutalmente, trascino’ Roberta carponi dietro di se’ finche’ la
ragazza non fu di fronte a Luca. – Struscia quelle grasse poppe
sull’uccello del tuo fidanzatino, cagna, – le ordino’ il poliziotto.
Roberta, suo malgrado, inizio’ a strofinare i seni sulla patta di
Luca. Luca, gia’ suo malgrado eccitato dalla scena a cui stava
assistendo, senti’ la propria erezione crescere al contatto con quella
carne abbondante e morbida. Roberta stessa sentiva l’erezione di Luca
contro i propri seni, e quella sensazione la faceva sentire ancora
piu’ umiliata e indifesa.

Il poliziotto piu’ giovane prese qualcosa da una tasca interna della
giacca. Luca lo guardo’. Il poliziotto gli si avvicino’, tenendo
l’oggetto in mano: era un grosso pennarello nero. – Ora ti libereremo
le mani, – disse a Luca. – Ti consiglio di non peggiorare la tua
situazione e non cercare di fare stupidaggini.

Luca annui’, ansimando. Il poliziotto gli libero’ le mani. L’altro
prese Roberta per i capelli, costringendola a sollevare il busto,
lasciando che i suoi grossi seni penzolassero di fronte a Luca. Il
poliziotto giovane diede il pennarello a Luca. – Ora scrivi
“Baldracca” e “da sborra” sulle tette della tua fidanzata. Avanti,
sbrigati.

Luca scosse il capo, ma non oso’ disobbedire. Con le mani che gli
tremavano, prese il seno destro di Roberta e vi scrisse sopra
“baldracca”. Si accorse che la sua fidanzata aveva i capezzoli eretti,
e un breve contatto del pennarello sul capezzolo contribui’ a
indurirlo ulteriormente. Quindi, Luca scrisse “da sborra” sull’altro
seno.

I poliziotti risero. Quello piu’ anziano, che prima aveva goduto la
bocca di Roberta, si sposto’ dietro di lei. L’altro le prese le mani e
la costrinse ad appoggiarle ai braccioli della sedia di Luca, in modo
che i due ragazzi si trovassero faccia a faccia. Luca vedeva il bel
volto della sua fidanzata, gli occhi umidi di lacrime, i grossi seni
penzoloni deturpati da quella scritta ingiuriosa. A un gesto del suo
collega, il poliziotto giovane torno’ ad ammanettare Luca. L’altro
diede una sonora sculacciata a Roberta, per poi appoggiare il proprio
membro alla fessura della ragazza.

Luca fissava gli occhi verdi di Roberta. La ragazza strinse
leggermente le palpebre, dischiudendo le labbra e lasciandosi andare a
un debole gemito, quando il poliziotto inizio’ a far scivolare il
proprio membro nella sua vagina. Luca strinse i denti. Vide le lacrime
che riempivano gli occhi di Roberta, mentre il poliziotto faceva un –
aaahhhh… – di soddisfazione, spingendo a fondo. Afferrandola per le
natiche, inizio’ a pompare con violenza, spingendolo ogni volta piu’ a
fondo, bruscamente. Nonostante le lacrime che bagnavano gli occhi
della ragazza, Luca non poteva non percepire, nell’espressione di
Roberta, il piacere che quel grosso membro le procurava. Per alcuni
istanti, il ragazzo abbasso’ lo sguardo per guardare i seni della
“baldracca da sborra” che oscillavano a ogni spinta del poliziotto.
Senti’ il proprio membro irrigidirsi in modo quasi doloroso mentre
Roberta lo continuava a prendere a fondo.

Il secondo poliziotto era di fianco a Luca, e guardava a sua volta la
ragazza china. – Il mio collega la sta fottendo per bene, – disse il
poliziotto a Luca. – Alle cagne piace prenderlo da dietro in questo
modo…

– No… non le piace… – mormoro’ Luca, quasi senza rendersene conto.
– La state stuprando… la state stuprando…

Il poliziotto sorrise. – Tu credi? – disse. – Ora ti dimostrero’ che
ti sbagli. –

Con calma, il poliziotto avvicino’ il membro al viso di Roberta. –
Ciuccialo, puttana, – le disse, – e fallo in modo da mostrarci quanto
ti piace essere riempita di cazzo. Dai un bello spettacolo.

Roberta, senza smettere di guardare Luca negli occhi, prese il membro
grosso e nodoso del poliziotto in bocca. Comincio’ a succhiarlo,
pompando avidamente con la bocca, emettendo gemiti che erano
inequivocabilmente di piacere. Era piu’ confusa di Luca. Qualcosa di
quella situazione, del fatto di venire degradata assieme al suo
fidanzato, sembrava scatenare sensazioni profondissime dentro di
lei… sensazioni di piacere. Razionalmente, detestava quello che
stava succedendo… eppure si rese conto che la sua vagina stava
letteralmente colando attorno a quel grosso pene che la prendeva senza
pieta’. Razionalmente, avrebbe desiderato che Luca non la stesse
vedendo… eppure, il piacere la dominava, e il piacere aumentava se
si comportava come non avrebbe voluto comportarsi… succhiando il
grosso cazzo del poliziotto con gusto, leccandolo vistosamente,
prendendolo tanto piu’ a fondo quanto piu’ lo sguardo di Luca sembrava
incollato alla sua bocca.

– Cosa ne pensi del mio cazzo, vaccona? – chiese il poliziotto. – Di’
al tuo fidanzatino se ti piace e se vuoi bere la mia sborra.

Roberta senti’ una nuova scossa di piacere nella vagina mentre
rispondeva. – oh… si… signore… mi piace… il suo
meraviglioso… grosso cazzo… voglio bere la sua sborra…
signore… la voglio in gola e in faccia….

Il poliziotto rise, e prese a scoparle la bocca con foga. L’altro
poliziotto decise di unirsi al suo collega per divertirsi con Luca. Si
sposto’ dalla vagina di Roberta e si piazzo’ in piedi di fronte a lei.
– Due cazzi per la tua bocca ingorda, – disse. La ragazza inizio’ ad
alternare fra i due membri, sotto gli occhi di Luca. Il ragazzo si
rese conto che i poliziotti avrebbero potuto, analogamente, alternare
fra la bocca di Roberta e la sua, e si rese conto suo malgrado che la
cosa, in teoria ripugnante, lo eccitava. I poliziotti invece
continuavano ad alternarsi nella bocca di Roberta.

– Il ragazzo si sta eccitando. Infila la mano nella patta di questa
troia, – disse un poliziotto a Roberta, alludendo a Luca. Roberta
rispose – si, signore, – e slaccio’ i pantaloni di Luca, infilandovi
poi una mano dentro, prendendogli il membro. Mentre succhiava i
poliziotti, inizio’ a masturbare Luca. Il ragazzo cerco’ invano di
sottrarsi a quelle carezze, ma era impossibile. Senti’ la mano di
Roberta che pompava il suo membro, e prima che potesse rendersene
conto, chiuse gli occhi, gemendo ad alta voce mentre veniva,
insozzando di sperma le proprie mutande e la mano della fidanzata.

– Il ragazzo e’ venuto? – chiese il poliziotto piu’ anziano. – Si,
signore, – mormoro’ Roberta. – Bene, baldracca da sborra, – le disse
il poliziotto, – puliscilo con le tettone.

La ragazza disse nuovamente – si, signore, – e slaccio’ i pantaloni a
Luca, abbassandoglieli insieme ai boxer fino a meta’ coscia. Si chino’
e inizio’ a strofinare i seni nudi sul pube e sul membro gia’ flaccido
del fidanzato, raccogliendo il suo sperma. Quando ebbe finito, il
poliziotto piu’ anziano torno’ a fotterle la bocca di fronte a Luca,
mentre l’altro si posizionava dietro la ragazza chinata.

– Le baldracche come te amano essere sottomesse da un bel cazzone nel
culo, vero? – disse, appoggiando il glande all’ano di Roberta. –
Rispondi senza smettere di succhiare, – disse l’altro, trattenendole
il capo. – Digli se lo vuoi in culo.

– Si… signore… – disse lei, tenendo il membro del poliziotto
anziano in bocca e leccandolo mentre si sforzava di parlare in modo
intelleggibile, – la prego… me lo metta nel culo…

L’altro poliziotto sorrise e afferro’ Roberta per le natiche,
spingendolo con forza nell’ano della fanciulla. Roberta gemette di
dolore mentre veniva presa in quel modo animalesco. Il poliziotto
anziano sorrise, sfilandolo dalla bocca di Roberta e tirandoselo su,
offrendole lo scroto. Roberta inizio’ a leccarlo mentre il collega la
sodomizzava selvaggiamente. Mentre Roberta gli leccava lo scroto, il
poliziotto anziano le sbatteva il membro sul viso. Quando si fu
divertito abbastanza in quel modo, torno’ a infilarlo nella bocca
accogliente della giovane. Sentendo l’orgasmo avvicinarsi, le
trattenne il capo per scoparle la bocca piu’ a fondo, alternando
diversi ritmi, prendendole la bocca sempre piu’ velocemente, fino a
raggiungere il punto di non ritorno. Quindi, lo sfilo’, puntandolo
contro il viso di Roberta. Luca e Roberta si stavano fissando negli
occhi, quando il poliziotto venne, scaricando molti abbondanti getti
di sperma sulla guancia, sul naso e persino sugli occhi della
fanciulla. Quindi glielo rimise in bocca, costringendola a pulirlo per
bene mentre lo sperma le colava giu’ lungo il viso.

L’altro poliziotto non voleva, a sua volta, perdere l’occasione di
sborrarle in faccia. Quando senti’ l’orgasmo avvicinarsi, lo sfilo’
dall’ano di Roberta e torno’ a piazzarsi di fronte a lei. Il suo
collega libero’ la bocca di Roberta, e lui prese subito il suo posto,
fottendogliela con vigore. Al momento dell’orgasmo, le ordino’ di
tenere la bocca ben spalancata, e le schizzo’ in parte in bocca e in
parte in pieno volto. Quindi, come il suo collega, lo ficco’ in bocca
a Roberta per farselo nuovamente succhiare. Luca vedeva la sua
fidanzata coperta di sperma, con quel grosso membro in bocca, e nuovo
sperma che le colava dalle labbra.

Infine, i due poliziotti si ritennero soddisfatti, e si riallacciarono
i pantaloni. Liberarono Luca e presero la bustina.

– Non abbiamo ancora finito con voi, – disse il poliziotto piu’
anziano. – Ora andrete a turno a lavarvi in bagno, dopodiche’ faremo
un giretto.

Fu Roberta la prima a doversi andare a lavare. Il poliziotto piu’
giovane la accompagno’ mentre l’altro teneva sott’occhio Luca. Quando
furono in bagno, il poliziotto chiuse la porta e si volse alla
ragazza. – Visto che devi lavarti, – le disse, – non e’ un problema se
ti sporchi un altro po’, prima. Mettiti contro il muro.

Roberta si appoggio’ al muro, con le spalle al poliziotto. Questi le
si avvicino’ e inizio’ a strusciarle il membro fra le natiche, contro
le cosce, sulla vagina. Roberta senti’ il membro del poliziotto
indurirsi mentre lui glielo strusciava addosso. Quando fu duro, il
poliziotto glielo mise fra le cosce e le intimo’ di chiudere le gambe.
Lei obbedi’. Lui inizio’ a muoverlo avanti e indietro fra le cosce di
Roberta, masturbandosi fra di esse, senza penetrarla. Dopo pochi
minuti il poliziotto giunse all’orgasmo. Le apri’ le natiche con le
mani e le schizzo’ il proprio sperma direttamente sull’ano. Solo
allora le concesse di lavarsi. In ogni caso, non le fu concesso
cancellare la scritta che Luca le aveva fatto sui seni col pennarello.

Quando Roberta fu pulita, il poliziotto la mando’ fuori dal collega, e
aspetto’ Luca. Mentre Luca faceva la doccia, il poliziotto anziano
costrinse Roberta a masturbarlo e bere il suo sperma.

Infine tutti e due i giovani furono pronti per essere condotti fuori
dai poliziotti.

Non appena Luca ebbe saldato il conto del motel e spostato l’auto
all’esterno, i poliziotti fecero salire i due ragazzi sulla loro auto.

Entrambi erano preoccupati, e tremavano, ma fu fatto loro capire di
non fare domande, stare in silenzio, e accettare cio’ che sarebbe
accaduto. Uno dei poliziotti sedette sul sedile posteriore insieme a
loro, e, mentre l’auto si dirigeva fuori citta’, si mise a toccare la
vagina e i seni di Roberta, infilandole le mani nelle mutandine e nel
reggiseno. Luca assisteva, impotente. Entrambi i ragazzi sapevano che,
presto, avrebbero dovuto sopportare umiliazioni forse molto peggiori.

Dopo circa venti minuti, l’auto si fermo’ presso un cinema a luci
rosse, nella periferia a nord di milano. I poliziotti fecero scendere
i due ragazzi dall’auto, e li condussero all’interno. Al loro ingresso
nel piccolo atrio buio del cinema, il proprietario, che sedeva alla
cassa, saluto’ i due poliziotti come se li conoscesse bene, dando uno
sguardo lascivo al corpo di Roberta. I poliziotti ricambiarono il
saluto, e condussero i due ragazzi in una toilette con l’insegna
“privato”.

– Tu mettiti con la schiena contro quella parete, e non fiatare, –
intimo’ uno dei poliziotti a Luca. Il ragazzo, tremando, appoggio’ la
schiena alla parete che gli era stata indicata. Esattamente di fronte
a lui, a circa due metri, di profilo, c’era l’unico cesso della
toilette. I poliziotti alzarono il coperchio e l’asse. – Togliti le
mutandine e siediti qui, a cosce larghe, con la fica ben aperta e in
vista – disse uno di loro a Roberta. La ragazza arrossi’, ma non pote’
che obbedire, sfilandosi le mutandine, sollevandosi la gonna, e
sedendosi sulla fredda ceramica del cesso, a gambe aperte. I
poliziotti le presero i polsi, e, con uno spago spesso e ruvido,
glieli legarono dietro la schiena, assicurando poi lo spago al tubo
del cesso. Lo spago era sufficientemente corto da costringere Roberta
a inarcare leggermente la schiena, spingendo i seni in fuori.

Uno dei poliziotti fece un cenno d’intesa all’altro e usci’ dalla
toilette. Il poliziotto rimasto, con un gesto brutale, afferro’ i seni
di Roberta, tirandoli fuori dal reggiseno e dal vestito, uno per uno.
Quindi, si volto’ a Luca. – Ora ti mostreremo che genere di cazzi
piacciono alla tua fidanzata, – gli disse, sogghignando, stropicciando
al contempo i capezzoli di Roberta fra le dita. Luca abbasso’ lo
sguardo, forse per nascondere una lacrima. Il poliziotto quindi si
rivolse a Roberta. – Tu, baldracca, non sei autorizzata a venire. Se
ti dovesse capitare, per punizione pulirai tutti i cessi del cinema
con la lingua. Sono stato abbastanza chiaro?

Roberta annui’. – Si, signore, – mormoro’. Il poliziotto sorrise,
ammirando il corpo della ragazza, le belle cosce rese ancora piu’
seducenti dalle calze e dal reggicalze, il ciuffo di peli e le labbra
che si intravedevano, dischiuse, fra di essi, e i grossi seni nudi che
apparivano ancora piu’ voluminosi per via della posizione e del fatto
che erano in parte sollevati dal vestito e dal reggiseno. Voltandosi a
Luca, disse, – la stessa punizione sara’ applicata se tu non fai il
bravo bambino, e questo significa, stare zitto e fare solo quello che
ti viene chiesto di fare.

Luca guardo’ il poliziotto con odio, ma non oso’ fiatare. L’uomo lo
fisso’ a sua volta, finche’ Luca dovette abbassare lo sguardo. Quindi,
il poliziotto si appoggio’ di fianco alla porta. – Ora aspettiamo il
primo cliente, – disse. Luca si rese conto solo in quel momento del
fatto che l’idea dei poliziotti era di prostituire Roberta –
prostituire la sua dolce, innocente Roberta ai clienti di uno
squallido cinema per adulti. Strinse i pugni, sudando freddo. Era
qualcosa che non poteva accettare senza perdere completamente la stima
di se’ stesso… e al tempo stesso, non sembrava esserci nulla che
potesse fare.

Passarono solo alcuni minuti, quindi qualcuno busso’ alla porta. Il
poliziotto sorrise a Luca e Roberta. – Prepara bocca e fica, – disse a
Roberta, con un ghigno. Quindi, fece entrare il primo cliente. Era un
uomo tarchiato, quasi calvo, e sudaticcio. L’uomo fece un cenno di
saluto al poliziotto, fece un sorriso di derisione a Luca, e rivolse
poi lo sguardo a Roberta. Rimase un attimo a guardarla con un ghigno
ebete sul volto. – Che bella ficona, – disse, avvicinandosi alla
ragazza legata. Le mani sudaticce dell’uomo iniziarono a toccare
Roberta, – che bella fica calda… – commentava, toccando, – che belle
poppe da strizzare… – Le mani dell’uomo la frugavano dappertutto, la
vagina, i seni, le cosce, raggiungendo persino le natiche della
ragazza, passando fra le sue cosce aperte. Roberta si lasciava
sfuggire gemiti di paura, di dolore, misti a involontari sospiri di
piacere. Luca si rese conto con orrore che, senza rendersene conto,
Roberta muoveva il bacino lentamente, come per incontrare i movimenti
delle mani e delle dita dell’uomo. Il corpo dell’uomo nascondeva a
Luca gran parte di cio’ che accadeva. Quando ebbe di nuovo la visuale
libera, l’uomo era chinato su Roberta, e le leccava le labbra e i
seni, lasciandole tracce visibili di saliva addosso, mentre le sue
dita grassocce spingevano nella fessura ormai spalancata della
ragazza.

Dopo averla palpata per un po’, l’uomo si raddrizzo’, e si slaccio’ i
pantaloni, tirandolo fuori. Aveva un membro corto e tozzo, nodoso, con
un grosso glande violaceo. Guardare e toccare Roberta l’aveva
decisamente eccitato. Allargando le gambe, con i piedi appoggiati ai
lati della ragazza seduta, lo spinse contro il volto di Roberta,
trattenendolo con una mano. Le struscio’ il glande lentamente contro
il viso, dando uno sguardo a Luca. – Apri, – disse quindi a Roberta.
La ragazza dischiuse le labbra, e l’uomo glielo spinse in bocca,
iniziando subito a pompare lentamente e a fondo. Mentre le scopava la
bocca, ruoto’ il bacino per alternare la direzione, spingendoglielo
contro la gola, e contro le guance. Indugio’ a lungo nella posizione
dalla quale Luca poteva vedere il rigonfiamento della guancia della
sua ragazza. – Ti piace lo spettacolo, vedo, – disse il poliziotto a
Luca. Il ragazzo si rese conto che, suo malgrado, la sua patta stava
iniziando a esibire un evidente rigonfiamento.

L’uomo continuo’ per un po’ a godersi la bocca della sua vittima,
quindi lo sfilo’. Chinandosi in avanti, la prese per le cosce,
costringendola a sollevarle e aprirle ulterioremente, e facendole
scivolare il busto piu’ in basso, finche’ la vagina aperta di Roberta
non fu alla portata del suo membro. – Questo spettacolo ti piacera’
ancora di piu’, – disse l’uomo a Luca. Il ragazzo guardo’, con occhi
disperati, il grosso membro rigonfio che si avvicinava al sesso di
Roberta, e lo penetrava. Vide le grandi labbra accogliere il pene
dell’uomo, che inizio’ subito a prenderla con vigore, trattenendola
per le cosce.

L’uomo la scopo’ in questo modo a lungo. Roberta gemeva, incapace di
nascondere il piacere che quel grosso membro, cosi’ violentemente
sbattuto dentro di lei, le provocava. A un certo punto, l’uomo tiro’
fuori la lingua, sporgendosi sopra il volto di Roberta mentre
continuava a prenderla con foga animalesca, e lascio’ colare la
propria saliva sul viso della ragazza. Questo gesto inatteso strappo’
a Roberta un nuovo gemito. La ragazza si rese conto che anche questo,
per quanto mostruoso cio’ le apparisse, era stato un gemito di
piacere. Anche l’uomo se ne accorse. – Assaggia, – le disse. Roberta,
guardandolo negli occhi, tiro’ fuori la lingua per leccare la saliva
che le colava lungo le labbra. Quell’immagine diede un forte stimolo
all’uomo, che si rese conto di essere prossimo all’orgasmo. Con un
gesto brusco, lo sfilo’ dalla vagina di Roberta e la prese per i
capelli, appoggiandole il glande a una guancia e iniziando a
strofinarlo vigorosamente avanti e indietro contro il viso della
ragazza. Quando lo sperma inizio’ a schizzare, l’uomo si posiziono’
dritto di fronte a lei, riempiendo il bel volto di Roberta del suo
sperma denso e giallognolo.

Dopo diversi getti, scaricatosi del tutto, l’uomo strofino’ il membro
fra i seni della ragazza per ripulirselo, e si riallaccio’ i
pantaloni. Senza dir nulla, fece un cenno a Luca e al poliziotto, e
usci’ soddisfatto dalla stanza.

Il poliziotto si allontano’ dalla parete a cui era appoggiato. – Non
so se te ne sei accorto, – disse a Luca, – ma questa baldracca stava
decisamente sbavando di piacere quando gliel’ha messo in fica. Occorre
insegnarle ad avere un po’ di pudore. Intanto che aspettiamo il
prossimo…

L’uomo si slaccio’ la cintura della divisa, e fece un cenno a Luca. –
Mettiti di fronte a lei, e prendile i capezzoli. – Il ragazzo esito’
solo un istante; poi, la sua mente torno’ alle minacce che avevano
subito, e si mosse verso la fidanzata legata. Incerto, allungo’ le
mani, prendendole i capezzoli fra pollice e indice. – Cosi’,
benissimo. Tira forte, tienile le tette sollevate. Stringi. Se te li
lasci scappare, sai cosa vi succede.

Luca, suo malgrado, strinse forte i capezzoli di Roberta fra le dita,
sollevandole i seni e tirando verso di se’. Sentiva i capezzoli della
ragazza, gia’ duri, indurirsi ulteriormente, mentre Roberta gemeva di
dolore e gli occhi le si riempivano di lacrime. Quando la superficie
superiore dei seni di lei fu ben orizzontale, il poliziotto piego’ in
due la cintura e li colpi’ con una violenta cinghiata. Luca riusci’ a
trattenere i capezzoli di Roberta, ma data la violenza del colpo, fu
costretto a strizzarli crudelmente. Il poliziotto insistette,
rifilando dieci violente cinghiate sui seni nudi di Roberta. Quindi,
fece cenno a Luca di tornare nel suo angolo. Stavano bussando
nuovamente alla porta.

Il nuovo cliente era un uomo sulla quarantina, muscoloso, con un
vistoso tatuaggio su un braccio e un grosso orecchino al lobo destro.
– Vedo che non sono arrivato per primo, – disse, guardando il viso
sporco di sperma di Roberta. Anche lui fece un cenno al poliziotto e a
Luca, prima di concentrarsi sulla ragazza. Piu’ sbrigativo del suo
predecessore, lo tiro’ subito fuori, piazzandosi di fronte a Roberta,
e presentandole il membro proprio di fronte al viso. Roberta spalanco’
gli occhi umidi di lacrime. L’uomo aveva un membro di notevole
lunghezza, tatuato anch’esso, con un disegno che Roberta non riusci’ a
distinguere. L’uomo si chino’ su di lei e le infilo’ il membro fra i
seni, fottendoli lentamente, lasciando che il suo glande sbattesse
contro la gola di lei a ogni spinta. Con una mano tratteneva i seni
della ragazza stretti attorno a se’. Roberta si accorse con orrore
che, mentre le fotteva i seni, il membro dell’uomo stava ancora
crescendo in lunghezza.

– Ti piace il mio cazzo, vero? – chiese l’uomo alla ragazza,
sprezzante. – Chiedi al tuo fidanzatino il permesso di prenderlo in
fica. Digli che stai colando come una baldracca dalla voglia che hai
di prenderlo.

Roberta esito’, osando addirittura scuotere debolmente il capo, in un
gesto di implorazione. L’uomo sorrise, e guardo’ il poliziotto, che
gli fece un tacito cenno di assenso. – Non mi piacciono le baldracche
disobbedienti, – disse l’uomo, calandosi i pantaloni e i boxer fino al
ginocchio. – Per punizione, mi infilerai tutta la lingua nel culo. Ti
piacera’.

Detto questo, si volto’, porgendo le natiche a Roberta. La ragazza,
cercando di evitare quella punizione disgustosa, inizio’ a dire la
frase che le era stato ordinato di dire, ma l’uomo la interruppe. –
Dopo, obbedirai, – disse. – Prima devi essere punita.

Roberta, facendosi coraggio, si sporse in avanti. Cerco’ di
raggiungere con la lingua l’ano dell’uomo, ma per farlo dovette
sprofondare il viso fra le sue natiche. Cerco’ con la lingua, trovando
il buco che doveva leccare, e cominciando ad accarezzarlo con la punta
della lingua. – Non ti ho detto di leccarmi, idiota, – disse l’uomo,
severamente. Due grosse lacrime rigarono le guance di Roberta mentre
infilava dentro la lingua, spingendo piu’ a fondo che poteva. Non
riusciva quasi a respirare. Rivolto a Luca, l’uomo strizzo’ l’occhio.
– La tua fidanzata sta assaggiando qualcosa di molto saporito, –
disse, con un sorriso crudele. – Avevo appena cagato, e non credo di
essermi pulito granche’ bene.

Sforzandosi di trattenere un conato di vomito, Roberta continuo’ a
leccare lo sfintere dell’uomo, per un buon minuto. Infine, l’uomo si
volto’. – Ora puoi parlare, vacca mangia merda, – le disse. – E
implora come si deve, o ricominciamo. – Roberta aveva gli occhi cosi’
pieni di lacrime da non vedere quasi piu’ nulla. Si volse a Luca,
mormorando: – per favore, dammi il permesso di prenderlo in… fica…
Sto… colando come una baldracca… dalla voglia di prenderlo…
tutto dentro… – – Vai avanti, – disse l’uomo. Roberta esito’,
cercando le parole che avrebbero soddisfatto quel sadico. – Voglio
questo cazzo… lungo… prenderlo fino in fondo dentro la mia sporca
fica… voglio la sua sborra… ti prego… Luca…

L’uomo guardo’ Luca, aspettando che anche lui facesse la sua parte. Il
ragazzo diede uno sguardo al poliziotto, incerto se era autorizzato a
parlare. All’assenso del poliziotto, si fece coraggio. – Si… –
mormoro’. – Prendilo…

– Avanti, – disse l’uomo, – sono certo che sai dire anche cose piu’
eccitanti.

Luca arrossi’. Ora aveva anche lui gli occhi bagnate di lacrime. –
Prendilo… tutto… – mormoro’, rendendosi conto che anche la sua
erezione stava aumentando. – Fatti sfondare… quella fica da troia…
non hai mai preso un cazzo… cosi’ lungo e grosso…

L’uomo rise. – Non ne sarei cosi’ sicuro, al tuo posto, – disse. –
Sono convinto che questa baldracca ha preso molti cazzi piu’ lunghi e
grossi del tuo.

Cosi’ dicendo, l’energumeno si volse verso Roberta, prendendola, anche
lui, all’altezza delle ginocchia, sollevandole. Quando la vagina di
Roberta fu in posizione, ci strofino’ sopra il membro, ripetutamente.
Malgrado la disperazione che la affliggeva, Roberta era oscenamente
bagnata. I peli attorno alle grandi labbra erano intrisi dei suoi
umori, e c’era persino un filo di liquido che colava giu’ dall’orlo
inferiore della fessura, fra le sue natiche. L’uomo se ne accorse,
mentre guardava il buco aperto di Roberta, preparandosi a prenderlo. –
Non mi piacciono le troie cosi’ bagnate, – disse, rivolto al
poliziotto. – Troppo scivolosa.

Fece seguire una silenziosa domanda, a cui il poliziotto rispose
annuendo. Capendo cio’ che stava accadendo, Roberta spalanco’ gli
occhi, trattenendosi a forza dall’implorare, sapendo che non le era
concesso parlare. L’uomo sistemo’ i polpacci di Roberta sulle proprie
spalle, e appoggio’ il grosso glande contro l’ano della ragazza,
iniziando subito a spingere crudelmente, e strappandole strazianti
gemiti di dolore. Il modo in cui le gambe di Roberta erano sollevate
consentiva a Luca di vedere l’osceno cilindro di carne che sprofondava
lentamente nello sfintere della sua fidanzata. Lo sguardo di Luca si
spostava dal membro dell’uomo, alle belle cosce sollevate di Roberta,
ai tacchi alti delle scarpe della ragazza, che puntavano quasi verso
il soffitto. Suo malgrado, si rese conto che tutto in quella scena lo
eccitava in un modo perverso, persino le grida di dolore della
fanciulla, straziata da quel grosso intruso che le apriva l’ano di
piu’ a ogni spinta.

Con fatica, l’uomo riusci’ a metterlo dentro quasi fino alla radice.
Sul volto di Roberta, abbondanti lacrime si mischiavano allo sperma di
cui era stata insozzata prima. Presala fino in fondo, l’energumeno
inizio’ a pompare nel retto della ragazza. Lo stretto anello dell’ano
di lei si stava lentamente rilassando, consentendogli movimenti
leggermente piu’ veloci. Dopo alcuni minuti, l’uomo stava fottendo il
culo della fidanzata di Luca con lo stesso vigore con cui il
precedente stupratore le aveva preso la vagina. Intanto, le grosse e
forti mani dell’uomo le palpavano brutalmente cosce, natiche e seni,
aggrappandovisi ogni volta che doveva spingere in avanti. Quando il
membro dell’uomo inizio’ a scivolare piu’ agevolmente nella ragazza,
l’uomo prese a occuparsi della sua vagina, infilandovi dentro le dita
in profondita’, e porgendole poi a Roberta da succhiare.

Dopo un tempo che a Roberta e Luca parve interminabile, l’uomo si rese
conto di essere prossimo a venire, e, come il suo predecessore, lo
sfilo’ per schizzarle in faccia. Questa volta, per via della posizione
piu’ reclinata della ragazza, due grossi getti di sperma la colpirono
sul mento, colandole poi sui seni.

Per pulirsi il membro, l’uomo la costrinse a prenderlo in bocca.
Roberta chiuse gli occhi, piangendo, mentre la bocca le si riempiva
nuovamente di quel sapore disgustoso di cui aveva fatto esperienza
prima leccando l’ano del suo aguzzino.

L’uomo si tiro’ su i calzoni e usci’. Il poliziotto riprese in mano la
cinta e fece un cenno a Luca. – Non mi sembra che si sia comportata
meglio, questa volta, – disse. Luca sapeva cosa doveva fare. Prendendo
i capezzoli di Roberta, per tirarle i seni esponendoli alla cinghia,
senti’ lo sperma dell’uomo che li bagnava sotto le dita. Dovette
stringerli ancora piu’ forte per esser certo di non perdere la presa
mentre le cinghiate si susseguivano. Roberta non reagiva quasi piu’,
subendo quel cocente dolore singhiozzando in silenzio, con deboli
gemiti ogni volta che il cuoio della cintura segnava le sue mammelle
martoriate.

Altri cinque uomini si alternarono nella stanza, tutti individui
piuttosto squallidi, ciascuno dei quali prese prima la bocca di
Roberta, poi la vagina o l’ano, e alla fine scarico’ il proprio seme
sul viso della ragazza. Ancora, a ogni cambio il poliziotto frustava
le tette di Roberta, costringendo Luca ad assisterlo come nei primi
due casi. Ogni volta, i seni di Roberta erano piu’ sporchi di sperma e
trattenerli era sempre piu’ difficile. Luca fu costretto a trattenerle
i capezzoli stringendoli alla base, con tutte le dita. Nonostante le
ripetute, vigorose penetrazioni, Roberta riusci’ a non venire mai,
come le era stato ordinato. Questa prolungata resistenza al piacere
l’aveva condotta in uno stato quasi di trance. Ogni nuovo schizzo di
sperma addosso le faceva provare un intenso brivido che le
attraversava tutto il corpo, partendo dalla vagina e dall’ano. Persino
le cinghiate sui seni, e la stretta di Luca sui capezzoli, le
suscitavano ondate di piacere, chiaramente distinguibili nonostante
l’altrettanto forte dolore.

Quando il quinto uomo usci’, le guance, il mento, il naso, i capelli e
i seni di Roberta erano coperti di sperma. Diversi grossi grumi le
erano anche colati sulle cosce e sul pube.

Quel terribile pomeriggio, comunque, non era ancora concluso. Pochi
minuti dopo che il quinto uomo si fu ritirato, ritorno’ il poliziotto
che si era allontanato all’inizio, e che evidentemente aveva
contattato tutti gli uomini che aveva abusato della ragazza, il quale
conduceva con se’ gli ultimi due clienti.

– Questi vogliono fare un doppio, – disse al suo collega. L’altro
poliziotto sogghigno’ e si avvicino’ a Roberta. Con calma, slego’ il
nodo che tratteneva Roberta al tubo del cesso, pur lasciandole legati
i polsi. Quindi, la fece alzare. Uno dei due clienti si abbasso’ i
calzoni e si sedette sulla tazza, il membro eretto e perpendicolare. –
Ormai il culo te l’hanno sfondato, – disse il poliziotto a Roberta,
indicandole il membro dell’uomo. La ragazza sapeva cosa volevano.
Senza osare fiatare, si volse di spalle e piego’ le gambe come per
sedersi sulle ginocchia dell’uomo. Senti’ il membro rigido dell’uomo
che le scivolava fra le natiche, e vi appoggio’ l’ano. L’uomo la
afferro’ per i fianchi e la trasse a se’, impalandola dolorosamente
sul proprio membro. L’altro cliente, a quel punto, si fece avanti,
anche lui abbassandosi i calzoni, e piazzandosi di fronte alla
ragazza. Le sollevo’ le ginocchia, e si chino’ fino a spingerle la
punta del membro contro la vagina.

Trattenendola uno per i fianchi e l’altro per le ginocchia, i due
combinarono i loro sforzi, iniziando a fotterla in entrambi i buchi.
Anche i poliziotti decisero di partecipare, tirandolo fuori a loro
volta, disponendosi ai lati di Roberta, e costringendoli a soddisfarli
a turno con la bocca. Di fronte a quella scena, Luca si sentiva
distrutto, prossimo lui stesso alle lacrime, ma contemporaneamente
sentiva che la sua erezione era diventata cosi’ intensa da essere
dolorosa. Timidamente, porto’ la mano alla propria patta,
vergognandosi di quello che stava facendo, ma incapace di resistere.
Uno dei poliziotti lo vide, e gli fece un cenno d’assenso. – Senza
tirarlo fuori, pero’, – disse. Luca annui’, remissivo, iniziando a
massaggiarsi attraverso i calzoni, gli occhi fissi su tutti quei
membri maschili che prendevano ogni buco della sua fidanzata. I
poliziotti, ora, avevano afferrato i capezzoli di Roberta e li
torcevano e tiravano, ognuno verso di se’.

Luca inizio’ ad ansimare, mentre l’uomo seduto sotto Roberta mugulava
oscenamente, rivelando che stava schizzando il proprio seme nel retto
della ragazza. Stimolata dal calore di quegli schizzi, Roberta si
trovo’ di nuovo a dover fare violenza a se stessa per non venire a sua
volta. Le contrazioni della sua vagina, tuttavia, sembravano mungere
il pene dell’uomo sopra di lei, che a sua volta venne, gemendo
rumorosamente, e sfilandolo dopo i primi schizzi, per rivolgere gli
ultimi, anch’essi abbondanti, sui seni della ragazza. Alla vista di
quel nuovo getto di sperma sul corpo nudo di Roberta, Luca non riusci’
piu’ a trattenersi. Una grossa chiazza scura sui suoi calzoni rivelo’
che il suo orgasmo era stato abbondante quanto quello degli aguzzini
della sua fidanzata.

Ormai mancavano solo i poliziotti, che iniziarono a masturbarsi
vigorosamente, rivolgendo i propri membri verso i seni di Roberta,
rigati dalle numerose cinghiate. I due vennero quasi all’unisono,
scaricarono una nuova, abbondante razione di seme sulle mammelle della
ragazza legata. Quando ebbero lasciato cadere sul corpo di lei anche
le ultime gocce del loro sperma, sollevarono Roberta per le braccia,
sfilandola in modo brusco e doloroso dal membro dal quale era stata
sodomizzata.

– Ora deve pulirci il cazzo, naturalmente, con la bocca, – disse uno
dei due clienti. – Certo, – rispose uno dei poliziotti. Spinsero
Roberta per terra, costringendola in ginocchio. I due clienti si
scambiarono uno sguardo e si piazzarono entrambi di fronte a lei.
Roberta fece per avvicinarsi al membro del primo, ma i due la
fermarono. Ognuno di loro le mise due dita in bocca, e le usarono come
ganci per allargarle le labbra. – Sappiamo che sai pulire un cazzo
sporco di merda e di sborra, – le disse quello che l’aveva
sodomizzata, – ma vogliamo vedere se ne sai pulire due. – Quindi, si
fecero avanti tutti e due, mettendoglielo in bocca insieme. Luca
assisteva a quello spettacolo incredibilmente osceno, che glielo fece
indurire nuovamente quasi subito. I poliziotti rimasero in disparte,
assistendo, dopo essersi a loro volta puliti con i lunghi capelli
scuri della ragazza. Gli uomini lasciarono che la ragazza, che non
riusciva quasi a respirare, pulisse ciascuno di loro con la lingua.
Quando ritennero che avesse finito, si ritrassero. Prima di uscire,
uno dei due umilio’ ancora una volta Roberta, sputandole sui seni.

Non appena i due clienti furono usciti, Roberta e Luca si ritrovarono
ancora a tu per tu con i due poliziotti. Luca, dopo il suo intenso
orgasmo, era come intontito. Roberta, che non aveva ancora potuto
sfogare la propria eccitazione, tremava visibilmente. Sentiva gli
umori che fluivano copiosi dalla sua vagina lungo le cosce, fino al
punto di bagnarle le calze gia’ umide di sperma.

– Ora credo che la vacca si meriti di venire, – disse uno dei
poliziotti a Luca. – Lo credi anche tu? Dillo, avanti.

– S… si… – mormoro’ Luca, rosso in volto. – La vacca si merita…
di venire… ora…

Il poliziotto sorrise e prese un grosso rotolo di nastro adesivo.
Spingendo il busto di Roberta in avanti, si acquatto’ dietro di lei,
intimandole di aprire le gambe, e accompagnando l’ordine con due
sonore pacche sulle natiche di lei. Quindi, stacco’ due pezzi di
nastro, applicando un’estremita’ di entrambi alle grandi labbra di
Roberta, e l’estremita’ opposta all’interno coscia, in modo tale che
la sua vagina risultasse ben aperta. Il sudore, lo sperma e gli umori
vaginali che insozzavano sia il sesso che le gambe di lei fecero si’
che ci volessero diversi tentativi, e altri pezzi di nastro
d’appoggio, per riuscire nell’intento. Alla fine, comunque, Roberta si
trovo’ con la vagina forzatamente spalancata dal nastro adesivo.

– Avvicinati, – le ordino’ uno dei poliziotti, indicandole la tazza
del cesso. Roberta si sposto’ sulle ginocchia, avvicinandosi come
richiesto. Il poliziotto allora le prese i seni, uno per uno,
appoggiandoli sulla fredda superficie della tazza, e richiudendo
l’asse sopra di essi. Roberta gemette di paura, mentre l’uomo,
sistematala in quel modo, si accingeva a sedersi sull’asse. Le mute
implorazioni della ragazza, ovviamente, valsero a poco. Il peso
dell’uomo fece si’ che i seni di Roberta, gia’ gonfi e rossi per le
cinghiate, fossero strizzati in un modo indicibilmente doloroso.
Roberta si lascio’ andare a un grido soffocato di dolore, ma il
poliziotto la prese per i capelli, costringendola a guardarlo. Il
grosso membro del poliziotto, eretto solo in parte, era proprio di
fronte a lei, e le sfiorava le labbra mentre lei guardava in su.

– Vuoi che io ti conceda di venire, vero, vacca?

– S… si… si padrone… – mugolo’ lei, fra gemiti e lacrime, – per
favore… la prego…

– Allora dimmi che non ti sto facendo male, e che ti piace che ti
strizzi le poppe in questo modo.

– N… non mi sta facendo… male – piagnucolo’ lei, – mi piace che mi
strizzino le… poppe… cosi’…

Il poliziotto annui’, mentre il suo collega si posizionava dietro la
ragazza inginocchiata. – Ora, Luca, guarda bene, – disse al ragazzo. –
Questo ti servira’ a capire che genere di puttana e’ la tua fidanzata.

Lo sguardo dell’uomo scese lentamente verso gli occhioni di Roberta,
che ancora lo guardavano imploranti. – Ora puoi venire, – le disse.
Nello stesso momento, prese in mano il proprio membro, puntandolo
verso il viso pieno di sperma di lei, e inizio’ a orinare. Roberta
sussulto’ per quel gesto inaspettato. – Apri la bocca, – le ordino’
lui, – tienila spalancata. Mentre Roberta obbediva, spalancando la
bocca e consentendo al poliziotto di dirigerle parte del getto
direttamente in gola, l’altro poliziotto si era chinato dietro
Roberta. Con calma, punto’ il proprio membro verso la fica aperta
della ragazza, e inizio’ a pisciarle dentro.

Incapace di trattenersi oltre, Roberta gemette forte, mentre tutto il
suo corpo veniva attraversato da un orgasmo senza precedenti. Luca la
vedeva sussultare, mentre quei due uomini disgustosi le orinavano in
faccia e nella vagina. Senza rendersene conto, ricomincio’ a toccarsi,
e prima che i due avessero svuotato le proprie vesciche sulla sua
fidanzata, Luca era venuto di nuovo. Quando i poliziotti ebbero finito
di orinare, anche Roberta ansimava ancora per l’orgasmo, infinitamente
degradante, con il quale era stata ripagata per quella terribile
giornata.

Prima di andarsene, i poliziotti costrinsero Roberta a slacciare i
pantaloni a Luca e mangiare tutto lo sperma che gli aveva insozzato
boxer a calzoni, succhiando anche il tessuto. Quindi, se ne andarono,
dicendo ai due ragazzi di farsi chiamare un taxi che li
riaccompagnasse alla macchina.

– Spero che questo ti sia servito da lezione, – disse uno dei
poliziotti a Luca, – e grazie per averci fatto usare la tua baldracca
da sborra.

Uscirono ridendo, lasciando i due ragazzi soli e distrutti.

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