Roberta ricattata (2010) p. 13a – La laurea di una schiava (1/3)

Roberta era nel laboratorio dell’Università, e stava completando il materiale per la discussione della tesi, il giorno dopo, davanti alla commissione. Il grande momento era arrivato. Benché la situazione si fosse molto complicata dall’iniziale ricatto di Lorenzo, Roberta aveva la sensazione che quell’evento l’avrebbe in parte liberata dalla trappola in cui si trovava.

Certo, se abbassava gli occhi e guardava com’era vestita, si rendeva conto che per il momento la realtà era tutt’altra. Lorenzo l’aveva voluta in calze e reggicalze, tacchi alti, e minigonna e top di velluto, tutto in nero. Il top, che costringeva le sue grosse mammelle e lasciava intravedere la forma dei capezzoli, era chiuso da una fila di bottoncini che, slacciati, consentivano un facile accesso al suo seno. Lorenzo se ne era servito meno di

un’ora fa, facendola inginocchiare e scopandole le tette a fondo, “premiandola” poi, come diceva lui, con una abbondante razione di sperma direttamente in gola.

Mentre Roberta ripensava con vergogna a quell’ultimo fatto, ricevette una mail inaspettata. Il suo relatore, il professor Pisani, la convocava con estrema urgenza nel suo ufficio. Roberta trasali’, e controllo’ che i propri abiti, gia’ sufficientemente umilianti, non fossero sporchi di sperma. Era un controllo che ormai era diventata una routine, inevitabile… inevitabile quanto i continui abusi sessuali che subiva dai suoi ricattatori.

Nervosamente, mise lo zainetto in un cassetto della scrivania, chiuse il cassetto a chiave, e si avvio’ verso l’ufficio del Pisani. Quando entro’ nell’ufficio, la prima cosa che Roberta capi’ era che il Pisani era decisamente irritato. Lo sguardo che l’uomo diede agli indumenti con cui Roberta si presentava da lui esprimeva il piu’ totale disprezzo. Il Pisani la fece sedere sulla sedia di fronte alla sua scrivania.

– Dunque, Roberta, – disse, – ho ricevuto un messaggio dalla Commissione che non mi e’ piaciuto per niente.

Roberta arrossi’, senza osare replicare. Il Pisani fece un pausa; vedendo che Roberta non rispondeva, riprese. – Per motivi di regolamento disciplinare dell’Universita’, si e’ deciso che la tua discussione venga fatta in sede privata, anticipatamente, domani mattina.

Roberta guardo’ Pisani fingendo di non capire, ma arrossendo ancora più violentemente.

– Regolamento… disciplinare? – mormorò.

– Sai per quale motivo sei accusata? – chiese il Pisani, freddamente. Era evidente che si aspettava che Roberta lo sapesse. La studentessa, tuttavia, non ebbe il coraggio di parlare. Fece cenno di no con il capo. – La tua condotta sessuale, – disse il professore. – Ci sono, a quanto pare, decine di foto e filmati che ti ritraggono mentre dai sfogo alle tue voglie con i tuoi colleghi. E stiamo parlando di cose avvenute negli edifici dell’Università. Un luogo pubblico.

Roberta scosse il capo, arrossendo di vergogna, ma non riuscì a dir nulla; gli occhi le si inumidirono di lacrime.

– Non provare neppure a negare, Roberta, – proseguì Pisani; – alcune di quelle foto le ho viste anche io.

Questa frase spezzò definitivamente lo spirito della ragazza. Il professore con cui si sarebbe laureata l’aveva vista in chissà quali pose oscene… qualsiasi speranza di avere il suo rispetto o la sua stima era persa. E con la commissione poteva succedere la stessa cosa. Dopo tutto quello che aveva fatto per completare i suoi studi… ora tutto le sfuggiva di mano.

– Capisco… – mormorò  appena, mentre le lacrime le rigavano le guance.

Il Pisani la guardò con calma. – Comunque, – disse, alzandosi dalla sedia, – se devo sporcare il mio nome portando alla laurea una troia, mi aspetto di ricevere un adeguato ringraziamento. Mi sono spiegato?
Trasalendo per quella frase inaspettata, Roberta alzò gli occhi al professore, che si stava slacciando i pantaloni. – C… certo professor Pisani, – mormorò.

Il Pisani era un uomo oltre la cinquantina, robusto, piacente. Roberta vide il suo membro per un solo istante, mentre lei le metteva una mano in testa e la spingeva a sé, mettendoglielo in bocca. Roberta fece per iniziare a servirlo con la bocca, ma lui la fermò. – Stai ferma, – le disse. – Penso che tu sia abbastanza esperta da saper prendere un cazzo in gola. Stai ferma con la bocca aperta e fatti scopare la gola.

Roberta  annuì, tremando, mentre il Pisani lo spingeva a fondo, penetrandole in gola. Come ormai aveva imparato a fare suo malgrado, si rilassò, cercando di ricacciare i colpi di tosse e i conati, mentre l’uomo la prendeva in quel modo umiliante. Lui continuò a spingere avanti e indietro col bacino per un periodo che a Roberta sembrò lunghissimo.

Roberta piangeva e tremava, ma lasciava che l’uomo la usasse. – Slacciati i bottoncini centrali del top, – le disse lui a un tratto. Roberta portò le mani al top, e slacciò sei bottoncini al centro, scoprendo parte dell’incavo fra i suoi seni. Il Pisani aspettò che avesse fatto, quindi lo sfilo’ dalla bocca della ragazza. Guardò Roberta, che teneva il capo chino, e le sollevo’ il mento. – Guardami, – le disse. Roberta alzò gli occhi lucidi

di pianto, incontrando lo sguardo del Pisani mentre l’uomo le faceva lentamente scivolare il membro fra i seni, infilandolo nell’apertura del top. L’indumento stringeva già i seni di Roberta, ma il Pisani li afferrò ugualmente, con una stretta brutale, premendoli sul suo membro. Quindi, guardando Roberta negli occhi, iniziò a scoparle
lentamente le grosse, morbide mammelle. – Risparmiami quelle stupide lacrime, – le disse, – altrimenti, se

proprio vuoi avere la faccia bagnata, ti ci sborro sopra e ti costringo a uscire dal mio ufficio così.

Roberta si asciugo’ velocemente le lacrime. – Mi perdoni, professor Pisani, – mormorò. Il Pisani

continuò a prenderle i seni a fondo per diversi minuti, finche’ non fu prossimo a venire. Quindi, spostò il proprio membro dall’incavo fra i seni della studentessa, infilandolo fra il top e la mammella sinistra. Il glande era a contatto con il capezzolo della ragazza. Il Pisani strizzò con violenza i seni di Roberta fra le dita mentre schizzava una prima dose di sperma. La ragazza percepì il calore del seme dell’uomo su tutto il
capezzolo. Pisani spostò il membro, massaggiandoselo mentre lo direzionava sul capezzolo
destro, appena in tempo per il secondo schizzo. Il top di Roberta, che prima lei, controllando, aveva trovato

pulito, ora era imbrattato da due grosse macchie scure sui seni. Il Pisani lo sfilò e lo mise di nuovo in bocca alla ragazza. Questa volta, la lasciò fare, dandole il tempo di pulirlo accuratamente con la lingua, leccandolo più volte tutto attorno.

Quando il professore fu soddisfatto, lo sfilò dalla bocca di Roberta e tornò a sedersi sulla sua poltrona.

Roberta attese nuovi ordini, seduta in silenzio, con il top slacciato e bagnato. – Ora voglio vedere la tua fica, – disse il Pisani, battendo con due dita sulla superficie della sua scrivania. – Seduta a cosce aperte. E non smettere di guardarmi.

Roberta si alzò, con le gambe che le tremavano. Timidamente, avanzo’ verso il professore, guardandolo, sforzandosi di non piangere. Si sedette sulla scrivania del Pisani, sollevando la gonna fino sui fianchi e mostrando il suo pube depilato e l’orlo delle calze. Senza farselo ripetere, allargo’ le cosce mostrando la
propria vagina aperta al professore. Lui abbasso’ lo sguardo sul sesso di Roberta, quindi torno’ a

guardarla negli occhi. – Avvicinala, ho voglia di leccarla, – le disse. Roberta scivolo’ con le natiche nude in avanti sulla superficie della scrivania, sedendosi in modo che la sua vagina sporgesse oltre il bordo. Il Pisani avvicino’ ancora un po’ Roberta afferrandola per le cosce, e poi, inizio’ a toccarla. Prima le tasto’ lentamente la fessura, massaggiandola col palmo della mano. Poi le prese le grandi labbra, una a una, tirandole verso l’esterno e lasciandole andare, come se stesse giocherellando. Le afferro’ entrambe, tenendole con pollici e indici, e le allargo’, tirando con forza verso l’esterno. Attese il primo gemito di dolore di Roberta, e poi diede uno strattone piu’ forte a entrambe.

Alzando gli occhi alla ragazza, le disse freddamente: – E’ diventata una grossa fica da vacca, a forza di prendere cazzi. Hai un buco enorme, non trovi puttana? – – Si, signore – mormoro’ lei. Il Pisani tiro’ piu’ forte, avvicinandosi e dando una lunga leccata in profondita’ alla vagina di Roberta. – Non invidio il tuo fidanzato… ormai dubito che tu senta qualcosa quando ti scopa – continuo’ il Pisani, fissando Roberta negli occhi. – Scommetto che e’ cosi’ grossa che potresti infilarci tutta la mano. Sdraiati.

Roberta, appoggiando dapprima i gomiti, si distese poi con la schiena sulla superficie della scrivania. Il Pisani accosto’ nuovamente la bocca alla vagina aperta della ragazza, riprendendo a leccarla a fondo, spingendo con la lingua sulle grandi e piccole labbra. Quindi si alzo’ dalla sedia, e, guardando Roberta che attendeva ordini a
cosce spalancate, libero’ il lato destro della scrivania. Quindi, le indico’ la superficie che aveva liberato.

Roberta si sposto’ verso il bordo destro della scrivania, sempre guardando il Pisani. L’uomo le prese la mano e se la appoggio’ sul membro gia’ nuovamente eretto. Quindi, infilo’ due dita della mano sinistra nella vagina di Roberta, e due dita della mano destra gliele mise in bocca. – Nella seduta di domani mattina, la commissione ha organizzato una punizione esemplare per te, – le disse, iniziando a fotterle bocca e vagina con le dita, mentre Roberta, senza farselo ordinare, gli massaggiava dolcemente il membro con la mano. – Ma non

ti nascondo che non si tratta qualcosa di esattamente nei limiti del regolamento. Sei libera di rifiutare di parteciparvi, ovviamente, ma questo non ti portera’ certamente grandi benefici. E’ chiaro?

Roberta annui’. – Non ho sentito, troia, – disse Pisani, spingendo le dita piu’ a fondo. – Si’ signore – mormoro’ lei, con voce soffocata. – Bene. Non sono autorizzato a rivelarti molto, tranne che la commissione ha persino scelto cosa indosserai: un’uniforme da scolaretta. – Il Pisani sorrise. – Tuttavia, quale tuo relatore, ho il
diritto ad apportare alcune modifiche. – L’uomo sfilo’ la mano dalla vagina di Roberta, e le prese l’orlo di una

delle calze. – Queste restano, – disse. – E anche le scarpe coi tacchi. L’uomo ritrasse entrambe le mani e si sposto’ vicino alla testa di Roberta, mettendoglielo nuovamente in bocca. La ragazza lo accolse dolcemente. Quindi, il Pisani lo sfilo’ e giro’ intorno alla scrivania, posizionandosi davanti alla vagina aperta della
studentessa. – Togliti le scarpe, – le disse. Roberta piego’ le gambe all’indietro, una a
una, per raggiungere le proprie scarpe con le mani e sfilarle, lasciandole cadere a terra. Il

professore le mise le mani sulle cosce, e le fece poi scivolare giu’ lungo le belle gambe

ben tornite della ragazza, fino alle caviglie. – Mi hanno sempre arrapato i tuoi piedini, – le disse. – Ora posso finalmente togliermi la soddisfazione di scoparli.

Tenendola per le caviglie, porto’ i piedi di Roberta a contatto con il suo membro, mantenendolo sempre orientato verso la vagina aperta della ragazza. Stringendo i piedi di lei, inizio’ a farlo scivolare fra le piante dei piedi di Roberta. – Senti come me lo fai diventare duro? – disse lui, fissandola. – Si, signore, – mormoro’ la
ragazza. Mentre si masturbava fra i piedi di Roberta, Pisani inizio’ ad avvicinare il bacino al ventre di lei,

costringendola a piegare le ginocchia e aprirsi ancora di piu’. L’uomo continuo’ a godersi la ragazza in quel modo a lungo. Quando fu prossimo all’orgasmo, le afferro’ entrambi i piedi con una mano, usando l’altra per aprirle le labbra della vagina.

Quindi, si abbandono’ al piacere, iniziando a schizzare direttamente nel sesso aperto della studentessa. I primi

due grossi schizzi coprirono la fessura della ragazza di un denso strato di seme. Quindi, l’uomo deposito’ due nuovi schizzi sulle piante dei piedi di lei, trattenendole attorno a contatto con il proprio glande. Quando si fu completamente scaricato, il Pisani sollevo’ le gambe della ragazza verso l’alto, appoggiandosi i polpacci di lei sulle spalle, e si asciugo’ il membro strofinandolo prima fra le natiche morbide e accoglienti della studentessa, e poi sulle sue cosce, insozzandole ulteriormente le calze. Ripulitosi in quel modo, l’uomo si riallaccio’ i

pantaloni e torno’ a sedersi.

– Scendi dalla scrivania, – le disse. Roberta obbedi’. Istintivamente, porto’ una mano alla propria vagina per trattenere il seme che le colava giu’ per le cosce. Senza neppure guardarla, il Pisani le disse, – togli la mano da li’, porca.

Roberta obbedi’, restando in piedi di fianco alla scrivania. – Posso… andare? – mormoro’.

Il professore rimase in silenzio per qualche secondo. – Perche’? – chiese poi. – Posso tenerti qui per tutto il pomeriggio. Potrei avere voglia di sborrarti di nuovo addosso. Mettiti li’ nell’angolo, in ginocchio. – Prese le scarpe di Roberta da terra, e gliele butto’ nell’angolo dell’ufficio in cui le aveva detto di mettersi. – Rimettile, – disse.

Roberta annui’ in silenzio, indossando le scarpe sui piedi ancora sporchi di sperma. In silenzio, si inginocchio’ nell’angolo, rivolta verso il professore, divaricando leggermente le cosce. L’uomo le diede uno sguardo. Le guance di Roberta erano nuovamente rigate di lacrime. – Ti ho gia’ detto cosa ti succedera’ se continui a piangere. Invece di fare i capricci, tira fuori le tette, e masturbati mentre io finisco di sbrigare la posta. In

silenzio, fica e ano.

– Si, signore, – mormoro’ Roberta, arrossendo. Si sollevo’ il top, scoprendo del tutto i grossi seni. Quindi, porto’ le mani fra le cosce, la destra alla vagina e la sinistra all’ano, iniziando a toccarsi. Il Pisani abbasso’ lo sguardo al monitor del proprio computer e inizio’ a sbrigare le sue cose, senza degnarla d’uno sguardo. Roberta lo guardava, in docile attesa di ordini, le dita che fottevano lentamente i suoi buchi.

Sentiva l’odore dello sperma di Pisani, che le insozzava le dita e le colava lentamente lungo l’interno

delle cosce. Per oltre un’ora, resto’ in quella posizione umiliante, continuando a masturbarsi, senza osare raggiungere un orgasmo. Quando il professore ebbe finito quello che stava facendo, sollevo’ gli occhi alla ragazza, appoggiandosi comodamente allo schienale della sedia.

– Alcune delle foto che sono finite in mano alla commissione ti ritraggono mentre ti fai torturare i seni, – le disse. – Cosa ti piacerebbe che facessi alle tue tette?

Roberta esito’, senza smettere di toccarsi. – Tutto quello che vuole, professore, – mormoro’.

– Avanti, suggerisci, – fece lui, guardandola con occhi gelidi.

Roberta lo guardo’, tremando. – Potrebbe… legarmele… – mormoro’. – E frustarmele con la cinghia…

Il Pisani scosse il capo. – Fatti venire in mente qualcosa di piu’ eccitante. Non vuoi essere la tettona obbediente del tuo professore?

– S… si signore, – mormoro’ lei. – Ma… io non so…

– Non mi fare arrabbiare, Roberta, per il tuo bene.

Roberta arrossi’. L’uomo continuava a fissarla, mentre lei, suo malgrado, si masturbava la vagina e l’ano. – Allora? – insistette lui, con severita’. – Po… potrebbe… – mormoro’ Roberta, – potrebbe… calpestarmele… – mormoro’. L’uomo la guardo’ con calma. – Come sarebbe?

– Se… se mi sdraio per terra… bocconi… – mormoro’ lei, arrossendo, – posso… farle sporgere… ai lati… in modo che lei possa… schiacciarle con i piedi… – Mentre suo malgrado proponeva quella tortura al suo aguzzino, la ragazza tremava visibilmente.

– Interessante, – disse infine il Pisani, appoggiandole il membro alla bocca, e strusciandole il glande sulle labbra. – E’ questo che vuoi? Ti ecciterebbe farti calpestare le poppe?

Roberta lo guardo’ sottomessa. – S… si, signore, – menti’.

– Bocconi non mi piace, pero’, – disse lui, – non potrei guardarti negli occhi. Inoltre non ho voglia di alzarmi. Striscia fin qui e vieni sotto la scrivania. Roberta si sposto’, in ginocchio, fino alla scrivania del Pisani. La scrivania poggiava su due larghe assi laterali, che erano unite da un sostegno centrale anch’esso di legno,
all’interno del quale correvano le canaline dei fili elettrici. La posizione del sostegno era tale
che chi era seduto alla scrivania avrebbe potuto appoggiarci i piedi. Il Pisani guardo’ la ragazza

inginocchiata ai suoi piedi. – Puoi appoggiarle li’ sopra, – le disse, indicandole il sostegno.

Roberta annui’, obbediente, e appoggio’ i grossi seni nudi sul sostegno. Il Pisani si appoggio’ piu’ comodamente con la schiena alla sedia, e appoggio’ i piedi sui seni della ragazza. – E ora, – disse, iniziando a premere sulla carne di lei, – facciamo due chiacchiere. Ci sono alcune cose che non so di te. Quanti anni hai?

– Ventitre, professore, – mormoro’ Roberta, socchiudendo gli occhi per il dolore, mentre lui le schiacciava i seni sempre piu’ forte, aumentando lentamente la pressione.

– Sei fidanzata?

– Lo… ero… professore… sono successe alcune cose… non so se siamo ancora insieme…

– Ma tu sei innamorata di lui?

– Si, professore… – mormoro’ ancora Roberta, con le lacrime agli occhi.

– Me lo stai facendo diventare di nuovo duro, – le disse quindi, simulando un tono di rimprovero. – Saro’ costretto a fartelo prendere ancora, lo sai.

– Si, professore…

L’uomo sposto’ i piedi. – Appoggia solo i capezzoli, ora, – le disse. Roberta obbedi’, spostando indietro il busto e i seni, e sistemandosi in modo che solo le estremita’ dei seni e i capezzoli poggiassero sul sostegno. Pisani attese che lei si fosse sistemata, e sollevo’ di nuovo i piedi, schiacciandole questa volta i capezzoli. – Tiramelo fuori e masturbami, – le ordino’. Roberta allungo’ le mani, slacciando i pantaloni del professore, socchiudendo gli occhi per il dolore mentre lui di nuovo aumentava lentamente la pressione delle suole sui suoi delicati capezzoli. Quando l’ebbe tirato fuori, inizio’ a massaggiarlo lentamente.

– Ora avvicina la bocca piu’ che puoi, e fai una bella “O” con le labbra.

Roberta si chino’ in avanti, gemendo di dolore, i seni inchiodati al sostegno dalla crudele pressione delle suole del Pisani. Atteggio’ le labbra nell’umiliante espressione che il professore le aveva chiesto, l’espressione di una bambola gonfiabile.

– Voglio che mi masturbi, ma tienilo orientato in modo che i miei schizzi centrino quella boccuccia da troia.

– Si… professore… – mormoro’ lei, senza muovere le labbra. Inizio’ a far scorrere la mano sul membro eretto dell’uomo.

– Non ti permettero’ di pulirti, quindi e’ nel tuo interesse che tu riesca a centrarti la bocca.

Roberta annui’, avvicinandosi ancora e prendendo a masturbare freneticamente l’uomo. Il Pisani la guardava e strusciava i piedi sul sostegno, tormentando i capezzoli della ragazza in quel modo sadico. Lei lo prese con due mani, massaggiandolo vigorosamente, il volto proteso verso quel membro turgido, la bocca aperta e pronta a ricevere lo sperma del professore. Un paio di volte, l’uomo le prese il capo, allentando la
pressione sui seni, tirandola verso di se’ e infilando il glande nella “O” formata dalle labbra di Roberta, per

poi schiacciare con piu’ forza i seni di lei, costringendola a ritrarsi.

Infine, venne per la terza volta. I primi due schizzi, meno abbondanti dei precedenti, finirono direttamente

nella bocca di Roberta. Solo il terzo, piu’ debole, la colpi’ sul mento. Lui le sorrise, e sposto’ i piedi per darle liberta’ di movimento. La ragazza si chino’ in avanti, con i seni arrossati e dolenti, e gli ripuli’ il membro con cura con la bocca. Quando ebbe finito, il Pisani si riallaccio’ i pantaloni.

– Puoi rivestirti e andartene, adesso, – le disse. – Ci vediamo domani mattina. Passerai dal mio ufficio alle otto e trenta per indossare gli abiti che la commissione ha scelto per te, ma ricordati di farti trovare con calze e tacchi alti.

– Si, professore, – mormoro’ ancora lei. Nonostante il dolore e l’umiliazione che l’uomo le aveva procurato, si constrinse a ringraziarlo. In preda all’imbarazzo e alla vergogna, si rivesti’ in fretta. Aveva i vestiti, le calze, il viso e le mani sporche di sperma, ma sapeva che non le sarebbe stato concesso di pulirsi.

Mentre usciva dall’ufficio, scoppio’ ancora una volta in lacrime…

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